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Un americano a Pechino

Chairman of the Nobel Peace Prize commitSiamo abituati a ingoiare e digerire le notizie senza minimamente far caso al loro sapore: così abbiamo ascoltato nel week end della morte di un dissidente cinese, Liu Xiaobo, del tutto sconosciuto ai più ma che ebbe un momento di notorietà quando, proprio in ragione della sua dissidenza rispetto al governo di Pechino, ottenne il Nobel per la pace, un riconoscimento ormai direttamente teleguidato da Washington ( vedi nota) e in articulo mortis un pretesto per gettare le solite ombre inquietanti sul regime della terra di mezzo. La chiave di lettura è proprio questa: la totale assenza di informazioni su Xiaobo che impedisce all’uomo della strada di si situarlo sia pure grossolanamente in una mappa simbolica. E quindi di non accorgersi che faceva parte del sistema occidentale di cui costituiva, non saprei dire se di buon grado o malgrado, una quinta colonna.

Rampollo di una famiglia di origine mandarina, successivamente passata all’appoggio per Chiang Kai Shek e la Cina americana, cristiano di educazione e religione, Xiaobo si è laureato molto tardivamente a quasi 30 anni e si è dottorato nell’84: ma prima ancora di iniziare un’attività accademica in Cina è stato chiamato come visitor professor prima alla Columbia University, poi all’Università della Hawai e in quella di Oslo (la città in cui si assegna il Nobel per la pace). Era appunto  in Usa, al Berbard College di New York quando si verificarono gli scontri tra fazioni del partito comunista che culminarono con piazza Tienanmen e fu immediatamente catapultato a Pechino dove si dice che abbia avuto un ruolo pacificatore, sebbene non vi siano documentazioni al riguardo a parte ciò che lui stesso ha riferito e l’informazione ripetuto. La sua notorietà sia pure minima in Europa risale tuttavia al 2008 quando fondò insieme ad altri “Charta 08” una sorta di imitazione di Charta 77 nel cui manifesto si chiedevano rispetto dei diritti umani, libertà di espressione, ma anche tutela assoluta della proprietà privata e privatizzazione delle terre agricole. Il documento fu firmato da 303 personaggi di varia estrazione fra cui molti avvocati, un blogger tibetano e da Bao Tong, capo della fazione del partito comunista (di cui peraltro era stato esponente di vertice) che fu sconfitta a Piazza Tienanmen e al cui fianco era accorso Xiabo. Sostanzialmente fu questo che gli valse il nobel.

Ora dio mi scampi e liberi dal pensare che gli imprigionamenti e le censure, la repressione della libertà di espressione e di pensiero, l’umiliazione della discussione facciano parte della civiltà che vorremmo e ne sono al tal punto convinto che ritengo intollerabile la presenza degli Xiabo occidentali in detenzione atipica come Assange e Snowden o l’ auto censura sotto minaccia giudiziaria cui  molti devono sottostare, ma tra questi ultimi e i “dissidenti”  di cui si occupa l’informazione occidentale c’è una differenza fondamentale: i primi agiscono nel loro ambiente culturale e per il loro ambiente culturale, i secondi finiscono per essere sovrastati da logiche estranee che pian piano diventano dominanti. Così non ci si può stupire che Liu Xiaobo  all’inizio della sua carriera accademica in Usa abbia dichiarato a un giornale di Hong Kong  che la Cina aveva bisogno di essere sottoposta ad altri 300 anni di dominio coloniale per poter diventare un paese migliore. Una frase infelice, da guerra dell’oppio, da lui stesso considerata inopportuna nella forma, ma non nella sostanza e mai rinnegata.  Per non parlare delle fasi successive, quella in cui celebra la guerra americana in Irak (2006) come straordinaria esportazione della democrazia o in cui propone la radicale privatizzazione di tutta l’economia cinese (2007) o le successive uscite in favore delle imprese sioniste nella striscia di Gaza. Tutte cose che lo hanno reso forse meno nobile, ma sicuro nobelato per la pace.

