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L’Ue ci mena a colpi di rackete

spiegel Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri la stampa ci ha offerto la ricostruzione della toccante cerimonia con la quale il Comune (non la Comune) di Parigi ha premiato con la sua più prestigiosa onorificenza la capitana Carola Rackete “perseguitata un Italia“, come titola il Manifesto ormai assoldato nelle folte schiere del consacrato meno peggio, giocando sull’ambiguità del verbo poursuivre. 

La medaglia, spiega il comunicato ufficiale ripreso dal quotidiano comunista, vuole simboleggiare «la solidarietà e l’impegno di Parigi per il rispetto dei diritti umani» e va alle due operatrici appunto «perseguitate dalla giustizia italiana», ricordando che dal 2014 sono 17 mila le persone morte o disperse nel Mediterraneo. Nella persona della sindaca socialista Hidalgo  Parigi ha voluto ribadire il suo sostegno «alle donne e agli uomini che operano per il salvataggio dei migranti ogni giorno e in condizioni difficili», quelle che con tutta evidenza non caratterizzano le zone intorno a Calais, a Ventimiglia, ai confini delle Alpi, perchè crepare in uno stretto, bastonati in riviera o assiderati in montagna per la lotteria della repressione vale meno.

Madame Hidalgo della quale non ci è mai stata resa nota l’opposizione altrettanto ferma alla partecipazione in prima linea del suo Paese alle imprese coloniali e belliche condotte in quegli stessi territori d’oltremare dai quali fuggono i disperati disposti a morire per  scappare da morte, fame e sete, o la sua ostilità alla fratellanza tanto per fare un esempio con Guaidò, ha anche deciso di assegnare 100 mila euro all’Ong Sos Méditerranée per una nuova missione di salvataggio in mare dei migranti, dopo aver già stanziato nel 2016 e nel 2018 rispettivamente 25 mila e 30 mila euro.

Una volta quando non si aveva paura di essere tacciati di empio sovranismo,  analoghi toni nei confronti della giustizia di un paese democratico almeno quanto la Francia del caso Dreyfus e forse un po’ di più, se fossimo in vena di paragoni, avrebbe fatto se non richiamare l’ambasciatore  almeno suscitare doverosa indignazione bipartisan, come successe con l’asilo dato a sospetti di terrorismo e reati comuni.

Oggi con un certo orgoglio ci prendiamo gli schiaffoni dallo stato più belligerante e imperialista per conto terzi d’Europa, dove gli immigrati di seconda e terza generazione condannati alla marginalità delle banlieu se non si fanno assoldare dai servizi sognano il riscatto tramite Califfato, dove l’opposizione viene regolarmente repressa e menata a sangue, dove Le Pen o non Le Pen sono registrati i più elevati standard di antisemitismo e xenofobia. E non viene scalfita la bolla di idolatria riservata a Fraulein Rackete che le Grand Vermeil se lo piglia eccome anche se è stata proprio lei a informare il mondo che la Francia non aveva accolto la  richiesta di approdare in uno dei suoi porti.

Così per dimostrare l’aperta ostilità al bieco Salvini siamo pronti a assumerci e a condividere le sue responsabilità. E lui è ben contento perchè fatti i conti godono della sua stessa cattiva reputazione i proverbiali 60 milioni di italiani me compresa, per colpa sua e per merito di tutti i progressisti che si accontentano di un confuso umanitarismo che predilige le persone astratte rispetto all’essere umano concreto, lui sì perseguitato e in pericolo,  per sentirsi dalla parte giusta, tanto che alla  commovente liturgia non era invitato il piccolo gruppo dei 42 spartiti in varie nazioni libere e solidali che immaginiamo abbia trovato asilo in Francia.

