620x400x59401af8_o.jpeg.pagespeed.ic.ifwlD2P_T2Si è arrivati al punto che il cambiamento climatico, diventa un alibi. Si, proprio quello verso il quale si dimostra un insolente e ignorante scetticismo quando si tratta di fare qualcosa di concreto e perfino di seguire le blande linee di riferimento europeo: la risposta del sistema politico affaristico è il che  il che-te-ne-frega-a-te dell’immortale Razzi.  Però quando l’opacità, l’aperto malaffare, la noncuranza verso l’ambiente provocano danni immensi e un numero di vittime impressionante rispetto agli eventi ( tre volte i morti che negli Usa hanno provocato 56 tornado), allora il cambiamento climatico viene buono per dire che si tratta di fatti imprevedibili, anzi addirittura millenari.

Ed ecco le tristi cronache, tratte dal Corriere della Sera “Una nonna e una nipotina, che avevano cercato rifugio sotto il soppalco della loro casa, sono state investite dall’ onda di piena e dai detriti e sono morte. “Nessuno ha potuto far nulla”- ha detto il sindaco Pierino Cannas, in lacrime – la gente si è barricata in casa, le strade sono diventate fiumi in piena, ho visto almeno 15 auto portate via e sommerse da un mare di fango che avanzava”. Peccato che si tratti dell’alluvione in Sardegna del dicembre 2004, non di una cronaca cartaginese del 300 avanti cristo, come adesso vorrebbero far credere quelli che non hanno fatto nulla per contenere eventi statisticamente prevedibili e praticamente sicuri nell’arco di un certo numero di anni (vedi nota*). Millenari una minchia, direbbe persino Razzi, tanto più che il cambiamento climatico si esprime proprio attraverso la maggiore frequenza di eventi estremi.

E dopo ogni strage ecco che si deve sentire il “mai più, mai più” che suona come il nevermore del Corvo di Edgar Alla Poe, ma che significa di solito  “pazienza, tanto lo sappiamo che fra qualche anno succederà di nuovo”. E tuttavia  – devo dirlo – quando sento i discorsi sull’eccezionalità millenaria, sulle bombe d’acqua che scaricano in 24 ore l’acqua di sei mesi, le polemiche tra chi aveva avvisato e chi dice di non averne saputo nulla, secondo quello che sta diventando quasi un rito di morte, sento la mancanza di una mitragliatrice a tiro rapido. Perché  sono sciocchezze, scuse, pretesti per nascondere l’inazione e la noncuranza, robaccia dato in pasto a un’opinione pubblica ignara anche perché tenuta a dieta di numeri e memoria. Che in Sardegna possano esserci piogge ad alta intensità non è qualcosa di strano, anzi è assolutamente risaputo, come chiunque può evincere dai dati dell’ente idrografico della Sardegna pubblica sul sito della Regione e desunti giorno per giorno da 250 stazioni pluviometriche dell’isola.

Dal 1982, anno di inizio delle rilevazioni ecco le località e il numero di giorni in cui si sono avute precipitazioni di oltre 200 millimetri nelle 24 ore :

Lanusei

4

Muravera

2

Villagrande Strisaili

2

Genna Silana

1

Is Cannonerisi

1

Padru

1

Talana

1

Si tratta di grandi quantità di pioggia, definite appunto alluvionali, che infatti hanno dato origine ai disastri del 1999, del 2004 e del 2008. Come si può vedere si tratta di 12 eventi “eccezionali ” in 24 anni, uno ogni due anni, che come cadenza millenaria non c’è male. Però anche i 400 e passa millimetri caduti su Olbia non sono qualcosa di ignoto, ecco infatti i picchi massimi di accumulo pluviale dall’82 a oggi:

Talana

500,6

07/12/2004

Villagrande Strisaili

428,4

07/12/2004

Muravera

360,0

01/11/1993

Is Cannonerisi

297,0

01/10/1988

Genna Silana

283,6

07/12/2004

Lanusei

238,0

01/11/1993

Padru

204,4

16/01/2000

Le piogge dell’altro giorno, prontamente ribattezzate ciclone, sono ormai nella norma anche se chi non vuole fare nulla o chi ha devastato l’ambiente perché i torrenti andassero ad alimentare le località turistiche o magari ha finanziato opere di incertissima qualità come il ponte che è crollato due volte o ha permesso di costruire in aree a rischio, finge che si tratti di episodi epocali, sicuro che i governi e i Parlamenti che ci ritroviamo terranno loro bordone. Tra l’altro minimizzando i danni e facendo elemosine invece di investimenti. Del resto non ci possiamo stupire: un Paese che ha fatto dell’emergenza la sua maggiore industria di Stato, ha bisogno di trasformare la normalità in eccezione e fare dell’eccezione la propria normalità.

* Per chi ama la statistica e la matematica, ecco  qui uno studio dell’Università di Cagliari sull’incidenza statistica degli eventi meteorologici eccezionali sull’isola.