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Archivi tag: Corea del Nord

Informazione aliena: gli italiani temono Kim e non la crisi

310x0_1504500180962.AP17247042296119Credere a un’ indagine “affidata” all’ Ipsos, ma condotta a quattro mani secondi i criteri e le direttive stabilite dall’ Ispi (Istituto per gli studi di politica americana… ah no, pardon, internazionale) e da Rainews è come credere ai messaggi della Madonna di Medjugorie, anzi peggio perché almeno i veggenti balcanici sono più furbi e sono meno servili verso la Beata Vergine che non i nostri sondaggiatori verso il sempre venerato San Iuesei, protettore dei burattini. Così viene fuori che gli italiani non sono più tanto preccupati per la crisi economica, che del resto come Rai News spiega quotidianamente è già molto dietro le spalle, ma per i missili nord coreani che si situano al secondo posto dopo il terrorismo.

Si potrebbe ironizzare a lungo su questi risultati e sulla cognizione degli italiani in merito alla Corea del Nord che probabilmente nemmeno sanno dove si trovi e che a quanto pare rimane un oggetto misterioso, colpito dalla congiura del silenzio spezzata  solo da qualche esoterico cachinno. Ma non c’è alcun dubbio che questa scala di valori rappresenti esattamente quella stessa che viene fornita e inoculata dalla Rai e dalla stampa maistream.  Persino sulla figura di Trump c’è chiarissimo questo calco delle pseudoidelogie di giornata: il presidente. essendo niente meno che a capo dell’amministrazione americana, verrebbe percepito come il leader più influente, più dello stesso Obama e al tempo stesso come fattore di instabilità. Insomma la battaglia tra Casa Bianca e deep state che si riverbera tale e quale nelle parole tra noi leggere.

Tuttavia quando si parla attaccati a fili che tirano da ogni parte, succede che alla fine risultano questi risultano ben visibili. Così Paolo Magri, direttore dell’Ipsos, spiegando l’indagine ai giornalisti maistream e forse sentendosi troppo sicuro in questo ambiente di ampie complicità si è lasciato andare al grottesco e ha lamentato il fatto che gli italiani abbiano un’immagine “distorta” del presidente cinese Xi Jinping, rappresentante  di un grande Paese emergente (tranquilli è già emerso da un bel pezzo, ma non si può dire ufficialmente)  il quale “grazie a una politica molto accorta non viene percepito dal grande pubblico come una minaccia”.

Ora quali sarebbero le minacce della Cina che noi grande pubblico non percepiamo? Ha forse intimidito qualcuno o promesso armageddon atomici come fa ogni giorno Trump? Il progetto di una nuova grande via della Seta nuoce a qualcuno,  forse ai padroni del presidente dell’Ispi? O forse minaccia la supremazia bianca e anglosassone? Magari c’è gente che insegna alla Bocconi, è membro della Trilaterale, produce autorevoli testi insieme a Monica Maggioni quando, guarda caso, dirigeva Rainews che dovrebbe imbarcarsi su qualche portaerei e andare nel mar della Cina cantando Stra spalgled banner invece di percepire stipendi d’oro  assiso sul divano. Mi scuso per l’ironia, ma è mai possibile avere un istitito per la politica estera, dichiarato tra l’altro ente morale, che ha fra i suoi soci spezzoni del gruppo Agnelli, Unicredit, Deutsche bank, Ubi banca, Intesa San Paolo e Compagnia San Paolo, Volkswagen, Philps Morris, Pirelli, Impregilo. Mediobanca,  Fca, Hewlett Packard, Italmobiliare, Borsa italiano, Bracco e persino Invernizzi e Christies? Mi sembra chiaro che questi soggetti, assolutamente privati, ma trattati quali supreme istanze pubbliche, vedano come fumo negli occhi il più virtuoso circuito finanziariario alternativo di Shgangai e che facciano stretto riferimento alle narrazioni e agli interessi occidentali, compresi quelli inconfessabili.

Ora una cosa è dire che gli italiani non percepiscono l’importanza del presidente cinese, anche perché le coautrici del presidente Ispi che oggi governano la tv pubblica, si guardano bene dal farlo sapere, ben altra è che non si rendano conto di fantomatiche minacce distillate come veleno nelle orecchie. Altro che Cina, la vera minaccia sono proprio queste camarille di ricchi e di personale di servizio.