Parlo di quelli che proprio come la Hidalgo dalla guerra nell’ex Jugoslavia in poi non hanno fatto una piega per la nostra attiva partecipazione a avventura belliche di esportazione di umanità, democrazia e rafforzamento istituzionale, che non hanno mai pensato di denunciare davanti all’alta Corte la Bossi-Fini e nemmeno il decreto sicurezza, tanto sono disamorati delle procedure di autotutela che la democrazia prevede, che fanno finta che il traffico di schiavi sia una invenzione del fetentone all’Interno o dei magistrati che se la prendono con le Ong, apparentemente inconsapevoli degli interessi che si muovono dietro al mercato della merce lavoro perfino adesso che il lavoro non sembra esserci più: come se non fosse evidente a tutti chi si giova dell’esodo epocale, ai padroni che incrementano la concorrenza interna tra lavoratori, precari e disoccupati, indigeni e i postulanti disposti a tutto per sottrarsi a guerre fratricide dichiarate da chi si deve bere il loro petrolio, aspirare il loro gas, adornarsi coi loro diamanti e il loro oro.

Parlo di quelli che si prestarono alla campagna contro i feroci e rapinosi albanesi grazie alla quale il prode Prodi   fu autorizzato all’immonda sceneggiata del blocco dei porti da una parte con annesso incidente mortale  da una parte, e autorizzazione all’approdo di 20 mila profughi ospitati in uno stadio da Cile e poi lasciati gironzolare nel barese nelle mani di caporali, trafficanti di corpi con preferenza per quelli femminili.  Ma che oggi deplorano misure analoghe promosse dagli stessi fan dell’antagonismo tra poveri al servizio del capitale e attuate dal furbo Salvini, che interpreta la loro faccia feroce nascosta sotto la cipria e le parrucche dei principati europei come lui instancabili fabbricanti di barbarie solo apparentemente più educata, come se non fosse scritto anche nei sussidiari che da sempre sono i padroni,  i proprietari terrieri, gli industriali a favorire le frontiere aperte, per i loro commerci e per l’arruolamento di manodopera a basso costo.

Parlo di quelli che preferiscono i piccoli numeri, i 42 subito rimossi a fronte dei 500 milioni che si agitano e si muovono cercando una meta per esistere, la costruzione di un’eroina contro quelli che votano Salvini non volendo prendersela con chi lo dirige, Lucano contro i sindaci dei muri e delle panchine dedicate, molti rigorosamente Pd, per delegare a qualcuno l’illusione della ribellione. Di quelli che si trovano bene nella galera europea piccola e marginale rispetto a un mondo grande e sconosciuto perchè si adatta al loro sogno cosmopolita di turisti  nella storia.

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10 responses to “L’Ue ci mena a colpi di rackete

  • jorge

    A chi vede sempre “gomblotti” o insegue la polemica mediatica dell’ultimo momento, può essere utile un quadro analitico complessivo che fa emergere il vero colpevole, per niente oscuro e del quale costituiscono una quota parte banche ed aziende italiane grandi e piccole, e relativi strati borghesi italioti. Un editing (copia ed incolla) relativo ad un interessante artiolo apparso su ” Il Pane e le Rose” a firma di Carlo Lozito

    Cominciamo con ciò che pochi, se non nessuno, dicono: la spoliazione capitalistica :

    Le bibliche migrazioni attuali, e come vedremo sono solo all’inizio, sono il risultato della spoliazione del mondo da parte del capitalismo. Se consideriamo l’Africa, ma il discorso vale per ogni continente, le grandi imprese e banche occidentali, negli ultimi cinquanta anni e con ritmo crescente, hanno portato via tutto ciò che si poteva con la complicità di borghesie locali a loro asservite e facilmente comprate.

    Si è prodotta in quei territori la più grande distruzione di quel poco di economia di sussistenza che poteva almeno permettere la sopravvivenza delle indigenti popolazioni locali martoriate invece con ogni sorta di vessazione, fino a veri e propri genocidi, ad es. quello del Ruanda, con la complicità dei gendarmi occidentali pronti a intervenire per raccogliere il frutto dei massacri

    La spoliazione ma, anche di questo non si parla, è non solo delle moltitudini povere delle aree geografiche più arretrate ma anche della gran parte delle popolazioni, certamente con connotazioni meno tragiche di quelle anzidette ma non per questo meno violenta, degli stessi paesi capitalistici avanzati: qui ormai si vive di precarietà lavorativa, di mancanza di diritti e tutele, di violenza, di fatica quotidiana per fronteggiare la dura lotta per l’esistenza e arrivare a fine mese.