Proprio tutto questo dimostra fino in fondo la stupidità della repressione: perché facendo di Xiapbo un dissidente quanto mai comodo per le lime sorde dell’occidente è diventato impossibile criticarne il pensiero e vederlo per ciò che era: un neoliberista selvaggio, totalmente succube di Washington e della sua geopolitica nonché uno degli ultimi colonizzati felici di esserlo. Persino il Guardian che non è precisamente né comunista, né cinese si è chiesto quanti avrebbero inneggiato a Xiaobo se ne avessero conosciuto il pensiero, mentre siamo costretti a leggere coccodrilli insensati sui giornali o sentire sciocchezze dalla voce amica dell’informazione televisiva.

Nota Il premio nobel per la pace è conferito da una commissione eletta dal parlamento norvegese sulla base di rigorosi criteri di rappresentanza politica con il supporto di organizzazioni come Corte internazionale di Giustizia dell’Aja, l’Unione interparlamentare di Ginevra, l’apporto dei precedenti nobelati e delle associazioni  che li sostengono e addirittura di direttori di istituti di studi militari o di “organizzazioni che lavorano per la pace”. Insomma un complesso che ormai fa riferimento esclusivamente al mondo occidentale a guida americana e che per di più si svolge in un Paese che si è recentemente scoperto sotto stretta tutela di Washigton, al punto che l’ambasciata Usa si serviva della polizia norvegese e dei servizi oltre che di un proprio corpo appositamente costruito e ingaggiato, per spiare cittadini all’insaputa delle autorità,  Ad ogni modo non c’è non c’è alcun dubbio sui criteri di scelta dei vari personaggi insigniti, tanto che l’attribuzione di tale riconoscimento è ormai fonte di sospetto più che di merito.

 

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28 responses to “Un americano a Pechino

  • Un americano a Pechino  | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: Un americano a Pechino | Il simplicissimus […]

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  • jorge

    Anonimo : Io dico che la nazione è costituita dalle classi subalterne più una minima parte di classe dominate illuminata in senso socialista.

    Appunto, lo dice lei, ma in realtà la nazione è fatta da tutti i componenti di una popolazione, pure le classi dominanti normali e non illuminate , gli strati intermedi che per una percentuale molto grande stanno con quelli dominanti, il sottoproletariato sanfedista etc. Illuminati in senso socialista poi, possono essere pochi individui appartenenti alla classe dominante, al punto che vengono definiti “transfughi di classe”

    Inoltre, non è solo la questione della alta percentuale di popolazione che , pur appartenendo alla nazione, sarebbe contraria ad una trasformazione sociale., Anche a presindere dalla notevole dimensione quantitariva di tali settori , è la questione della impronta culturale che tali settori danno a ciò che realmente è la idea di nazione

    Per cui tale idea, è quella meno adatta, anzi quella più controproduttiva, a supportare un processo di trasformazione sociale, essendo intrinsecamente la mediazione tra gli interessi al fondo inconciliabili di dico ho detto (siamo nel moderno capitalismo)

    ———————————

    Stiamo parlando di trasformazione sociale, ma per arrivare a cosa ? Secondo me lei ha troppo in mente il modello della ex unione sovietica, ovvero del tentativoo di modernizzazione di una società arretrata in direzione del moderno capitalismo. Dovette essere così, data la mancata rivoluzione in germania, tale nazione, al pari di oggi, avrebbe potuto fornire alla russia di lenin le più moderne tecnologie incambio di materie prime

    La russia di lenin dovette invece comprare trattori, locomotive etc sul mercato mondiale, e fu costretta ad introdurre prima la nep e poi il capitalismo di stato

    le tecnologie della rivoluzione industriale 4.0, oggi inizialmente introdotte, varranno solo per le relazioni tra imprese capitalistiche ( la produzione si organiza da sola e si modifica in corso d’opera in base alla disponibilità di materiali e semilavorati e di base alle commesse che tramite la rete arrivano da tutto il mondo)

    Una cosa enorme, che la mente umana ha difficoltà a comprendere davvero, per ora in italia ne parlano in maniera riduttiva i confindustriali per avere finanziamenti pubblici fuori daogni controllo e contropertita, ad un recente convegno la confcommercio ha ridotto la rivoluzione industriale 4.0 ai carrelli meccanici che portano farmaci o detersivi da una area all’altra di farmacie e e rivendite di prodotti per la casa, Poletti, con la sua breve apparizione, ha anche confermato la necessità di finanziamenti pubblici a siffatta strabiliante innovazione,