 

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Nato bum bum

strangebgIl 29 settembre scorso, subito dopo il discorso di morte e distruzione fatto da Trump, presidente di un impero impazzito dove la gente si difende dagli uragani sparando, l’Onu ha aperto la firma sul trattato di messa al bando delle armi nucleari che impegna chi lo sottoscrive a non produrre, possedere, usare o minacciare di usare questi ordigni. Immediatamente però la Nato ha proibito ai 29 paesi così sfortunati da farne parte di aderire a questo impegno esautorando così i parlamenti e minacciando oscuramente quei Paesi che volessero siglare l’accordo (122 fino ad ora) a riflettere attentamente sulle sue implicazioni, cosa che non vuol dire nulla, ma che si profila come evidente intimidazione mafiosa.

L’alleanza insomma non perde occasione di mostrare come sia parte integrante della governance europea, la mano armata del neo liberismo e non ci pensi nemmeno a rinunciare – ovviamente per la causa della pace – alle armi atomiche: infatti la proibizione di firmare nasce dal timore di dover ritirare gli arsenali nucleari sparsi un po’ ovunque sul territorio europeo, chiara violazione del vecchio trattato di non proliferazione, a garanzia certa dell’armageddon continentale in caso di guerra e come presa di ostaggio delle popolazioni con la scusa ahimè fin troppo consunta, anche se ancora buona per i cretini, di difenderla. Così i buoni sciumbasci europei hanno detto si buana a Trump e sdegnosamente non hanno firmato.

Ma al di là di questa canagliate, sono davvero eccentrici gli argomenti e i pretesti ( qualcosa bisognava pure dirla come accade anche per i peggiori banditi)  volti ad appoggiare a giustificare la proibizione di firma: in una dichiarazione del Consiglio della Nato si dice esplicitamente «un trattato che non impegna nessuno degli stati in possesso di armi nucleari non sarà effettivo, non accrescerà la sicurezza né la pace internazionali, ma rischia di fare l’opposto creando divisioni e divergenze». Benissimo, ma allora se è così, se la non proliferazione non accresce la sicurezza  in base a quale criterio o quale fantasma di un possibile e di fatto inesistente diritto internazionale, si minacciano di distruzione Paesi che si dotano di armamento nucleare? Non ci potrebbe essere esempio più chiaro della sfrontatezza dell’impero che nello stesso giorno con una mano anzi con un orrido parrucchino minaccia la distruzione della Corea del Nord perché sperimenta armi atomiche e missili (che tra l’altro di per sè non hanno nulla di nucleare) e dall’altra ordina ai Paesi soggetti alla Nato di non firmare un trattato sulla denuclearizzazione.

Strano che in pochi si siano accorti di questa gigantesca aporia anche se è scontato che quasi tutti abbiano fatto finta di non accorgersene per salvare la faccia dei padroni i quali di certo non amano tutto quello che potrebbe mettere in moto processi che strappino loro il potere della minaccia nucleare o li costringano a mostrarsi quali sono, spogliati della retorica di cui si ammantano. E tuttavia dentro tutto questo c’è anche una contraddizione incipiente di segno diverso, al di là dei deliri del Pentagono, di Trump e dello stato profondo: gli Usa non attaccheranno la Corea proprio perché possiede armi nucleari e potrebbe dare avvio all’apocalisse, mentre ha attaccato l’Irak perché non aveva le armi di distruzione di massa che sono state il pretesto per l’intervento.

Allora nessuna messa al bando delle armi nucleari, ma minacce e propositi di distruzione per chi se le costruisce a parte i tradizionali possessori: la logica dei folli.


Mal di Corea

174652553-8c655ffa-22d5-4bfb-89f4-d9fcb53fce60Non voglio commentare la grossolanità e l’irresponsabilità  dei toni nella vicenda nord coreana che di fatto sancisce la definitiva messa in mora del fantasma del diritto internazionale, dell’Onu e della diplomazia con un impero che vuole decidere, senza contropartite, chi abbia la possibilità a o meno di avere missili e armamenti atomici e che reagisce come un cane rabbioso quando i suoi ordini non vengono ubbiditi. Né mi voglio soffermare sul comma 22 che fa piano di sostegno per la narrazione popolare di tutto questo: Kim è pazzo e dunque non può avere l’atomica, ma è pazzo perché vuole l’atomica, un non senso che nasce dall’avversione ontologica e nevrotica di Washington verso qualsiasi governo che si fregi a torto o ragione dell’aggettivo comunista accresciuto dal fatto che Pyongyang ha fatto fare alle truppe americane la prima e forse la più grave delle figuracce del dopoguerra.

