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Archivi tag: Ambiente

Corrierini e furbini

CP03062018_CP85337_imagefullwideNella comedie humaine la parte più ridicola e ingrata, ma anche quella di maggior successo spetta a quelli che scimmiottano atteggiamenti e linguaggi, assumendoli come propri senza alcuno spirito critico, ma in maniera puramente imitativa. E si capisce perché alcune piece come Miseria e nobiltà hanno avuto e continuano ad avere anche in altre forme e partiture, un grande successo: i servi che imitano i padroni, gli ignoranti che si fingono colti, i poveri che si fingono ricchi, sono un classico ultra millenario, un topos teatrale che mette alla berlina gli aspetti paradossali della servitù volontaria, un’archetipo che tuttavia opera in ogni campo e circostanza, spesso senza essere notato, ma che qualche volta esplode come un mortaretto e ti fa sobbalzare. In questi giorni, lo confesso, mi ero lasciato sfuggire l’ultima piece a stampa di Federico Fubini, figlio d’arte senz’arte, vicedirettore ad personam della premiata compagnia Corriere della Sera, membro direttivo della Open Society di Soros e reo confesso per aver censurato la morte per austerity di 700 bambini greci, il quale di fronte alle manifestazioni dei gretini per l’ambiente,  ha superato se stesso come Totò facendo il principe di Casador nell’immortale commedia citata. 

Il nostro infatti scopre che gli anziani non dovrebbero avere diritto al voto: dopo aver messo alla prova lungamente la propria mente se ne esce con questo ragionamento (si fa per dire, naturalmente) : ” Ma è giusto che uno voto valga un voto in un tema di lunga lena come il clima (o il debito, o il cambio tecnologico)? La generazione degli 0-25enni in Europa oggi ha un patrimonio di vita futura di oltre 9 milioni di anni. Più di tutte le altre generazioni adulte messe insieme” . Insomma è come se parlasse di stock di merci da smaltire e non di problemi che investono la società umana, dimostrando come l’economicismo più rozzo e perverso sia alla base dei pensieri di questi tomi che nemmeno paiono avere idea del significato di suffragio universale, delle lotte sociali, del significato stesso della vita. Il calcolo è ovviamente sballato perché prende in considerazione lo stock di vita futura di persone dagli zero ai 17 anni  che non votano, rendendo così la massa di anni da vivere dei maturi e degli anziani soverchiante rispetto a quella dei ggiovani. Ma poi lo stesso ragionamento vale per qualsiasi campo che è sempre di “lunga lena”, se si riescono a decifrare le cose e la catena di causalità e casualità: per esempio sarebbe molto più giusto che invece di un Fubini che va per i sessanta ci sia uno scolaro di seconda elementare perché rappresenta uno stock più significativo di vita futura. E poi le persone mature e anziane con un patrimonio di vita più ridotto rispetto ai giovani consumano una quota di spesa sanitaria molto maggiore: che ingiustizia. Faccio notare en passant che storicamente maggiore è il livello di civiltà di una società e maggiore è il numero di anziani.

Oddio non so se il Corriere della Sera sarebbe peggiore  se fosse il giornalino della quinta C, di certo non dovremmo leggere certi arzigogoli che non distinguono tra uomini e merce, tra speranze e conti di bottega e che in definitiva mostrano in maniera inequivocabile come il pensiero unico, sia totalmente estraneo alla democrazia e a ogni idea di progresso o giustizia sociale: a un certo livello si riesce a confondere le acque, ma nelle espressioni più grossolane e intellettualmente futili, appare chiarissima l’idea elitaria che tende ad escludere qualcuno dalla rappresentanza per i più svariati motivi, compresa la cretinata degli stock egli anni. Ogni tanto qualcuno ci tiene a farci sapere dagli spalti dei giornaloni che non dovrebbe partecipare alla vita pubblica, nemmeno con il voto, chi ha certe o certe altre caratteristiche, proprio perché i servi volontari non riescono a comprendere la natura della democrazia o comunque quella che dovrebbe essere e tendono ad averne comunque un’idea oligarchica. Forse hanno ragione loro, il suffragio universale è pericoloso: figuratevi che può votare anche uno come Fubini.

