La parata sulla piazza rossa parrebbe appartenere a un immaginario postbellico di cui si va perdendo la memoria e di cui le generazioni del cellulare non hanno mai sentito parlare. Ma oggi essa ritorna per festeggiare il 70 esimo anniversario della vittoria sul nazismo di cui l’Unione Sovietica fu il maggiore artefice, un fatto che decenni di propaganda anglofila e liberista hanno cercato di far dimenticare. Ed è anche per questo che alla parata di oggi mancano parecchi leader europei impegnati da una parte a confutare la realtà del passato e dall’altra ad appoggiare i neonazisti in Ucraina, il che in fondo dimostra una certa grottesca coerenza.
Gli stessi miserabili potenti europei che si preparano alla soluzione greca si propongono con la loro assenza di “isolare Putin” e non si accorgono di isolare solo se stessi in un rapporto alla Quisling con gli Usae le loro multinazionali. Si isolano negando l’evidenza storica, ma sapendo benissimo che senza il fronte russo le vicende belliche sarebbero state ben diverse e che, anzi, potendo rifornirsi nell’immenso retroterra russo (come brevemente avvenne con il tratto Ribbentrop – Molotov) la Germania avrebbe senza difficoltà costituito un terzo impero dall’atlantico al Mar Nero. Sta di fatto che nel dicembre del 1944 per poco gli alleati occidentali non furono ributtati a mare da un colpo di coda tedesco nelle Ardenne e che riuscirono a traversare il Reno solo il 7 marzo del ’45, quando le armate sovietiche erano in vista di Berlino, stavano facendo crollare tutto l’apparato militare tedesco e avevano già liberato molti campi di concentramento compreso Auschwitz. Purtroppo una martellante narrazione americana, ha tentato per decenni di cancellare tutto questo, riuscendo persino a spacciare le sconfitte per vittorie, come la famosa battaglia d’Inghilterra (*vedi nota) e creare invece un vortice di silenzio sulle vicende decisive per le sorti della guerra come per esempio Stalingrado.
Tuttavia un ‘Europa immersa nella inquietante vicenda ucraina si sottrae alla parata della vittoria non solo nel tentativo di contraffare un passato che si rivela scomodo alle governance titanizzate dal pensiero unico, ma anche in quello di confondere il presente: ciò che si cerca di nascondere ai cittadini del continente è la criminale leggerezza con cui ci si è lasciati trascinare in un confronto geopolitico con una Russia e più in generale con il nascente blocco euroasiatico che oggi è più forte di quanto non lo fosse al momento della dissoluzione dell’Urss. Nel Telegraph c’era ieri un confronto impietoso tra le forze di Usa e Gran Bretagna ( a volte ci si dimentica dell’appendice europea) e quelle russe che spesso hanno il doppio degli armamenti. Alla fine però ci si consola con la leggenda della superiorità tecnologica occidentale, quando invece è proprio qui che sta il marcio: la globalizzazione ha di molto ridotto le distanze tra l’occidente e una Russia che per forza di cose aveva dovuto limitare il suo sforzo tecnologico ad alcuni settori. E non parliamo nemmeno della Cina che negli anni 80 poteva contare solo su immense risorse umane, ma che allora ha avuto uno sviluppo stellare. Adesso le due potenze euroasiatiche dispongono di armamenti pari e spesso superiori in campo missilistico e aereo. Del resto questo stato di cose è testimoniato da alcune spie rosse sul cruscotto di comando: le difficoltà di mettere a punto un caccia di quinta generazione come l’ F 35, che nasce già inferiore ai suoi eventuali avversari e anche il fatto che la cessione della missilistica al settore privato come è avvenuto negli Usa si sia concretato con il disastro della Orbital che si serviva di propulsori sovietici degli anni ’60, parlano chiaro. In entrambi i casi c’è lo zampino del profitto senza limiti, ma traspaiono anche i limiti di un modello giunto al suo capolinea e che tuttavia è ormai costretto a sbandierare superiorità tutte da dimostrare.
