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I due Berlinguer

enrico_berlinguer_675-675x275In questi giorni il web è stato pieno di messaggi, epitaffi ed ex voto in forma di bit per il 35° anniversario della morte di Enrico Berlinguer, colto da un ictus a Padova mentre teneva un comizio per le europee, cosa certo tragicamente casuale, ma a posteriori pensabile come simbolico perché in quei giorni il segretario del Pci svolgeva una campagna contro tutte  le tesi fondanti della governance europea, a cominciare dalla difesa della scala mobile per finire con il rifiuto dello Sme, il serpentone monetario che prefigurava l’euro. Stupisce quindi che a ricordarlo siano in gran parte gli smemorati nipotini che hanno fatto dell’Europa il loro intoccabile feticcio come sacerdoti della Diana Nemorensis. In realtà Berlinguer nonostante sia scomparso da tanti anni è nel bene e nel male un personaggio assolutamente contemporaneo, attraversato da dubbi, errori e infine consapevolezza degli stessi sul medesimo sentiero della storia sul quale camminiamo.

La sua segreteria del Pci esordisce nel 1972, ma è quasi come se si fosse alle prese con gli stessi problemi che avranno molto dopo i suoi successori ed epigoni nei tardi anni ’90: un anno dopo l’incoronazione si trovò ad affrontare un 11 settembre privo di ombre e fondati sospetti,  ma chiaro come l’inferno, ovvero il golpe militare in Cile che terminò con il suicidio – assassinio  di Allende. Fu da subito chiaro, anzi quasi evidente che la Cia e il potere reale Usa erano stati  al centro di quella tragedia e se mi è concesso portare una testimonianza personale il mio primo caporedattore, quando ancora ero praticante, mi disse che lui, al tempo del golpe inviato in Cile, aveva appreso il modo e il momento dell’attacco al Palacio de la Moneda, con due giorni di anticipo da personale dell’ambasciata americana. Non aveva remore a dirlo visto per un disgraziato errore di fuso orario,  aveva mandato il servizio sul golpe prima che esso avvenisse e dunque la cosa era risaputa e anzi gli rendeva lustro per aver queste prestigiose entrature. Ad ogni modo quell’evento che fu il primo colpo battuto dal neoliberismo, convinse Berlinguer che se anche il Pci e le forze di sinistra avessero conquistato la maggioranza assoluta non sarebbero state in grado di governare effettivamente e liberamente, che sarebbero state sempre sotto ricatto e minaccia per cui occorreva preparare una sorta di intesa con la Democrazia cristiana e un compromesso che portasse non tanto a un’alternativa di sinistra, quanto invece  un alternativa democratica. E così cominciò una stagione di lento riavvicinamento che sfociò nel compromesso storico.

Un’altro tragico evento , ovvero il rapimento e l’uccisione di Moro, cambiò di nuovo le carte in tavola: Berlinguer comprese che nella nuova situazione di capitalismo in uscita dal keynesismo,  le forze comuniste sarebbero state state combattute con ogni mezzo dai poteri forti interni ed esterni e che le concessioni fatte negli anni precedenti, non solo non avevano cambiato la situazione e fatto cadere il fattore K, ma avevano innescato una logica a valanga tendente a scardinare le conquiste sociali, presentandole come contrarie agli interessi dell’economia del Paese. E se le chiacchiere, che sono rimaste sempre le stesse perché i portatori di fine della storia sono intellettualmente inesistenti, non bastavano, si doveva passare ai fatti, uno dei quali fu la separazione fra  Tesoro e Banca d’Italia che costrinse lo Stato a finanziarsi sul mercato per le sue spese, prima assorbite dalla Banca d’Italia. Si creò così la servitù del debito che mise il vento in poppa alle riforme antisociali e che ancora oggi è il motore del declino e dell’impoverimento, visto che nemmeno più abbiamo una moneta con la quale operare. Fu per questo che Berlinguer, sfidando i miglioristi come Napolitano e Macaluso, che si erano subito accomodati sul cocchio dei nuovi poteri, cambiò rotta di 180 gradi e lo fece partendo da tre questioni che si sarebbero rivelate cruciali: disse no allo Sme, disse no al taglio della contingenza che collegava i salari al costo della vita e disse no all’installazione di nuovi missili USA, che reinterpretavano il ruolo della Nato, come strumento di aggressione, non più “ombrello” come qualche anno prima, ma randello. Sono le stesse cose con quale mutatis mutandis facciamo i conti oggi.