    L’Africa oggi è in ginocchio, meglio dire lo sono le misere popolazioni diseredate perché anche lì si sviluppano a ritmo crescente le megalopoli, compound abitati da una ricca borghesia locale e internazionale, sorvegliati a mano armata perché contornati da fetide baraccopoli in cui si rifugiano le masse disperate in fuga dalle campagne occupate dalle coltivazioni intensive monocolturali al servizio del mercato internazionale, tutte di proprietà delle grandi compagnie mondiali che controllano la produzione di soia, caffè, tabacco

    L’Occidente, ma oggi la Cina partecipa a piene mani al banchetto, si è impadronito di tutto ciò che si poteva sottrarre, dal petrolio, a ogni sorta di materia prima, ai terreni da coltivare. Il risultato è stato il dilagare nella stragrande parte delle popolazioni locali, private della terra che le nutriva, della fame, delle malattie, dell’indigenza e della disperazione a tal punto che la migrazione, pericolosa in sé e nelle mani di bande che ne hanno approfittato per farne un turpe commercio, è diventata l’unica via per tentare di agguantare l’illusione di un’esistenza meno atroce
    .
    Oggi la spoliazione sta procedendo con una tale distruttività che interi popoli vengono ridotti alla necessità della fuga da casa propria, verso ignote destinazioni in cui il loro destino sarà ugualmente il destino di chi non conta nulla e sarà soggetto a ogni sorta di sfruttamento.

    Qui, nei paesi occidentali, altrettanta disperazione, conduce i diseredati di questi paesi nelle braccia delle politiche borghesi che vogliono separazione, emarginazione, caccia all’untore più povero da parte di un altro individuo altrettanto povero

    Così, mentre quotidianamente si muore lungo le varie rotte della disperazione, il signor Zuckemberg, poco più di un ragazzo, decide di farsi una propria moneta e inserirsi, per avere ancora più ricchezza, nel gioco della speculazione e della appropriazione parassitaria. Una delle mille assurdità di questo mondo folle, impazzito per il dominio del denaro e del capitale su ogni piega della società.

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  • marilù

    “principati europei, come salvini instancabili fabbricanti di barbarie solo apparentemente più educata”.

    Va bene, i francesi sono degli imperialisti napoleonici irredimibili, neppure il Cielo riesce a farglielo capire, a quegli zucconi, che Napoleone è da un pezzo all’inferno: gli va a fuoco la cattedrale dove il Còrso narciso si è fatto incoronare (mica a Reims, come quei baciapile dei re di Francia cattolici, prima di lui) e niente, mica ci fanno su un pensierino. Al massimo si leccano i baffi per la strepitosa raccolta fondi che la “tragedia” ha innescato.

    Però magari in Africa, per il perenne disastro sociale dell’era post-coloniale qualche responsabilità ce l’avranno, oltre a francesi e tedeschi, anche i belgi, gli spagnoli, i portoghesi, gli inglesi gli italiani, anche vicini a noi nel tempo (ha presenti, vero, i rifiuti tossici infilati sotto il tappeto della Somalia, Ilaria alpi, Miran Hrovatin ecc?), ultimamente in misura record supermassiccia i silenti ma voracissimi cinesi e, infine, gli oligarchi locali non meno avidi e arcicorrotti? Soprattutto questi ultimi: tra un diamante e una pepita, tra un carico di coltan e un barile di petrolio, potrebbero trovare pure spazio e tempo per il progettino di qualche bell’acquedotto, di qualche rete elettrica che non porti diligentemente fiumi e fiumi di energia ricavata da turbine idroelettriche a qualche porto superatrezzato, forse anche militarmente, sul Mar Rosso, per conto terzi (leggasi: per conto dell’insaziabile dragone).

    Per quanto riguarda Salvini, al massimo, se l’affaire Savoini si mostrerà non del tutto destituito di fondamento, i gonzi spennati come polli risulteranno l’Eni e gli italiani. A proposito, 55 milioni, non 60: siamo proprio una vil razza dannata e condannata, a quanto pare.

