mondraghiLa vicenda di Cipro nella quale un candidato, fortemente voluto dalla Merkel e dalla Bce, ha fallito nell’intento di castigare i cittadini per togliere le castagne dal fuoco al sistema bancario soprattutto quello tedesco, rende necessario rimettere a punto il “pilota automatico” di cui parlava Mario Draghi qualche giorno fa. Il fatto che metà degli italiani abbia votato (o non votato) contro una rotta demenziale e platealmente contraria agli interessi del Paese, rende da una parte necessaria una sorta di ritinteggiatiura veloce delle  stanze del potere con persone nuove, ma di sicura fede nello statu quo e dall’altra l’approdo a un governo in qualche modo “tecnico” che assicuri l’osservanza delle obbligazioni che ci strangolano.

E’ chiaro che Napolitano -peraltro accerchiato da quella vera e propria stalker di Angela Merkel – sta già lavorando in questo senso e che lo stesso Bersani cerca il premierato solo come piano di emergenza nel caso proprio non si possa trovare una soluzione e si debba andare a nuove elezioni: più comodo farlo da Palazzo Chigi. Però è sempre più evidente come gli appelli via via più pressanti sul fatto che occorre urgentemente un governo, vadano nella direzione di una ripetizione dell’esperienza tecnica. Lo vuole l’Europa per garantirsi la sua libbra di carne, lo vuole la classe dirigente per garantirsi i suoi affari, lo vogliono i parlamentari che di certo non hanno voglia di scollarsi dalle poltrone sulle quali hanno appena apposto l’onorevole lato b. Magari non lo vogliono gli italiani, però in un’atmosfera di democrazia vaporosa e  evaporata è un particolare del tutto marginale. Certo Monti ne ha combinate troppe, non è più proponibile dentro la finzione del cambiamento: così si sceglierà un Mario Mari  che almeno sembrerà una cosa diversa, nuova, fresca, agli antipodi del professore.

Ma naturalmente dovrà garantire la scaletta e la rotta del pilota automatico. Tutto questo è  impossibile  farlo con alleanze instabili ed effimere con presunte costole della sinistra tra cui M5s e persino leghisti: ci vuole il Pdl, una volta ripulito da Berlusconi. In qualche modo o con l’operazione ineleggibilità, rispolverata dopo quasi vent’anni oppure, più plausibilmente  con qualche salvacondotto, in maniera che la sua presenza non infanghi l’apporto delle Santanchè, Carfagna, Brunetta, Gelmini  e compagnia cantante alla macelleria sociale che la Bce ha intenzione di approfondire: una delle richieste che vengono infatti da Francoforte e da quel grassatore che ne è a capo, è l’eliminazione in perpetuo dei contratti a tempo indeterminato. Però ovviamente di tutto questo non si parla, anzi nessun reale problema sembra essere preso in considerazione in vista della formazione di un governo e di una maggioranza politica: anche con nuovi soggetti in campo tutto pare affidato ai vecchissimi, anzi disfatti balletti di alleanze, di alchimie, di astrazioni.

Per fare che? Ma per fare il nuovo, ingenui che siete.