grecia602Una cosa è più che evidente nella crisi greca: tutti contendenti sono alla ricerca affannosa di un compromesso che nella realtà non può esistere pena lo sfilacciamento di un progetto euro – europeista, passatemi il gioco di parole, di segno così elitario e reazionario da proporsi come regime autoritario, ancorché dotato di una sua ritualità democratica, accuratamente svuotata di senso. Bruxelles non può cedere di un millimetro, altrimenti quella piccola misura finirebbe per trasformarsi in metri e chilometri quando gli altri Paesi in crisi chiederanno le stesse cose. Non può cedere anche se ha un terrore totale del referendum, e prima ancora di un risultato negativo del principio stesso per cui si ogni tanto, fortunosamente e scavalcando un milieu politico subalterno e in forma di gilda medioevale, ci si rivolge ai cittadini.

Dall’altra parte Tsipras pare una dramatis personae che non riesce, nemmeno di fronte all’evidenza, ad abbandonare tutta la mefitica zavorra finanziario-europeista, reagisce con il coraggio della disperazione quando proprio è messo all’angolo e tenta ogni volta di tornare sui suoi passi, di sacrificare il vitello grasso all’euro che non vorrebbe abbandonare  anche se è la macina legata al collo dell’uomo in mare, e a volte, come nel discorso di ieri sera, dà persino l’idea di sperare che vinca il sì all’Europa degli strozzini.

Tutti cercano un compromesso che non esiste, che è negato dalla logica e dai fatti: perciò ogni tentativo di avvicinamento delle due posizioni si risolve fatalmente e paradossalmente  in un nuovo atto di guerra perché non c’è altro esito possibile se non una resa della Grecia o della moneta unica, della visione solidale della società o della sua espressione elitaria e diseguale. Ma tutto questo accade anche perché le due parti hanno almeno una cosa in comune: l’aver abbandonato e rifiutato l’idea di conflitto che è invece alla base della democrazia come sistema di risoluzione dello stesso. L’Europa post muro di Berlino, risucchiata dal liberismo selvaggio l’ ha negata per evidenti interessi e visioni elitarie, Tsipras da buon socialdemocratico del vecchio continente  l’ha rinnegata e si sente in colpa ad incarnare la figura dell’eroe, è costretto ad essere ciò che non è.

Di certo se in Grecia vincerà la paura irrazionale, quella che pietrifica il coniglio davanti ai fari dell’auto in corsa, se vincerà il sì Tsipras farà la stessa fine di Papandreu e in Italia ci si dovrà preparare ad un’altra e peggiore mattanza di salari, pensioni e welfare (per la dignità ho molti dubbi che costituisca un valore in questo Paese). Se vincerà il no, il premier greco potrà accendere candele a tutti i santi ortodossi nella ricerca di altri compromessi, ma non c’è altra strada che l’uscita dal sistema monetario europeo. E si aprirà in tutto il continente una nuova stagione.  Così Tsipras sarà più che mai un eroe per caso.