La realtà è che non si vuole dire ai cittadini europei in quale bordello ci si è andati a cacciare e che in qualche modo prende forma nella spettacolare parata di oggi: in una situazione prebellica dalla quale in ogni caso l’Europa continentale uscirebbe distrutta. In fondo negare il ruolo assolutamente determinante che ha avuto l’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo trova una correlazione nel voler negare l’evidenza del presente: che l’Europa è ben poca cosa senza il retroterra eurasiatico, mentre con esso non solo sarebbe alternativa, ma bagnerebbe il naso all’imperialismo americano. Era qualcosa che Bismark sapeva benissimo ma che agli europei viene imposto di dimenticare anche dopo le vicende della seconda guerra mondiale.
*Nota La presunta vittoria nella battaglia d’Inghilterra è una delle più divertenti contraffazioni narrative sulla seconda guerra mondiale destinata a regalare un ruolo decisivo ed eroico a una Gran Bretagna rivelatasi attore di secondo piano al confronto di Urss e Usa. E dico contraffazione narrativa perché in realtà la storia militare britannica ammette tranquillamente e senza equivoci il fatto che l’aviazione inglese stesse per soccombere a quella tedesca, quando Hitler decise da un giorno all’altro di fermare l’offensiva per trasferire le Luftflotten ad oriente e attaccare l’Urss. Il maggior storico militare del periodo Liddel Hart nella sua Storia militare della seconda Guerra Mondiale dice esplicitamente che senza questo evento salvifico non ci sarebbero state speranze di resistenza per la Gran Bretagna anche perché – contrariamente alla leggenda – il rateo di abbattimenti tra caccia era nettamente in favore dei tedeschi. Ma grottescamente si legge spesso o si è costretti a sentire che Hitler attaccò l’Urss come una sorta di compensazione dopo il fallimento della battaglia d’Inghilterra. Certo Liddel Hart è uno storico da cui non si può prescindere, ma che è divenuto sostanzialmente inviso al potere dopo la pubblicazione postuma della sua storia. Il fatto che considerasse barbaro e inutile il bombardamento atomico del Giappone che comunque avrebbe dovuto arrendersi nel giro di pochi mesi o settimane a causa della totale mancanza di materie prime o rifornimenti, le critiche alla distruzione di Cassino che oltre a ridurre in polvere un enorme patrimonio storico permise a Kesserling di farne un bastione difensivo, le bordate alla politica franco inglese di appeasement con Hitler, la decostruzione di molte leggende belliche, lo relegano ad essere una lettura per specialisti e non per divulgatori di favole in salsa americana.


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Nel 44 ci fu lo sfondamento da parte delle truppe tedesche perchè gli alleati avevano fermato la loro offensiva con l’intento di dar modo alla Germania ,di spostare truppe dal fronte occidentale a quello orientale. Solo che i Tedeschi invece ne approfittarono per portare quello che fu il loro ultimo contrattacco ,cogliendo gli alleati di sorpresa.(c’era la corsa a chi arrivava primo a Berlino n.d.r.).
dettagli a parte, l’articolo mi è piaciuto moltissimo.
Concordo che la strategia dell'”Ovest” di isolare e tagliare fuori una parte sempre crescente di mondo che non vuole più limitarsi a fare il paria sottomesso (BRICS ed altri satelliti, tipo Argentina, Iran, ed altri colossi asiatici), finirà con l’isolamento dell’Ovest medesimo.
Anche il revisionismo mistificatorio funziona solo localmente, laddove i media mainstream sono addomesticati, ma non si può pretendere che l’intero mondo si adegui a queste rivisitazioni distorte. Si perdono occasioni di comunicare e capirsi, e questo erige muri immateriali solidi più di quelli di calcestruzzo. Anche la Turchia si ostina a negare di avere sterminato 2’500’000 di armeni, ma non per questo siamo disposti a crederci
Ah … cmq è Kesselring non Kesserling (piccolo refuso).
