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Battisti-Hoberleiter, c’è terrorismo e terrorismo

oberAnna Lombroso per il Simplicissimus

Siamo abituati alle interviste con i vicini di casa del killer, con i compagni di lavoro dell’uxoricida, con il ferramenta dove faceva acquisti la saponificatrice, col benzinaio del “mostro”, tutti pronti a giurare e spergiurare che mai si sarebbero aspettati una cosa simile, che era tanto una brava persona, che aiutava le vecchiette a attraversare la strada e poi salutava sempre quando lo incrociavi, affabile e cortese.

Non sorprende che la stampa avesse preso l’abitudine di chiamarli “i bravi ragazzi della Valle Aurina”, quei giovani protagonisti della stagione del terrorismo altoatesino – dal 1956 all’ottobre 198 si registra un bilancio di  361 attentati con mitra, dinamite, mine,   21 morti, tra cui 15 appartenenti alle forze dell’ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi, deceduti per lo scoppio prematuro delle cariche che stavano predisponendo e 57 feriti: 24 membri delle forze dell’ordine, 33 civili.

Eh si, giovani insospettabili ed educati, soprattutto all’odio per l’occupazione italiana, per la forzata italianizzazione eredità del fascismo, per quella autonomia “controllata” e guidata da Roma sancita dallo statuto speciale della regione, perfino per quel benessere colpevole di smorzare e reprimere gli afflati identitari:  già nei primi anni ’50 il reddito per abitante della provincia di Bolzano era  più del 130% superiore alla media nazionale.

A loro guardavano con simpatia i sostenitori del Tirolo unito e della secessione dall’Italia, caldeggiati dalla SVP che si batteva contro l’inforestierimento, il meticciato favorito dall’immigrazione italiana, l’imbastardimento da contrastare in via amministrativa con la sospensione del rilascio dei certificati di residenza e con la propaganda a sfavore dei matrimoni misti.

Sono ugualmente giovani anche  i ragazzi di Fundres (tra i 18 e 22 anni), in cui il fanatismo si combina con la birra  tanto che – ubriachi- ammazzano di botte un finanziere, cui si unisce qualche soggetto dai trascorsi nazisti  per dare vita  a un’organizzazione clandestina, il Befreiungsausschuss Südtirol, con l’intento di ottenere con la forza l’autodeterminazione dell’Alto Adige e l’annessione all’Austria al fine di ottenere, sotto la sovranità di quest’ultima, l’unificazione politica della regione storica del Tirolo.

All’inizio il Bas, quel Comitato per la Liberazione del Sudtirolo, si limita a organizzare attentati “simbolici”, collocando esplosivi su obiettivi strategici, strade, tralicci, binari. Poi in una escalation cruenta segnata  dalla leadership del gruppo radicale che ruota intorno a Georg Klotz e ai neonazisti provenienti dall’Austria prende a bersaglio le forze dell’ordine: militari, carabinieri, finanzieri, poliziotti.

Sarà attivo in Alto Adige fino al 1969, i vertici vengono identificati e processati. Ma dopo circa dieci anni senza attentati a seguito dell’introduzione del secondo statuto d’autonomia del 1972 inizia una nuova stagione di bombe dietro alla quale insieme a alcune vecchie conoscenze si muovono  i soliti sospetti:  gli storici hanno recentemente parlato di infiltrazioni dei servizi segreti e del ruolo primario svolto da Gladio che integra l’azione dei gruppi Ein Tirol  nella strategia della tensione.

La giustizia italiana ha condannato 157 persone: 103 italiani di lingua tedesca, 40 cittadini austriaci, 14 cittadini della Germania occidentale, l’Austria invece ha offerto l’impunità per i concittadini implicati e per i condannati che hanno trovato rifugio nel suo suolo.

In questi giorni la Procura generale di Brescia ha dato parere positivo alla richiesta di grazia presentata da uno dei “quattro bravi ragazzi della Valle Aurina”, Heinrich Oberleiter, protagonista di numerosi attentati.  Dopo il primo,  una bomba sulla diga di Selva Molina, il gruppetto ripara in Austria ma torna sistematicamente in Alto Adige per proseguire nella sua attività criminale. Ai quattro sono stati attribuiti diversi omicidi, quelli del carabiniere Vittorio Tiralongo, del finanziere Bruno Bolognesi e dei carabinieri Palmerio Ariu e Luigi De Gennaro. Sulla testa di Hoberleiter pesano tre ergastoli, ma non si è mai pentito, limitandosi nella sua autobiografia scritta nel suo esilio in Austria dove è latitante da subito a ammettere che oggi i tempi sono cambiati e forse sarebbero diverse le modalità della sua “militanza” in difesa della sua Heimat, la patria oppressa. E non è lui a chiedere clemenza, una decisione che gli è valsa un diffuso consenso di simpatizzanti che guardano a lui come a un eroe, simbolo sfoggiato soprattutto dagli  Schützen che esibiscono immagini di attentati e le facce dei terroristi nei manifesti delle loro campagne e organizzato esposizioni di cimeli come l’innesco di una bomba rudimentale e decorazioni militari ornate da svastiche naziste.

