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L’Aquarius dove sguazza Salvini

nave-aquariusLa vicenda della nave Aquarius carica di 629 migranti di cui a nessuno frega nulla  e di altrettanti giornalisti saltati a bordo, mette in luce due punti che brillano come un faro nella notte: l’inesistenza dell’Europa al di fuori delle politiche contro – democratiche e al contempo l’esistenza di interessi nascosti dietro il flusso dei migranti o comunque interessi che si intersecano con quelli, tramite le sedicenti Ong, totem e tabù della falsa sinistra. Prima di andare avanti  è meglio mettere in chiaro tre  cose essenziali: 1) l’Aquarius non è una carretta nei mari, ma una nave in buone condizioni che non rischia per nulla di affondare e che ha anche notevoli quantità di viveri a bordo, cosa che fa trasparire un’assoluta strumentalità nel mettere in campo i temi emotivi più abusati  che in questo caso, al contrario di tanti altri, non hanno ragione di essere; 2) il diritto marittimo invocato da chi si strappa i capelli non dice affatto che occorre aprire i porti a battelli non in pericolo di naufragio, ma semmai intervenire con “tutte le attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare”; 3) le critiche che provengono dagli ambienti reazionario – europeisti o dalla “sinistra” di mercato rappresentata dal Pd e dal suo retroterra comunicativo non hanno senso, visto che blocchi navali ben più vasti sono stati istituiti a suo tempo anche dal governo Prodi nel 1997 col blocco del canale d’Otranto senza la minima reazione da parte degli indignati a progetto. Il ministro dell’Interno tra l’altro era un tal Giorgio Napolitano.

Perché poi non ce la si prende con Malta che fa parte dell’Europa e le cui coste sono più vicine alla nave di quelle italiane? E perché le reazioni più dure e scomposte vengono proprio dai Paesi come la Francia e la Spagna che hanno cercato in tutti i modi, anche sparando, di impedire l’ingresso dei migranti  sul loro territorio? Mentone e Calais sono  vergogne recenti che conosciamo bene, ma forse è meno noto che Madrid ha ottenuto dall’Europa (sotto Zapatero) 30 milioni di euro per costruire due muraglie sorvegliate elettronicamente e presidiate con armamento pesante nelle enclave di Ceuta e Melilla: secondo un’organizzazione umanitaria andalusa finora sono morte 6000 persone nel tentativo di varcare queste barriere, senza parlare delle torture inflitte a chi è stato catturato . Del resto basta visitare le due cittadine e assistere ai solenni alzabandiera domenicali, tra pomposi saluti militari, trombette della banda musicale, inno nazionale spagnolo ed ampio sfoggio di fucili, per capire bene tutta l’inconsistenza d’animo dell’Europa dei ricchi e la sua sfacciata ipocrisia. E’ fin troppo chiaro che l’Europa esiste solo quando si tratta di colpire i diritti del lavoro, la rappresentatività democratica, l’economia dei Paesi deboli a favore di quelli forti, ma quando si tratta  di accogliere i migranti originati proprio dalle stesse politiche sotto forma violenta, ognuno deve fare per se. Tocca all’Italia, mica a noi che da vent’anni blindano le frontiere e i porti. Quando sento parlare di umanità quelli che hanno creato la crisi umanitaria in Grecia mi viene il voltastomaco. E soprattutto i conati sono irresistibili quando vedo il gerontofilo Macron, impiegato di Rothschild che fa  l’indignato speciale, perché la Francia è una delle protagoniste del caos orientale e dello sfruttamento selvaggio dell’Africa, ossia delle condizioni che creano le migrazioni.

E’ del tutto evidente anche da quelle povere testoline che manifestano per i porti aperti, da quegli illusi (oggi mi sento buono) che guardano sempre al dito, ma mai alla luna, che si sta tentando fin da subito di mettere in difficoltà il governo Conte. Ma mi sembra davvero interessante che a prendere la posizione più dura sia stato proprio il presidente francese, notoriamente vicino alla Casa Bianca la quale ha voce e portafoglio in capitolo in buona parte delle false Organizzazioni non governative che gestiscono i flussi di migranti dai luoghi prediletti del caos americano e che secondo Gino Strada possono tranquillamente essere orchestrati a seconda delle necessità politiche. Ma evidentemente  se vengono meno l’Italia e la Grecia come serbatoio  di deposito salta tutto l’orrendo equilibrio  umanitario che viene costruito. D’altro canto è anche evidente che la vicenda dell’Aquarius e il suo contesto farisaico non fanno altro che mettere il vento in poppa a Salvini e a un sentimento di xenofobia, ignorante e strapaesano, che poi verrà utilizzato per le ignominie fiscali che sappiamo e in collisione con il progetto Cinque Stelle. Il che dopotutto non dispiace affatto a questa Europa della disuguaglianza come piano B, se quello A di discredito del governo Conte non dovesse dare esito o addirittura un risultato contrario.

