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Quella che si crede Napoleoni

napoleoni-300x261Pare che ci sia un incantesimo o forse un divieto di sciamani, ma proprio si vuole evitare di parlare di politica, di trasformazione della società, di economia in senso un po’ più elevato di quello dei vari bignami bocconiani, di vita e di speranze, di utopie nel senso migliore della parola. Ma siccome la crisi, la crescente diseguaglianza che essa provoca come in un lucido piano, l’impero della finanza, la scomparsa del concetto di diritti, l’impoverimento non possono essere nascosti, allora si cerca di coprire le piaghe con unguenti fai da te, con il bricolage dell’esistente, stando però bene attenti a non intaccare in nessun punto l’impianto capitalistico. Così si parte dai larouchiani convinti che con la separazione delle banche d’affari e speculative da quelle commerciali tutto possa ritornare a funzionare egregiamente senza nemmeno chiedersi come ci si possa davvero arrivare con una politica subalterna ai poteri finanziari e subalterna alla sua ideologia, per arrivare a Loretta Napoleoni che non si sa per quale motivo o competenza specifica è stata eletta a economista honoris causa. Ma anche lei serve a distrarre.

Non si può dire però che non siano spassosi i suoi interventi per sentito dire con catastrofiche gaffe alfanumeriche o le sue copiature e storpiature dai giornali economici britannici per cui si può tranquillamente dire che i suoi articoli o i suoi talking about in tv sono buoni e originali: solo che il buono è l’ovvio e l’originale è pessimo o inconsistente.  La signora ama molto la stra – vaganza e così per l’autunno inverno ha scoperto che a Bologna in via Fondazza che lei chiama Fandazza si sta creando tutta un’economia del mutuo soccorso che in qualche modo si rifarebbe alla dottrina dei beni comuni del premio nobel Elinor Ostrom che disgraziatamente la Napoleoni chiama Ostrum. Refusi che la dicono lunga sulla familiarità sull’argomento.

In via Fondazza, la strada di Morandi (il pittore, a scanso di equivoci), si e no 400 metri di portici bassi, forse l’epicentro immaginario della “fosca e turrita Bologna” di Carducci che pure abitava da quelle parti, ci sono passato praticamente per tutte le scuole elementari e ho come dire contezza dei luoghi. Cosa succede di tanto straordinario in via Fondazza? Che è diventata una “social street” dove gli abitanti si scambiano favori e oggetti, hanno anche sconti al cinemino d’essay che immagino non sia preso d’assalto ( ci vidi Easy Rider nella mia giovinezza) oppure nei ristoranti che sono due, parecchio cari, tra cui l’unico locale di cucina francese della città, Au coq qui rit o magari al bar. Questa che quando ero giovane era la normalità e lo è ancora in tantissimi piccoli centri, è secondo la Napoleoni la “pop economy”. Bah, ci sono i manga, perché non anche questa favola? Tuttavia la nostra economista ci fa anche sapere che certo tutto questo non è business, ma soprattutto e con implicita approvazione, che i “fondazziani  sono anche coscienti che la politica deve rimanere fuori dalla loro strada”.

Ed è proprio questo il punto qualificante in negativo: non esiste politica, non esiste un aspirazione a qualcosa di diverso, una coscienza della necessità di una trasformazione, è solamente un arrangiarsi dentro queste piccole arche di Noè in cerca di un qualunque refrigerio all’impoverimento. Voilà l’economia del muto soccorso che naturalmente non c’entra nulla con la Ostrum e i beni comuni (mi taglio la mano destra se la Napoleoni ne ha mai letto una riga), ma è solo solidarietà di strada, per contiguità abitativa, come è normale che sia fuori dalle megalopoli. Non c’entra nulla con le città viste come luogo di rifondazione della democrazia e incubatrici di una visione alternativa e più giusta della società, né con gli esprimenti di  monete locali che sono nate in alcune città tedesche, né con alcuni tentativi francesi di fare a meno del denaro nello scambio interaziendale. E’ solo darsi una mano in via Fondazza, che per carità è un ottima cosa, ma rimane lì sotto i portici bassi dove la foschia autunnale si insinua e appanna le vetrine.

Però è un ottima cosa per la Napoleoni che da queste sgangherate considerazioni trae motivo di presenza mediatica oltre che fisica per un’oretta tra i “fondazziani” domenica prossima. E le comparsate, il mettersi in vetrina per poi strappare ospitate e cachet è certamente business. Del resto non c’è alcun dubbio che chi mette l’accento sulla crisi di sistema, si dice “contro”, ma raccomanda di non fare politica, è prezioso. Non per noi, per la finanza che valuta le insulsaggini esattamente come i crediti inesigibili: ci fa dei derivati da vendere agli ignari clienti.

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3 responses to “Quella che si crede Napoleoni

  • valerio

    @Mariagrazia m
    La ragione è semplice: è la stessa signora che si definisce come “uno dei massimi esperti” nelle biografie.

    Per quanto concerne gli strafalcioni, sempre la signora in questione in diversi articoli, in particolare in uno pubblicato dal “Venerdì” di Repubblica ha più volte ha chiamato Steve Jobs come Steve Job.

    Di amicizie importanti deve comunque averne molte visto che, incredibilmente, continua a presenziare come “Economista” in diversi talk-show.

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  • Mariagrazia m

    non riesco a capire perchè nelle biografie sia indicata come una dei massimi esperti di macroeconomia e di terrorismo

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  • Nicola Fusco

    Non sarei così sicuro che l’impostazione della Napoleoni, pur coi suoi limiti, sia sbagliata e da deridere.
    Forse stiamo sopravvalutando la politica, che ogni giorno che passa dimostra sempre più la sua inanità, distanza e corruzione…
    Così come probabilmente sopravvalutiamo la volontà e la capacità del popolo di agire per correggere e riappropriarsi della politica.
    Forse davvero non rimane altro, in vista del crollo della nostra società, che indicare la strada dell’autonomia dalla politica, per tentare di tessere un nuovo tessuto micro-sociale, ed a quello principalmente affidarsi…

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