    In realtà, tale rivoluzione industriale 4.0 (quella vera) è agli inizi negli usa ed un po meno in germania, una volta dispiegata, la produzione a livello mondiale avverra come con un unico enorme trust produttivo che si autogestisce telematicamente. Al punto che ogni realtà produttiva, essendo connessa e gestita telematicamene in relazione a tutte le altre, non potrà piu mantenere segreti nessuno degli aspetti della produzione (segreto industriale), il che preoccupa enormemente i proprietari privati di tali realta produttive. Tutto ciò sconvolgerà la composizione di classe e della società intera, eliminerà quei lavori di tipo quadri intermedi tecnici ed gestionali su cui per una fase iniziale poteva sembrare si recuperassero i lavori persi con la robotizzazione.

    Data questa unificazione della base produttiva del mondo intero, qualunque trasformazione sociale non potrà piu avere un carattere “nazionale”, e neanche potrà fare leva sulle dinamiche di classe da Lei descritte
    —————————————-

    Per fortuna, proprio tra i ceti tecnici e scientifici che, a livello mondiale, più sono coinvilti in queste trasformazioni complessive, sorge sempre più la consapevolezza, basata su un approccio scientifico e razionale, di come sia antiquato il sistema capitalistico con i suoi rapporti privati di proprietà a fronte della unificazione produttiva agile ed elastica di cui si parlava

    Una trasformazione sociale , non potrà che venire da una convergenza di interessi, basata sul bisogno e sulla razionalità, tra i ceti che si impoveriscono equelli che posseggono il sapere tecnico e scientifico della nuova era (qu’ c’e la avanguardia di classe, il suo collante).. Anche i limiti che si ascrivono alla vecchia unione sovietica, cattiva allocazione delle risorse, mancanza di possibilità di scelta per i consumatori, sono intrinsecamente risolti dal futuro assetto assetto produttivo. Appunto come si diceva inizialmente, la rivoluzione industriale 4,0 il capitalismo la riserba al rapporto tra le realtà produttive, ma essa per sua natura potrebbe coinvolgere nella autoproduzione i consumatori stessi ( altro che mancanza di liberta d scelta per i consumatori)

    Ovviamente il lavoro, per non pesare come una tortura su pochi (i il capitale paga la sussistenza alle minori persone possibile, da esse vuole quindi il massimo di tempo di lavoro e merci non retribuite — jobs act profitto capitalistico). e per non lasciare nella disoccupazione masse immense, dovrà essere completamente ripensato e redistribuito, si potra proderre er i bisogni e senza la mediazione del profitto, il quale costringe alla proprieta privata sule realtà produttive bloccando le potenzialità della niova era.. Rispetto a tutto ciò, unico trust produttivo mondiale e sue potenzialità,quello della nazione risulta essere un mito reazionario.

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    • Anonimo

      Mao zedong er un borghese, un maestro cinese se non sbaglio…

      non era un operaio proveniente dalla Thailandia…

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    • Anonimo

      Patria o muerte…

      CHI LO HA DETTO ?

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    • Anonimo

      Che Guevara era un borghese…ah il motto patri a o meurte , probabilmente era suo o del suo compagno Fidel Castro, altro borghese si può dire ( entrambi nazionalisti, guarda un po’…).

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  • Anonimo

    Per quel che conosco,in concreto, fosse anche personalmente dell’Italia, penso che le classi subalterne, men che meno assieme agli stranieri, non avranno l forza ( e probabilmente neanche la forza di volontà…) di produrre cambiamenti sostanziali, a favore di tutte le classi subalterne.

    Non avranno la forza cioè di produrre un vero cambiamento.

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    • Anonimo

      Lenin, Marx e Ghandi, ad esempio facevano parte della classe dominante, in senso lato ( e quindi, media borghesia…) o stretto.

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  • Anonimo

    “E’ l’arma ideologica della borghesia, che infatti sempre descrive chi lotta come irresponsabile, nemico dell’interesse nazionale e della economia nazionale che ne esce danneggiata..”

    Bisogna ribaltare questa mistificazione e dire chiaramente , che dannosa ed irresponsabile è gran parte dell’oligarchia dominate, quella NON illuminata in senso anti capitalista!

