magistrato_logo_217Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si è aperta una nuova fase della rottamazione, indirizzata ad estirpare il male attraverso la cancellazione dei luoghi nei quali si manifesta.

Così se dei funzionari del Magistrato alle acque si sono fatti corrompere dal Consorzio Venezia Nuova, con formidabile acume il premier tira un rigo di penna e elimina l’antica istituzione.

D’altra parte con una certa preveggenza, in previsione di reati contro l’interesse generale commessi da funzionari o rappresentanti della vecchia sinistra e del suo partito, aveva già provveduto ad abrogare ambedue. Per non dire del Senato dove si sono annidati ladroni e dissipati, o di sovrintendenze dove spreconi seriali si pagavano le missioni per andare a controllare azioni – che definivano abusi – ma che erano compiute sono per dispiegare felicemente libera iniziativa e implementare l’auspicata crescita, tramite cemento. In attesa dell’augurabile abolizione delle regioni di Formigoni, Chisso, Galan e Fiorito, ferma restando però la permanenza di tutti i simpatici attori di scapestrate ma veniali esuberanze, suggeriamo la definitiva rimozione delle galere, per lasciare in azione, con esse e in loro assenza, potenziali o accertati malfattori.

Voi direte, maliziosamente, ma non era meglio togliere di torno controllori sleali, imprese truffaldine, regole adottate ad hoc per favorire opache transazioni, deroghe immaginate in ogni particolare per creare condizioni particolari, misure emergenziali, commissariamenti speciali, licenze eccezionali? O meglio ancora, non sarebbe stato preferibile eliminare la causa, l’origine da cui tutto nasce: inutili esposizioni ottocentesche, massicce opere a mare, scavi improvvidi, ponti pericolanti, gallerie funeste? E anche, non sarebbe stato più ragionevole e perfino più premiante da un punto mediatico, sciogliere quel consorzio più simile a una cricca, a una cupola, a una gang, isolare ed escludere dal mercato quelle imprese signorilmente criminali?

Ma no, come d’uso, al premier e al suo governo si addice smantellare tutto quello che, ancorché non proprio limpido, odora di controllo pubblico, di vigilanza sull’operato dei privati, tutti indistintamente a lui cari, a lui affini, in quanto rappresentanza locale dei suoi padroni, quelli che devono riavviare il motore della crescita a costo di lacrime, le nostre, e sangue – che si sa che queste formidabili e pesanti opere, ma anche quelle più modeste, costano in diritti, sicurezza, garanzie, dignità e valori del lavoro. E deve essere per questo che dal Magistrato, dalle sovrintendenze, dai sistemi di controllo territoriali si sta velocemente, presciolosi come sono, passando alla cancellazione della madre di tutti i principi secondo i quali l’interesse generale e il bene comune deve avere il sopravvento su quello privato e personale, la Costituzione.

Macché, meglio cancellare per ripristinare, meglio annunciare per non fare, meglio ancora dedicarsi a quell’esercizio “ cambiare perché tutto resti uguale”, molto citato da opinionisti amici di dotta erudizione, che quando lo si esegue, sembrano non accorgersene. Così si affida al ministro amico della maxi-navi, dei canali e delle dighe il compito di rinnovare “tecnicamente” l’assetto del Consorzio con nuovi soggetti “di nomina governativa” e quindi, ça va sans dire, di garanzia, lasciando immutati i poteri eccezionali, così che le imprese momentaneamente decapitate dei malfattori più in vista continuino impunite a operare. E si rimettono le competenze del Magistrato dal prossimo primo ottobre, in capo al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, guidato però dallo stesso funzionario che era anche al vertice del Magistrato delle Acque: l’ingegnere Roberto Daniele (che non è coinvolto nelle indagini), che contestualmente era stato nominato dal governo anche Provveditore per le opere in Veneto. Insomma, trattandosi di acque, se non è zuppa è pan bagnato visto che la scelta rivoluzionaria attribuisce tutti i compiti di vigilanza a un latro di quei soggetti che in questi anni deve essere stato affetto da una forma di letargia, di cecità, di inconsapevolezza patologica di quanto gli avveniva intorno.

Sciocco chi avesse creduto che lo scandalo servisse a determinare lo scioglimento del Consorzio Venezia Nuova e la fine del concessionario unico per le opere di salvaguardia in laguna, a dar luogo a una moratoria dei cantieri in corso, magari alla nomina di una commissione d’indagine di esperti «terzi» che valutasse lo stato effettivo dei lavori del Mose e anche il modo in cui vengono  realizzati, gli aspetti tecnici e l’uso dei materiali legati al progetto. fino alla sua reale utilità.

Ma a Renzi e al suo sponsor, deve essere proprio la parola magistrato che non piace, a meno che non riescano a comprare anche quella.