Ci scusiamo per l'elenco gravemente incompleto
Ci scusiamo per l’elenco gravemente incompleto

Allah è grande. E pare che in lui comincino a confidare  non solo i mussulmani, moderati o integralisti che siano, ma anche le élite oligarchiche europee al servizio di se stesse e del pensiero unico. Il buon dio dei cristiani, vecchio e conosciuto oppio contro le lotte sociali, arresosi al capitalismo e alla sua teoria del denaro nel 1200, (paradossalmente in seguito alla crisi di liquidità dovuta alle crociate) non basta più e anzi rischia di corrucciarsi, almeno a parole, contro la lotta di classe al contrario. Quindi è venuta l’ora di assumere a tempo pieno un’altra divinità che faccia da contraltare, di un diavolo più credibile di quello con le corna e sfruttare appieno la battaglia divina per fare profitto.

L’attentato di Parigi, compiuto al grido di allah è grande, può fare miracoli, oltre a quello di rendere possibile un’analisi del dna in due ore invece che nei due giorni necessari e di indurre i terroristi a lasciare la carta di identità in auto: intanto rinfocola le paure securitarie che stavano per essere sostituite da quella di perdere il lavoro e la dignità; rinsalda l’europeismo di manfrina all’alba di un anno in cui ci sono le elezioni in Grecia, in Spagna e in varia estensione in altri sei Paesi della Ue, rende più vicino il trattato transatlantico di fronte all’attacco musulmano, permette in nome della sicurezza di negare un’altra fetta di quella libertà nel nome della quale ci si indigna. C’è da chiedersi come mai meno di un anno fa l’uccisione di tre studenti ebrei, di un rabbino e di tre militari a Tolosa da parte di un tal, Mohamed Merah, a suo dire membro di Al Quaeda, non abbia suscitato nemmeno un millesimo dell’indignazione e della rincorsa alle leggi speciali che si sta sviluppando ora.

Certo può essere anche l’occasione per iniettare un’altro po’ di stupidità nell’immenso serbatoio dei media dando la stura a patetiche discussioni di cretini con i fiocchi sulla violenza intrinseca della religione mussulmana senza mai chiedersi, nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio, se per caso, il terrorismo non sia un frutto avvelenato delle guerre occidentali. Anzi esse nemmeno esistono nella salda opinione del quinto quarto mediatico, nelle animelle buone, nelle trippe d’assalto, nelle cervella au citron.

Tuttavia sarebbe riduttivo pensare che l’attentato di Parigi con tutte le ombre che esso propone alla logica del reale, abbia obiettivi così circoscritti nell’affermazione dell’oligarchia. La riedizione della guerra di civiltà cui si è voluto dare inizio non è che la preparazione di un terreno fertile per preparare la guerra esterna ed evitare così quella civile. Il capitalismo finanziario dopo aver infuriato per trent’anni e consumato il futuro di parecchie generazioni si trova adesso in una strada senza uscita, di fronte alla contraddizione (non morale, ma economica) tra impoverimento generalizzato e profitto di pochi, immerso nel declino dei suoi tradizionali bracci secolari costituiti da Usa e Europa, preoccupato dalla lenta, ma inesorabile riduzione degli eserciti di riserva con i quali si è ricattato il lavoro. Si trova anche in mezzo ai debiti, a un mare di scommesse prive di senso ed è fortemente tentato dal conflitto generalizzato come strumento di sopravvivenza.

Naturalmente non sto parlando di un piano preciso messo a punto in segrete stanze, ma della logica del potere che fatalmente e tragicamente porta alle sue conseguenze, spinge a premere sull’acceleratore, a tentare i bluff più opachi, soprattutto ad agire ormai dentro l’azzardo, senza cautele e senza remore. I cittadini devono capire che le loro aspirazioni sociali possono diventare un tradimento. Cento anni fa l’immenso massacro della guerra mondiale fu innescato nelle sue dimensioni da élite di potere che sentivano minacciato il loro mondo da lotte sociali sempre più intense e si buttarono nella catastrofica avventura prima che il loro tempo si esaurisse. Un altro tempo si sta esaurendo e in questo senso Allah è davvero grande.