    La nazione deve contrastare LA PROPAGANDA gli interessi della classe dominate, dato che in massima parte (!!) detta oligarchia dominate È LI PER DANNEGGIARE LA NAZIONE, e cianciare MISTIFICATORIAMENTE DI NAZIONE, IN MODO SIMIL FASCISTA!!

    Io dico che la nazione è costituita dalle classi subalterne più una minima parte di classe dominate illuminata in senso socialista.

    Quel tipo di nazione avrà la forza di produrre cambiamenti incisivi per il benessere delle classi subalterne.

    Gli scioperi , specialmente quando settoriali e non generali sono “dei fuochi di paglia”.

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  • jorge

    Dice Anonimo

    “il tema unità nazionale, DEVE coincidere con il tema unità delle classi subalterne, se si vuole un evoluzione i senso socialista … altrimenti gli scioperi settari di ferrovieri e studenti del Land Baviera rimarranno tali altro che sciopero di classe”.

    L’unita nazionale, per definizione, non è l’unità delle classi subalterne, ma è l’unità delle classi subalterne con quelle dominanti, altrimenti che unità nazionale è ?

    Una unità nazionale, quindi di tutti i gruppi socilai,,non può che edulcorare ideologicamente il conflitto sociale, che nella società capitalistica è invece strutturale. Quindi, nell’ottica dell’unità nazionale, i subalterni non possono separare i propri interessi da quelli degli strati dominanti,.e quindi la lotta di classe non è possibile.

    Inoltre, gli strati dominanti, avendo il controllo dei mezzi di comunicazione, dei centri che producono ideologia, usano la presunta comunanza di interessi per colpevolizzare chi lotta, ovvero rompe tale comunanza di interessi (l’unità nazionale). E’ l’arma ideologica della borghesia, che infatti sempre descrive chi lotta come irresponsabile, nemico dell’interesse nazionale e della economia nazionale che ne esce danneggiata..

    Questa accusa c’è sempre quando si danno delle lotte, e se ne serve Pinochet come Sacconi, la Tatcher come Schauble e la Merkel , Tale accusa mette gli strati sociali indifferenti alle lotte, o non ancora coinvolti in esse, contro coloro che praticano la lotta, e costrro rimangono isolati e sconfitti. La storia dice questo, ovvero la unità nazionale e un concetto che ostacola le lotte e soprattutto la loro generalizzazione
    ————————

    In tutta sincerità, io non voglio convincerla per forza, il mio è un invito alla riflessione, anche nei confronti di chi avesse interesse a questa discussione. Dalle sue parole comunque, colgo l’esigenza di un collante che fortifichi le lotte, rendendole non espressione di questo o quel settore, ma espressione di tutti i subalterni. Si tratta di quello che si chiama generalizzazione delle lotte, ciò che poi è la lotta di classe, di tutta la classe, altrimenti sarebbe la lotta di alcuni strati soltanto

    Il punto però, è che per i motivi che ho spiegato, il collante che fortifichi e generalizzi le lotte non può assolutamente essere il riferimento alla unita nazionale ( il riconoscersi in una nazione, può essere una bella cosa, ma rispetto ad altri livelli della realtà). In effetti, lo dimostra la storia, non troverà un solo esempio di lotta di classe il cui collante sia stato l’unità nazionale, infatti Lei ora non dice più che tale collante è l’unità nazionale,, ma dice che DEVE essere l’unità nazionale. E’ passato dal dato di fatto,che nella storia non ha trovato, al mero auspicio, ovvero ad una solo sua valutazione soggettiva, ma, mi scusi, lei non può piegare la realtà alle sue preferenze prescindendo dall’esperienza storica e dalla analisi di questa

    Se vogliamo rimanere con i piedi per terra, da un lato le lotte non possono che partire dai bisogni (non dalla coscienza complessiva che è riflessiva e viene dopo), da singoli settori che si ribellano. Essi pero nella lotta scoprono che se anche il singolo settore dovesse ottenere qualcosa, poi i capitalisti se lo rimangiano a breve, perche necessitati dalla concorrenza, I singoli settori scoprono cioè che, prima per ottenere, e soprattutto per conservare qualcosa, bisogna coordinarsi con tutti gli altri settori che lottano, ovvero costruire un fronte stabile e longevo (passare dai settori alla classe), la conquista del singolo settore , magari a scapito degli altri, non è duratura