Non c’è da stupirsene se a Appiano sulla Strada del Vino, a un “resistente” di allora è stata dedicata una via, se la Rai di lingua tedesca di Bolzano produce documentari sulle compagne degli appartenenti al Bas, dal titolo “Le donne degli eroi” e se  il consiglio provinciale di Bolzano ha approvato una mozione perché sia concessa la grazia ai terroristi del BAS, che vengono esplicitamente definiti “combattenti per la libertà”,  approvata anche dalla consigliera di lingua italiana del Pd, Barbara Repetto.

La parola adesso spetta a Mattarella. Ma c’è poco da stare tranquillo, la pacificazione da noi cammina a senso unico e a badare al sentimento comune, Lega in testa, possiamo sospettare che il prossimo comitato d’onore pronto a ricevere un reduce impenitente del terrorismo sarà di benvenuto, con mazzi di fiori, discorso e selfie a fianco del veterano, o meglio del perseguitato. E la memoria è intermittente e viziata da una pietas vergognosa che assolve vecchi assassini per ragione d’età, anche quando sono abbastanza in forze da scavalcare i muri di un ospedale militare, anche quando sono al termine di una esistenza libera da catene e pure da sensi di colpa. Tanto che la bomba di Via Rasella è opera di macellai, i colpi di fucile sparati per giustiziare carabinieri e finanziari diventano atti di guerra lecita per la liberazione della propria Heimat.

Ormai i valori sono come le pelli di zigrino che si possono tirare da tutte le parti seguendo il vento  dell’interesse. La patria europea altro non è un fortezza difensiva e offensiva, dai cui spalti si guarda con disprezzo ai feudi di serie A e a quelli di serie B, che non meritano il nome di paesi in cui vige uno stato di diritto, nemmeno di Stato, se le istituzioni preposte alla giustizia soffrono di discredito e derisione. La globalizzazione altro non è che il nome che si dà a un impero che impone l’omologazione di chi sta sotto per promuovere soggezione e obbedienza, così la sovranità viene criminalizzata se si tratta di dire no all’abiura di diritti, di autonomia, di responsabilità  e indipendenza economica e sociale, applaudita se si tratta di difesa di confini, di capisaldi la cui tutela impone chiusura, repressione, rifiuto.

E l’antifascismo altro non sarebbe che la predicazione di una smorta retorica umanitaria ben attenta a non intralciare il cammino del totalitarismo economico, finanziario e sociale, che ha promosso tolleranza per il fenomeno come si è manifestato nel passato, ridotto a incidente casuale della storia che non si può ripetere. Tanto che si è riservata indulgenza e attribuito credito ai loro revisionisti interni che fanno sfoggio di democrazia, e comprensione come a dei malati a quelli che si esibiscono in veste di comparse folcloristiche e nostalgiche. Tanto che vien buono Salvini presentato come la sorprendente  rivelazione del pericolo incombente, un accadimento impensabile, inatteso e sconcertante e non come l’ultima circostanza di un filo conduttore mai interrotto, di cui abbiamo guardato lo svolgersi come non si potesse contrastare, come se chi un tempo ormai lontano avesse esaurito il patrimonio genetico di dignità, di libertà, di forza buona e solidale di un popolo.

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One response to “Battisti-Hoberleiter, c’è terrorismo e terrorismo

  • Anonimo

    “E l’antifascismo altro non sarebbe che la predicazione di una smorta retorica umanitaria ben attenta a non intralciare il cammino del totalitarismo economico, finanziario e sociale, che ha promosso tolleranza per il fenomeno come si è manifestato nel passato, ridotto a incidente casuale della storia che non si può ripetere. Tanto che si è riservata indulgenza e attribuito credito ai loro revisionisti interni che fanno sfoggio di democrazia, e comprensione come a dei malati a quelli che si esibiscono in veste di comparse folcloristiche e nostalgiche. Tanto che vien buono Salvini presentato come la sorprendente rivelazione del pericolo incombente, un accadimento impensabile, inatteso e sconcertante e non come l’ultima circostanza di un filo conduttore mai interrotto, di cui abbiamo guardato lo svolgersi come non si potesse contrastare, come se chi un tempo ormai lontano avesse esaurito il patrimonio genetico di dignità, di libertà, di forza buona e solidale di un popolo.”

    Se da almeno 30 anni la sinistra è costituita da idioti, la destra anche fascista,domina inevitabilmente.

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