Ma non eravate antimilitaristi, qua dentro? Non vi facevano ribrezzo, anzi schifo, le parate militari, qua dentro? Si percepisce, invece, un certo entusiasmo, qua dentro…
Non so, io sono antimilitarista nel senso che sono contro le guerre d’aggressione, contro l’imperialismo, il colonialismo, insomma la rapina geopolitica. Non posso certo dirmi contraria all’azione militare se questa ha come scopo la difesa e del proprio territorio e del proprio diritto alla sopravvivenza. L’Urss è stata attaccata nel giugno 1941 ed ha buttato fuori gli aggressori nel corso di quattro anni in un conflitto che al contrario di quello condotto in Occidente si configura come un’operazione di sterminio pianificata dal governo tedesco. Non è male celebrare chi ha contribuito più di ogni altro a gettare il nazismo nel cesso ed ha tirato l’acqua. Poi però purtroppo ogni tanto occorre chiamare di nuovo l’idraulico, perchè i tubi si ostruiscono e ciò che pensavamo di aver espulso per sempre torna ad ammorbare l’aria.
Ricordo di aver letto che fu l’Inghilterra la prima a cominciare bombardamenti di obiettivi civili, nel Maggio del 1940. La battaglia d’Inghilterra inizio’ nel Settembre dello stesso anno.
Voltaire, la battaglia d’Inghilterra iniziò già nel luglio ’40. Alcuni obiettivi civili furono colpiti da subito, mentre Londra venne colpita solo in seguito. Pare che durante un’incursione alcuni aerei tedeschi abbiano sganciato bombe su Londra per un errore di rotta, contravvenendo così al tacito accordo di non colpire le rispettive capitali. Churchill ordinò allora un attacco di rappresaglia su Berlino, che per la verità ottenne risultati solo simbolici. Da quel momento Goering, comandante della Luftwaffe, di certo con l’approvazione di Hitler, scatenò le sue squadriglie sui grandi centri inglesi, scelta ritenuta in seguito strategicamente sbagliata dagli storici militari.
Concordo pienamente riguardo al senso dell’articolo. Vorrei però rilevare un paio di dettagli che mi sembrano inesatti, Nel dicembre ’44 gli angloamericani non rischiarono affatto di essere “ributtati a mare” e l’offensiva tedesca delle Ardenne si arenò nel giro di pochi giorni senza aver superato nemmeno la Mosa, come lo stesso maresciallo tedesco Rundstedt aveva previsto.
Nella tarda estate del ’40 invece la Luftwaffe subì effettivamente perdite notevoli in confronto a quelle inflitte alla Raf. Ciò è vero soprattutto riguardo alla perdita di equipaggi, assai più preziosi rispetto ai velivoli.
La “battaglia d’Inghilterra” non terminò per il fatto che tedeschi trasferirono le luftflotten a est (l’aggressione all’Urss iniziò solo nel giugno ’41) ma perchè essendo l’offensiva aerea contro l’Inghilterra preliminare allo sbarco anfibio e non potendo questo svolgersi nei mesi freddi, non aveva senso per il comando tedesco continuare a perdere velivoli ed equipaggi con quel ritmo. Di fatto, uno sbarco in Inghilterra sarebbe stato superfluo se i tedeschi avessero avuto la supremazia aerea e impossibile se non l’avessero avuta.
In definitiva, credo che la battaglia d’Inghilterra possa continuare ad essere considerata una vittoria difensiva britannica.
concordo, ma aggiungo: stando allo stesso Liddell Hart, un buon numero delle perdite tedesche furono dovute all’ossessione di Goering per i bombardieri (col risultato che ondate su ondate di bombardieri tedeschi vennero mandate allo sbaraglio con una copertura di caccia del tutto insufficiente) e per i bombardamenti “terroristici” sui centri urbani per “fiaccare il morale” del nemico (quando sarebbe stato più sensato concentrare gli attacchi sulle stazioni radar e sugli aeroporti). Gli scarsi risultati ottenuti dalla campagna aerea, più la vecchia ossessione tedesca per l’espansione a Est, più la curiosa tendenza del Fuhrer a usare i guanti di velluto con gli inglesi (secondo Liddell Hart Hitler avrebbe voluto accordi diplomatici e non guerra con i britannici), indussero Hitler a disinteressarsi del fronte britannico per attaccare a tradimento l’URSS. Se il Reich non avesse avuto bisogno di truppe ad est per l’operazione Barbarossa, con ogni probabilità il Regno Unito non avrebbe potuto resistere a una invasione anfibia tedesca, nonostante la Royal Navy. In altri termini, l’Inghilterra ha degli enormi debiti verso l’Unione Sovietica.