Il referendum e i nemici del popolo

selfie-man-3“Guardate che nessuno vi inganni, molti verranno nel mio nome”. Trattandosi del vangelo secondo Matteo c’è da fare ancora più affidamento su questa storia antica che si ripete ciclicamente. E infatti molti nell’ultimi 30 anni molti sono venuti nel nome della sinistra a predicare le cose di destra, a spacciare  piccoli inganni locali mischiati alle menzogne globali sperando, non senza qualche successo, che solo l’etichetta e non il sapore, l’intelligenza, il cuore testimoniassero la bontà del vino.  Ci si prova ancora una volta col referendum, cercando di abbindolare gli eterni ingannati in maniera che facciano da scorta ai clientes di regime i quali si aspettano dalla manipolazione costituzionale ed elettorale un contratto a tempo indeterminato.

Loro, proprio loro con le chiacchiere ottuse, quel sudaticcio politichese stucchevole e rivoltante, la maschera marchiata sinistra sono i nemici del popolo, quelli che propongono di cambiare la Costituzione secondo i consigli che sono venuti dalla J. P. Morgan nell’ormai famigerato documento del 2013, ma anche dall’Europa oligarchica di Bruxelles che ritiene necessario cambiare le Costituzioni di molti grandi Paesi di un piccolo continente perché nate dalla fine delle spaventose dittature del ‘900, dunque troppo orientate alla tutela della libertà e della rappresentanza, troppo anti autoritarie. Certo la Ue e i suoi oligarchi non potevano spingersi oltre , ma ci hanno pensato i banchieri americani a sottolineare come tutto questo conceda troppe autonomie locali con detrimento delle multinazionali e tutela persino il lavoro ponendosi come  un ostacolo al profitto. Dunque la chiave di lettura della “riforma” costituzionale è la riduzione totale della democrazia come auspicato dagli euro banchieri. Da ogni altro punto di vista la manipolazione è insensata: la democrazia non si svende per i miserabili  49 milioni che si risparmierebbero al netto delle partite di giro, su un Senato, certo sfoltito e non più realmente elettivo, ma il cui vorace apparato, ossia quello che costa davvero, rimane intatto. Anche ammesso che poi si risparmi davvero il miserabile gruzzolo. E di certo non serve ad accelerare gli iter legislativi, come recita la più spudorata menzogna italiana del dopoguerra e Dio sa se ci mancano, la quale fa conto sul fatto che nessuno vada davvero a vedere la merda nascosta sotto il tappeto. Già perché i tempi saranno persino allungati dal nuovo assetto che di fatto coinvolge il Senato in qualsiasi legge, automaticamente per quelle costituzionali, elettorali, di interesse europeo, di bilancio o di conversione dei decreti legge, ma anche su qualsiasi provvedimento sul quale ritiene di dover intervenire. Il che implica meccanismi che potenzialmente allungano gli iter legislativi, che non aboliscono affatto il bicameralismo, ma sostanzialmente sottraggono uno dei due rami del parlamento al controllo elettorale, facendolo divenire  una sorta di assemblea a disposizione del re, come nell’ancien regime.

Visto che le ragioni ufficiali semplicemente non esistono e sono solo frutto di spot da quattro soldi, quelle vere consistono nell’adesione ai voleri delle economia finanziarizzata e non è un caso che proprio da quelle parti e dalle loro maschere arrivano gli inviti a votare si. Altro che Napolitano il quale secondo l’immondo guappo, timoroso della sconfitta sarebbe l’ispiratore della riforma. Ma figurarsi, Napolitano non è mai stato in grado di inventarsi nulla in vita sua, è stato solo un fine dicitore di idee altrui di cui probabilmente ha sempre compreso assai poco, uno che arranca dietro il carro del vincitore. Ha solo preso nota ed eseguito per buana J. P. Morgan e compagnia. La riforma e la collegata legge elettorale non servono a niente altro se non a dare un colpo alla democrazia e ad instaurare un eterna alleanza tra gruppi di potere legali  e non che svendano il Paese e lo costringano in una condizione di totale asservimento: per questo non c’è sta stupirsi se magicamente è ritornato d’attualità il ponte sullo stretto, è la nuova alleanza elettorale con le mafie che hanno fame di miliardi pubblici, di una grande opera del tutto inutile nelle condizioni attuali di strade e ferrovie, sulla quale mangiare con facilità. Certo con gli stessi soldi si potrebbero usare per modernizzare Calabria e Sicilia, non soltanto nei trasporti che oggi sono quelli dell’Ottocento, dare un posto di lavoro a molte più persone, ma questo significa mille cantieri, mille gare costose per le finanze dei don e degli on, un ridotto controllo sul voto. Meglio la grande promessa, poi dopo aver convinto i picciotti a votare sì, ci si penserà, verrà aperto qualche cantiere per antipasto. Ma insomma è una mossa per sedurre i controllori di voto, un dono di fidanzamento.