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Aumenta la bolletta della camera a gas

appalti-pubbliciCome certamente avrete letto anche quest’anno ci sarà un aumento delle bollette dell’ elettricità e del gas rispettivamente del 2,6 e del 3,9%: sommando i vari aumenti che si sono susseguiti dal luglio del 2018  la corrente è più cara del 14, 1 per cento e il gas del 14,3, Insomma una bella cifra per consumi universali, primari e poco comprimibili, ma che proprio per questo piacciono tanto a chi ci trae profitto, ma anche ai governi che così possono simulare una crescita, sia pure modestissima del Pil: sì perché se non lo sapete i metodi di misurazione del mondo liberista contemplano che il vostro disagio sia una crescita per l’economia. Ad ogni modo gli aumenti tariffari sono giustificati dalla cosiddetta Autorità per l’energia che non è altro se non un cartello di produttori e distributori, con argomenti generici e fumosi tra i quali figurano costantemente misteriosi problemi delle centrali nucleari francesi, tensioni geopolitiche non specificate, persino l’attacco degli Houti contro alcuni impianti petroliferi sauditi, quando si sa che tutti i pozzi di Riad lavorano largamente al di sotto delle possibilità e possono compensare in tempo reale, insomma tutto il consueto rosario di giustificazioni, tra cui però fa bella mostra di sé la crescita del prezzo dei permessi di emissione di Co2 al quale è legata buona parte della produzione elettrica in Italia.

Qui ci sono da dire due cose molto chiare: che il meccanismo di mercato con cui si cerca di diminuire il riscaldamento globale , ovvero i permessi per la Co2, è fallimentare  perché alla fine i costi vengono scaricati sul consumatore finale, anche quando si tratti di beni essenziali e dunque non producono significative contrazione a parità di attività economica. La seconda cosa è la Co2 rappresenta in qualche modo un falso problema o comunque non quello principale per ciò che concerne la tutela dell’ecosistema, ce ne sono di più importanti come per esempio la plastificazione degli oceani, l’inaridimento delle superfici agricole, la deforestazione, la predazione di risorse e l’inquinamento conseguente per produzioni del tutto inutili. Vi faccio un esempio banalissimo: tutta la filiera del gas nelle sue varie articolazioni che vanno dall’uso casalingo a quello per autotrazione ha perdite che nel complesso si attestano sul 6% del totale: peccato che questi gas abbiano un effetto serra oltre trenta volte superiore a quello della Co2 che viene prodotta dalla loro combustione: 30 per 6 fa 180, quindi leggi e regolamenti volti a ridurre le dispersioni in atmosfera e ad obbligare i soggetti coinvolti ad investimenti in questo senso, varrebbero molto di più dei cosiddetti certificati, solo che essi non potrebbero essere così facilmente scaricati sui consumatori e dunque non incontrano il favore degli azionisti né quello delle banche e naturalmente nemmeno quello degli operatori minuti. Ad ogni modo bisogna calcolare non solo la quantità di gas serra immessi nell’atmosfera, ma anche la gigantesca sottrazione di ossigeno ovvero del comburente dovuto alle attività umane e che si somma a quello necessario al sostentamento della biomassa.

Questa è solo una premessa per mostrare come il sistema sia in grado di controllare e a volte di creare l’opposizione a se stesso per trarne maggiore profitto. Sul tema ambientale si  sono avuti tre passaggi fondamentali: il primo tendente a negare il problema, il secondo ad ammetterlo e a inventare false soluzioni, il terzo quello di porsi alla testa dell’ambientalismo, guidandolo verso una sorta di escatologia priva di qualunque spirito critico. Dal momento che i vari tavoli e conferenze non potevano sortire questo effetto poiché le soluzioni erano criticabili sul piano della ragione oltre ad apparire insufficienti rispetto al problema, si è scelto il modulo emotivo – mistico che prescinde da ogni razionalità, dunque da ogni confronto. Per questa operazione – in un primo momento varata per deviare molti voti di protesta verso le formazioni verdi, consentendo così di salvare il fronte conservatore da una detronizzazione in Europa – si  sono scelti tutti gli ingredienti giusti: dunque una ragazzina, per giunta con problemi di autismo, che grazie a consistenti aiuti provenienti da spin doctor e da organizzazioni finanziate dai Rockfeller, dall’Aspen Institute e da tutti i maggiori inquinatori mondiali tramite   Klimate justice now e Friends of Earth, è diventata in poche settimane la profetessa adottata dal sistema. Peccato che sia lo stesso sistema che negli ultimi anni i sussidi ai combustibili fossili siano aumentati del 12%, rispetto al calo avutosi dopo la crisi e che dopo gli accordi di Parigi, 33 tra le più grandi banche mondiali hanno aumentato i loro investimenti nel settore dei combustibili fossili, portandoli a 1700 finendo per finanziare di fatto i cambiamenti climatici. E  come se questo non bastasse alcuni Paesi europei, per compiacere la scomposta guerra fredda inaugurata dagli Usa contro la Russia, la Germania ha aumentato del 34 % le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna e l’Olanda del 255% , una cifra analoga a quella della Svezia, patria di Greta. Contemporaneamente sono calati gli investimenti in rinnovabili sia in Usa che in Europa e rimangono in crescita esclusivamente grazie alla Cuna che all’India.

