così-è se vi pareForse ci si dovrebbe pizzicare per capire se stiamo sognando, se siamo troppo entrati nella trama di una commedia o se sia tutto vero. Vero ma con molte verità possibili, anzi immerso in quella verità liquida alla quale ci siamo assuefatti e dove ogni cosa è contemporaneamente possibile e plausibile.

Così Berlusconi alla vigilia della decadenza presenta nuovi testimoni farlocchi, ma soprattutto rovescia la tesi difensiva alla quale si era attaccato da anni e cioè che non vi fosse stata nessuna evasione fiscale, che i prezzi gonfiati dei film fossero “di mercato”. Adesso ribalta tutto e dice che l’evasione fiscale c’è stata, ma non da parte sua, bensì del “socio” Agrama che a quanto pare ha un vizio consolidato in questo campo. Il ridicolo di tutto questo è che fino a ieri il Cavaliere si diceva vittima di un complotto e di un’ingiustizia sulla base di una tesi che ora egli stesso rinnega.

Ma nella commedia dell’arte si fa vivo Napolitano che dopo essere stato, ancor prima della presidenza, rete di sicurezza per il tycoon, salvandolo nei momenti più difficili ora che è riuscito ad assicurare una maggioranzicchia al governicchio di fede berlinese, tenta una riverginazione e con una certa durezza, tra l’altro anche quella impropria, nei confronti del Cavaliere,  vorrebbe far dimenticare che con Berlusconi c’è stata una fitta trattativa dal giorno delle elezioni fino al tradimento di Alfano. Però sappiamo tutti che se l’operazione di scissione nel Pdl non fosse andata a buon fine adesso la musica sarebbe diversa.

Lo stesso Alfano, insieme alla congrega di cavallette che si è portato dietro, è portatore di una doppia realtà: è l’uomo che assieme a Letta servirà a costruire la neo Dc oppure è un pezzo di Pdl governativo che può anche essere usato da Silvio? In questo caso entrambe le cose sono contemporaneamente vere: dipenderà dagli sviluppi delle cose, dalla presa che avrà Forza Italia, da cosa è stato promesso alla pattuglia di politici di ventura e sventura presi da improvviso amore per la stabilità. Di certo la salvezza del loro lato B eguaglia in forza il fattore B e questo crea un equilibrio tutto giocato sull’ambiguità .

Per non dire della battaglia in casa Pd dove con tutta evidenza ai tre canditati rimasti in gioco occorre un urgente trapianto d’organi: di cuore per Cuperlo, di testa per Renzi e di fegato per Civati. Ma certo sentire Cuperlo che vanta gli straordinari risultati del riformismo dopo vent’anni di Berlusconi e gli ultimi massacri sociali c’è da pensare che il commediografo abbia avuto un colpo di sole. Mentre si intuisce che l’autore ha voluto inserire un parte buffa quando fa braccare Renzi per tentare di scucirgli qualcosa di concreto con il risultato comico di farlo rifugiare nel concetto che “ci vorrebbe ben altro” Sospetto che se a tradimento gli si domandasse se gli bastano i milioni che gli passano i suoi finanziatori direbbe, per trascinamento inerziale, che ci vorrebbe ben altro. Ma esprime nel nascondimento una verità: infatti ci vorrebbe ben altro che lui. Ormai siamo allo strillonaggio molesto per vendere due diverse versioni di gattopardismo, uno imperniato sulla persistenza delle nomenklature di sempre, l’altro avviato verso il disegno neo democristiano e a quanto pare anche thatcheriano. Tutte cose di cui forse Civati  si rende conto senza avere però il coraggio di denunciarle e di uscirne fuori.

Per non parlare dell’azione del governo coloniale appiattita sull’accanita ricerca di nuovi nomi per le tasse e di nuovi sacrifici per il più deboli, che non può uscire dai binari dell’ austerity imposta col bastone dello spread e non vuole rinunciare alla carota della crescita: come dire che vuole la notte e il giorno, una nuova versione del gatto quantistico di Schroedinger, il perfetto non senso, il così è se vi pare in funzione di sberleffo. E in tutto questo le idee politiche che girano sono come il caffelatte di Miseria e Nobiltà: “noi lo facciamo senza caffè e senza latte” come disse l’immortale Totò.