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Da Bomba a petardo

cecchinSe il cadavere di Renzi giacesse ancora caldo e un qualche Marcantonio ex mediaset dovesse fare il discorso funebre tutto potrebbe dire salvo che Matteo è un uomo d’onore. Ma questo si sa e non stupisce affatto la giravolta premium che il guappo ha fatto sul referendum costituzionale prima considerato  condizione sine qua non per la tenuta del governo e oggi invece, vista l’aria che tira,  derubricato ad ambizioso piano di riforma, ma senza più effetti sulla sua permanenza al potere che non viene più messa in palio e in discussione. Così via twitter cambia registro  e tenta di sostenere la tesi del sì non con il ricatto, ma con le solite fumose argomentazioni generiche e asinine del cambiamento atteso da 70 anni, cioè ancor prima che la Costituzione fosse stata scritta. Certo il passaggio dalla semplice e grossolana estorsione politica alla discussione nel merito risulta impietosa per il furbetto di Palazzo Chigi che non è in grado di pensare oltre il suo naso nonostante qualche augusto grafomane domenicale  lo paragoni a Giolitti.

No, non è un uomo d’onore e nemmeno intelligente, ma questo ennesimo giro di voltagabbana alla democristiana dimostra che nel mondo della comunicazione si può cambiare rotta di 180 gradi senza che l’opinione pubblica nemmeno se ne accorga e soprattutto senza che ne tragga le opportune conseguenze sulla credibilità e l’affidabilità di chi è al potere.Ogni logica, razionalità è decenza è ormai nemica dell’informazione e non solo in Italia: basti pensare che i due terzi dei senatori che in Brasile hanno votato per l’impeachment di Dilma Rousseff per “crimini di responsabilità” sono a loro volta sotto inchiesta per corruzione. Ma sorvoliamo su questa rivoluzione arancione sotto mentite spoglie e torniamo al Bomba, alle ragioni del suo salto della quaglia. E’ chiaro che ha compreso come il consenso da parte dei suoi sponsor europei vada scemando non avendo trovato altra soluzione o meglio non soluzione che aumentare il debito in favore esclusivamente delle imprese e del suo cerchio magico allargato, che Washington è perplessa per il balletti sulla Libia,  che sta venendo meno anche il favore della classe dirigente autoctona la quale comincia ad accorgersi che l’opportunismo senza remore del personaggio rischia di mettere in pericolo il processo di riduzione della democrazia e del passaggio oligarchico, suscitando ostilità pericolose. Il tentativo di tenere aggregato il Pd e usare la maschera residua di un progressismo immaginario attraverso la terra promessa delle unioni civili, da cui peraltro è uscito un ennesimo indecoroso pasticcio che invece di riconoscere uguali dritti ai gay in quanto cittadini, ne sancisce ufficialmente la diversità, ha avuto però come effetto una reazione degli ambienti cattolici più retrivi che in mancanza di corpose compensazioni andranno a rafforzare i no del referendum.

Per questo ha dovuto togliere il cip politico dal tavolo di gioco della consultazione popolare sulla costituzione avendo preso coscienza che ormai nessuno farebbe carte false per tenerselo e che anzi è già aperta la caccia a un sostituto in grado di riaccendere le false promesse che furono del giovane guappo con più probabilità di successo e soprattutto ancora una volta senza nemmeno passare per le elezioni. Del resto è il destino del liderismo quello di non esprimere idee, ma facce. E che quando si deve usare troppo fard è il momento di cambiare.

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