    Questa spontaneità pero non basta, o meglio, può bastare , anche perchè inizialmente non vi poteva essere altra strada (come dire si impara a nuotare solo nuotando), ma indubbiamente, anche rispetto a dei capitalisti scaltriti dall’esperienza storica, serve proprio un collante nel senso che dice Lei. Esso però non è, nè puo essere, il riferimento alla nazione (peggiorerebbe le cose), si tratta invece della cosìddeetta avanguardia della classe. Questa ha il compito di conservare e poi riportare ai proletari (quando si rimettono in movimento), l’esperienza di lotta della loro classe maturata nelle fasi e per le generazioni precedenti (vincenti), e cancellata dalla borghesia di comando con l’ultima rottura del fronte operaio.

    Una esperienza , una pratica, che consiste ad esempio, nel far incontrare tra di loro settori diversi che si muovono, diffondere gli strumenti anche teorici atti a collegarli, insomme tutte quelle cose suscettibili di ricomporre la classe ( farla passare da classe in sè a classa per sè, secondo la celebre espressione) in modo che essa raggiunga il livello veranente politico, Storicamente, questo ruolo è svolto dalle organizzazioni della classe operaia,invero oggi molte di queste realtà sono diventate esse stesse strumento di controllo della borghesia di comando sulla classe operaia (concertazione, CGIL;CISL;UIL),

    Se ci guardiamo intorno, per conseguenza della crisi, la esperienza di lotta e la coscienza di classe di cui parliamo, pian piano tendono a riemergere (comunque per prova ed errore si riformano nella lotta). non mancano militanti, centri studi , organizzazioni culturali e politiche, che ne implementano la conoscenza e diffusione (avanguardia di classe). La crisi si aggrava sempre più, con tutta la generale decadenza della società, questo stato è il miglior alleato della lotta di classe. Si informi sulle lotte, e sulla loro tendenza alla generalizzazione, sono embrionali ma marcano una tendenza, il modo migliore per sostenerle è quello di non amplificare i veleni ideologici sparsi dalla borghesia di comando. Non è detto che nel tempo riprenda e vinca la lotta di classe , quella che va fino in fondo fino al livello politico, ma di certo c’è che l’altra alternativa è la guerra e la barbarie. Buone vacanze.
    ——————————

    P.S. Formenti ha ragione quando dice : Ma ad Anonomo, lo hanno detto i ferrovieri e gli studenti tedeschi che si sarebbero solidarizzati perchè appartenenti ad una stessa nazione? In caso contrario parliamo di aria fritta ! Se lei è davvero così interessato all’avanzamento della lotta di classe, non cada nel comodo soggettivismo, ne approfondisca le dinamiche, e le perori anche a livello molecolare, nell’epoca del web avanguardia di classe è anche questo

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    • jorge

      Ricevo e condivido :
      ecco un esempio di come l’avanzare dela crisi, ed il comportamento dappertutto uguale dei capitalisti, provoca una tendenziale unificazione della lotta ( i lavoratori della INNSEE scrivono a quelli della HITACI). Sta cosa sta circolando sul web, non per i telegiornali (personalmente taluni passaggi non li condivido)
      ————————–

      Cari compagni operai della Hitachi, la vostra lotta di resistenza alla vigliaccheria dei padroni e dei manager loro servi, che vi hanno
      espulso dalla fabbrica, ha il nostro pieno e solidale appoggio.

      Conosciamo bene la bassezza e la cattiveria del padrone che per garantirsi maggiori profitti non ha nessuna esitazione a tagliare e licenziare operai e lavoratori lasciandoli letteralmente sulla strada assieme alle loro famiglie.

      Questa bassezza la conosciamo bene noi operai della INNSE perchè la stiamo ancora subendo. I padroni cambiano ma il loro metodo rimane lo stesso.

      Anche noi siamo stati licenziati come voi quattro, il padrone al pari del vostro ha deciso di eliminare con tutti i mezzi chi si oppone al regime terroristico che vuole imporre nelle fabbriche.
      Un regime di terrore che i padroni utilizzano con tutti i mezzi a loro disposizione per eliminare ogni forma di resistenza operaia; lettere di contestazione, provvedimenti disciplinari, licenziamenti, denunce penali e trasferimenti in altri posti di lavoro distanti centinaia di chilometri.

