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La Cia riscrive la storia di Bankitalia

CiaIgnari, marionette e complici si sono indignati nei giorni scorsi quando il governo ha espresso la volontà di intervenire sulle nomine di Bankitalia per poi fare marcia indietro,  sgomento del suo stesso ardire e impaurito dalle maledizioni degli dei finanziari. Nessuno sembra ricordare o voglia ricordare che proprio la separazione tra Stato e Banca centrale portò all’esplosione del debito pubblico e dunque anche a creare i presupposti perché gli italiani si convincessero ad aggrapparsi all’euro presentato come un salvagente. Adesso che stiamo annegando forse cominciamo ad avere sentore dell’inganno e del fatto che una moneta unica disfunzionale sul piano economico era invece un funzionale strumento di manipolazione politica e asservimento alle tesi neo liberiste. Tutto questo ci riporta a una vicenda di molti anni, fa quando probabilmente la quasi totalità dei lettori di questo blog non era nato  o era in età da non interessarsi certo di tali questioni: all’incriminazione del governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi e del suo vice  Sarcinelli  accusati nel ’79 di favoreggiamento e interesse privato in atti d’ufficio nel corso di un’inchiesta sul mancato esercizio della vigilanza sugli istituti di credito. In realtà ciò che veniva contestato al governatore era qualcosa di molto nebuloso:il non aver trasmesso alla magistratura i risultati di un’ispezione al Credito Industriale sardo, banca che finanziava il gruppo chimico SIR, oggetto di indagine da parte della stessa Procura. Oggi sarebbero bagatelle visto che il “cieco” più illustre è stato proprio  Mario Draghi, ma in ogni caso non si trattava certo di  accuse che meritassero un fatto così clamoroso e inedito nella storia del Paese

La vicenda è complessa: Baffi successore a sorpresa di Guido Carli che avrebbe voluto per Bankitalia la nomina di un suo delfino, ovvero Ferdinando Ventriglia implicato però nella lista dei grandi evasori di Sindona,  fu il primo a rivendicare l’autonomia della banca centrale, la cui separazione dallo stato avvenne tre anni dopo, sotto il regno di Ciampi. Tuttavia un rapporto della Cia declassificato da poco e diffuso da Wikileaks (qui per i curiosi) accende una luce completamente diversa su tutta questa vicenda e sul ruolo avuto da Baffi. Si pensava che la sua incriminazione, avvenuta per mano del giudice istruttore Antonio Alibrandi, di note simpatie missine, padre del terrorista nero Alessandro e del sostituto procuratore Luciano Infelisi, entrambi ritenuti vicini ai Caltagirone, allora follemente indebitati con l’Italcasse, fosse scaturita dalla Dc di cui i cementieri erano grandi amici e finanziatori.  Il ministro del Tesoro Stammati e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Evangelisti, entrambi andreottiani di ferro, avevano convocato per due volte Baffi e Sarcinelli chiedendo di “sistemare” l’esposizione di Caltagirone nei confronti di Italcasse, ma i vertici di Bankitalia non avevano ceduto e non paghi di avere sciolto il cda di Italcasse, principale feudo Dc nel settore bancario, avevano disposto l’ispezione presso il Banco ambrosiano di Roberto Calvi e impedito il salvataggio degli istituti di Michele Sindona, il cui commissario liquidatore era Giorgio Ambrosoli. Insomma l’incriminazione d Baffi e Sarcinelli era la risposta di un potere politico ormai in via di degenerazione.

Oggi invece il documento della Cia porta ad un’altra pista, pur senza escludere la complicità dei potenti e dei potentati appena citati che volevano prendere parecchi piccioni con una fava sola. Il documento riporta infatti il resoconto di un colloquio tra Baffi e l’ambasciatore Usa, in cui il governatore di Bankitalia si rivela quanto mai contrario all’entrata dell’Italia nel  Sistema Monetario Europeo (lo Sme che è stato l’antenato dell’euro sia pure con molto meno danni ) a meno che non vi entrasse anche il Regno Unito ( cosa che non avvenne se non 12 anni dopo) e non venissero previsti “sostanziosi trasferimenti” al nostro Paese. Il governatore si opponeva insomma alla visione tedesca di un “serpentone” tra le monete europee, rigidamente ancorato a tassi di cambio quasi fissi, mentre Baffi pensava che sarebbe stato utile entrare nel meccanismo solo se questo avesse previsto oscillazioni di almeno l’8 per cento: insomma la discussione è sempre quella solo che con l’euro all’oscillazione delle divise si sono sostituiti i bilanci degli stati. Ad ogni modo il colloquio  avviene nel novembre del ’78 e nel marzo successivo c’è l’incriminazione di Baffi su una base completamente aleatoria tanto che sia il governatore che Sarcinelli furono prosciolti da ogni accusa, dunque nemmeno subirono un processo. Intanto però si erano dovuti dimettere e al loro posto era subentrato Ciampi fautore sia dello Sme ad ogni costo che della separazione tra la Banca d’Italia e il Tesoro

Insomma il documento della Cia apre prospettive del tutto diverse rispetto a quelle ormai “storiche” secondo cui fu proprio la politica e le sue manovre affaristiche a rendere opportuna la separazione della Banca d’Italia e Tesoro soprattutto alla luce di un secondo cablo venuto fuori dalla Cia che racconta di come vi fosse una sorta di rivolta di tecnici della finanza di fronte alla pretesa tedesca di entrare nel sistema monetario con cambi rigidissimi: “i tecnocrati, forti del bastione di Bankitalia, ribattono che la rigidità del tasso di cambio è la formula sicura per il disastro economico”. Insomma si aggiunge anche la pista di pressioni per entrare a tutti i costi nello Sme che in realtà prefigurava tutto ciò che è oggi dottrina consolidata dell’oligarchismo europeo: la creazione di un mercato finanziario unico, la dipendenza dei singoli stati e dunque anche delle politiche sociali, da vincoli invalicabili determinati da quello stesso mercato, la creazione di un unione continentale non più basata su legami ideali e sociali, ma sulla finanza. In più vi si leggono i primi passi di una nascente egemonia tedesca, ante muro di Berlino, visto che da Bonn, la capitale tedesca di allora, si cercava attraverso la politica monetaria “comune” di sterilizzare la concorrenza di altri Paesi, costringendoli a limitare la propria competitività monetaria. Dunque in quella vecchia e terribile storia potrebbero esserci zampini fino ad ora insospettati oltre alle cause già note, vale a dire la determinazione di certi ambienti a sbaragliare le resistenze sulla via della finanziarizzazione europea, cosa non solo plausibile, ma anche probabile visto che tra lo scopo, ossia il salvataggio di un grande daziere democristiano e i mezzi ovvero il clamoroso e inaudito arresto del banchiere centrale – tra l’altro notoriamente stimato dal Pci in posizione giustamente perplessa verso questo tipo di costruzione europea – lascia pensare che dietro le quinte delle quinte vi sia stato molto di più.

 

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