L’effetto più stupefacente e in qualche modo grottesco della religione liberista è l’alienazione o meglio l’estraniazione in senso hegeliano non solo dalla dimensione della speranza e del progetto, ossia del futuro, ma anche dalla conoscenza dell’eterno presente che ci viene imposto. Esso in quanto espressione dell’unica verità del mercato, va venerato e “pregato” attraverso il consumo facendo della nostra dimensione desiderante l’unica possibile, ma non va indagato nel suo complesso perché questo si rivelerebbe pericoloso per il culto. Ovviamente le eresie sono inevitabili e vengono punite, ma nel complesso sono tollerate come strumento di sfogo, purché non mettano in discussione l’esistenza dell’Ente supremo, la mano invisibile che dall’alto dei cieli governa il pianeta.
Si potrebbero fare migliaia di esempi, costruire un’intera enciclopedia britannica dell’alienazione contemporanea, ma ce ne si può fare una chiara idea prendendo ad esempio un notissimo eretico, tanto eretico da rischiare una condanna per terrorismo per ciò che ha detto sulla Tav e la cui sentenza uscirà proprio oggi. Sì, parlo di Erri De Luca, il quale sa cosa voglia dire opporsi agli affari e agli imperativi del mercato e per il quale sono stati chiesti l’altro giorno otto mesi di reclusione. Tuttavia quando si arriva al cuore della questione, al nodo gordiano della “parola contraria”, alla sacra arca della diseguaglianza si tira indietro e parlando intorno alla questione greca dice: “Non esiste alternativa all’euro e nemmeno all’Europa”. Perché? De Luca non spiega questo passo teologico se non attraverso un elenco che sembra tratto dalla scolastica medioevale la quale si riprometteva di spiegare la fede con la ragione, ma non faceva altro che piegare la ragione alla fede: “Non c’era piano B all’infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall’euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell’abisso argentino di anni fa”. ha detto circa due mesi fa.
Un inviperito Brancaccio si è buttato a suo tempo su quest’osso che dimostra la superficialità di giudizio e di conoscenza sul mondo contemporaneo, trafitto dai media così che è subito e sempre sera. Intanto c’è una totale confusione tra svalutazione e inflazione come se l’una fosse immediatamente l’altra. Sono invece due cose diverse ed è strano che un’italiano di una certa età non ricordi che gli anni successivi al settembre ’92, quando la lira fu costretta ad uscire dallo Sme e svalutare del 24% furono proprio quelli a minor inflazione dal 1970. Poi sulla vicenda Argentina De Luca confonde la crisi del periodo in cui il peso era agganciato al dollaro e il tonfo economico che questo assurdo provocò con la successiva ripresa dovuta alla liberazione dalla camicia di forza dell’aggancio a una moneta forte. Insomma alla fine anche l’eretico celebra i fasti del pensiero dominante, anche se si oppone a una delle conseguenze di quest’ultimo, ma senza riuscire a collegare i fili d’Arianna per uscire dal labirinto.
Sbattuti come naufraghi in un’oceano di informazioni che non sappiamo dominare, che siano esse le crisi monetarie o le presunte nuove terre, alla fine non riusciamo che a cogliere e farci trascinare dalla nenia delle onde anche se non la sentiamo come nostra. Specie se non siamo direttamente coinvolti e non sappiano che dal 2009 ad oggi i lavoratori hanno subito un crollo del potere di acquisto dei loro salari superiore a quelli registrati nei casi dell’uscita dai regimi valutari avvenuti negli ultimi trent’anni. Siamo insomma estraniati da noi stessi e dalla nostra stessa esperienza, alienati dalla conoscenza che alla fine anche quando è acquisita, quando ci si rende come come De Luca della progressiva ” inconsistenza civile ” diventa inutile perché è avulsa da tutto ciò che abbiamo introiettato, lontana e nemica dell’eterno presente.