      Questi sono gli strumenti “democratici” che il padrone utilizza per far piazza pulita di chi non si disciplina al suo regime di fabbrica.
      Questo lo può fare grazie alla complicità e con la collaborazione di sindacati asserviti, di sindacalisti borghesi che combattono la resistenza operaia per paura di perdere la propria poltroncina.
      Questi sostenitori del meglio poco che niente non hanno nessuna remora a firmare accordi capestro che espellono dalle fabbrica migliaia di operai, salvando i profitti del padrone.

      La cosa che fa più paura al padrone, ai suoi servi e al sindacato collaborazionista è l’insorgenza di un sindacalismo operaio, un sindacalismo indipendente degli operai che unifichi la comunità operaia di fabbrica e che combatta per unificare le lotte tenendo testa al padrone ai suoi sgherri e ad un sindacato borghese e parolaio.

      Questa vostra protesta contro i licenziamenti non può che vederci al vostro fianco, siamo consapevoli che la vostra lotta è un contributo reale e importante per tutti gli operai, la lotta di resistenza ai vostri e nostri licenziamenti può essere un importante punto di partenza per dare vita al partito operaio.

      Partendo da queste forme di resistenza possiamo costruire l’unica forza capace di abbattere il sistema putrefatto e corrotto dei padroni; il partito operaio, unico partito in grado di difendere i reali interessi degli operai.

      Senza questo nostro partito saremo solo operai che tentano lotte di resistenza importanti ma che non riusciranno a sconfiggere i padroni ed i loro servi.Un abbraccio resistente da tutti noi, operai licenziati e cassaintegrati, in presidio permanente davanti ai cancelli della INNSE.

      I licenziati e gli operai della INNSE di Milano

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  • Anonimo

    Ah.. la Linke che qui in itaGlia dalla stampa di propaganda di regime sarebbe definito un partito di sinistra estremista, o comunista estremista,
    nelle ultim 2 elezioni federali ha ricevuto tra l’8 ed il 12 % dei voti….

    Esiste in itaGlia un partito comunista o molto simile,che negli ultimi 5-6 anni a ricevuto questa q.tà di voti in parlamento ?

    Mi pare che in Italia la situazione sia differente (!!) sotto diversi aspetti rispetto alla Germania… eh.. ma qui in italia va di moda dai tempi di Prodi il: “dai facciamo come la GermaGna”

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  • Anonimo

    “certamente non più i sindacati ormai organi del capitale per segmentare e controllare il mondo del lavoro”

    in Germania dove gli scioperi funzionano un po’ meglio che in itaGlia pare che questo non sia vero…

    Weselsky è un sindacalista nato e crsciuto nella ex DDR.

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    • Anonimo

      Magari sto weselsky aveva pure il supporto della Linke, partito di sinistra, che qui in itaGlia sarebbe definito estremista, in quanto pressoché effettivamente di sinistra.

      Italia e Germania ?

      2 nazioni diverse.

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  • Anonimo

    ” alcuni intravedono la possibilità di ricevere un aumento di stipendio con qualche ora di sciopero, figurati cosa gli importerà mai che i compagni di lotta siano di una unica etnia o di nazioni diverse ( ciò vale per gli italiani e per gli extracomunitari), bisogna essere concreti.”

    questo , si tradurrebbe in itaGlia nella volontà di portare a casa la paghetta con meno sforzo possibile, magari anche a discapito di altri lavoratori o soggetti delle classi subalterne.

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  • Anonimo

    Toh…Weselsky è nato a Dresda nella ex DDR … c’è una regione in itali che abbia la storia e la cultura della ex DDR ?

    Sindacalisti nati e cresciuti nell’ex URSS ce ne sono in Italia ?

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  • Anonimo

    ” Oltre che la sua interpretazione, nessun elemento di fatto Lei porta a suffragio della sua idea. Invece di documentarsi, vuole sovrapporre in maniera indimostrabile la sua opinione sopra i fatti, allora nulla quaestio….”