Possibile che gli stessi poteri che investono in combustibili fossili, siano poi i medesimi che hanno portato Greta alla ribalta e oggi la portano di fronte ad ogni soglia simbolica? Possibilissimo visto che si tratta di una rappresentazione e non di una realtà e si continuerà su questa strada perché il fenomeno Greta che sarà presto rinforzato da altre messe cantate servirà a gestire la trasformazione tecnologica necessaria a superare il calo generalizzato della domanda su un mercato che ormai per molti settori è di pura sostituzione. Inutile dire che questo comporterà un aumento di emissioni e non una loro diminuzione, mentre manifestazioni ed eventi continueranno esattamente come le processioni contro la peste che servivano a diffondere l’infezione.


Le pie illusioni

ILLUSIONEFeticcio Salvini

Giorgio Cremaschi ha scritto un apprezzabile articolo contro lo sgombero della Casa del popolo di Palermo che segue le stesse azioni contro quelle di Padova e Catania: si tratta di edifici fatiscenti e abbandonati che Potere al popolo ha trasformato in centri sociali i quali evidentemente danno fastidio al potere. Il problema è che Cremaschi così come i titolisti dei siti, ovviamente della sinistra, che hanno pubblicato il pezzo, riassumono la situazione con il fatto che “Salvini governa ancora”  cosa che nel caso specifico è al tempo stesso un’ingenuità e un cedimento al mostro creato a reti unificate dall’informazione che esprime le tesi del potere sovranazionale e finanziario. Il fatto che il nuovo partito renziano, Italia Viva, sia sta registrata il giorno dopo l’apertura della crisi e che dunque il progetto di ribaltone era già da tempo in campo, dovrebbe far riflettere quanto meno sulla possibilità che  abbiamo assistito a una farsa in salsa europea, il cui canovaccio era già scritto.

Ora che Salvini sia un malmostoso tendente alla xenofobia, che abbia un’idea molto rozza delle cose, che abbia poche idee e anche quelle confuse, che abbia sbagliato calcoli da prima elementare della politica politicante è un conto, ma pensare che andato via lui ci si sarebbe ritrovati in un mondo diverso e più libero è davvero una stupidata imperdonabile, soprattutto da parte di chi sa chi è stato Minniti o che pretende di avere una superiore coscienza dell’evoluzione storica: Salvini è stato semplicemente una meringa all’italiana montata a neve dall’informazione senza alcuna ragione concreta a parte ovviamente il piano di rivoluzione da Palazzo che abbiamo sotto gli occhi. Per capirlo  basterebbe andarsi a leggere le leggi sull’immigrazione e anche le normative specifiche sui rifugiati che esistono in molti Paesi dell’Europa virtuosa per rendersi conto che il caso Salvini è stato montato con il frullino; ma se proprio si vuole cavarsela facilmente, è sufficiente riferirsi soltanto alla  straordinaria vittoria dei socialdemocratici in Danimarca, lo scorso giugno, e prendere atto che l’affermazione elettorale  è stata dovuta a una campagna in favore di  draconiane restrizioni all’immigrazione. Eppure tutti coloro che hanno gioito di quel successo sono gli stessi che hanno esorcizzato  il leader leghista.

Insomma ritenere che una volta uscito di scena Salvini tutto o molto sarebbe cambiato e vi sarebbe stata più tolleranza nei confronti dell’antagonismo, è un pericoloso miraggio che obbedisce al matrix di amici e nemici, tesi e antitesi creato dalle elite: finché ci si rimane dentro e si sta al gioco non si potrà combattere efficacemente il sistema.