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    • Anne La Rouge Lombroso

      @marilù non posso pretendere di essere letta con puntuale continuità ma questo blog da sempre denuncia responsabilità e correità nel sacco del mondo perpetrato dal totalitarismo economico e finanziario anche per mano di quei colonialisti di seconda mano italiani che lavorano al servizio dell’impero raccattando briciole peraltro insanguinate e che lavorano su due fronti quello estero e quello del terzo mondo interno. Stavolta ho però spezzato una lancetta in difesa del ricordo di una sovranità ormai condannata a empio sovranismo perchè ho smesso da tempo di usare la condanna del pronome NOI. E non mi piace dividere responsabilità con criminale, complici e cretini. Grazie della lettura

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      • jorge

        ” Anche per mano di quei colonialisti di seconda mano italiani che lavorano al servizio dell’impero raccattando briciole peraltro insanguinate ”

        Una pacata osservazione al commento di sopra, nel suo complesso comunque ammirevole. La borghesia italiana, come tutte quelle occidentali, partecipa al banchetto imperialistico in ragione della propria forza economica e militare, tale forza non è enorme e per questo non è enorme neanche il bottino.

        Ciònondimeno essa ottiene tutto ciò che è alla sua portata, e come le altre aspira ad ingrandirsi, pertanto è pienamente solidale al sistema imperialistico e lo puntella non meno che quelle più grandi, ed è al pari di esse politacamente responsabile.

        Non le si possono fare gli sconti solitamente riservati ai sudditi che lavorano al servizio di questo o quel potere, magari infimi moralmente ma senza essere portatori della verace responsabilità politica.

        Tale deresponsabilizzazione è musica per le orecchie degli intellettuali della borghesia italiana, pronti a fare vittimismo ed a chedere maggiori spese militari per poter contare di più nella nato o nel costituendo esercito europeo, magari ( a loro detta) per contribuire al mantenimento della pace e della stabilità, oltre che agli interessi della loro classe di riferimento. Si veda Galli Della Loggia sul corsera ongi volta che c’è una crisi che ci può riguardare, o il confindustriale Giannino, tanto per fare qualche esempio

        Ogni missione italiana all’estero è come una quota azionaria di una impresa imperialistica, e le missioni sono tante..

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      • marilù

        Neppure a me piace condividere l’incapacità di comunicare — o, se preferisce, di farsi capire — con chi scambia il proprio snobismo per virtù e intelligenza superiori. Perciò la ammiro e la ringrazio per la risposta che, comunque, mi ha dato. Tranquilla, il fatto che condividiamo la lingua italiana non è certamente colpa sua (nè mia).

        P.s. Noto che nella distribuzione delle responsabilità del “sacco del mondo” ad opera dei cattivissimi senza speranza, in questo blog si insiste nell’ignorare i compagni cinesi (e i governanti dei paesi saccheggiati). Ma va bene: il loro stile camaleontico deve pure destare, in qualcuno, un insopprimibile segreto consenso a cui non sempre è possibile tenere testa.

        P.P.S: non pretendo di bloccare ancora il suo prezioso tempo (oltre ai porti), ma le lancette spezzate non possono proprio degradare la sovranità in empio sovranismo; per bacchettare, bacchettano, ma l’incantesimo non riesce.

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      • Anonimo

        @-marilù

        Va bene che i governi Ue fanno punto e forse peggio che il potere salviniano, ma l’Italia dignitosa e sovrana ( sorvoliamo su cosa si intenda con ciò) non esce fuori ributtando in gola alla sindaca di parigi o a soggetti simili le proprie eventuali contraddizioni, trascurando poi di dare risposta a chi muore in mare.

        L’Italia dignitosa e sovrana può uscire fuori
        richiedendo /imponendo, noi che siamo la seconda potenza manifatturiera della ue, una diversa distribuzione dei flussi migratori in Europa (senza ostacolare lo sbarco di 40 profughi dei lager libici).

