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De Luca, Renzi e i jiahdisti: la commedia dell’arte è la nostra verità

imageAmmettiamo di essere tonti e creduloni, a tal punto da credere che gli asini possono cagare monete d’oro e che De Luca non sapesse dell’orrendo scambio tra una carica nella sanità pubblica e la sua stessa salvezza come governatore della Campania, che fosse solo il segretario Mastursi ad essersi occupato della vicenda.  Bene anche avvolti dalle fette di prosciutto di una stagione particolarmente generosa in affettati misti, cosa cambia? Sempre di una sentenza alterata si tratta e precisamente di quella che ha permesso a De Luca di continuare ad essere governatore nonostante la legge Severino. Che lui lo sapesse o meno è del tutto marginale rispetto alla sua permanenza in carica.

In qualsiasi altro Paese del mondo, anche il più infame, se per disgrazia una vicenda del genere fosse trapelata , De Luca non sarebbe più governatore e la giudice Scognamiglio non sarebbe più magistrato per una elementare questione di immagine. Invece il personaggetto è sempre lì, unico esemplare al mondo di squalo tigre patetico, mentre  la signora giudice anzi più precisamente la giudice moglie, è stata solo trasferita ad altra sezione del tribunale di Napoli ancora in grado di sfruttare la polizia come fossimo in regime kazako al solo fine di evitare un’intervista. Se si è ritenuto che fosse opportuno trasferirla tanto più opportuno sarebbe stato sospenderla dall’esercizio della magistratura fino a sentenza definitiva, essendo venuto meno in ogni caso l’affidamento all’imparzialità che è il fondamento della giurisprudenza.

Ho parlato di questa tristissima, ma ahimè fin troppo prevedibile vicenda, per introdurre alla temperie etica che permette adesso a Renzi di svicolare dalla questione degli scontrini per pranzi, cene e alberghi ben sapendo che non può cacciare il mitomaniaco Marino prendendo a pretesto qualche cena e poi far finta di nulla riguardo a se stesso, ancorché il niente sia la sua specializzazione. Ed è proprio in questa vicenda che si avvista ancor meglio l’architrave che sorregge il tetto menzognero della Repubblica: la doppia verità, la contraddizione palese, ma esibita svergognatamente nella certezza che i cittadini ornai storditi dai media non se ne accorgano o comunque non abbiano la forza di reagire. Così è possibile che il renziforme sindaco di Firenze, calco morale e intellettuale del suo predecessore e donno, neghi la pubblicazione degli scontrini da mille e passa euro per cena del beato Matteo da Rignano “garantendo nel contempo la trasparenza e la massima disponibilità nell’accesso agli atti relativi all’amministrazione, così come previsto dalla legge”. La scusa è pronta anche se tutta da verificare: ci sarebbe un accordo con la Corte dei Conti che sta indagando, anche se non si capisce cosa c’entrino gli scontrini in sé  con la riservatezza dell’indagine. E infatti l’asino casca proprio nel mezzo del comunicato perché si apprende per bocca della stessa amministrazione di Palazzo Vecchio che gli scontrini di cui si parla riguardano tutto il periodo di Renzi  primo cittadino cioè gli anni dal 2009 al 2013: con tutta  questa trasparenza avrebbero già dovuto essere pubblicati da un bel po’. Invece si trova solo qualche dato generico e senza dettagli sulle spese di rappresentanza, anzi l’elenco specifico delle spese con i giustificativi è stato chiesto ufficialmente da alcuni consiglieri comunali con il solo risultato di vedersi negare l’accesso ai rendiconti. Quello renziano sarà anche un Palazzo di vetro, ma con i cristalli così sporchi che non si può vedere nulla.

E’ la stessa atmosfera di menzogna grazie alla quale proprio ieri è stata venduta con grande allarme la scoperta che in Italia c’era una centrale che reclutava jiaidisti in tutta Europa per mandarli nell’inferno siriano e spesso nelle braccia dell’Isis. Ma come, non si sapeva che la battaglia contro Assad si serviva proprio di combattenti  arruolati da ogni dove, come ormai si ammette ampiamente e ufficialmente da Washington a Parigi anche perché è difficile cancellare le prove documentarie e anche parlamentari degli ingenti aiuti in denaro e mezzi ? Certo che la centrale esisteva, solo che fino all’intervento della Russia che ha cambiato completamente le carte in tavola, sfornava combattenti “per la libertà” e costituiva un rischio da correre, mentre oggi è diventata una pericolosissima e scomoda testimonianza del ruolo occidentale nella carneficina siriana.

Ancora una volta e nella stessa giornata i non sapevo, la trasparenza e l’allarme terrorismo hanno definito lo stato dell’arte del Paese, anzi della commedia dell’arte e dei suoi canovacci sempre sgangherati e uguali a se stessi. Totalmente privi di verità, non solo e non tanto dal punto di vista fattuale, ma soprattutto da quello etico.

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4 responses to “De Luca, Renzi e i jiahdisti: la commedia dell’arte è la nostra verità

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