Ecologismo senza ambiente 

L’annunciata partecipazione di un numero imprecisato di dipendenti Amazon al Global strike del 20 settembre contro il cambiamento climatico, è quanto di meglio si possa immaginare per definire quell’ecologismo senza ambiente  che è diventato in breve tempo uno degli irrinunciabili versetti del politicamente corretto. Ancor più dei dipendenti  Google, quelli di Amazon dipendono direttamente dall’iperconsumismo che ha ricevuto una spinta verso l’alto dalla possibilità di fare acquisti anche da casa, avendo sempre a disposizione l’accattivante caverna di Aladino dove la parola “compra” viene riflessa in mille echi e talvolta suona come obbedisci. C’è subito da dire che i dipendenti Amazon, presenti alla manifestazione non saranno in sciopero, non sia mai, ma prenderanno un giorno di vacanza tra i pochi che sono loro concessi, per poter portare la loro testimonianza: un sacrificio che da una parte attesta la loro buona fede, ma dall’altra dimostra come la rinuncia a collegare la manifestazione con la denuncia delle condizioni di lavoro, evita il cuore del problema.

Ci vuole poco a capire che se i “postini di Bezos” avessero voglia di ribellarsi, di chiedere aumenti di salario, minore precarietà, orari più umani, maggiori tutele sanitarie e pensionistiche, Amazon sarebbe costretta a ridurre le proprie dimensioni di supermercato globale, a vendere in sostanza di meno e magari oggetti di migliore qualità e utilità, riducendo il tal modo il consumo globale e dunque anche la dissennata devastazione di ambiente e risorse. La stessa cosa dicasi di Google e dei suoi sistemi di pubblicità orwelliana e delle altre mega organizzazioni commerciali. Si tratta di una catena perché è proprio l’iper consumismo che poi spinge a produrre oggetti dalla rapida obsolescenza e dunque ad autoinnescare livelli sempre maggiori di produzione del tutto inutile. Dunque lo schiavismo di Amazon e di altre major analoghe così come la compressione salariale  delle grandi multinazionali o la loro ricerca di lavoro ai costi più bassi, nonché la loro evasione fiscale a livello planetario e l’illusione di profitto infinito, è in diretto collegamento con i problemi climatici. Non riconoscere lo sfruttamento e il conseguente degrado ambientale come logica di sistema e non vedere come esso vada di pari passo con il degrado del lavoro e della società, fa parte di quella che potremmo chiamare sindrome di Greta, ossia l’ ambientalismo moraleggiante che si permette di essere una petizione di principio del tutto separata dalle sue cause reali.

In fondo è una tecnica fondamentale di questa stagione di capitalismo quella di separare effetti e cause conferendo loro un’ esistenza emozionale a se stante che rende difficile ricostruire la trama della realtà. La cosa è evidente nell’ecologismo di tipo sistemico, talvolta utilizzato persino al fine di aumentare la devastazione oppure nel fenomeno di migrazione, totalmente separato dalle sue cause al punto da nascondere che esse sono originate dai medesimi gangli di potere.


La nuova Porsche turbo Greta

download (1)E’ uscita: dopo un bombardamento di annunci così intenso che pareva quasi il ritorno di Cristo in terra, la nuova Porsche elettrica si è materializzata dalle brochure alla strada. Ed è un capolavoro di ipocrisia contemporanea a cominciare dal nome Taycan turbo, visto che il compressore su una elettrica non esiste, ma è solo quel suadente suono che l’acquirente di una macchina sportiva vuole sentire, soprattutto se deve spendere poco meno di 200 mila euro per comprarla, anzi possederla non diversamente dall’amante strafiga da esibire nonostante la prostata faccia sentire il suo grido di dolore. Similmente alla Testla non è affatto costruita per risparmiare energia, perché è lunga 5 metri e pesa a vuoto 2300 chili, per renderla “turbo” nell’immaginazione dell’acquirente o dei milioni di piccoli fiammiferai con i nasi incollati alle vetrine dei concessionari le hanno messo 700 e passa cavalli ma tutti verdi, anzi green in quel senso che la parola ha nel gretismo.

