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Capre e capri … espiatori

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Contro ogni statistica e contro ogni dato scientifico, il vero male del secolo è il vittimismo, un contagio e un’epidemia che hanno colpito soprattutto quelli che stavano meglio, quelli estratti dalla lotteria naturale per nascere dalla parte “giusta” del pianeta  sempre più ingiusta verso l’altra, ma che oggi  vivono con rancorosa frustrazione la perdita di beni e sicurezze, come una punizione iniqua e inattesa, anche se largamente prevedibile.

È che sentirsi oggetto di sopruso, danneggiati da prepotenze, succubi di sopraffazioni, soggetti a persecuzioni, rappresenta il modo più efficace per sentirsi esonerati da responsabilità personali e da colpe collettive,  per autorizzare accidia difensiva, per legittimare sospetto e diffidenza.

Perché, comunque si declini, l’autocommiserazione, l’inclinazione a sentirsi perseguitati sarebbero suscitati, e comunque vengono motivati,  per via di una superiore sensibilità, di un’indole generosa, ingenua ed indifesa, esposta perciò a offese e tradimenti, facilmente vulnerabile da slealtà e meschinità. Quella che, tanto per restare nello spirito dei giorni, fa dire a tanti meglio le bestie degli uomini, che quelle non ti deludono, non ti offendono, non ti sono infedeli. Infatti il vittimismo non può prescindere da una pretesa di innocenza, da una rivendicazione di integrità, con effetti sorprendenti, perché da questo tratto identitario sono caratterizzati poveri  e ricchi, umili ed influenti,  plebei e nobili in ugual maniera, anzi, forse, con maggiore intensità e forza quando a lagnarsi per gli schizzi delle macchine del fango che hanno manovrato fino ad allora, a lamentarsi per inqualificabili critiche, troppo tardive, a dolersi per perdite di consenso immeritato sono proprio potenti e prepotenti, carnefici in pausa pranzo, boia in provvisorio sabbatico o kapò nel pieno delle funzioni che improvvisamente tremano per rischi e sorti pericolanti, che loro stessi hanno prodotto e che potrebbero compromettere la prosecuzione dei loro malefici.

Tanto per fare un esempio, in questi giorni siamo stati afflitti da un accorato appello di  alcune signore francesi, ex ministre, notabili,  figure di spicco della gestione della cosa pubblica sempre più privatizzata, e tra le cui firmatarie si nota l’ingombrante presenza di Madame Lagarde, che, denunciando e chiedendo solidarietà per via di un ignobile caso di molestie, si scagliano contro il sessismo che alligna nella politica e si consuma nei palazzi istituzionali.

Non taceremo più, scrivono, forti della possibilità di gridare lo scandalo da una tribuna  autorevole e influente, che alle normali cittadine è negata, facendo credere così di parlare anche in nostro nome. Ora mi chiedo con quanta svergognata sfrontatezza pensino di testimoniare e rappresentare la condizione di vittime le corree della spoliazione di diritti e garanzie, le complici dell’impoverimento di lavoro e welfare che colpisce prima di tutto e doppiamente le donne e che proprio da quei palazzi  prende le mosse per incrementare prevaricazioni sessiste, per coltivare usi patriarcali, per minare la possibilità di vivere con serena aspettativa la maternità, fino a colpevolizzare decisioni difficili e responsabili, confinandole nell’area oscura della colpa, della vergogna, della clandestinità.

E che dire di un premier e leader di partito, uno spaccone spregiudicato che non è stato finora costretto a sottoporsi a giudizio nemmeno elettorale, un bulletto assoldato nella manovalanza del racket della malavita in doppiopetto, che per sbruffoneria ha tirato troppo la corda volendo trasformare un referendum su una riforma che deforma la rappresentanza in voto su di lui, in desiderabile ma azzardato plebiscito bonapartista  a sostegno della sua persona e del suo governo di accoliti a sua immagine e somiglianza e che ora si compiange e si duole di non essere stato compreso, che altri, i soliti sospetti, gufi, disfattisti, soloni, arcaici costituzionalisti ma anche comitati e comitatini, vogliano usare il pronunciamento proprio a suffragio di ciò che lui stesso ha cercato e favorito fino a ieri, fino a quando ha sentito cedere il terreno sotto i suoi piedi di fanciullo tanto maturo da diventare marcio.

Ai potenti che esigono benevolenza e approvazione guardo con animoso disprezzo. Ma  non nutro comprensione né simpatia per chi sceglie di farsi vittima volontaria, malgrado abbia potuto e possa largamente essere artefice del suo destino, malgrado sia stato correo della sua ma soprattutto dell’altrui disastro personale e collettivo, complice per indifferenza, disinteresse o cointeressenza in lotte, guerre, crociate, colpevole anche solo di averli votati i carnefici, reo di aver dato la preferenza all’ubbidienza, motivata magari da responsabilità  nei confronti di altri, di generazioni a venire che ha così condannato alla stessa consacrazione di succube. Perché non abbiamo il diritto di espropriare chi è vittima davvero anche della solidarietà, dell’aiuto, della compassione che gli sono dovuti, perché chi può esercitare il libero arbitrio anche in condizioni di limitazione dell’autonomia personale e di popolo non deve sentirsi autorizzato a rinunciarvi: la sua abiura colpisce tutti come una punizione collettiva, contribuisce a ridurre aspirazioni, desideri, facoltà di sognare e produrre la proprio utopia.

 

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One response to “Capre e capri … espiatori

  • manunzio

    Madame Lagarde del Fmi una grande (pro Nuovo Disordine Mondiale) da impallidire l’omonima di Babilonia. E pensa te come sono discriminate ‘ste gran donne. Certa stampa prezzolata a telecomando.
    E non era Madame Lagarde con altra meritrice del Mossad Nafissatou Diallo nelle stanze di hotel a New York: n’est pas? A far le scarpe allo Dominique Strauss Khan, si proprio lui. E pure assolto, postquam.
    Ma tutto, al solito, finisce a puttane.
    E il futuro è donna, no? Dipende dalla tariffa. E di chi ne parla a bar sport, frequentatissmo dalle donne accalorate: vuoi mettere?

    http://www.secoloditalia.it/2016/05/cinque-anni-fa-lo-strano-caso-strauss-kahn-cosi-operarono-i-servizi-segreti/

    Ps. Aldo Giannuli, Come i servizi segreti usano i media

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