north-korea-tv-1Noi non lo sappiamo, ma nella Corea del Nord esiste una televisione italiana, suddivisa in più canali, che per qualche miracolo elettromagnetico ogni tanto si vede anche da noi. Ieri sera per esempio a causa di una interferenza mi sono sorbito ore di celebrazioni per il caro leader Kim Un Renz il quale ancora una volta ha ribadito le stesse promesse fatte a suo tempo dal nonno Kim Il Silvio e dal fratello Kim Il Lett.

La tecnica è quella di sempre: si scambiano i progetti per realtà già in essere, si fa finta di non capire che a una diminuzione della tassazione diretta che tanto infastidisce la destra per la sua progressività, seguirà un aumento più gravoso di quella indiretta che invece piace tanto ai kim più qualcosa di qualsiasi paese e/o una diminuzione di servizi che dovranno essere supportati con interessi da strozzino dall’elemosina dello sconto fiscale sui salari. Viene persino accreditata l’illusione che uno sconto del 5 % della cedolare secca sugli affitti concordati che del resto non sono poi così lontani da quelli di mercato, sia un toccasana per la ripresa edilizia e si lascia passare l’idea che le cifrone citate per la scuola come per altri ambiti siano immediatamente disponibili e non invece aggregati anche decennali di mutui da contrarre.

Ero quasi arrivato al disgusto per questo coro di servo encomio che non riesce a proporre nessuna vera domanda, al gioco di camerieri in livrea e labbra a canotto, che si è persa la sintonizzazione e sui canali è tornata la vera televisione italiana. Decisamente un’altra cosa perché qui si trattava del discorso di Matteo Renzi al consiglio dei ministri, primo atto della campagna elettorale europea, scambiato come insieme di cose già decise e operative. Enunciazioni da far navigare fino all’appuntamento alle urne che nel loro clou trattano di una diminuzione delle tassazioni dirette senza che nessuno si sia dato pena di capire come verranno coperte se non con altre tasse e senza che nessuno capisca o voglia capire come il piano del lavoro si indirizzi a permettere una drastica diminuzione dei salari con il nuovo contratto unico.  

Il premier fa ciò che sa fare, ossia le campagne elettorali e sa che il primo mandato affidatogli è quello di impedire che le forze anti austerità mettano in crisi la governance euro bancaria: basta illudere per due mesi. E magari attribuire la colpa ad altri “perché io invece volevo”. Dopo maggio quando si scoprirà che gli 80 euro in busta paga, ammesso che ci siano, sono già volati fuori dalla finestra, che le spending review giuste o sbagliate che siano, nell’ambito di una mancanza di sovranità monetaria non servono a redistribuire il reddito, ma solo  ad abbassare la spesa e dunque a ridurre il Pil, sarà comunque troppo tardi.   

E tuttavia mica siamo su tele Italia Pyongyang, non c’è nessun Kim il Renz, si può respirare un’ aria di libera informazione, di mancanza di servilismo, di franco scambio di idee e di capacità critica. Lo dice anche il senatore Razzi, che di Corea se ne intende.