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Archivi tag: Stato di diritto

Il ponte e le biciclette della sinistra padronale

imparare ad andare in bici è facile se sai come fareCome funziona la mente umana e perché essa è così incline al pre .giudizio, ovvero agli errori cognitivi, anche nei casi in cui questi sono evidenti? Una risposta sintetica, ma plausibile e che ciò avviene essenzialmente per ragioni “economiche”: il cervello risparmia energia, tempo di risposta e neuroni se può inserire notizie ed eventi in uno schema formato dalla propria esperienza, dall’ambiente e dal contesto culturale nel quale vive, dalla cerchia di conoscenze, nonché dagli interessi sia materiali che psicologici dai quali è orientato e sovrastato senza che nemmeno se ne accorga. E’ un po’ come sciare, guidare, andare in bicicletta, azioni che dopo qualche tempo diventano automatiche, non hanno più bisogno di riflessione, ma i cui meccanismi purtroppo funzionano anche quando la riflessione è una parte essenziale del problema.

Naturalmente non è che vi voglio annoiare con queste generalità, per giunta indebitamente liofilizzate, ma è per dare un senso ad alcune cose inspiegabili. Come è possibile, ad esempio, che possa essere usato contro il povero governo Conte, la rivelazione dell’Espresso ( che ha più meno gli stessi padroni di Atlantia e del Pd srl) secondo cui nel febbraio scorso sarebbe stato messo in luce il degrado dei cavi del ponte Morandi?. In quel periodo infatti era in carica il governo Gentiloni che sarebbe rimasto nella sala dei bottoni almeno per gli affari correnti fino al primo giugno dunque è semmai al governo piddino o anche a lui che bisognerebbe chiedere conto dell’inazione. O magari a nessuno dei due esecutivi visto che un degrado dei cavi di sostegno del ponte per un 10 o 20 per cento non giustifica il crollo visto che queste strutture sono progettate per essere sovradimensionate di tre volte rispetto al necessario. Il degrado veramente grave era altrove, ma non compariva minimamente nelle documentazioni Atlantia e visto che non viviamo nel migliore dei mondi possibili, è anche pensabile che non si tratti solo di noncuranza assassina, ma che lo studio  sullo stato dei cavi sia stato commissionato come depistaggio dai veri problemi della struttura e futuro alibi.

Ma ancora:  come è possibile che la volontà governativa di rescindere la concessione ad Atlantia  dopo la strage possa essere contestata come una violazione dello stato di diritto, quando l’essenza di quest’ultimo è o dovrebbe essere la difesa degli interessi generali, purtroppo niente affatto tutelati dai governi che piacevano a questi irredimibili imbecilli? Non si minaccia la galera per gli eventuali colpevoli che semmai saranno condannati in via definita fra trent’anni, si tratta solo di rescindere un contratto che palesemente non è stato onorato da Atlantia. Ma sappiamo bene come queste e altre espressioni di pensiero primitivo siano funzionali a preservare i capisaldi del neoliberismo e lo spirito reazionario dei suoi oligarchi che non vogliono in alcun modo che la rapina delle privatizzazioni finisca: in questo caso lo stati di diritto viene usato per negarne l’essenza e ridurlo a vacuo formalismo per rimbombare in certe teste vuote.

E tanto per uscire da questa specifica vicenda come è possibile che alcuni illustri rappresentanti della sinistra inneggino alla cura Tsipras per la Grecia e si facciano forti di una palese balla, quella del superamento della crisi grazie alla troika, che non solo è contestata sul piano economico da quegli stessi che l’hanno imposta, ma sapendo che questa presunta salvezza  non comporta alcun miglioramento nella vita delle persone, anzi normalizza e acuisce una drammatica caduta caduta di civiltà che si condensa nello sfascio del settore sanitario, con un aumento esponenziale di mortalità  dovuta a mancanza di medici ormai emigrati altrove, di medicine, in particolare quelle salvavita, all’abbandono delle strutture e alla mancanza di presidi tecnologici: più di tre milioni di persone sono nell’impossibilità di curarsi persino l’influenza, tanto che il numero dei morti ormai supera di gran lunga quella dei nati e c’è chi festeggia perché una vergognosa bugia viene a salvare le loro ineffabili coscienze da salotto buono.  Che volete, abbandonare le prescrizioni della sinistra gaberiana o il futile settarismo precotto, richiederebbe uno sforzo di comprensione ormai impossibile, come dimostra anche l’obsolescenza elettorale: per certa gente pensare è come andare in bicicletta, tanto per esistere.

