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Il guappo resta senza corrente

matteo-renzi-mento-756214Nessun potere è illimitato, nemmeno quello della menzogna o della bugia che diventa verità a forza di ripeterla, nemmeno quello del silenzio: le deformazioni narrative operate da un sistema al tramonto il quale  è arrivato persino a suggerire, tramite l’ Fmi e il suo ultimo Global Financial Stability Report che  viviamo troppo a lungo per garantire lauti profitti ai ricchi, alla fine cominciano a mostrarsi nel loro aspetto peggiore. Vengono smascherate come si diceva un tempo. E che clamoroso strappo di maschera costituisce  un dato che non ho trovato sui giornali, che non è stato annunciato in tv dalle volonterose speaker , ma si trova solo nelle tabelle di Terna la società che gestisce la rete elettrica italiana: a marzo i consumi di energia elettrica sono stati i più bassi di sempre o meglio da quando esistono misurazioni affidabili. Sono calati del 2,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso che è già stato in assoluto uno dei più magri.

Mi domando di fronte a questo dato che riflette in maniera diretta lo stato dell’economia e ne è un indice fondamentale, che fine possa fare quel  libro di fantascienza chiamato Def, Documento di programmazione economica finanziaria, in cui il governo ha previsto un aumento del Pil dell’1,2 %, già corretto all’ 1% dall’ Ocse: è già pronto per il cestino. Del resto anche la misura della deflazione riflette quasi alla perfezione lo stato delle cose denunciando una diminuzione dello 0,2 per cento dei prezzi al consumo su base annua e questo nel pieno dell’operazione Draghi. Il calo dei prezzi è certamente una cosa buona per tutti  noi, ma a livello macroeconomio rende più arduo ripagare il debito pubblico, contratto in tempi di inflazione e dunque con interessi ormai privi di relazione con l’economia reale. E come se aumentasse lo spread.

Di tutto questo però non c’è traccia nell’informazione, mentre compare qui e là la notizia dell’aumento del consumo dei prodotti petroliferi come se fosse la buona novella del profeta Matteo, quando è solo l’effetto del calo dei calo dei prezzi del carburante per autotrazione e del mini boom automobilistico, anch’esso innescato da offerte commerciali per così dire deflattive. Qualcosa che negli Usa è già arrivato al capolinea con segni meno che si affollano fin dall’inizio dell’anno e che sta sfociando in stagflazione ( aumento dei prezzi in  presenza di un calo dell’economia). Naturalmente tutto questo si riversa sui conti pubblici, impostati su una crescita ipotetica di pura fantasia che non solo non ci sarà, ma che potrebbe anche portare a un segno meno. Ecco perché il guappo di Rignano si agita scompostamente e chiede con insistenza a Bruxelles la concessione di flessibilità: sa bene che per stare dentro i conti dovrà rimangiarsi le promesse, togliere altri soldi ai pensionati (cosa che farebbe comunque su indicazione dell’angelo della morte Cristina Lagarde) e mettere nuove tasse, cosa estremamente sconsigliabile in vista del referendum costituzionale che Renzi, ma l’intero ceto politico morto o di malavita, vuole vincere  per incistarsi definitivamente nel potere. Unilaterlamente nel segno di Matteo, bilaterlamente con l’opposizione puramente figurativa  della destra, trilaterlamente nello spirito.

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