20130507_160131_C3C00BDA_resize_526_394Volponi quelli del Pd, quando cercano di salvare capra e cavoli. Non hanno votato per Nitto Palma, ma si sono astenuti permettendo quindi che alla quarta votazione, in cui basta la maggioranza semplice, venisse eletto egualmente con i voti del Pdl e di Scelta civica che non perde occasione di mostrare quale sia il suo tipo di civismo. Così hanno dato il via libera alla capra berlusconiana, senza però votarla direttamente e illudendosi di non aver fatto la figura delle teste di cavolo.

Ma possibile che non siano capaci di dire no a Berlusconi nemmeno una volta e che si nascondano dietro l’astensione? Possibile che vogliano usare le ritualità più trite per non opporsi apertamente a un personaggio che rappresenta la quintessenza del berlusconismo e che il Cavaliere vuole alla commissione giustizia perché lo protegga dai processi? Possibile astenersi sul nome di un amico fraterno di Cesare Previti,  sul nome di chi nel 2002  cercò di riesumare  l’immunità parlamentare pro domo Silvii, uno che ne ha votato tutte le leggi vergogna dalla “salva ladri” alla ex Cirielli, che è stato il guardasigilli ad personam del Cavaliere?

Da un punto di vista politico non averlo votato equivale ad aver permesso che fosse eletto, mostrando come sia radicato l’inciucio che passa sopra ai personaggi più indigeribili:  dire di aver solo messo la scheda bianca sembra pretestuoso come l’argomento di Clinton che sosteneva di non aver avuto un rapporto sessuale perché il fattaccio era stato solo orale. Già aver accettato un patto su Palma per poi sconfessarlo, dopo essersi accorti dell’impatto della cosa dimostra lo stato di completa auto referenzialità in cui naviga il partito.   Ma c’è anche da chiedersi se mollare sempre non appena Berlusconi minaccia, sia una tattica efficace e non invece una dimostrazione di subalternità destinata a rendere sempre più pesanti i ricatti del Cavaliere e contemporaneamente ad aumentare  la disillusione della propria base. C’è da chiedersi perché il Pd non capisca che mettere un argine agli eccessi berlusconiani potrebbe in questa fase essere un vantaggio strategico: il Cavaliere, certo, può far cadere il governo, ma non ora e in queste circostanze perché col suo elettorato non può barattare un nome con la presunta abolizione dell’Imu, rimettendo tutto in discussione. Il cavaliere ha bisogno ancora un po’ del Pd per accusarlo di essere lui a fare resistenza sulle tasse, ne ha bisogno per stare al governo e controllare la situazione giudiziaria e perché può brandire in continuazione l’arma del ricatto:  ho l’impressione che non sia Silvio ad essere una volpe inarrivabile, ma gli strateghi del Pd che potrebbero fornire motivo di ilarità agli scemi del villaggio.

A questo punto o i parlamentari e gli apparati piddini fanno solo finta di avere delle resistenze quando in realtà dietro le quinte sono pappa e ciccia col Pdl, oppure hanno tanta paura di nuove elezioni con il quasi certo dimezzamento della rappresentanza parlamentare che sono disposti a ogni concessione pur di non tornare alle urne. Sono due ipotesi, ma si saldano in una sola che è poi quella di un totale distacco dal Paese , quello che li ha messi in un circolo vizioso senza scampo: più concedono a Berlusconi, più perdono consensi, più perdono consensi e più devono stare al gioco del Cavaliere.