Esistono dunque due Berlinguer, quello del compromesso storico e delle concessioni al capitale che trovava compimento nella questione morale e quello che rifiutava tutto questo in nome della questione sociale. Mi chiedo di quale Berlinguer parlino gli epitaffi e quanti di questi si riferiscono al leader spacciato come moderato e quanti invece del leader sceso a difesa delle conquiste sociali e contro l’incipiente neoliberismo. Ma non ho dubbi che l’ipocrisia regni sovrana.

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La Cia riscrive la storia di Bankitalia

CiaIgnari, marionette e complici si sono indignati nei giorni scorsi quando il governo ha espresso la volontà di intervenire sulle nomine di Bankitalia per poi fare marcia indietro,  sgomento del suo stesso ardire e impaurito dalle maledizioni degli dei finanziari. Nessuno sembra ricordare o voglia ricordare che proprio la separazione tra Stato e Banca centrale portò all’esplosione del debito pubblico e dunque anche a creare i presupposti perché gli italiani si convincessero ad aggrapparsi all’euro presentato come un salvagente. Adesso che stiamo annegando forse cominciamo ad avere sentore dell’inganno e del fatto che una moneta unica disfunzionale sul piano economico era invece un funzionale strumento di manipolazione politica e asservimento alle tesi neo liberiste. Tutto questo ci riporta a una vicenda di molti anni, fa quando probabilmente la quasi totalità dei lettori di questo blog non era nato  o era in età da non interessarsi certo di tali questioni: all’incriminazione del governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi e del suo vice  Sarcinelli  accusati nel ’79 di favoreggiamento e interesse privato in atti d’ufficio nel corso di un’inchiesta sul mancato esercizio della vigilanza sugli istituti di credito. In realtà ciò che veniva contestato al governatore era qualcosa di molto nebuloso:il non aver trasmesso alla magistratura i risultati di un’ispezione al Credito Industriale sardo, banca che finanziava il gruppo chimico SIR, oggetto di indagine da parte della stessa Procura. Oggi sarebbero bagatelle visto che il “cieco” più illustre è stato proprio  Mario Draghi, ma in ogni caso non si trattava certo di  accuse che meritassero un fatto così clamoroso e inedito nella storia del Paese

La vicenda è complessa: Baffi successore a sorpresa di Guido Carli che avrebbe voluto per Bankitalia la nomina di un suo delfino, ovvero Ferdinando Ventriglia implicato però nella lista dei grandi evasori di Sindona,  fu il primo a rivendicare l’autonomia della banca centrale, la cui separazione dallo stato avvenne tre anni dopo, sotto il regno di Ciampi. Tuttavia un rapporto della Cia declassificato da poco e diffuso da Wikileaks (qui per i curiosi) accende una luce completamente diversa su tutta questa vicenda e sul ruolo avuto da Baffi. Si pensava che la sua incriminazione, avvenuta per mano del giudice istruttore Antonio Alibrandi, di note simpatie missine, padre del terrorista nero Alessandro e del sostituto procuratore Luciano Infelisi, entrambi ritenuti vicini ai Caltagirone, allora follemente indebitati con l’Italcasse, fosse scaturita dalla Dc di cui i cementieri erano grandi amici e finanziatori.  Il ministro del Tesoro Stammati e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Evangelisti, entrambi andreottiani di ferro, avevano convocato per due volte Baffi e Sarcinelli chiedendo di “sistemare” l’esposizione di Caltagirone nei confronti di Italcasse, ma i vertici di Bankitalia non avevano ceduto e non paghi di avere sciolto il cda di Italcasse, principale feudo Dc nel settore bancario, avevano disposto l’ispezione presso il Banco ambrosiano di Roberto Calvi e impedito il salvataggio degli istituti di Michele Sindona, il cui commissario liquidatore era Giorgio Ambrosoli. Insomma l’incriminazione d Baffi e Sarcinelli era la risposta di un potere politico ormai in via di degenerazione.