Certo benché recentemente i servizi di intelligence americani abbiano rivelato come la Corea del Nord abbia più testate di quante si pensasse (circa 60) e abbastanza avanzate da poter essere effettivamente lanciate da missili, si tratta di una minaccia potenziale infinitamente minore rispetto a quella della Russia che tuttavia Washington non perde occasione di provocare con le sue sanzioni, le sue assurde accuse, l’opera ucraina, le manovre militari e le extension della Nato. Dunque cos’ha di speciale la Corea del Nord per richiedere toni così duri – da evitare assolutamente se Kim fosse davvero pazzo – e al tempo stesso così poco credibili, visto che un attacco preventivo causerebbe danni immensi alla Corea del Sud quindi a una fetta non trascurabile di un’economia mondiale già in odore di bolla? Il fatto è che il regime coreano, agendo con astuzia e con progressività tale da non arrivare mai a costituire una sfida troppo forte, ha di fatto scardinato l’ordine del dopoguerra basato sul mondo bipolare e sul possesso di armi atomiche solo da parte dei due principali protagonisti e di alcuni Paesi ad essi aggregati o troppo grandi per poter essere facilmente piegati. Poiché in effetti si trattava di una sorta di precaria spartizione mondiale o almeno così era intesa da Washington, in previsione di papparsi tutto, occorreva assolutamente evitare che altri Paesi abbastanza evoluti per poterlo fare acquisissero una capacità di reazione nucleare, non tanto perché questo aumentasse di per sé il pericolo di deflagrazione globale, ma perché metteva in forse la divisione mondiale e le aggregazioni attorno ai poli, moltiplicando le forze centrifughe.

Ora la Corea del Nord ha per prima sfondato questo muro che è sembrato invalicabile per l’Iran, valicabile, ma solo in segreto, per Israele, solo agitato propagandisticamente nelle bugie sull’Irak  e da un punto di vista militare è il primo fenomeno di multipolarità a fare la sua comparsa. Qualcosa di sorprendente dal punto di vita occidentale dal monento che le contimue esercitazioni navali nel Mar del Giappone non hanno intimorito Pyongyang (in questo senso Kim è definito pazzo), ma anche qualcosa di inevitabile prima o poi e in qualche modo di previsto se in uno studio US Army War College, uscito a fine luglio suggerisce all’elite Usa che siamo già in un periodo di “post supremazia”, che l’ordine internazionale governato di fatto da Washington fin dal dopoguerra e privo di qualsiasi contraltare da almeno un trentennio sta ormai collassando. Insomma il nuovo secolo americano e l’idea esplicitata da Bush figlio secondo cui “il fondamento di un mondo pacifico poggia sulla capacità delle forze armate Usa di mantenere un sostanziale vantaggio sugli altri, onde impedire l’emergere di competitori militari”, prendono il loro posto negli scaffali della retorica. Lo stesso studio analizza la situazione militare  reale e sostiene che la supremazia americana può essere sfidata non solo da Cina e Russia, ma anche Paesi minori come Iran e Germania o ancora in transizione come l’India. Del resto anche gli stessi americani sono stanchi  di questa guerra continua: per esempio uno studio sui flussi elettorali fatto dal dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Boston mostra come nelle circoscrizioni a vecchia vocazione democratica dove i trumpiani hanno vinto a sorpresa sono anche quelle dove maggiore è stata la concentrazione di militari morti o mutilati. Non so quanta strada farà un presidente ormai ingabbiato, in questa situazione.

Però alla fine, dopo i fuochi d’artificio e le minacce che continueranno per qualche tempo qualcuno avrà l’idea saggia di tornare ai negoziati, a meno di incendi non voluti. E già questa sarà una vittoria del falso pazzo Kim contro i falsi saggi di Washington (gli unici tra l’altro che le bombe le hanno usate davvero, persino contro la loro stessa popolazione) e l’ingresso in un nuovo paradigma.


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