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Anche a me disturba la poca cognizione di Erri De Luca su fondamentali vicende economiche, e forse gli faccio torto se immagino bonariamente che uno scrittore (per quanto ex di lotta continua), possa anche limitarsi
a proporre l’impeto etico, quello generoso e pieno di passione civile (qualcosa di simile viene espresso ad esempio dal medico Gino Strada) In giro possiamo osservare anche qualcosa di più spiacevole e posto in merito questo appunto pregresso
molti intellettuali e scrittori di fama internazionale si sono schierati con erri de luca, secondo il paradigma “sono anch’io erri de luca”. Saviano no, ha definito il processo una “barbarie”, ma ha detto di non condividere le esternazioni di erri de luca. Eppure, limitatamente a questa fattispecie, è del tutto secondario essere a favore o contro la TAV, su di essa sono divisi gli italiani e francamente appare ridicolo entrare in tale merito quando si contesta la censura operata per via giudiziaria. Evidentemente, a Saviano non andava bene il riferimento di de luca alla “cesoia”, e l’autore di gomorra si è voluto dissociare proprio da tale riferimento..Ma in fondo, il tribunale contestava a de luca null’altro che il riferimento alla cesoia ed al sabotaggio, quindi il sostegno di saviano è mancato proprio laddove la magistratura inquisiva ingiustamente erri de luca. Lo inquisiva tanto da intentare un processo, nel quale però è stata affermata proprio la liceità delle parole dapprima incriminate. Ancora una volta, saviano ha dimostrato di essere assolutamente la retroguardia della vita civile italiana.
Sicuramente la moneta unica svantaggia le economie meno tecnicizzate e produttive. La merce tedesca spiazza quella greca, la merce tedesca contiene meno tempo di lavoro per cui costa meno di quella greca. Finché un australiano per avere la merce tedesca deve comprare preventivamente i preziosi marchi, allora può preferire la merce ellenica anche se questa è in sé più costosa. Nel caso, l’australiano compra preventivamente la dracma che vale niente, e dopo tale risparmio è ancora in vantaggio quando paga a caro prezzo la merce greca. E’ chiaro che se la valuta da acquistare preventivamente è in ogni caso l’euro, allora la merce greca perde ogni tipo di vantaggio ed esce necessariamente fuori mercato. Qui non si richiamano le famigerate svalutazioni competitive, il minore apprezzamento della dracma, o di altre monete nazionali, si pone automaticamente quando vi è scarsa produttività nelle economie retrostanti. Cionondimeno, l’euro non è la causa, ma piuttosto il portato della crisi già esistente, infatti con l’euro si mirava a salvaguardare la stabilità delle monete europee che oscillavano paurosamente ed anche al di fuori dallo SME. A causa della speculazione finanziaria ? Certo, ma questa è consustanziale al capitalismo cosiddetto produttivo, almeno a partire dalla metà degli anni 80, quando in capo alle maggiori imprese produttive multinazionali si evidenzia una capacità di fare profitti calata al minimo storico. Non c’è da rimpiangere un un capitalismo meno avido o più produttivo, esso si è già dimostrato incapace di sussistere, se non finanziarizzandosi e con gli effetti che vediamo
Bell’articolo, nitido, profondamente meditato e argomentato, incisivo in rapporto all’ “eterno presente” che torna ad essere, grazie a questa analisi, “attualità”.
Grazie.
Questuare il giudice di Berlino non sarebbe risultato edificante per nessuno (..ne avessero mai data opportunità d’occasione).
Se del caso alienazione ha dovuto da essere, questa potrebbe essere scaturita dal tentativo di opporsi a una carneficina precostituita… consumatasi con gli atti finali dalla congiura Ue.
Cambiando discorso, mi preoccupano altri atteggiamenti più istituzionali che proprio in questi giorni vedono alcuni protagonisti, stile Prefetto Gabrielli, collocarsi.. in gestione del giubileo prossimo, in una sorta di comunione con l’evento arrivando a prefigurarlo come il primo con l’aleatoria presenza di un forte potenziale terroristico internazionale in circolazione.
Tutti giudici.. quando nessun giudice.