Oggi invece il documento della Cia porta ad un’altra pista, pur senza escludere la complicità dei potenti e dei potentati appena citati che volevano prendere parecchi piccioni con una fava sola. Il documento riporta infatti il resoconto di un colloquio tra Baffi e l’ambasciatore Usa, in cui il governatore di Bankitalia si rivela quanto mai contrario all’entrata dell’Italia nel  Sistema Monetario Europeo (lo Sme che è stato l’antenato dell’euro sia pure con molto meno danni ) a meno che non vi entrasse anche il Regno Unito ( cosa che non avvenne se non 12 anni dopo) e non venissero previsti “sostanziosi trasferimenti” al nostro Paese. Il governatore si opponeva insomma alla visione tedesca di un “serpentone” tra le monete europee, rigidamente ancorato a tassi di cambio quasi fissi, mentre Baffi pensava che sarebbe stato utile entrare nel meccanismo solo se questo avesse previsto oscillazioni di almeno l’8 per cento: insomma la discussione è sempre quella solo che con l’euro all’oscillazione delle divise si sono sostituiti i bilanci degli stati. Ad ogni modo il colloquio  avviene nel novembre del ’78 e nel marzo successivo c’è l’incriminazione di Baffi su una base completamente aleatoria tanto che sia il governatore che Sarcinelli furono prosciolti da ogni accusa, dunque nemmeno subirono un processo. Intanto però si erano dovuti dimettere e al loro posto era subentrato Ciampi fautore sia dello Sme ad ogni costo che della separazione tra la Banca d’Italia e il Tesoro

Insomma il documento della Cia apre prospettive del tutto diverse rispetto a quelle ormai “storiche” secondo cui fu proprio la politica e le sue manovre affaristiche a rendere opportuna la separazione della Banca d’Italia e Tesoro soprattutto alla luce di un secondo cablo venuto fuori dalla Cia che racconta di come vi fosse una sorta di rivolta di tecnici della finanza di fronte alla pretesa tedesca di entrare nel sistema monetario con cambi rigidissimi: “i tecnocrati, forti del bastione di Bankitalia, ribattono che la rigidità del tasso di cambio è la formula sicura per il disastro economico”. Insomma si aggiunge anche la pista di pressioni per entrare a tutti i costi nello Sme che in realtà prefigurava tutto ciò che è oggi dottrina consolidata dell’oligarchismo europeo: la creazione di un mercato finanziario unico, la dipendenza dei singoli stati e dunque anche delle politiche sociali, da vincoli invalicabili determinati da quello stesso mercato, la creazione di un unione continentale non più basata su legami ideali e sociali, ma sulla finanza. In più vi si leggono i primi passi di una nascente egemonia tedesca, ante muro di Berlino, visto che da Bonn, la capitale tedesca di allora, si cercava attraverso la politica monetaria “comune” di sterilizzare la concorrenza di altri Paesi, costringendoli a limitare la propria competitività monetaria. Dunque in quella vecchia e terribile storia potrebbero esserci zampini fino ad ora insospettati oltre alle cause già note, vale a dire la determinazione di certi ambienti a sbaragliare le resistenze sulla via della finanziarizzazione europea, cosa non solo plausibile, ma anche probabile visto che tra lo scopo, ossia il salvataggio di un grande daziere democristiano e i mezzi ovvero il clamoroso e inaudito arresto del banchiere centrale – tra l’altro notoriamente stimato dal Pci in posizione giustamente perplessa verso questo tipo di costruzione europea – lascia pensare che dietro le quinte delle quinte vi sia stato molto di più.

