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La confusione e le chiacchiere dell’Fmi

Impiccagione della piovraChe le teorie più in voga dell’economicismo capitalista non siano appunto che teorie o meglio ancora visioni politiche nascoste sotto un velo di presunta scientificità lo dimostra ancor meglio di qualsiasi analisi epistemologica, il desolante teatrino dei massimi esperti di ricchezza e massacro sociale che si trovano continuamente a ribaltare la radiosa visione della ripresa, ma non riescono a spiegare la ragione delle difficoltà e dell’endemicità assunta dalla crisi dovendo evitare come la peste la verità più che ovvia, almeno nel contesto teorico del capitalismo, ovvero il calo della domanda aggregata conseguente alla caduta dei salari e delle tutele, la precarietà e la scarsa qualità del lavoro offerto. Vale a  dire a quelle politiche che secondo lor signori avrebbero dovuto invece rilanciare l’economia, favorendo i grandi profitti.

Per di più essi si trovano in un labirinto in cui sono costretti a suggerire soluzioni contraddittorie a dimostrazione del fatto che navigano a vista dopo essersi spacciati per sicuri nostromi in grado di leggere le costellazioni. E’ quanto si può leggere sul World Economic Outlook preparato con amorevole cura dal fondo monetario in preparazione del vertice a Shangai del G20 e dello stesso Fmi in agenda per domani. Gli squilli di tromba del 2015 si sono trasformati in glissati di trombone basso con il taglio drastico delle previsioni crescita ridotta al 3,5 % globale che vuol dire nulla o sottozero se si tiene conto delle economie pur in crisi, ma con crescita ancora molto rilevante come quella cinese (ancora quasi 7%) o quella indiana, o ancora quelle del sud est asiatico. Una previsione che è stata all’origine del calo della borsa, affamata di soldi facili, per i suoi exploit tumorali. E che comunque lascia sullo sfondo la possibilità, per non dire probabilità, di ulteriori shock.

Come ci si esce? L’Fmi suggerisce due ricette, la prima è di far intendere ai mercati che non sono in vista rialzi di interesse da parte della Federal reserve o della Bce, che insomma il denaro rimarrà comunque a bassissimo costo anche se non ancora lanciato dall’elicottero; dall’altro che bisogna ridurre l’eccesso di dipendenza dalle politiche monetarie, ossia l’esatto contrario. Naturale che in questo guazzabuglio alla fine l’Fmi se ne venga fuori con la proposta di una rete di sicurezza per il sistema finanziario globale le cui risorse dovrebbero essere approntati dagli stati ai quali si impone invece la riduzione del debito e dunque lo smantellamento totale del welfare, delle tutele e delle pensioni per far fronte a questa necessità. Ora non basta più, bisogna fare altri sacrifici: come dire vi abbiamo illuso e presi per il naso, le nostre teorie non funzionano, ma noi pochi ricchi vi chiediamo di sacrificarvi  ancora per darci maggiore sicurezza.

Personalmente sono disposto a ulteriori rinunce per dare qualcosa  a questa accolita di confusi reazionari: della buona e solida corda.

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