Abruzzo in farsa

26_la-farsa-delle-armi-chimicheCi vorrebbe un Balzac del politichese per descrivere appieno non la comedie humaine, ma quella post elettorale che, se possibile, è ancora più stravagante e miserabile: così non c’è da stupirsi se in Abruzzo il mainstream abbia gioito per la sconfitta dei Cinque stelle e abbia tirato quasi un sospiro di sollievo per la vittoria di Salvini e della Lega dopo che per mesi aveva lucrato sul pericolo fascista che se ha una qualche incarnazione plausibile è proprio in Salvini e alleati fratel italioti. Lasciamo perdere il fatto che la sconfitta dei Cinque Stelle o del Mov come tende a chiamarsi adesso, fosse in parte scontata e quasi tradizionale in elezioni locali dove contano le cordate economiche o affaristiche e in un’area che è sempre stata – salvo le recenti parentesi – a trazione destra, persino quando dovette sopportare la macabra farsa del dopo terremoto. Un aiuto è poi venuto dai brancolamenti nel buio dell’esecutivo che parte dell’elettorato vive come un tradimento: ma questo deriva dal fatto che questa forza non è riuscita a costruire una credibile classe politica, ignara che certi  strumenti di dibattito interno sono validi all’alba e invece nefasti quando bisogna affrontare il mezzogiorno governativo e il territorio. Più che di sconfitta si può parlare di un mancato consolidamento e dell’ennesima occasione perduta.

L’unica cosa davvero significativa di queste elezioni in tempi di grande mobilità elettorale è palesemente un’altra, ovvero che il Pd anche in queste condizioni, per così dire favorevoli, non è riuscito a risalire la china perché come partito ha preso meno voti sia rispetto alle regionali del 2014 che alle politiche dell’anno scorso, arrivando a poco più dell’11 per cento. Un fatto clamoroso visto che almeno per cinque anni ha avuto le mani in pasta negli affari regionali. Tuttavia proprio questo dato è quello che rimane sullo sfondo, in alcuni casi nemmeno citato, come se fosse ovvio che i voti delle 7 liste civiche incluse nel cosiddetto centro sinistra e che hanno portato il grosso dei voti al perdente Giovanni Legnini, siano immediatamente riferibili in termini politici al partito di Renzi. Tutti sanno però che le liste civiche esistono solo per due fondamentali motivi: per fare da specchietto per le allodole oppure proprio per evitare di mettere il nome di un partito che non ha più appeal. Così il voto abruzzese è molto meno interessante di quanto invece non lo siano le analisi post elettorali, le quali chiariscono attraverso l’informazione portante di giornali e telegiornali unificati che non è Salvini, ma invece il Mov ad essere avvertito dalla razza padrona come un pericolo per lo status quo sia degli assetti locali che soprattutto per quelli nazionali,   Un pericolo non tanto per una dirigenza 5S, nata dal nulla e che si muove a tentoni senza trovare il bandolo della matassa, quanto per l’animus del suo elettorato. E questo purtroppo accade anche in tanta parte dell’opinionarismo di sinistra che fa una gran fatica ad accorgersi o ad ammettere che in queste elezioni la sinistra è stata del tutto assente, magari rifugiata in quel 22 per cento in  meno di votanti rispetto alla precedente tornata elettorale. E che si si rotola nella sua schadenfreude per il risultato del Mov, invece di pensare a come rientrare in gara.

L’insieme di questi dati dimostra ancora una volta che c’è una domanda politica che rimane insoddisfatta, che vi sono ampi spazi di non rappresentanza e tanta gente avverte chiaramente questo deficit senza tuttavia essere in grado di dare delle risposte conseguenti, non dico concrete, ma minimamente razionali tanto da rivolgersi a Salvini, magari con l’aiuto di persuasori manifesti, non considerando per nulla che il leader della Lega è stato e rimane un nordista secessionario, nonostante le strumentali aperture al Centro e al Sud che anzi gli servono proprio per portare a termini il progetto originario. Ma la confusione porta a darsi la zappa sui piedi, mentre quello strumento dovrebbe servire a dissodare il terreno per tentare di raccogliere qualcosa in futuro.

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