A volte non vincono. Questa foto storica scattata 40 anni fa, esattamente il 29 aprile del 1975, mostra l’evacuazione via elicottero della sede Cia a Saigon posta proprio e forse non casualmente, di fronte al palazzo dell’ United Press per cui al fotografo Hubert van Es, detto Hugh Vanes fu sufficiente afferrare l’obiettivo da 300 millimetri per scattare la foto di gran lunga più famosa della sua carriera.
Dieci fotogrammi in sequenza mentre le truppe del Nord Vietnam dilagano verso il centro della città e la radio americana diffonde la voce di Bing Crosby nella famossima White Christmas, segnale stabilito per l’evacuazione. Certo scelta singolare tra il caldo afoso e il monsone in arrivo, ma quanto mai significativa dell’autismo dell’immaginario americano anche messo a confronto della sconfitta e dell’immensa strage diretta e indiretta che la guerra del Vietnam aveva provocato.
La foto è storica è anche per altri motivi. Per molti anni è stata considerata come la precipitosa evacuazione dell’ambasciata Usa, rivestendo così un ruolo ancora più simbolico visto che quel giorno stesso l’ambasciatore Usa Graham Martin aveva detto alla televisione del Sud vietnam che mai e poi mai gli Stati Uniti avrebbero lasciato il Paese: “Io, l’ambasciatore americano, non ho intenzione di fuggire durante la notte. Chiunque di voi può venire a casa mia e constatare da solo che non sto facendo le valigie. Vi do la mia parola”.
E l’equivoco è andato avanti per anni nonostante le proteste di Van Es al quale seccava moltissimo di essere conosciuto praticamente per quella sola immagine così negativa per gli Usa e l’universo occidentale. Egli infatti può essere considerato il primo caso conosciuto di giornalismo internazionale “embedded”, ossia intrinsecamente legato a una parte e privo di quell’aspirazione forse ingenua, ma anche essenziale alla neutralità. Quindi possiamo immaginare il turbamento del fotografo, del resto reso più volte esplicito, per essere diventato famoso grazie all’icona della sconfitta.
Van Es si troverà successivamente a documentare altre due situazioni che in qualche modo si intrecciano con la storia attuale: la rivolta dei mussulmani di Mindanao che rivendicavano principalmente l’indipendenza dagli stranieri contenuta e soffocata grazie ai massicci aiuti forniti da Washington a Marcos e l’invasione sovietica dell’Afganistan, dove al contrario si fece leva sui sentimenti mussulmani per contrastare i governi sostenuti da Mosca.
Così tutto si tiene da quella foto di 40 anni fa.


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Caro Babbo Natale, per tuo prossimo compleanno, ci porteresti cortesemente una foto del genere, presa alla Verkovna Rada di Kiev ?
Vorrei tanto vedere un grosso stormo di pesanti uccellacci Hercules (Lockeed C-130) imbarcare tutti i consulenti CIA, gli istruttori militari, i contractors Blakwater e Grumman Northrop, accolti da un accigliato McCain, far fagotto e tornare a casa propria.
Grazie in anticipo.
Tuo, affezionato, Soviet_Mario
(P.S. grazie delle memorie storiche condivise)
È vero, gli Stati Uniti quella volta non vinsero ma non vinse neanche il decimato popolo vietnamita perché i morti non vincono, i feriti e i mutilati non vincono, chi perde una persona cara o la propria casa non vince per il solo fatto che è finita la guerra. Chi invece ha vinto, quella volta, come tutte le altre volte, è stata l’industria della guerra che riuscì a tenere in piedi per anni e anni un conflitto privo di senso come sono privi di senso tutti i conflitti esistenti nel mondo. Che senso ha la guerra in Siria? E quella in Ucraina? E il conflitto israele-palestinese? Le aziende del sistema militar-ricostruttivo considerano la guerra come né più né meno di un business e, nell’ottica del marketing più classico, la promuovono servendosi dei mezzi che risultino più efficaci allo scopo e dimostrando una creatività senza limiti quando si tratta di seminare l’odio e la zizzania che servono a preparare il terreno per la scintilla finale, che quasi sempre sono loro stessi a provocare tramite i loro numerosissimi partner politici.Quando una nazione si arma sono queste aziende a vincere, quando scoppia una guerra sono queste aziende a vincere. E quando si fa pace è solo perché tutto il vendibile è stato venduto o perché sono emersi dei business più lucrativi di cui occuparsi.