hopaura-300x336Stamattina ho avuto un’illuminazione e comincio forse a spiegarmi uno dei motivi del’inazione italiana e della rassegnazione politica che ci colpisce. Un’amica di Facebook che segue questo blog mi ha scritto segnalandomi un articolo dedicato a Draghi, alla sua nuova campagna per tagliare i salari e facendomi partecipare del suo stupore per queste dichiarazioni del “britannia boy” il soprannome di Draghi al tempo in cui svendeva per un quinto del valore i beni delle aziende pubbliche italiane.

Ora non credo sia passata una sola settimana da due anni a questa parte in cui non abbia detto in tutte le salse e le spezie che la lotta di classe alla rovescia, la distruzione dei diritti, le guerre tra poveri, il ricatto del lavoro, il precariato  hanno tra i loro scopi proprio questo: la protezione del profitto e la diminuzione dei salari che a sua volta fortifica l’incertezza e la rassegnazione portando a nuovi tagli e a una servitù della gleba di fatto. Se poi vi sono delle resistenze ecco che i maggiordomi della finanza intervengono chiedendo che sia la politica, quella subalterna che hanno creato, a farlo direttamente e non solo consentendo la demolizione dei diritti.

Mi accorgo però che molte persone, pur approvando in linea di massima queste affermazioni, nerbo del resto della formazione neoliberista, rintracciabile sia nei sacri testi della dottrina che nelle affermazioni dei suoi celebranti, non ci credono davvero, emotivamente non sono disposti a vivere il dramma, preferiscono pensare che si tratti di un affresco nel quale loro non entreranno, che la quaresima di Bosch non li riguarderà da vicino se non marginalmente, che è meglio tenersi stretti i rimasugli di piccoli privilegi o magari semplicemente il lavoro. Hanno paura dei cambiamenti radicali che occorrono, che costano lotta e fatica e si attaccano a qualsiasi illusione, a qualsiasi cazzo buffo, per quanto improbabile, pur di non dover osservare il baratro da vicino. Magari che pensano che la guerra tra poveri e la lotta di classe al contrario siano stilemi di sinistra, formule di un rosario, che è un momentaccio, ma che alla fine tutto si aggiusterà. Ed è questa ricetta avvelenata che viene servita ogni giorno da quella che chiamiamo politica, ma che si va trasformando in amministrazione del disastro economico e del declino democratico. Per cui le affermazioni dirette alla Draghi creano sconcerto.

Si tratta invece di realtà che talvolta irrompe nelle affermazioni dirette alla Draghi. E purtroppo quando questa consapevolezza tardiva si fa strada la rivelazione crea tanta paura da ottenere gli stessi effetti della cecità emotiva: la paralisi e l’inconsistente investimento di speranza nella narcosi del politichese più squallido. E’ mai possibile che si debba sopportare l’ottusa tracotanza del commissario Olli Rehn il quale dice che i nostri salari non sono allineati alla produttività? Va bene, dal detentore di una laurea breve in giornalismo, divenuto responsabile dell’economia continentale per misteriose ragioni, non ci si può aspettare granché, ma davvero è un po’ troppo facile, troppo immorale, troppo cretino riversare sui salari, dunque in ultima analisi sulla domanda,  i guai dovuti alla scarsità di investimenti in prodotto, in tecnologia di processo e in innovazione. Denaro distolto dalle attività, finito in profitto, beni privati e nella fabbrica della finanza che produce soldi per mezzo di soldi.

Ma questo non fa più impressione perché dopotutto siamo circondati di importanti stupidaggini dette da importanti stupidi e riferite continuamente da importanti stupidi media. Per cui abbiamo l’alibi per crederci, per illuderci. Per non fare nulla e distrarci con la commedia dei messaggi televisivi del bandito, delle diatribe sulla segreteria del Pd, dei saggi strapagati, dei cartoni animati.