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In azione il racket della razza padrona

domenica-del-corriere-copNon ci posso credere, non ci vorrei credere, ma è la triste realtà: dopo la tragedia di Genova e l’impudenza di Atlantia che non vuole riconoscere alcuna responsabilità quando questa è invece denunciata dalle cose stesse, la razza padrona, con il contorno delle forze sconfitte alle elezioni e dei loro zombi, fa alzare i vecchi e prediletti cori: la lamentela sui “piccoli risparmiatori” che sarebbero colpiti da ogni riconoscimento di responsabilità da parte di chi gestisce le autostrade. Per il capitalismo nostrano, sempre ipocrita, opaco e lamentoso, è un po’ come Vecchio scarpone per gli alpini, una canzone che viene tirata fuori quando c’è bisogno di un classico.

Un vero peccato che il piccolo risparmiatore tanto decantato non sia mai esistito almeno nelle forme che gli sono state attribuite: fino agli anni ’80 i piccoli azionisti erano una elusiva definizione per la vecchia classe dirigente e per la  neo borghesia molto abbiente del boom e della contemporanea evasione resa facile dalle strizzate d’occhio dei governi democristiani. Ma questa parte di investimenti era comunque ridotta rispetto a quelli più tradizionali nel mattone o nei titoli di Stato con quei grandi fogli a cedoline conservato gelosamente nei cassetti più nascosti. Per tutti gli altri era buona grazia se potevano permettersi il mutuo, ma quando  verso gli anni ’90 l’illusione finanziaria cominciò a diffondersi richiamando verso la borsa anche chi aveva pochissimi margini, questo avvenne nella stragrande parte dei casi attraverso il risparmio amministrato delle banche e dei centri finanziari tramite i fondi che ovviamente ne disponevano nel migliore dei modi per loro e nel peggiore per i piccoli risparmiatori, comunque sempre nella logica e nella prassi del capitalismo di relazione.

Dunque questo grido di dolore che sale dalle segrete stanze e si riversa su giornali e social network è veramente irreale e fuori luogo, ma anche se non lo fosse sarebbe eticamente inaccettabile: ogni investimento comporta un rischio intrinseco, maggiore o minore che sia e se uno viene attirato da dividenti o quotazioni alte che nel caso specifico sono dovute a una manutenzione ridotta al minimo indispensabile e a un’alta remunerazione dovuta ai pedaggi, non può poi pretendere che si sorvoli sulle responsabilità per evitare le perdite. Anzi in realtà sarebbe corresponsabile del disastro, avendo contribuito nel suo piccolo ad alimentare le logiche che hanno portato alla strage di Genova. Questi piccoli azionisti hanno poco a che vedere con quelli truffati da Banca Etruria e compagnia che sono stati vittime di una truffa e va evitato che anche su questo si cerchi di confondere le acque.

Ma con questa litania per i guai di una supposta povera gente che investe in borsa, si cerca in realtà di accreditare una sorta di sospensione dello stato di diritto in nome del mercato, delle possibili ripercussioni sulla libertà d’impresa e delle reazioni degli investitori esteri, il tutto accompagnato e condito da una grottesca campagna contro un governo che per quanto inesperto, di certo non può avere responsabilità in questo, ricorrendo persino a falsi documenti criptati di Autostrade che guarda caso vengono decrittati solo quando si parla dei 150 mila euro che sarebbero stati donati a Salvini per la campagna elettorale, mentre tutto il resto rimane invece inattingibile. Forse anche il gorilla quadrumano capirebbe che si tratta di un’operazione fatta per conto di Autostrade, di Renzi e di Berlusconi. Ad ogni modo è chiaro che si sta arrivando rapidamente a una frattura insanabile tra la gente e la razza padrona, a una rottura del patto sociale, cosa messa in luce anche dal fatto che la metà dei parenti delle vittime del ponte ha rifiutato i funerali di Stato. Andando di questo passo, le vittime di Genova non saranno certo le uniche, travolta dall’obsolescenza delle infrastrutture piccole o grandi che una mancata e decisa azione contro Atlantia aumenterebbe,  mentre finirà per salire il rancore per le troppe cose che non funzionano in queste privatizzazioni assurde e clientelari. Se c’è un compito ineludibile del governo è scegliere finalmente con chi stare.


La bomba carta di Conte

dio Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Via a revoca della concessione ad Autostrade. Non possiamo aspettare i tempi della Giustizia”. La frase di Conte ha avuto l’effetto di una bombetta puzzolente scaraventata da un giovinastro imbucato in una cena della Rotary.

Ma come, si saranno detti i convitati, autori di varie tipologie di massacri sociali, di erosione di sovranità, di cancellazione di diritti e conquiste del lavoro, di stravolgimenti costituzionali, di corruzione autorizzata per legge, e pure quelli che li guardano da dietro i vetri con invidia sperando in qualche avanzo tirato con bonomia, e che hanno subito senza obiettare l’avvicendarsi di golpisti, lo sperpero e il ladrocinio di beni comuni.