 


Erri De Luca, l’alienazione dell’eretico

135959149-8ad956cc-1f5f-4447-97b6-0e1a858bdf5fL’effetto più stupefacente e in qualche modo grottesco della religione liberista è l’alienazione o meglio l’estraniazione in senso hegeliano non solo dalla dimensione della speranza e del progetto, ossia del futuro, ma anche dalla conoscenza dell’eterno presente che ci viene imposto. Esso in  quanto espressione dell’unica verità del mercato, va venerato e “pregato” attraverso il consumo facendo della nostra dimensione desiderante l’unica possibile, ma non va indagato nel suo complesso perché questo si rivelerebbe pericoloso per il culto. Ovviamente le eresie sono inevitabili e vengono punite, ma nel complesso sono tollerate come strumento di sfogo, purché non mettano in discussione l’esistenza dell’Ente supremo, la mano invisibile che dall’alto dei cieli governa il pianeta.

Si potrebbero fare migliaia di esempi, costruire un’intera enciclopedia britannica dell’alienazione contemporanea, ma ce ne si può fare una chiara idea prendendo ad esempio un notissimo eretico, tanto eretico da rischiare una condanna per terrorismo per ciò che ha detto sulla Tav e la cui sentenza uscirà proprio oggi. Sì, parlo di Erri De Luca, il quale sa cosa voglia dire opporsi agli affari e agli imperativi del mercato e per il quale sono stati chiesti l’altro giorno otto mesi di reclusione. Tuttavia quando si arriva al cuore della questione, al nodo gordiano della “parola contraria”, alla sacra arca della diseguaglianza si tira indietro e parlando intorno alla questione greca dice:  “Non esiste alternativa all’euro e nemmeno all’Europa”. Perché? De Luca non spiega questo passo teologico se non attraverso un elenco che sembra tratto dalla scolastica medioevale la quale si riprometteva di spiegare la fede con la ragione, ma non faceva altro che piegare la ragione alla fede:  “Non c’era piano B all’infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall’euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell’abisso argentino di anni fa”. ha detto circa due mesi fa.

Un inviperito Brancaccio si è buttato a suo tempo su  quest’osso che dimostra la superficialità di giudizio e di conoscenza sul mondo contemporaneo, trafitto dai media così che è subito e sempre sera. Intanto c’è una totale confusione tra svalutazione e inflazione come se l’una fosse immediatamente l’altra. Sono invece due cose diverse ed è strano che un’italiano di una certa età non ricordi che gli anni successivi al settembre ’92, quando la lira fu costretta ad uscire dallo Sme e svalutare del 24% furono proprio quelli a minor inflazione dal 1970. Poi sulla vicenda Argentina De Luca confonde la crisi del periodo in cui il peso era agganciato al dollaro e il tonfo economico che questo assurdo provocò con la successiva ripresa dovuta alla liberazione dalla camicia di forza dell’aggancio a una moneta forte. Insomma alla fine anche l’eretico celebra i fasti del pensiero dominante, anche se si oppone a una delle conseguenze di quest’ultimo, ma senza riuscire a collegare i fili d’Arianna per uscire dal labirinto.

Sbattuti come naufraghi in un’oceano di informazioni che non sappiamo dominare, che siano esse le crisi monetarie o le presunte nuove terre, alla fine non riusciamo che a cogliere e farci trascinare dalla nenia delle onde anche se non la sentiamo come nostra. Specie se non siamo direttamente coinvolti e non sappiano che dal 2009 ad oggi i lavoratori hanno subito un crollo del potere di acquisto dei loro salari superiore a quelli registrati nei casi dell’uscita dai regimi valutari avvenuti negli ultimi trent’anni. Siamo insomma estraniati da noi stessi e dalla nostra stessa esperienza, alienati dalla conoscenza che alla fine anche quando è acquisita, quando ci si rende come come De Luca della progressiva ” inconsistenza civile ”  diventa inutile perché è avulsa da tutto ciò che abbiamo introiettato, lontana e nemica dell’eterno presente.


