Annunci

Archivi categoria: mafie

Schiavi contro schiavi

imagesschAnna Lombroso per il Simplicissimus

Pensavate che sarebbero stati zitti, sperando che quelle immagini invecchiassero rapidamente come tutta la merce del web, che i fan dell’aiutiamoli a casa loro, tra il manovratore delle ruspe, come l’ex premier irriducibile  innamorato della cooperazione allo sviluppo nostalgica di Forte e Boniver, quando comandava uno degli astri del suo gotha, come il ministro più popolare del governo, deciso a portare il suo Daspo anche oltremare, come la ministra  più munifica in investimenti per armamenti sia pure taroccati, convinta che la pace si ottiene solo muovendo  guerra?

Macchè, da buoni cattivisti dopo il primo pietoso compianto cristiano – in netta contrapposizione col credo feroce degli schiavisti sicuramente islamici, hanno già cominciato a dichiarare compuntamente    che in fondo è meglio “venduti e comprati” che morti annegati, meglio servi senza paga, ma vicino a casa che sottomessi ai caporali in terra straniera, e che, comunque, stanno male anche tanti di noi,   senza lavoro, senza casa, senza cure.

Ormai le disuguaglianze segnano talmente il nostro tempo che oltre alle differenze delle esistenze che regnano tra i sorteggiati della lotteria della vita, siamo soggetti anche alle difformità della morte, vittime di attentati in Europa un bel po’ più su in graduatoria dei civili di Aleppo, scolaretti sparati nello svolgersi del sogno americano in Texas o Indiana, molti gradini più in altro di bambini senza nome annegati vicino alle nostre coste.

E ci siamo abituati pure alle gerarchie di diritti, dignità e libertà, considerati prerogative  e appannaggio delle geografie della civiltà superiore e dei suoi nativi, beatamente letargici e cullati dalla illusoria convinzione che a loro non potrà mai succedere. E nell’altrettanto ingannevole certezza che finalmente è arrivato l’indispensabile uomo forte, che ci risparmia  da invasioni epocali, da esodi insostenibili, e in sovrappiù ci esonera  dall’accusa vergognosa di essere xenofobi e razzisti, tenendo lontano da noi perfino il rischio  morale.

E vi pareva che non avrebbe riscosso consenso plebiscitario l’autoritario dirigista  incaricato dalla provvidenza  di tutelare il decoro occidentale compromesso dai poveracci in ogni latitudine, delegato a stringere patti diplomatici e commerciali con   despoti sanguinari, gradito perfino agli oppositori di partito, illuminati dal raggio del suo decisionismo, coerente con abitudini a trattative opache con disparate tipologie di poteri criminali, mafia o  tiranni messi su  troni mai abbastanza traballanti  dall’impero e i suoi commissari, dietro le quali ferve l’attivismo di imprese in odor di colonialismo, corruzione, spaccio di armi, malaffare da esportare sotto ogni bandiera.

E vi pareva che per mesi non sarebbe stata decantata la sua capacità ed efficienza nel bloccare i molesti sbarchi alla faccia dei soliti disfattisti, che sapevano bene che quelli che non partivano erano intimiditi, minacciati, reclusi in lager, oggetto di torture e sevizie, deportati nel deserto, informazioni queste accessibili a chiunque non voglia fermarsi a sentire invece di ascoltare e guardare invece che a vedere.

E adesso è già ripresa la solita lagna del siamo stati lasciati soli  da un’Europa cui abbiamo giurato ubbidienza e servitù, ma volontaria a differenza degli schiavi della tratta libica, tanto che mai abbiamo avuto il coraggio di dire no, di spezzare le catene dei fiscal compact, di reclamare la restituzione di quanto diamo agli strozzini per pagarci l’ammissione e mantenere l’iscrizione al club, di riappropriarci della sovranità estorta con minacce e ricatti del racket, che pretende il sacrificio di democrazie e autodeterminazione sull’altare  di una  élite (gruppi dominanti di finanza, banche, multinazionali, lobby)  che ha prodotto una deterritorializzazione, una denazionalizzazione, una fluidificazione del potere che affida alle classi dirigenti “cartografiche” e alle loro campagne elettorali compiti esecutivi di killeraggio e massacro sociale.

Soli ci avevano già lasciati da tempo, trattandoci da espressione geografica pigra, indolente e cialtrona, da sud codardo e accidioso condannato ad annettersi a continenti sfruttati e depredati per la creazione di un bacino di subalterni fino alla schiavitù, un esercito da spostare qua e là in perenni migrazioni dove il dio mercato chiama.