    Lei invece ha dichiarato (non dimostrato …) che in Germania uno sciopero inter- categoriale , con qualche scioperante straniero avuto successo…

    E CON CIÒ , COSA DOVREBBE, EFFETTIVAMENTE, SUCCEDERE IN ITALIA ?

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  • jorge

    @ formenti– scusa, il commento lungo voleva essere la risposta al tuo commento, andrebbe letto per ultimo

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  • jorge

    Il richiamo alla nazione, ha proprio la funzione costante di perimetrare e colpevolizzare i protagonisti delle rtivendicazioni, dipingendoli come corporativi ed antinazionali. E’ storia di sempre, anche per il caso tedesco citato, klaus weselsky “leader dei ferrovieri” è stato ostracizzato come rappresentante di un movimento antinazionale, e dannoso per l’economia nazionale (basta documentarsi)

    Ferrovieri e studenti erano comunque multietnici, la verità e che spesso si vogliono piegare i fatti alla propria comodità teorica, piuttosto che verificare, e capire la funzione oggettiva delle terorie, alla luce dei fatti

    Se alcuni intravedono la possibilità di ricevere un aumento di stipendio con qualche ora di sciopero, figurati cosa gli importerà mai che i compagni di lotta siano di una unica etnia o di nazioni diverse ( ciò vale per gli italiani e per gli extracomunitari), bisogna essere concreti. Poi l’appetito vien mangiando, è c’è la possibilità che le lotte si generalizzino.

    Le idee di solidarietà di classe, oggi rare, sono il risultato e non la premessa delle lotte (con l’accetta). Altra cosa e dire che le lotte possono essere facilitate , anche rispetto alla loro prospettiva complessiva, da avanguardie che riportino alla classe la sua esperienza di lotta che la vittoria capitalistica nella fase precedente aveva disintegrato . Può farlo, a livello molecolare, anche un blog o un sito, certamente non più i sindacati ormai organi del capitale per segmentare e controllare il mondo del lavoro

    Purtroppo, l’idealismo di stampo hegeliano lascerà il passo alla concretezza del materialismo (non bruto ed oggettivista) solo con l’eventuale superamento del capitalismo e della sua pervasiva ideologia. Questo abbisogna pero di molto altro che non le lotte della classe operaia tradizionale,la sua composizione e cambiata, ed il vero problema sono i rapporti feticistici della società attuale che strutturano la forma della soggettività (qualcosa di più che il consumismo o il pensiero unico) per cui oggiai e piu facile immaginare un capitale senza mondo ( il capitale decadente ed in crisi irresolvibile distrugge tutto), piuttosto che un mondo senza capitale. E’ solo un accenno, sarebbe troppa carne al fuoco,

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    • Anonimo

      Non si deve appunto lasciare il tema di unità nazionale, a sostanziali fascisti , come può essere avvenuto a volte anche in Germania, il tema unità nazionale, DEVE coincidere con il tema unità delle classi subalterne, se si vuole un evoluzione i senso socialista … altrimenti gli scioperi settari di ferrovieri e studenti del Land Baviera rimarranno tali altro che sciopero di classe.

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    • Anonimo

      per me lo sciopero di classe di cui Lei sembra cianciare, è sinonimo di sciopero generale…contro il Jobs Act ad esempio, lo ha visto fare uno sciopero generale contro il jobs act ?

      Lo hanno fatto i lavoratori stranieri qui in italia ?

      Lo sciopero di appena 2 categorie delle classi subalterne, in Baviera, sarebbe uno sciopero di classe ?

      Detto sciopero, avrebbe fatto tremare le gambe ai grandi capitalisti tedeschi, o in vece i grandi capitalisti tedeschi hanno più senso della nazione ed hanno acconsentito ad un parziale redistribuzione del reddito a detta parte delle classi subalterne ?

      Lo hanno fatto perche sanno che forzare la resistenza contor tali richieste li avrebbe fatti sfigurare di fronte lla nazione-classi subalterne, ed avrebbe avuto , in Germania anche un peso politico ?

      Il grande capitale tedesaco, non avrebbe potuto chiedere una restrizione del diritto di sciopero ?

      I politici tedeschi, non avrebbero potuto inventare uno stato d’emergenza ( leggesi strategia della tensione…)come è successo in Francia, proprio contro gli scioperi generali sulla Loi du Travail ?