Erri De Luca, l’alienazione dell’eretico

6a00d8341c684553ef0154326e11e1970c-piL’effetto più stupefacente e in qualche modo grottesco della religione liberista è l’alienazione o meglio l’estraniazione in senso hegeliano non solo dalla dimensione della speranza e del progetto, ossia del futuro, ma anche dalla conoscenza dell’eterno presente che ci viene imposto. Esso in  quanto espressione dell’unica verità del mercato, va venerato e “pregato” attraverso il consumo facendo della nostra dimensione desiderante l’unica possibile, ma non va indagato nel suo complesso perché questo si rivelerebbe pericoloso per il culto. Ovviamente le eresie sono inevitabili e vengono punite, ma nel complesso sono tollerate come strumento di sfogo, purché non mettano in discussione l’esistenza dell’Ente supremo, la mano invisibile che dall’alto dei cieli governa il pianeta.

Si potrebbero fare migliaia di esempi, costruire un’intera enciclopedia britannica dell’alienazione contemporanea, ma ce ne si può fare una chiara idea prendendo ad esempio un notissimo eretico, tanto eretico da rischiare una condanna per terrorismo per ciò che ha detto sulla Tav. Sì, parlo di Erri De Luca, il quale sa cosa voglia dire opporsi agli affari e agli imperativi del mercato e per il quale sono stati chiesti l’altro giorno otto mesi di reclusione. Tuttavia quando si arriva al cuore della questione, al nodo gordiano della “parola contraria”, alla sacra arca della diseguaglianza si tira indietro e parlando intorno alla questione greca dice:  “Non esiste alternativa all’euro e nemmeno all’Europa”. Perché? De Luca non spiega questo passo teologico se non attraverso un elenco che sembra tratto dalla scolastica medioevale la quale si riprometteva di spiegare la fede con la ragione, ma non faceva altro che piegare la ragione alla fede:  “Non c’era piano B all’infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall’euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell’abisso argentino di anni fa”. ha detto circa due mesi fa.

Un inviperito Brancaccio si è buttato su quest’osso che dimostra la superficialità di giudizio e di conoscenza sul mondo contemporaneo, trafitto dai media così che è subito e sempre sera. Intanto c’è una totale confusione tra svalutazione e inflazione come se l’una fosse immediatamente l’altra. Sono invece due cose diverse ed è strano che un’italiano di una certa età non ricordi che gli anni successivi al settembre ’92, quando la lira fu costretta ad uscire dallo Sme e svalutare del 24% furono proprio quelli a minor inflazione dal 1970. Poi sulla vicenda Argentina De Luca confonde la crisi del periodo in cui il peso era agganciato al dollaro e il tonfo economico che questo assurdo provocò con la successiva ripresa dovuta alla liberazione dalla camicia di forza dell’aggancio a una moneta forte. Insomma alla fine anche l’eretico celebra i fasti del pensiero dominante, anche se si oppone a una delle conseguenze di quest’ultimo, ma senza riuscire a collegare i fili d’Arianna per uscire dal labirinto.

Sbattuti come naufraghi in un’oceano di informazioni che non sappiamo dominare, che siano esse le crisi monetarie o le presunte nuove terre, alla fine non riusciamo che a cogliere e farci trascinare dalla nenia delle onde anche se non la sentiamo come nostra. Specie se non siamo direttamente coinvolti e non sappiano che dal 2009 ad oggi i lavoratori hanno subito un crollo del potere di acquisto dei loro salari superiore a quelli registrati nei casi dell’uscita dai regimi valutari avvenuti negli ultimi trent’anni. Siamo insomma estraniati da noi stessi e dalla nostra stessa esperienza, alienati dalla conoscenza che alla fine anche quando è acquista diventa inutile perché è avulsa da tutto ciò che abbiamo introiettato, lontana e nemica dell’eterno presente.


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