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Il morbo di Amazon è contagioso

cerus Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando con sfrontata faccia di tolla ha annunciato alla stampa che “per tagliare le spese“, avrebbe eliminato dal prossimo gennaio la copertura sanitaria per i dipendenti part time (1900 che non potranno più contare sull’assicurazione medica a carico del datore di lavoro), Whole Foods, la catena di supermercati bio acquisita da  Amazon nel 2017, ha motivato la sua decisione con l’esigenza  di soddisfare meglio le necessità del  business ma anche “di creare un modello organizzativo più giusto e efficiente”.

Fin troppo facile pensare che si sia trattato dell’offerta sacrificale sull’altare della teocrazia di mercato, di un segnale forte lanciato per dimostrare a chi è precario che deve rassegnarsi a ricatti aggiuntivi che sanciscono la sua condizione di schiavitù sotto il tallone di ferro di un padrone assoluto e bastardo, quel  Jeff Bezos, il satrapo più ricco del mondo,  che rivendica la necessità di esercitare la sua  tracotanza dispotica  in nome dell’efficienza e della bontà di sfruttamento e profitto.

C’è anche questo, sicuramente, ma siccome “money talks”, basta ascoltare la voce dei soldi per sapere con non si tratta solo di una rappresentazione rituale di potenza. Poco più di un anno fa con una triplice alleanza senza precedenti, Amazon, Berkshire Hathaway e JP Morgan hanno deciso di dar vita a una società indipendente,  che avrà, così hanno scritto i giornali estasiati,  la missione esplicita di “ridurre gli oneri assistenziali a carico dei dipendenti e migliorare i servizi” in qualità di  organizzazione no-profit  quindi “libera dalle restrizioni di generare utili”, e intesa a “emplificare il labirinto dei servizi medici statunitensi, combattendo “la crescita a dismisura dei costi della sanità” che, a detta di Bezos, “sono l’affamato verme solitario all’interno dell’economia americana”. E così si chiude il cerchio:  JP Morgan promuove i fondi per una prossima bolla sanitaria delle finanziarie del settore, Berkshire Hathaway   copre il comparto assicurativo  e Amazon che ha avviato la sua presenza nel settore farà una concorrenza vincente a  eserciti di fornitori e distributori di medicinali, dal produttore al consumatore grazie alla sua distribuzione capillare.

E siccome il contagio delle patologie americane è veloce e epidemico, non siamo lontani dall’occupazione militare della nostra salute, della cura e dell’assistenza, proprio come è successo con la scuola che ha voluto copiare il peggior modello didattico e pedagogico del mondo. E non parlo solo dell’accettazione supina della ideologia e della pratica dei sacrifici introdotta dalla fede incrollabile nell’austero demone europeo che ha giustificato moralmente le misure di compressione salariale e i tagli dello stato sociale. E nemmeno delle trasformazioni aberranti del mercato del lavoro in economia dei lavoretti, del part time, della flessibilità e del precariato, che ha via via ristretto il campo delle tutele trasformando interi ceti in sans dents, come li chiamò il “socialista” Hollande, con una certa proprietà se si è riferito alla mancanza di cure dentarie a alla dismissione di una carica combattiva che ha portato all’accettazione di ricatti e intimidazioni.

Parlo anche della svolta “professionale” impressa all’azione sindacale, rinunciando alla missione di rappresentanza per interpretare quello di soggetto “regolatore” all’interno di una “economia collaborativa”,  così l’ha definita la Commissione Europa,  nella quale spetta unicamente al datore “determinare la scelta dell’attività, la retribuzione e le condizioni di lavoro”, dando alla forza lavoro, l’obbligo di  “far fronte al ritmo accelerato dei cambiamenti, tanto per acquisire nuove competenze, quanto per adattarsi a nuovi modelli commerciali o a nuove preferenze dei consumatori”,  per assumere  un ruolo di consulenza grazie all’attività dei patronati, fino alla malsana adesione al cosiddetto welfare aziendale  nel quale  l’insieme dei beni, dei servizi e delle prestazioni la cui erogazione viene decisa in sede di contrattazione collettiva di primo o di secondo livello, magari in sostituzione di un incremento salariale e che, come nel caso americano, finisce per assicurare standard di sicurezza sociale ai soli cittadini che rivestono lo status di lavoratori e che dunque sono indotti a comportarsi in modo collaborativo per non perdere, con il posto anche i beni e i servizi.

Parlo, tanto per fare nomi, della CGIL che ha siglato un accordo per un nuovo modello ispirato al ‘welfare contrattuale’ che apre la strada alla trasformazione della rappresentanza e della negoziazione in attività di gestione di  fondi pensione, mutue integrative ed enti bilaterali, in sostituzione privatistica dello Stato sociale.