Ma come, e dire che l’avevamo tirato su così bene: studi appropriati, adeguate frequentazioni e pure il patentino del diavolo di avvocato e adesso cede al molesto populismo come fosse lecito  paragonare il delicato incarico dato a Autostrade e le sue responsabilità all’agire di un padroncino di pullman che ha trasportato ragazzini morti e feriti in un prevedibile incidente, e che invece di spendere parte della remunerazione contrattuale per controlli e manutenzione dell’automezzo se li è inquattati per godersi la vita insieme ai  soci. Proprio come farebbe l’uomo della strada che passa ogni giorno su ponti e viadotti a rischio, che paga profumati pedaggi, che sta ore in fila in autostrade frequentate (mentre altre, la Brebemi per fare un abusato esempio, lastricate di cattive intenzioni e malaffare sono deserte) a causa  di perenni lavori in corso, avviati e prolungati ad arte per favorire introiti opachi.

Il fatto è che a turbare i benpensanti del neoliberismo non è certo l’intemperante minaccia allo stato di diritto, considerato una loro prerogativa in regime di monopolio messa in pratica con leggi ad personam, intimidazioni nei confronti della magistratura, ricatti economici alle forze dell’ordine, smantellamento del sistema della vigilanza, affidamento dei controlli nelle mani dei controllati. Non è la preoccupazione che si instauri uno sbrigativo Far West, con la cancellazione della pretesa di innocenza, macché. A   impensierirli di quella inattesa incursione nel realismo  a discapito della realpolitik, è la creazione di un allarmante precedente che potrebbe determinare delle falle nel sistema delle privatizzazioni, restituendo allo stato la facoltà di esigere il rispetto delle più elementari norme contrattuali, la trasparenza e la rintracciabilità delle risorse erogate e il diritto di parola sul loro impiego in materia di servizi, manutenzione, sicurezza.

Così si è subito messa in moto la macchina minatoria con tanto di “Europa che ce lo impone”, avvertimenti trasversali e non in merito a sanzioni, multe, perdite in Borsa, il tutto indirizzato a dimostrare ancora una volta che non esiste alternativa al sopravvento dell’interesse privato su quello generale.

E infatti era una breve ed estemporanea incursione e tutti, Conte compreso, a chiedere indagini approfondite, investigazioni oggettive, commissioni ispettive, spaventati di riprendersi, compresi quelli che militano sul web, diritti alla difesa riconosciuti invece ad  assassini, e funzioni che la Costituzione e la giurisprudenza riconoscono allo Stato e ai cittadini. Come se la supposta negligenza dovesse essere confermata da ben altro oltre a decine e decine di morti.

Come se non fosse praticabile mettere al lavoro quelle Commissioni, quei giureconsulti per rivedere tutto il contesto dei patti scellerati sottoscritti con bande criminali cui è stata offerta in comodato e senza gare o con gare truccate la gestione dei servizi e del nostro vivere quotidiano: comunicazioni, trasporti, elettricità, gas, acqua, urbanistica ridotta a concessione di territorio e uso alle rendite, e in gran parte, istruzione, assistenza, patrimonio artistico e culturale, perfino il sistema pensionistico con aziende che lucrano allestendo fondi “obbligati” per i loro dipendenti.

E come se le privatizzazioni non avessero già mostrato il loro insuccesso, o meglio la cuccagna a corrente  alternate a beneficio dei fortunati azionisti e contro di noi e come se non fosse evidente a chi sa vedere oltre il guardare che in tutti i contesti: compagnie aeree, industria siderurgica, banche, aziende di servizi, la soluzione consisterebbe proprio nel riprenderci i beni comuni dei quali siamo stato spogliati.

Purtroppo è troppo tardi. Quella ideologia (ha un nome, Neoliberalismo, anche se viene pronunciato raramente e solo dai derisi addetti ai lavori del “benecomunismo”, quelli della «solita mine­stra sta­ta­li­sta e dirigi­sta che ha nutrito per oltre un secolo la sini­stra») ha intriso tutto come un veleno,  così pervasivo che  lo consideriamo come l’unico e insostituibile potere accettabile, alla stregua di una utopica fede millenaria,  una sorta di legge biologica, come la teoria dell’evoluzione di Darwin. Che può e deve ridefinire i popoli  in quanto consumatori, le cui scelte democratiche sono meglio esercitate con l’acquisto e la vendita, un processo che premia il merito e punisce l’inefficienza. I tentativi di limitare la concorrenza sono trattati come ostili al dispiegarsi di iniziativa e talenti. Pressione fiscale e regolamentazione devono essere ridotte al minimo, i servizi pubblici   privatizzati, l’organizzazione del lavoro e la contrattazione collettiva da parte dei sindacati sono considerate come distorsioni del mercato, che impediscono lo stabilirsi di una naturale gerarchia di vincitori e vinti. La disuguaglianza è  descritta come virtuosa: un premio per i migliori e un generatore di ricchezza che viene redistribuita verso il basso per arricchire tutti, tanto che gli sforzi per creare una società più equa sono sia controproducenti che moralmente condannabili.