Non possiamo chiamarci fuori, non verremo assolti per la nostra correità solo perché siamo inconsapevoli vittime,  se già ci facciamo comprare e vendere, se continueremo a crederci padroni di noi stessi e liberi e migliori, quando accettiamo lo stesso destino e subiamo la stessa infamia di quelle vite nude oltre il Mediterraneo. Oggi a loro domani a noi, con un domani che è già qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Ostie sconsacrate

ostiaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ci voleva un naso rotto “inviato speciale”   per rivelarci che esiste  un territorio a ridosso della capitale dove comandano sgherri che combinano appartenenza a organizzazioni criminali e dichiarate simpatie per il fascismo, miscela non certo nuova stando a quanto ci ha narrato la storia  a proposito di alleanze e patti scellerati del passato.

E subito nasi ancora più speciali, che di solito si tengono fuori, preferendo quella loro protuberanza non metterla in certe faccende, si impadroniscono del succulento canovaccio sperando di ricavarci una loro Gomorra, una loro Banda della Magliana, una loro Suburra. Ma non sono mica i soli: reagiscono immediatamente all’inatteso disvelamento anche gli instancabili produttori di vibranti allarmi, compresi quelli ignari fino al pestaggio, cui dedicano compunta attenzione in difesa dell’informazione irrinunciabile presidio di democrazia, oltraggiato da una plebaglia miserabile e infame della quale non avevano finora avuto notizia.

Con ricostruzioni e indagini nel più dinamico stile investigativo, negletto fino al caso naso, scopriamo che, a seconda delle testate,  il litorale, ma tutte le propaggini di Roma sarebbero infiltrate – o forse occupate militarmente – da un numero di clan che va da 75 a 80, e più. Che si tratta di estensioni di camorra con un pedigree di tutto rispetto: Femia, Moccia, Mallardo,  Iovine, Alfieri, o di mafia,  come i Triasso, sulle quali indagò Calipari. E chi è penetrato grazie alle caciotte e alle mozzarelle imposte in esclusiva ai ristoranti, chi con la droga, chi con bar e ritrovi, chi con la monnezza, chi con l’abusivismo delle casette tirate su spiagge in concessione che gestiscono in regime di esclusiva passata per via dinastica.

C’è da essere meravigliati per  la stupefazione  dei soliti sbalorditi, quelli che erano insorti per l’accusa mossa a Roma di essere una capitale mafiosa: politici, amministratori e giornalisti, gli stessi che quando si scoperchiò l’immondo vaso raccontarono con spudorato disincanto che “tutti sapevano” . tranne loro? – che gli attori protagonisti e le comparse trattavano i loschi affari al bar, che si telefonavano in una sconcertante pretesa di impunità, che erano a conoscenza delle strane amicizie avventori dei caffè dove si passavano buste sospette, vicini, gente che lavorava nelle cooperative coinvolte, passanti “testimoni per caso”. Eppure anche allora ci fu un generale sbigottimento. E anche allora, come oggi, la colpa venne imputata infine e con sollievo al popolino correo e omertoso, a Roma come a Ostia, come in Sicilia, come a Afragola, come nei paesi dove la folla si apre, piamente vicina e solidale, al passaggio dei funerali dei boss, per paura o per miserabile interesse.

Allo stesso modo si sono accorti che ci sarebbe un pericolo di “rigurgito” neofascista, in puro stile europeo si direbbe, che ha colpito come una sgradita mazzata tutti, ma soprattutto il partito della pacificazione a cominciare da Violante coi cari ragazzi di Salò,  lo stesso che  alle sue feste dell’Unità promuoveva pensosi confronti con la destra, quella “colta” e “solidale”, lo stesso che tratta come ragazzate di tifosi entusiasti o di giovanotti focosi certe intemperanze nere, lo stesso i cui amministratori finanziano sacrari e musei che dovrebbero essere fuori legge, lo stesso che ha autorizzato e infine legittimato l’occupazione fisica e morale di luoghi e territori, concessi benevolmente a Casa Pound, riconoscendo all’occupazione Via Napoleone III lo status di “occupazione  a scopo abitativo che rientra tra le occupazioni storiche di Roma riconosciute dal Comune e dall’allora sindaco Walter Veltroni con la delibera 206/2007”, lo stesso che rincorre i Salvini e presto forse i Fiore preferendo aiutare i profughi a casa loro in comodi lager libici, i cui amministratori pensano di tassare chi accoglie, avendo ormai introiettato la eterna triade della destra: autoritarismo, demolizione di democrazia e rappresentanza, xenofobia e razzismo, cui mette qualche pezza a colori proponendo misure più severe contro l’apologia, quando non ha mai preteso l’applicazione di leggi vigenti, o con la pretesa paternità su una imitazione grottesca dello ius soli.

C’è chi pensa che è meglio così, c’è chi spera in una tardiva resipiscenza. Io no, perché Ostia, passata la tornata elettorale tornerà nell’ombra nera che si addice ai polizieschi e alle fiction. Perché anche i questo caso si è resa palese la distanza tra politica della vita, la nostra, e politica del potere, la loro,  impegnata a prendere le distanze da cortei e manifestazioni, in un palleggio di responsabilità e di propaganda, intesa soprattutto a rivendicare pretese di innocenza. Quando nessuno di loro è innocente. innocente.

