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Ah se Marino fosse gay…

placard-2001-05-g (1)Se Berlusconi fosse stato gay, avrebbe avuto meno problemi. A giurarlo è Putin la cui omofobia viene a mala pena nascosta dalla ragion di stato, ma a pensarci bene non ha tutti i torti: si fa carne di porco delle minoranze qualunque esse siano, della diversità etnica e culturale, persino dell’appartenenza al sesso femminile, salvo rendere intoccabili i portatori di queste caratteristiche che in qualche modo sono arrivati sotto le luci della ribalta. Così nulla si può dire dell’operato della varie signore di ferro che quanto a spirito reazionario non hanno nulla da invidiare ai peggiori uomini o delle ochette governative o delle orride vaiasse televisive cosi canottate che avrebbero salvato il Titanic e men che meno si può parlare male delle culture diverse salvo impedire che esse abbiano una qualche voce. Naturalmente è anche impossibile colpire gli omosessuali con qualche potere: la cattiva coscienza non impedisce di rendere loro la vita difficile, le mormorazioni invereconde e quant’altro, ma rende impossibile la critica del loro operato che ovviamente non c’entra un bel nulla con le loro inclinazioni o nature. Insomma l’imperativo è evitare critiche per evitare che possano essere scambiate a seconda dei casi per omofobia, maschilismo o imperialismo culturale.

Il mondo è ormai fatto così, diviso tra la sostanza indecente e formalismo tanto artificiale da debordare facilmente, tanto che esiste ormai un corposo filone narrativo, soprattutto cinematografico che si ispira all’essere gay come fonte di autotutela proprio in ragione del politicamente corretto come, per esempio, il delizioso L’apparenza inganna con Daniel Auteil. E questo vale, almeno nell’arretrata Italia, anche per le carriere politiche. Pensiamo solo al vantaggio che ne può trarre un personaggio come Crocetta e immaginiamo solo per un attimo cosa sarebbe accaduto se Marino, rimanendo una creatura di Betttini e un sindaco incapace fino al midollo, fosse stato gay: il Pd non avrebbe potuto fargli la guerra nei modi prima sotterranei poi aperti tipico delle camarille, così come, dopo mafia capitale è stato costretto a tenerselo obtorto collo come soprammobile di onestà. E di certo la giunta avrebbe più difficoltà a opporgli un no o lo stesso Papa a dire di non averlo invitato, per l’inevitabile sospetto di discriminazione.

Purtroppo Marino va a cena con anonime donne bionde e com’è noto tiene anche famiglia, sia pure ossessivamente segregata come se le foto rubassero l’anima e non può dunque fruire di questo effetto, per quanto modesto possa essere. Ma è giusto che sia così: un onesto non può certo ricorrere a certi trucchetti e fingere di essere qualcosa che non è. O no?

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2 responses to “Ah se Marino fosse gay…

  • jorge

    Un noto barbuto tedesco sosteneva essere l’oppressione della donna ne più ne meno che la prima forma di oppressione di classe. Indubbiamente è consustanziale all’oppressione di classe anche il posto riserbato all’uomo colorato, all’ebreo errante, ed anche all’omosessuale.
    Sempre lo stesso barbuto osservava che con la sua astrattezza il denaro fluidifica la consistenza delle relazioni concrete per cui l’uomo brutto viene riconosciuto come bello, l’ignoranza come somma cultura e via dicendo.
    E’ chiaro che la Clinton donna e miliardaria, l’Obama nero e ricco, il gay Elton John che vuole sentire telefonicamente Putin circa i diritti civili per gli omosessuali, tutti questi personaggi hanno riscattato la propria condizione grazie al denaro, esso apre infatti tutte le porte ed è invero la rappresentazione figurata dei reali rapporti di classe. Da questo punto di vista i citati personaggi, o l’avvocatessa femminista con la badante filippina a casa (e si tratta anche di un personaggio reale che da tempo porta avanti una ignobile causa contro la mia persona), tutti questi loschi figuri millantano una condizione di discriminazione che certamente non appartiene loro. Tali personaggi sono i primi ad accettare l’amministrazione della miseria che è l’unica politica possibile nell’odierno capitalismo in fase terminale, ovvero la Clinton, Obama o la indegna avvocatessa non combattono certo i tagli agli asili nido, ai programmi di sostegno ad immigrati e neri, o la distruzione della scuola laica e tollerante verso tutti. Non combattono, anzi implementano, proprio questi tagli che aggravano i tormenti di donne, neri ed omosessuali, ed anche i miei che devo rinunziare sempre a tante cose. Essi sono piccoli borghesi nell’animo
    e strumentalizzano l’oppressione dovuta alla società di classe volgendola ai propri fini di potere. Plauso perenne alla demistificazione presente nell’articolo, ma sarebbe ora di rilanciare su basi di classe la lotta femminista, quella antirazzista, quella per la libertà sessuale, etc.

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  • Anonimo

    per non parlare delle critiche alla politica di Israele puntualmente addebitate all’antisemitismo

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