Immagino che qualche Bezos de noantri abbia già allestito fondi e assicurazioni destinate ai suoi dipendenti in modo da sfruttarli due volte come lavoratori e come “clienti”. E mentre l’autonomia regionale dei ricchi e spietati si accinge a togliere al servizio pubblico per finanziare quello privato,  il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha deciso di far pagare il ticket in base al reddito mettendo il marchio indelebile sulla sanità ad uso degli sfigati. Perché è ovvio che chi più ha, continuerà a “investire” sulla proprio sana e robusta costituzione in barba alla carta costituzionale , rivolgendosi alle cliniche, agli ambulatori e laboratori privati, mentre il servizio pubblico verrà abbandonato allo sfascio, promuovendo la fuga di personale medico e infermieristico verso condizioni professionali e remunerative più appaganti. Il futuro è già segnato e lo conferma  il Rapporto sullo Stato sociale della Sapienza quando sottolinea come  i costi di gestione delle assicurazioni sanitarie e dei fondi pensionistici finanziati a capitalizzazione presenti nel mercato siano già “strutturalmente superiori a quelli delle corrispondenti prestazioni offerte dal welfare state”.

E un domani non lontano ci offriranno l’occasione di ordinare su internet e farci consegnare a casa anche la salute.. ma solo se avremo i quattrini per comprarcela.

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5 responses to “Il morbo di Amazon è contagioso

  • jorgo

    i giornali filo-padronali stanno esaltando la “responsabilità” dei datori di lavoro italiani, in quanto questi vogliono che la parte maggiore della riduzione del “cuneo fiscale” vada ai dipendenti

    poichè il cuneo fiscale non è altro che una parte del salario che i datori di lavoro pagano attraverso delle tasse, esse infatti vanno a coprire i contributi pensionistici, previdenziali etc per i loro dipendenti, è chiaro che con questa loro “generosità” i datori di lavoro non regalano proprio nulla,

    Semplicemente mettono in mano ai loro dipendenti del denaro che prima finanziava lo stato sociale, e che ora appare come un aumento dello stipendio, ma per il dipendente è un gioco a somma zero perchè questi di quello stesso denaro resta sguarnito sul piano dello stato sociale non a caso destinato a sempre maggiore riduzione

    Come accennato dalla lombroso, anche in Italia l’intento del padronato è quello di portare i lavoratori a pagarsi, con l’introito derivante dalla riduzione del cuneo fiscale, appunto delle prestazioni non più assicurate dal welfare pubblico e che saranno fornite dal “welfare aziendale” secondo lo schema speculativo illustrato nell’ ottimo post

    infatti, l’altro caposaldo delle più recenti proposte di confindustria, è di togliere i vincoli che appesantiscono e limitano la crescita del “welfare aziendale”, e tutto questo programma nauseabondo cresce sul presupposto menzogniero che il cuneo fiscale sia un ammontare che i datori di lavoro sono costretti a negare ai dipendenti per la iniqua tassazione imposta dallo stato ladrone e sozzone.

    Sarebbe utile che la citata lombroso fornisse il link , o comunque più riferimenti, sullo studio effettuato dalla università La Sapienza, anche negli Usa i costi della sanità privata diventano abnormi per i cittadini e lo stato, è questo l’argomento di chi oltre atlantico vorrebbe una sanità all’europea

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  • my3place

    Gianografia n°141 – MATEMATICA ESSENZIALE
    L’equazione “il tempo è denaro” è propria degli ambienti mercantili. Per la proprietà simmetrica è valida l’affermazione “il denaro è tempo”, un’equazione tipica dell’ambiente medico, un mercato dove l’aspettativa di vita, ossia il tempo, è in relazione al denaro che si possiede.
    😦

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  • Anonimo

    Per me Amazon avrebbe chiuso da un pezzo,ma robe da matti,ancora mi vien da ridere leggento l’apertura del l’articolo di questo nuovo “morbo”,pensavo fosse un tipo ebola!!!

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  • Il morbo di Amazon è contagioso — Il simplicissimus – Evaporata

    […] via Il morbo di Amazon è contagioso — Il simplicissimus […]

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  • Il morbo di Amazon è contagioso | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Quando con sfrontata faccia di tolla ha annunciato alla stampa che “per tagliare le spese“, avrebbe eliminato dal prossimo gennaio la copertura sanitaria per i dipendenti part time (1900 che non potranno più contare sull’assicurazione medica a carico del datore di lavoro), Whole Foods, la catena di supermercati bio acquisita da  Amazon nel 2017, ha motivato la sua decisione con l’esigenza  di soddisfare meglio le necessità del  business ma anche “di creare un modello organizzativo più giusto e efficiente”. […]

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