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Un’avvoltoio sulla carcassa italiana

images (2)Qualcuno ha  detto, rammaricandosene, che Soros sia stato ricevuto a Palazzo Chigi in maniera semi segreta, ma con gli onori di un primo ministro. Ma per questo sarebbe stato necessario che vi fosse un premier e invece c’era solo Gentiloni, a fare da mezzano per la svendita del Paese o di ciò che ne resta. Lo speculatore miliardario e filantropo solo per qualche immancabile cretino galattico, non è solo la più importante longa manus del potere reale  di Washington che si esplica attraverso le Ong e i cambi di regime che esse innescano, è anche quello che nel ’92 fece cadere la lira dando inizio a quel complesso di situazioni che ha portato al berlusconismo, al declino finale del Paese e oggi viene come un corvo di malaugurio a esigere le spoglie. Sa di poterlo fare, ha dato incarico di studiare la pratica a un suo scagnozzo, tale Shanin Vallée, che opera con il Soros Fund, ma che più significativamente  è stato advisor economico dell’ex presidente del Consiglio europeo, l’indimenticabile Herman Van Rompuy oltre che ricercatore per Bruegel, il comitato di analisi delle politiche economiche nato a Bruxelles nel 2005 e presieduto all’inizio da Mario Monti

Secondo le varie voci che circolano è arrivato nel Paese che lo dovrebbe considerare persona non grata se solo avesse un minimo di dignità residua perché è preoccupato per l’inchiesta sulle Ong che forse potrebbe mettere a nudo il modo e gli scopi con cui esse agiscono o secondo altre tesi perché vuole tirare le fila dai rapporti del suo Griso sullo stato delle banche in sofferenza e sul “sistema Italia”evidentemente per chiedere e imporre svendite che i morti viventi del governo non potranno rifiutargli. Ma credo che si sia ancora in una fase preparatoria, a un volo d’avvoltoio ancora ad alta quota: ormai questi oligarchi hanno compreso che il loro sistema si va sfasciando, che non durerà molto a lungo nonostante i soldi profusi per mantenere la presa e renderla più soffocante fino ad una situazione di non ritorno. Vogliono solo individuare con certezza i morituri, comprendere quali siano le capacità di resistenza dell’elite e della politica locale, prepararsi ad intervenire e a fare piazza pulita di sovranità reale con gli acquisti di asset prima che le strutture di controllo che per quanto ci riguarda sono i trattati europei entrino nella fase critica, cosa inevitabile nonostante le vittorie di Pirro.

Del resto a Soros basterebbe fare un giro in tram per rendersi conto che non esiste più né una cultura politica, né un Paese con qualche consistente valore a parte quelli simulati, né una elite che possa evitare una svendita generale. Non è un caso che il miliardario, sia stato insignito di una laurea honoris causa dall’Università di Bologna nel 1995: il prestigioso riconoscimento gli è fu porto dal magnifico rettore Stefano Zamagni, stretto collaboratore di Romano Prodi, appena tre anni dopo aver tentato di rovinare il Paese. E pochi anni fa, nel 2014  ha acquisito tramite il Soros Fund Management alcune partecipazioni nelle coop immobiliari. Un modo per mettere un bel piede nel Paese garantendosi una presenza forte, nonostante le modeste apparenze perché è il mondo cooperativo che garantisce al partito di maggioranza le risorse e l’olio per tenere il Paese nell’area dello status quo. Del resto l’operazione ha avuto un regista nemmeno tanto occulto nell’attuale ministro del lavoro Poletti, che appunto ha ottenuto il dicastero non appena siglati gli accordi preliminari della compravendita a Soros: casualmente, mi raccomando, proprio allora la vigilanza sulle coop passò dal ministero dello sviluppo economico a quello del lavoro.

Dunque il miliardario si è trovato in allegra compagnia fra amici e complici forse a festeggiare l’ennesimo degrado dei titoli italiani, abbassato da Fitch alla tripla B, ovvero a spazzatura, che prefigura non soltanto l’intervento diretto della troika, ma anche la vendita della Cassa depositi e prestiti. Così si potrebbe ipotizzare che a Soros interessi proprio quest’ultima, ultimo baluardo di finanza non totalmente globalizzata e disponibile per operazioni politiche: suvvia siate gentiloni, regalatemela.


