governatoreIl ventennio del fascismo finì con la fuga da Roma di tutto il potere costituito, lasciando l’Italia in balia del potere tedesco e di un Mussolini attaccato ai fili “della grande  Germania alleata” come aveva detto al momento della dichiarazione di guerra. Il ventennio berlusconiano si sta concludendo invece con una fuga verso Roma, verso cadreghe e prebende, lasciando l’Italia in balia della grande Germania europeista e di un Monti attaccato ai fili della Merkel e avido di una tardiva e futile carriera da reggente.

La nuova fuga è stata quella di una politica che dopo il trauma di mani pulite è via via scomparsa, incapace di liberarsi dei suoi vizi ed anzi sempre più appiattita su di essi, quasi che il suo avversario reale fossero divenute l’etica e la moralità. Questa politica prosciugata negli anni di Silvio di idee e idealità, priva di coraggio e di schiena dritta ha pensato e pensa di salvare se stessa accettando i diktat europei e il governatore prescelto, pur non essendoci alcuna ragione per farlo e sapendo di andare ad intraprendere una via crucis alla greca che significherà un dramma per milioni di cittadini.

L’Italia, nonostante il suo grande debito pubblico, che tuttavia fino all’agosto del 2011 poteva considerarsi storico e niente affatto preoccupante, non è la Grecia, né la Spagna con la sua bolla immobiliare: se l’austerity dei massacri sociali è comunque un clamoroso errore, è un delirio per il nostro Paese: abbiamo tuttora più di 8 mila miliardi di euro di ricchezza privata che è superiore, a livello pro capite a quello della Germania, abbiamo e lo avevamo da 6 anni, il miglior avanzo primario di bilancio tra Francia, Germania, Stati Uniti. Giappone e Gran Bretagna, il  debito combinato pubblico- privato ammonta al 267% del Pil  che è assai più basso di quelli di Francia, Olanda, Giappone, Usa, Regno Unito e poco superiore a quello della Germania, tanto che il Fondo monetario internazionale  ci dà il miglio punteggio per  la “sostenibilità a lungo termine del debito” tra i principali paesi industrializzati.

Erano semmai altri i segnali che dovevano preoccupare: la stagnazione dovuta a poca innovazione e poca ricerca, la scarsità di investimenti risucchiati o da avventure finanziarie o dalla certezza di poter recuperare competitività grazie alla precarietà e bassi salari, alla malaccorta e superficiale politica della scuola,  la tendenza ad appiattire il welfare e con esso anche le capacità di reddito., la corruzione diffusa. Insomma proprio quello in cui ci siamo tuffati con rinnovati vigore negli ultimi 13 mesi.

Tuttavia ci siamo lasciati spaventare dagli spread – i quali hanno dimostrato di poter essere portati al guinzaglio da un pugno di banche e speculatori e non da quella fenice che va sotto il nome di mercati – e prendendo a pretesto un malinteso europeismo  abbiamo accettato di farci massacrare dalle politiche prociciliche al solo scopo di evitare un minimo rialzo inflattivo  in Germania e in altri paesi cosiddetti ricchi che avrebbe mandato all’aria una pace sociale border line. Il gioco è stato possibile grazie all’euro che appunto serve principalmente alla Germania come moneta di rilievo, ma non troppo forte che permette a Berlino di vendere e di non essere insidiata dalla concorrenza della periferia. Così dentro la crisi e le sue incertezze, grazie a un ceto politico subalterno e non in grado di affrontare vere prove che non siano le schermaglie parlamentari, ci siamo lasciati trascinare dentro la teoria del debito, gli egoismi dei Paesi forti, le ricette liberiste oggi in via di decozione e abbiamo accettato di essere le vittime sacrificali  portate all’altare dallo sciamano Monti.

Il quale ha recitato i suoi abracadabra, ha visto che non funzionano e che ci stanno distruggendo, ma adesso vuole anche il potere politico e si aggrappa agli stessi sponsor di un anno fa. I quali di certo non lo scaricano: hanno oggi più bisogno di lui perché più si va avanti, più si fa strada la consapevolezza, nella periferia del continente, di essere vittime di un’Europa confusa e in mano ai burocrati, di una moneta assurda e di un progetto politico della finanza. Così forte degli appoggi di Bruxelles il sacerdote delle “preghiere” fallimentari si avvia a fare carta straccia della Costituzione per mettere la sua sobria testa di legno in cima al mucchio. Con una presunzione e una tracotanza che hanno persino disgustato il suo principale sponsor interno, ossia Napolitano.

E’ in questo contesto che assistiamo alla vergognosa fuga verso Roma e verso Monti  della più svariata truppaglia di sopravvissuti politici del berlusconismo che lottano per il loro posto, all’esplosione dei più grotteschi gattopardismi e personalismi di fine regime, all’atona e consenziente resa di naufraghi della sinistra che vengono da lontano, ma non sanno più da dove né dove vanno. Alla riconversione di giornalisti di lotta e di regime. Speriamo che dopo questo 8 settembre venga la Liberazione.