Non c’è speranza: dopo l’abolizione della sfera politica democratica resta solo la vita economica. Deve aver vinto la soluzione fascista se il capitalismo organizzato nei diversi settori diventa l’intera società,   talmente dominata dai rapporti commerciali, al punto, paradossalmente, di perdere il controllo delle attività economiche, in funzione di un mercato esteso su scala mondiali e che crea e consolida istituzioni ed equilibri al suo servizio, che si regge sulla pretesa che gli esseri umani si comportino in modo da tale da appagare accumulazione, guadagno, avidità. Il paradosso è che con tutta probabilità si è insinuato un germe suicida nelle regole che si è imposta la teocrazia del mercato, come spesso succede a chi è posseduto da una incontrollata hybris, da una tracotanza così orgogliosa e cieca da ribellarsi a ogni ordine morale e umano, ammesso che vi sia ancora qualcosa di umano in terra. E non si sa se la sua caduta è auspicabile, se la sua apocalisse ci salverà.


Governo: la fermezza d’Egitto

r e alAnna Lombroso per il Simplicissimus

L’instancabile produttore di emoticon a Palazzo Chigi ha esibito ieri la faccetta dell’improntitudine: Regeni non sarà un nuovo caso marò, ha tuonato, salutato con rispettosa ammirazione bipartisan da una stampa ridotta a stanco ripetitore dei suoi tweet e che oggi parlano di sussulto di dignità del Paese, di riscatto ritrovato tramite inedita fermezza.

Nemmeno mi soffermo sulla vicenda del ragazzo mandato allo sbaraglio ed espostosi senza nessuna prudenza sullo scenario delle trame e degli intrighi cruenti dell’intelligence imperiale: le differenze ci sono, a cominciare dalla volontà esplicita del premier di approfittare, per la sua popolarità  personale, di un episodio nel quale l’Italia è “dalla parte della ragione”, in merito al quale nessuno può contestare la natura di “vittima” di un concittadino torturato e massacrato da una “polizia” dai metodi sbrigativi, considerazione che sarebbe opportuno applicare anche al caso Cucchi e Aldrovandi, e intorno al quale si muovono soggetti opachi, interessi di bottega, evidenti o reconditi.marò

È invece interessante per l’interpretazione della fenomenologia dello spericolato sbruffone soffermarsi sulle responsabilità del governo sul caso dei marò, in parte ereditate, se i due militari – appartenenti a un corpo che oggi torna al disonore delle cronache per palesi interferenze e conflitti di interesse nella gestione affaristica  dello sfruttamento del petrolio in Basilicata – sono stati mandati, come, si suppone, molti altri, a eseguire incarichi di guardiania in missioni private, senza che su questa missione che li vedeva nella veste di mercenari e contractor da film con Rambo si fosse espresso il Parlamento. Ma anche in seguito frutto dell’approccio pasticcione di questa compagine di dilettanti, incline a cercare soluzioni sottobanco, affidate a feluche dai tripli e altisonanti cognomi, a presentare giustificazioni mediche come a scuola per evitare il compito in classe, a cercare protezioni dall’alto, reclamando l’aiuto dell’imperatore, la solidarietà dell’Onu, la protezione della provvidenza, mestando e rimestando in acque territoriali e non, in stati di diritto di serie A e di serie B.

Perché vale per ambedue i casi in esame e messi inopportunamente a confronto dal premier, quel retropensiero che si agita dietro alle sue parole avventate: la consapevolezza che noi siamo noi, gli affiliati a una civiltà superiore, per tradizione, storia, diritto, giurisprudenza, codici, valori e principi, e gli altri so’ altri, selvaggi, primitivi, barbari, inidonei a sederci di fronte in un tribunale, a sottoporsi al giudizio degli uomini e di Dio,  salvo promuoverli a condizioni di parità se il tiranno vigente è partner d’affari, se alle nostre imprese è accordato un trattamento speciale magari a suon di mazzette. Perché allora di necessità si fa virtù, quella della pazienza, del riserbo, della rinuncia a dignità e sovranità di popolo. E allora si sospendono propositi bellici, si cerca la trattativa, si rimette in campo la diplomazia, che tanto le armi quando non parlano con il tuonare dei cannoni, si esprimono col frusciare dei dollari.

 

 

 

 


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