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Acqua di Colonia

piano_img_7La cosa più divertente e allo stesso più ignobile di questi ultimi mesi  è quella detta da Enrico Letta qualche giorno fa ovvero che “senza l’Europa ciascun membro deve scegliere se essere una colonia americana o cinese”. Poche parole, appena 14  che contengono però tre menzogne di base, ei presentano come un concentrato di quella pochezza politica di cui Letta è un autorevole esponente. Innanzitutto la mamma gli avrebbe dovuto spiegare i fatti della vita, ovvero che da 75 anni siamo già una colonia americana con tanto di occupazione militare che gode dell’ l’unica libertà effettiva di simulare una qualche autonomia. La seconda menzogna è che la Cina, profondamente  diversa dal’occidente, voglia creare delle colonie perché questo non fa parte né della sua cultura e tanto meno dei suoi interessi sia immediati che strategici: il collegamento inscindibile tra commerci e volontà di potenza è una peculiare caratterista occidentale. Si può ammettere  senz’altro che questo esuli dalle capacità di comprensione di Letta, ma la terza menzogna no, perché il progetto europeo è palesemente divenuto anch’esso una questione di scontro e di colonizzazione tra la Germania con l’appoggio dei Paesi del Nord ad essa collegati e l’Europa mediterranea portando in tempi successivi alla depressione economica di entrambe le aree.

Questo tipo di unione da una parte improntata al dominio delle oligarchie finanziario – economiche attraverso lo scasso degli stati nazionali e dall’altro attraversata da divisioni sempre più profonde create da una grottesca unione monetaria non è per nulla un vantaggio, anzi si sta trasformando in un grosso svantaggio competitivo perché avvilisce le possibilità dei singoli Paesi senza creare alcuna reale  sinergia comune. Questo è’ sotto gli occhi di tutti, basta semplicemente togliere le fette di salame perché ogni giorno viene in qualche modo ribadita. L’ultima è che la Germania e l’ Olanda si apprestano a chiedere forti sconti sul contributi all’Ue  che con la dipartita della Gran Bretagna dovranno ovviamente essere integrati da chi rimane. Berlino si lamenta che pagare tutta la sua quota parte è troppo oneroso, subito seguito dai Paesi Bassi: “dobbiamo parlare di un’equa ripartizione degli oneri sul piano finanziario e di uno sconto per la Germania”. ha detto la cancelliera Merkel. Insomma i membri ricchi dovrebbero pagare proporzionalmente meno di quelli che sono difficoltà  e per cui i soldi in più da versare  rappresentano una vera mazzata e un nuovo stimolo al declino: basta semplicemente guardare alla finanziaria recessiva prodotta dal governicchio Conte per prenderne atto. Si tratta di una logica perversa che ormai denuncia apertamente la tentazione da parte tedesca di scassare il giochino che fino ad ora ha straordinariamente avvantaggiato  i Paesi a moneta forte e svantaggiato quelli a moneta debole le cui economie sono antitetiche. Ormai la volontà della Germania di comandare o di fare da sola è incontenibile, basti solo pensare che dopo le messe cantate per l’ambientalismo funzionali al momento elettorale europeo e dopo la beatificazione di Greta, Berlino ha fermato ogni tentativo della Banca Europea di investimenti, di cancellare gli incentivi ai combustibili fossili di cui la Germania ha aumentato l’importazione, specialmente per quanto riguarda il carbone ovvero più inquinante.

Il fatto che i governanti Italiani non abbiano fiatato di fronte a questa assurda pretesa tedesca che evidentemente è tesa a misurare quanto può tirare la corda e dunque, quanto è salda la sua egemonia, dimostra che l’Europa non è più la via uscita da alcuna colonizzazione, anzi ne è diventato un nuovo fattore. Per di più in un contesto che ha provocato un arretramento economico e non una crescita. Chiunque in condizione di intendere e di volere non potrebbe che sbattere la porta di fronte a tutto questo, ma disgraziatamente l’Ue è anche la provetta di una mutazione politica tesa a trasformare alcuni dei Paesi una volta più avanzati dal punto di vista della democrazia e dei diritti, in satrapie del potere economico. Molto più che altrove il meccanismo dell’Unione ha favorito il passaggio istituzionale dalla rappresentanza democratica a quella oligarchica che opera senza bisogno di consenso e dove alla visione politica mancante si è sostituito il gioco di interessi specifici delle varie corporazioni. Ecco perché è così difficile fare un passo indietro per tentare di costruire un’unione di tipo diverso anche di fronte all’evidenza dei fatti.

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