Eurodeliri

17499369_1647303052023919_4615086781146593777_nSe c’è qualcosa che mi ha colpito nel sabato in cui le oligarchie Europee hanno festeggiato se stesse, è la comparsa delle sacre stigmate dell’anacronismo che ha avvolto i potenti  rinchiusi nel loro ridotto a recitare un messale logoro e frusto, a imitare in maniera grottesca i riti pieni di speranza di 60 anni fa, con parole ambigue e prive di senso. Ma questo progetto fallito e ormai privo di anima è stato difeso contro il mondo esterno da gigantesche misure di sicurezza per fare paura, schedature sotto forma di controlli, polizia e ancora polizia a sorreggere una messa cantata senza contenuti, parole come aria calda per una mongolfiera di carta  e quel terribile chiacchiericcio mediatico, così straordinariamente unanime, ottuso, in questo caso consapevolmente servile. Insomma il tentativo di tappare la bocca ai terribili antagonisti perché ormai gli argomenti e le illusioni sotto cui viene sostenuta e nascosta la presa di potere della finanza, non sono più credibili e generano rabbia o noia. Essi cercano di fare paura perché hanno paura.

Il momento più significativo della giornata è stato quando il corteo di Eurostop è stato applaudito dalle finestre del  Testaccio, quartiere semigentrificato e dunque valido come test. Certo non era un corteo fiume essendo stato preventivamente decimato dal fermo dei bus dei manifestanti e persino delle auto private, dai controlli ossessivi e forse pure incostituzionali, dai nuovi poteri concessi alla polizia guarda caso in contemporanea con lo sblocco, dopo anni, di 1 miliardo e 600 milioni per “valorizzare” la forza pubblica e aprire le carriere in cambio di fedeltà. Ma rappresentava uno spirito molto più vasto e molto più evoluto dell’anti europeismo miserabile  dei fascio bottegai di sempre, i cui giornali sono stati gli unici a plaudire alle operazioni di “prevenzione”. Prima o poi si dovrà cominciare a distinguere tra l’anti europeismo degli gaglioffi che hanno in odio Bruxelles perché non gli permette di fare i loro affaracci di clan e di cosca al di fuori delle regole, ma amano lo stato autoritario  e quello invece che riconosce nella Ue la negazione dell’Europa come spazio di libertà e progresso, la radice con cui si attua la dissoluzione della lo democrazia reale, la crescita esponenziale delle disuguaglianze, la caduta dei diritti del lavoro, la precarietà a vita, la presa di potere della finanza e contemporaneamente favorisce un sistema vice imperiale con al centro la Germania come tutore, cosa quest’ultima che ormai è tematizzata sotto la voce Europa a due velocità.

In ogni caso il coro dei media a reti unificate con i loro commentatori di rito o di eccezione come il povero Prodi e il suo calmo delirio, che pronti a far suonare l’organetto delle balle e insieme anche quello di vulgate storiche e geopolitiche  quanto mai rozze e schematiche, aveva un sapore di vecchio, di ripetitivo, di giustificatorio, un’aria di tramonto incombente, di palese resa al ruolo di megafoni della Verità del padrone. E’ anche questo, soprattutto questo che evidenzia la svolta che sta maturando qui come altrove: per questo ogni contestazione anche la più civile ancorché radicale e non ambigua va circoscritta, ridotta ai minimi termini e demonizzata con lo spettro della violenza per evitare che alla fine dilaghi. Del resto è l’unica maniera di uscirne per ceti politici mediocri e subalterni, dunque anche irresponsabili e corrotti che non sanno come rimediare alle enormi fratture che hanno creato: fra loro e i cittadini, fra l’Europa del Sud e quella del Nord, fra l’Europa occidentale e quella orientale frettolosamente aggregata proprio per nascondere dietro l’espansione il disegno dei poteri forti e il fallimento fortemente voluto e guidato delle speranze iniziali.

Ma proprio per questo la setta degli euro liberisti diventa più aggressiva: sa di non potersi appoggiare su tutta la fuffa priva di senso e di nerbo come quella del Petain del Quirinale per intenderci, con quell’idea stravagante e per molti versi ignobile secondo cui i singoli Paesi non sarebbero in grado di tutelare la propria sovranità ( infatti la Ue mai e poi mai sarebbe succube della Nato e delle volontà americane, come sappiamo), insomma queste fesserie dell’ultimo capitolo che alludono a un presunto gigantismo economico ma che di fatto convergono nel conferire la sovranità esclusivamente al potere economico. No, sanno che non si conquista il consenso con queste pinzillacchere di pessimo livello, il loro vero argomento non può che essere la forza.


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