Finge di essere ecologica solo perché è elettrica, ma in realtà è un monumento all’inutile spreco di risorse, perché se è vero che quei 700 e passa cavalli non inquinano dove passa la macchina, inquinano laddove si produce l’energia necessaria a caricare le batterie e far funzionare il motore. Ma questo è il meno perché l’oggetto in sé è del tutto inutile visto che quella esorbitante potenza, assorbirà energia senza però che essa possa essere effettivamente usata, anche ammesso che l’acquirente sia in grado di farlo: l’auto che dovrebbe fare i 260 all’ora  e quindi, nel mondo intero può essere sfruttata solo su tre autostrade tedesche, è venduta per avere un’autonomia di 400 chilometri o poco più, ma questo secondo le prove standard che prevedono velocità e accelerazioni da sub utilitaria: non appena si voglia schiacciare l’acceleratore e sfruttare la cavalleria, come sarebbe immaginabile su un’auto come questa, quella vantata autonomia si riduce a vista d’occhio e in un centinaio di chilometri o pure meno vi ritrovate a secco. Ma anche a velocità autostradali secondo codice l’autonomia si riduce a meno della metà di quella dichiarata. In fondo ci si fida delle scarse capacità aritmetiche dell’acquirente e sulla dimenticanza della semplice divisione da parte delle riviste di settore: il consumo medio a velocità medie standard delle prove ufficiali, dunque alla portata di una 50 special, anzi neanche special, è di 26 kw per cento chilometri, mentre la batteria ha una capacità globale di 93 kw: quindi già di suo l’autonomia teorica scende a 350 chilometri scarsi. E per ricaricarla fino all’80% nelle prese pubbliche, quelle aree di servizio o quelle speciali da realizzare nel garage di casa ( con spese anche di corrente non indifferenti) occorrono al minimo dieci ore. Insomma non ci troviamo di fronte a un’auto elettrica con i suoi 50 o 100 cavalli, come  quelle prodotte in Asia, che ha la concreta possibilità nell’uso normale di permettere una percorrenza adatta alla gita fuori porta alle velocità da codice, che consuma una quantità di energia ragionevole e che può essere caricata in mezz’ora , ma a una specie di mostro la cui sola costruzione produce un’enormità di gas serra e se usato sfruttandone le prestazioni permette di fare solo una manciata di chilometri. Insomma una roba inutile buona solo a stimolare la fatuità dei ricchi, come del resto la Tesla e che come quest’ultima dopo i primi 3000  chilometri di lussuoso calvario finisce dai rivenditori dell’usato a impolverarsi. Nessuno sembra comprendere come questa auto elettriche strapotenti sulla carta denunciano in realtà un’ arretratezza tecnologica che si cerca di superare buttando sugli occhi la polvere dei cavalli.

Ma ecco che dal cilindro spunta fuori un altro intento ecologico secondo come lo concepisce l’industria e secondo il verbo del consumismo ecologico più gretino: gli interni sono definiti “leather free” per dire che sono fatti di materiali “riciclati e sostenibili” espressione che dice poco o nulla e che per questo è adottata ormai universalmente per stimolare il consumo, ovvero per ottenere il contrario di ciò che si afferma, ma che se anche avesse un qualche senso sarebbe come mettere un unico ricciolo di panna alla soia su una sontuosa Saint Honoré. Si tratta in definitiva di un costoso e inquinantissimo oggetto del desiderio senza alcuna utilità pratica, ma che viene venduto come se fosse la panacea per l’ambiente. E’ in sostanza il simbolo di un certo ecologismo tanto più arrogante quanto più inconsistente che si nutre di parole, di espressioni fatte e pseudo concetti che servono al sistema per continuare come prima e più di prima l’iperproduzione facendo però finta di custodire l’ambiente. Tutti noi  siamo esposti a questa sorta di propaganda e persino quando andiamo al supermercato entriamo negli antri del non senso acchiappacitrulli: paghiamo di più per avere il sale extravergine che non esiste esattamente come il turbo su un’elettrica o il parmigiano senza lattosio (che non ne contiene comunque) o i sali colorati di ogni genere e che vengono da 9000 chilometri di distanza e insomma tutto quello che è basato sulle percezioni inoculate dalla comunicazione e non sulla realtà tanto che se si dicesse che tutti i cibi contengono monossiddo diidrogeno ne sorgerebbe uno scandalo, come è effettivamente avvenuto, non sapendo che questa sostanza non è altro che nome chimico dell’acqua. Eppure alla conferenza Onu del 2010 a Cancun circolò una petizione con numerose firme per la messa al bando del monossido di diidrogeno. E anche la Taycan turbo fa parte di questo vacuo ecologismo catastrofista nelle parole, ma catastrofico per l’ambiente perché si limita ad aggiungere produzione e ad aumentare lo spreco di risorse. Sono sicuro che è la macchina ideale per Greta.


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