Quindi non è molto difficile individuare i nemici del popolo che pretendono di parlare in suo nome. E molti saranno ingannati. Per fortuna il referendum e la sua domanda da quiz con spot elettorale annesso, hanno se non altro il merito di rendere chiarissimi gli schieramenti, di non creare ulteriori equivoci sui “valentuomini, che mangiano i frutti, del mal di tutti”, come celebra una celeberrima poesia di Giusti oggi dimenticata. Si, sono loro i nemici del popolo, quelli che vengono in suo nome travestiti da agnelli, che mentono o fingono di essere pensosi ragionatori, che cambiano idea non avendone mai avuta una, che informano a cottimo, che fanno finta si tratti di una cosa seria per nascondere sotto il raso delle polemiche i veri e peraltro scoperti fini. Sono loro  che testimoniano il fatto che il liberismo è incompatibile con la democrazia, che Renzi e il suo governicchio sono incompatibili pure con qualsiasi forma di onestà e di intelligenza. Che la commedia è da burattini, intagliati nel legno da Geppetti che non si sognano nemmeno di dar loro un palpito di vita.

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One response to “Il referendum e i nemici del popolo

  • jorge

    L’invito a votare si non viene solo da jp morgan o dall’oligarchia europea, entrambe espressioni dall’economia finanziarizzata.
    L’invito a votare si viene anche dal presidente di confindustria, l’associazione degli industriali che producono merci reali. Tale associazione che negli ultimi anni non ha fatto altro che criticare :

    1) le banche, le quali non avrebbero concesso crediti agli industriali impegnati nella produzione reale.

    2) l’europa ed i suoi vincoli di bilancio, gli industriali produttivi avrebbero voluto politiche espansive di spesa pubblica, contestualmente ai tagli sullo stato sociale e sulle paghe di chi lavora

    Evidentemente, la vulgata che vuole la finanziarizzazione come causa di tutti i problemi, e che dipinge la produzione reale di merci come foriera di tutte le virtù, esce smentita dalle dichiarazioni di vincenzo boccia il quale è favorevole al sì come qualunque speculatore finanziario

    Non so se coscientemente, o per un riflesso automatico, retaggio del togliattismo che voleva a tutti i costi il compromesso con una presunta parte progressiva del capitale (anche se questa non ci pensava proprio), fattostà che il simplicissimus, anche riguardo al referendum di Renzi, perimetra la critica alla sfera finanziaria che appoggia si (jp morgan, oligarchia europea) e lascia credere surrettiziamente che il buon capitalismo produttivo sia indifferente alla cosa oppure preferisca il no.

    Di fatto, ciò significa graziare la confindustria e gli industriali produttivi, che invece dichiarano appoggio al si con lo stesso accanimento delle istituzioni finanziarie. Questa volta non siamo di fronte ad una divergenza analitica, quì c’è proprio una censura dei fatti, il simplicissimus omette di dire che sono tutti i settori del capitale a volere il sì

    Tanto di rispetto per un blog che cerca le notizie tra le pieghe della informazione di regime e tra le bufale delle fonti alternative (e magari evita a noi la fatica di farlo, diventando in effetti un riferimento). Questa volta però pare di leggere La Repubblica di Scalfari o Calabresi, che cerca di orientare la massa pseudo progressista con omissioni e parzialità, Minutolo è troppo smaliziato per non vedere che se limita la sua critica alla sfera finanziaria dà copertura ideologica al capitalismo che invece marcia compatto verso la distruzione della società essendo giunto al suo limite storico assoluto.

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