Altro che il ritiro spirituale dei ministri, organizzato da Letta, ma suggerito a quanto pare da Angela Merkel: qui ci vuole la bombola d’ossigeno e, se possibile, qualche cero alla Madonna Pellegrina, con promessa di ex voto. Però le stampelle o le bende che si potrebbero offrire sono invece tutte nel governo di salvezza della casta che si finge di salvezza nazionale , ma che non sa proprio che pesci pigliare per uscire dal peso delle bugie vecchie e nuove, della leggerezza cialtrona con  la quale la politica consociativa sta facendo rotolare il Paese verso il baratro.

Un Paese vittima di troppe narrazioni da bar, cantate dalla politica politicante e strimpellate dai media, un ‘Italia nella quale i nodi arrivano via via al pettine, provocando un effetto paradosso che spinge verso le promesse più assurde e gli inganni più manifesti, le operazioni più ignobili. Ci si attacca alle favole raccontate come ai bambini, favole vecchie, crudeli e inutili, come quella che la precarizzazione e i bassi salari aumentino l’occupazione, mentre tutta la letteratura economica mondiale lo smentisce senza appello. Ma mica possiamo fare un dispetto a Confindustria e alle migliaia di imprenditori che hanno badato solo a far crescere profitto e beni personali, mica le aziende e che adesso, con il credito al lumicino, non possono che vivacchiare sul taglio dei salari e sul lavoro senza tutele. Con il risultato finale di una nuova, massiccia emigrazione.

Oppure la leggenda  dello spread che – ci si dice – è molto calato mostrando un sentiero di salvezza e forse di crescita. Perbacco che meraviglia, allora davvero l’austerità funziona… si, in un certo senso funziona, come in certe situazioni a posteriori che non oso citare. Funziona perché l’impoverimento dei ceti popolari e di quelli medi, fa precipitare la domanda e dunque fa calare l’inflazione che in tutta Europa si è dimezzata in un anno. Dunque anche gli interessi sui titoli calano in termini numerici, ma rimangono uguali, se non più alti in termini reali. I 260 punti di oggi equivalgono per l’investitore ai 400 di un anno fa (faccio la tara degli acquisti dovuti al rilancio monetario giapponese) perché l’inflazione dal 2,5 – 3% negli anni precedenti è scesa all’1,1% in Italia e all’ 1,2% in Germania, così se ieri l’interesse nominale era del 5% (per i Bpt), ma del 2,5% in termini reali  oggi è del 4 nominale, ma del 2,9 reale. I rendimenti si sono alzati! Per una volta concedetemi il  punto esclamativo: infatti il pericolo di default risulta ancora più grande perché è evidente che l’impoverimento e il crollo dell’inflazione rende altrettanto gravoso per lo stato pagare interessi che solo apparentemente sono più bassi.

Scusate questa digressione, mi sono lasciato prendere la mano. Ma capirete che quando si legge che in Germania il partito anti euro piace al 17% dei tedeschi e che questo sta mettendo nei guai la Merkel, si capisce immediatamente come le speranze di un allentamento del rigore, su cui il nostro governo pensa di fare affidamento, dovendo tra l’altro onorare le promesse del caimano, sono mal riposte o preludono ad un’uscita di Berlino dalla moneta unica. Ciò che voglio dire è che la mancanza di rinnovamento del ceto politico, quelle vecchie facce che ritroviamo al potere o quelle nuove cresciute alla loro ombra, non possono che riproporre anche le vecchie ricette e le vecchie bugie. Certo quelle espressioni da beati onorevoli sono un emetico, ma  il colpo allo stomaco viene dalla constatazione che stagionati piduisti, vecchi arnesi di apparato, inquisiti blindati o domestici di Berlusconi non possono affrontare la situazione che hanno creato: non ne hanno la competenza, il coraggio, l’immaginazione, la volontà. Possono solo affrontare la loro situazione con la consociazione: la casta unida jamàs serà vencida.

Noi, il Paese deve scegliere in qualche modo altre strade, preparare il proprio futuro lontano da chi glielo sta negando.