        Ciò che non fanno ne Renzi nè Salvini, barattando questa richiesta contro qualche punto e mezzo di spesa pubblica in più, o con il rinvio ad libitum di procedure di infrazione e quant’altro (senza contestare i trattati Ue, che sono contestati anche in Francia, ad es)

        Al di là del teatrino acchiappa gonzi, sovranisti ed Ue sanno di trovare la quadra grazie a questo accomodamento di fondo, essi servono lo stesso padrone, cioè il Capitale che è anche Italiano (al più è una ricontrattazione tra piccolo e grande Capitale)

        Ma la vera soluzione alla questione dei flussi migratori, che nella sua storia il capitalismo provoca costantemente perchè gli servono come l’aria che si respira (quanti italiani sono emigrati all’estero ed es) verrà solo con un radicale cambiamento del sistema di produzione che domina il mondo. Se circa la vera soluzione rispetto ai flussi migratori la Lombroso intende proprio questo, allora su questo punto ha perfettamente ragione

        Sbaglia chi ritiene i flussi migratori un fenomeno accessorio del capitalismo, esso ne costituisce l’essenza stessa

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  • Anonimo

    La Rakete ha detto di essere cresciuta in un paese benestante ( la Germania) e perciò di sentirsi in debito contro i più disagiati ( gli immigrati africani che spesso scappano da ex colonie francesi…) e di volerli aiutare, ma di essere stata ostacolata dal xenofobo Salvini.
    Allora lei è cresciuta bene in Germania, e vorrebbe sdebitarsi per la fortuna che ha avuto in vita e che fa ?
    Porta gli immigrati provenienti perlopiù da colonie francesi in Italia dove ci sono gli xenofobi, e lì finisce il suo impegno per gli immigrati ?

    Perché questi immigrati Non si impegna a portarli nella fortunata Germania o nella ricca Francia , dove evidentemente ci saranno più persone sensibili verso le sfortune altrui , e più ricchezza?

    Troppo faticoso ?

    La sua era solo un estemporanea escursione da eroina figlia di papà ?

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  • andrea z.

    Dopo il Patriot Act del 2001 − la legge statunitense per arginare il flusso internazionale di proventi illeciti e il riciclaggio − il cartello colombiano della droga ha dovuto cercare una rotta alternativa per il trasporto di cocaina in Europa, in accordo con la ‘ndrangheta.
    La nuova via è quella che attraversa l’Africa occidentale e il Sahel, dove si trovano molti Paesi “falliti”: Niger, Mauritania, Mali, Sud Sudan e altri, in cui lo Stato si è sgretolato e l’unica fonte di reddito sono il contrabbando e la droga.
    Una rotta conveniente anche per i sequestri di giornalisti, cooperanti e altri professionisti occidentali e successivamente per il racket dell’immigrazione. E’ significativa la trasformazione dell’organizzazione criminale e terroristica di al-Qaeda nel Maghreb islamico: fondata nel 2003, con il riscatto di 32 europei rapiti, da Mokhtar Belmokhtar, un ex mujaheddin algerino, è passata dal contrabbando di sigarette al trasporto di cocaina, poi ai sequestri, infine alla tratta di migranti dall’Africa occidentale all’Europa.
    https://www.piuculture.it/2017/05/trafficanti-un-business-redditizio/

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    • marilù

      La ringrazio molto per la segnalazione dell’articolo e del libro che efficacemente recensisce.

      Tuttavia frasi come “Povero o ricco, il migrante non può fare a meno di rivolgersi a un trafficante” non riesco proprio ad afferrarle. Possibile mai che nell’era di internet e dei cellullari (diffusissimi, che si voglia crederlo o no, anche nei paesi africani più poveri) non giunga alle possibili prede la più esile eco di quegli orrori? La deriva della comprensione aumenta se mi imbatto in articoli come questo: https://www.avvenire.it/mondo/pagine/homeless-britannici

      Persino i senzatetto sperduti in un paese straniero e ostile in molti modi alla loro “inadeguatezza” trovano le risorse per schivare le artigliate degli sfruttatori più o meno mascherati e/o per chiedere aiuto e protezione a quei settori della società che ancora sanno prendersi a cuore il loro caso, senza smanie di tornaconti personali.

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  • L’Ue ci mena a colpi di rackete | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Ieri la stampa ci ha offerto la ricostruzione della toccante cerimonia con la quale il Comune (non la Comune) di Parigi ha premiato con la sua più prestigiosa onorificenza la capitana Carola Rackete “perseguitata un Italia“, come titola il Manifesto ormai assoldato nelle folte schiere del consacrato meno peggio, giocando sull’ambiguità del verbo poursuivre. […]

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