DelrioProprio mentre Scajola veniva portato a Regina Coeli, le sue immortali prestazioni in fatto di sfacciataggine sono state surclassate: quella casa regalatagli a sua insaputa è stato il culmine dell’era precedente, l’allegoria del berlusconismo. Adesso tutto questo sembra poca cosa, l’espressione di un’arroganza provinciale e fatta in casa. adesso la menzogna, l’ipocrisia, la mancanza di dignità sono giovani e moderne. Ed  è così che il maestro Manzi di Renzi, con quella faccia a mezza strada tra l’asceta e il beccamorto, può permettersi di rivelare all’ennesimo giornalista disposto a farsi dire qualunque cosa senza reagire, che nel verminaio dell’Expò non c’entrano i partiti, ma soggetti che hanno “interessi diversi dalla politica”.

In realtà nella dimensione degradata e grottesca che viviamo Delrio una qualche ragione sembra averla, ma solo nel senso che sono ormai i partiti stessi ad essere soggetti “diversi dalla politica”. Tutta la vicenda dell’Expò, spacciato come un appuntamento epocale sui Navigli fatali di Milano, ma toccasana per tutto il Paese, è stato essenzialmente voluto per dare avvio ad una nuova stagione alimentare per il sistema politico. Altro che fame nel mondo, confort food per il soliti noti che in questo caso sono proprio tutti quelli della stagione di Tangentopoli, passati proprio in questa occasione dallo stato di riservisti alla prima linea.

Manifestazioni come l’Expò delle favole, sono ormai utili solo a quei Paesi che trovano in questi riti fin de siècle, l’occasione per proporsi sullo scenario mondiale. Purtroppo invece l’Italia è ben conosciuta ed ora sarà ancor più chiaramente esposta nei suoi vizi e nella sua proverbiale inaffidabilità.

 

Francamente è ormai intollerabile questa presa per i fondelli che di fronte alle piaghe scoperte si rifugia dietro il disco rotto di surreali giustificazioni, di una tracotanza senza limiti, per la quale si afferma che le regole degli appalti non vanno cambiate, che occorre ancor più deregulation, per finire con l’evocazione mistica e salvifica dell’ennesima task force. Ammesso che in tasche già così piene ci sia posto per qualche cos’altro.

Ai cittadini che mendicano l’elemosina di un minimo di correttezza e di dignità, viene infine lanciato l’ingiurioso spicciolo di una fantomatica del 30% delle spese di Palazzo Chigi. Come se questo c’entrasse qualcosa con la corruzione o servisse a qualcosa, nel mare magnum dell’affarismo nazionale, anche nell’improbabile caso che non si tratti di una semplice sparata a vuoto. Ma si sa che il cerchio magico di Renzi, attinge la propria credibilità dalla finanza, officia le proprie liturgie secondo le alchimie mediatiche dei consulenti d’immagine, ma alla fine parla con quel linguaggio di inestinguibile provincia, da dove proviene.

Però almeno adesso non abbiamo più dubbi sulla natura di Delrio, l’ascetismo di facciata è solo cerone: dietro c’è solo il beccamorto della Repubblica.