asn“Stato confusionale”. Non mi viene un termine migliore o più adatto a descrivere la condizione in cui siamo e la narrazione grottesca che se ne fa. Da una parte l’esercito di lecchini e arlecchini professionali con tanto di diploma del Cepu e tariffa di pronto intervento, i Merlo e i Cazzullo della premiata ditta Nomen Homen o il Gargantua della pompa, Ferrara esaltano il governo Renzi per il fatto che sia pieno di giovani e di donne, cosa che magicamente lo accomuna alle discoteche dove notoriamente si cucca. Dall’altra i critici si stupiscono della pochezza dell’esecutivo, come se Renzi non fosse il modello Ken per i paesi del mediterraneo, creato ad hoc dalla EuroReazione Spa, ma una specie di Cavour che si è rasato le fedine.

Questo però non è la cosa peggiore come del resto non lo sarà la scontata produzione industriale di specchietti per le allodole che si avrà da qui fino alle elezioni europee: ha già aperto le danze Delrio, prontamente smentito sulle nuove tassazioni che senza dubbio ci saranno, ma che verranno tenute in dispensa fino all’appunto con le urne continentali. La cosa peggiore è che ormai ci si lascia trascinare dalla corrente, rinunciando al tentativo di trovare le forze per raggiungere un qualche approdo di ragionevolezza, anche di fronte all’evidenza del disastro. Il Civati che si appresta a dare una “fiducia sfiduciata” al governo, Il Passera che fonda il proprio movimento probancario dicendo che così si superano le pastoie ideologiche sono solo gli elementi patetici e ridicoli di un insieme che che non sa leggere più leggere la realtà e vive la finzione come se non fosse uno scenario dipinto.

Le notizie vere quelle per esempio di Olli Rehn che dice con piglio autoritario “Padoan sa cosa deve essere fatto” o la prima telefonata della Merkel al suo premier coloniale vengono nascosti o interpretati come atti di fiducia e non come avvertimenti o operazioni di controllo quali in effetti sono. Ma farò un esempio apparentemente marginale per spiegare ciò che voglio dire: alcuni siti di informazione che navigano variamente in acque alternative hanno dato notizia di una intervista fatta dallo Spiegel a uno dei massimi studiosi tedeschi di storia del Novecento, Wilfried Loth e ciò che vi hanno trovato di interessante è la scoperta dell’acqua calda: l’Unione europea nelle sue varie fasi è stata costruita dalle elite, senza coinvolgere le popolazioni, anzi facendo di tutto per impedire referendum popolari. Certo ribadirlo non fa male in un momento come questo, ma il passaggio vero, trascurato forse per una ipocrisia ormai fattasi carne e sangue, è un altro, ed è dove Loth rivela il cotè nazionalistico al quale momentaneamente si appoggia, l’azione del capitalismo finanziario: “in nessun altro Paese, il mantenimento dell’unione monetaria è così importante come in Germania. Se rinunciassimo all’euro, il nostro export crollerebbe, a prescindere dagli investimenti tedeschi negli Stati in crisi”. Anche questo è ovvio e già ripetuto: una moneta solo tedesca varrebbe di più dell’euro e soprattutto i paesi della periferia, liberati dalla camicia di forza della moneta unica, potrebbero tornare ad essere concorrenziali nei confronti dell’industria tedesca. Qui però è detto con una chiarezza cristallina e non da un populista euroscettico, ma da un intellettuale di nome oltre che fautore degli attuali equilibri.

Perché questo argomento resti un tabù e lo sia anche per le liste che si presentano come di sinistra, come quella di Tsipras,  per me rimane un mistero. Del resto gli stati confusionali producono appunto questi effetti: le speranze malriposte, le posture ridicole e il rifiuto della realtà.