      Secondo Lei Jorge la classe dominante tedesca, si è impaurita da quegli scioperi settari ?

      Italia=Germania per quanto riguarda scioperi e lavoratori…
      RAGIONAMENTO FALLACIE !

      Lei lo sa Jorge che in Baviera storicamente e per breve tempo è stata istituita una Repubblica sovietica di Baviera o molto simile…), MENTRE NON MI RISULTA CHE IN ITALIA, NEANCHE PER UN GIORNO SIA SUCCESSA UNA COSA SIMILE FOSSE ANCHE IN UNA SOLA REGIONE ?

      Anche questa un casuale differenza fra Italia e Germania ( e dei suoi lavoratori … saranno pure casualità, ma in Germania le casualità vanno in una direzione, in itaGlia vanno nella direzione quasi opposta!) ??

      https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Bavarese_dei_Consigli

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      • Anonimo

        La Repubblica sovietica di Baviera, come i movimenti spartachisti ( comunisti…) fanno parte della storia della nazione tedesca.
        Cose simili in Italia sono parecchio difficili da rammentare.

        Ah… per non parlare dellla ex DDR…Germania-Italia, 2 stati e nazioni DIFFERENTI!

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    • Anonimo

      “klaus weselsky “leader dei ferrovieri”

      Klaus Wselsky era un sindacalista, nato nella ex DDR, vede qualcosa di simile, in ItaGlia ?

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  • jorge

    @-Anonomo … Macchè Italia e Germania, qua parliamo di lotta di classe, Inoltre, ha qualche prova di quello che dice ? io per le mie cose ho i seguenti fatti

    Gli studenti, ottenendo l’eliminazione delle tasse universitarie, ottengono un obiettivo “di classe”, come è un obiettivo “di classe” l’aumento dello stipendio dei ferrovieri di circa il 5%., infatti a queste cose la parte dominante della nazione,,gli strati ad essa collegati, e la grandissima parte della opinione pubblica, erano assolutamente contrarie, al punto da definire studenti e ferrovieri “nemici della nazione”. Quando l’idea di nazione può venire usata, come viene usata, in questo ultimo senso, il discorso di Anonimo è destituito di ogni fondamento ed anche questo è un fatto (parlare di nazione, contro presunte minoranze corporative, e una costante di tutti i nemici delle rivendicazioni)

    Oltre che la sua interpretazione, nessun elemento di fatto Lei porta a suffragio della sua idea. Invece di documentarsi, vuole sovrapporre in maniera indimostrabile la sua opinione sopra i fatti, allora nulla quaestio…..

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    • mariangelo.formenti

      Ma ad Anonomo, lo hanno detto i ferrovieri e gli studenti tedeschi che si sarebbero solidarizzati perchè appartenenti ad una stessa nazione? In caso contrario parliamo di aria fritta !

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      • jorge

        @– formenti..comunque, voglio essere chiaro su questo, non c’è nessun fatto datosi nella storia che può dimostrare che il detonatore di una fase di lotte sia la coscienza di appartenere ad una comune nazionalità, parlo di fatti, non di valutazioni soggettive. Ritengo imoltre, da parte mia, che sia il caso di chiudere questa lunga discussione, ormai ripetitiva ed invadente ( le posizioni sono chiare)

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    • Anonimo

      in Germania sono state redistribuite risorse a lavoratori e studenti, sciopero settoriale, e non di classe, perche in Germania dette risorse c’erano,
      in Italia, ce ne sono molte meno, e comunque l’oligarchia italiana, nella sostanza è anche più avida, incapace e sfruttatrice di quella tedesca, che quantomeno concede ai tedeschi una parvenza di stato sociale, diversamente da quello che in effetti succede in italia.

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    • Anonimo

      Ci doveva andare bene facendo come la Germania pure quella volta che siamo entrati nell’euro ( moneta forte , moto simile al marco…), diceva Prodi…

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    • Anonimo

      “qua parliamo di lotta di classe”

      Lei parla di manifestazioni-scioperi inter categoriali, non di lotta di classe,
      quelle 2 categorie ( settori…), non sono l’intera classe subalterna, tedesca in quel caso.

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