Perché sono quelli che scoprono il dramma dei senzatetto quando creano disordini che nuocciono al decoro dell’urbe, come Marino e provvedono istituendo commissioni d i studio e tagliando acqua e luce, come la Raggi che chiama gli agenti a sgomberare con la forza stabili occupati da anni da richiedenti asilo e rifugiati, che affrontano l’emergenza rom come la chiamano loro, inclusi i rifugiati della Bosnia, immotivatamente assimilati a nascondere pecche belliche, con qualche discreto pogrom, come Veltroni, che lamentano la presenza malavitosa delle cosche sul litorale, quando per legge governativa grazie a un provvidenziale emendamento targato Pd si sono prorogate concessioni anche le più opache, che sono le più, con un automatismo malandrino in barba alle direttive comunitarie, che si vede che stavolta l’Europa non ce lo chiede.

Perché sono quelli che il degrado delle periferie l’hanno creato, relegandovi esclusi, marginali, nuovi e antichi poveri, immigrati, condannati a trovare risposte e protezione in una molteplicità di organizzazioni criminali; usurai delle cosche e bancari, lavoro come manovalanza dei boss o delle coop che speculano sugli stranieri più redditizi della droga, passatempi con le macchinette mangiasoldi gestite in mezzadria da stato e clan, casa occupando alloggi – quando sono migliaia quelli sfitti o mai finiti e abbandonati, frutto di alleanze  oscene tra amministrazioni e costruttori, se Roma  è stata la città con la maggior quantità di edilizia economica e popolare realizzata in Italia, che però si trova in una condizione di degrado e abbandono – o ripopolando le baracche che qualche sindaco ormai in odore di santità aveva smantellato, terreno di tragici scontri tra disperati nostrani o esteri, visto che ormai l’urbanistica e il governo del territorio sono stati retrocessi a attività negoziale intesa a garantire e moltiplicare profitti privati e speculazione tramite grandi opere, stadi, centri commerciali (senza più soldi possiamo però comprare in almeno 40), grattacieli per uffici laddove non c’è più lavoro e grazie al Jobs Act la carriere più promettenti sono quelle di consulenti per la contrattistica precaria, di licenziatori e delocalizzatori, in studi  legali al servizio di multinazionali del casinò finanziario e di cravattari eccellenti.

Una volta si lamentava il passaggio delle città da metropoli a megalopoli. Adesso spetta ai cittadini non subire quello dalle megalopoli alle necropoli.

 

 

 

 

 

 

 


M.A.F.I.A Srl

03orang2Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma ve li ricordate i tempi nei quali la lega vezzeggiata e blandita da opinionisti, politologi, oppositori invidiosi del suo consolidato radicamento territoriale, si accreditava come il movimento rappresentante e interprete dell’Italia sana, quella sopra il Po, sobria, lavoratrice, onesta, ultima frontiera della pingue e opulenta europa a contrastare il Sud imbelle, parassitario, accidioso e delinquenziale? Ve li ricordate i bravi lombardi operosi, dinamici, intraprendenti, cristallini, forse un po’ ottusi, ma solo per via dell’elmo con le corna e la sbornia di acqua del sacro fiume? Ve lo ricordate il mantra di allora? La mafia sono un male del Sud, dove la gente non vuole lavorare e preferisce stare a servizio dei criminali?

Magari il tempo ristabilisse sempre la verità con tanta efficace ed esemplare puntualità: il Consiglio dei Ministri, insieme ai tre anni di pena certa per gli italiani, a Nord come a Sud, ha licenziato il decreto di scioglimento del comune di Sedriano  per infiltrazioni mafiose, “al fine di consentire le operazioni di risanamento delle istituzioni locali, nelle quali sono state riscontrate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata”.

Che non si dica che il governo esercita un trattamento impari: insieme a Sedriano, primo comune lombardo a subire questa onta, è stato sciolo anche il comune di Cirò, in provincia di Crotone. A conferma della fosca profezia di un comandante dei carabinieri di Monza riferita da un magistrato impegnato a investigare sull’intreccio tra corruzione, reati economici e criminalità: “il mondo ormai è la Calabria e quello che diventerà Calabria”. Si apprende che l’inchiesta  che ha portato Sedriano allo scioglimento è una delle più clamorose degli ultimi tempi, esplosa proprio un anno fa con l’arresto dell’allora assessore regionale alla Casa della Giunta Formigoni, Domenico Zambetti, accusato – anche questa era una prima volta – di voto di scambio con la ‘ndrangheta e del sindaco che secondo gli investigatori avrebbe asservito “sistematicamente le proprie funzioni pubbliche agli interessi dei privati corruttori” e della associazione mafiosa denominata Di Grillo-Mancuso”, ma che non si è mai dimesso dall’incarico.

Pare insomma che uno degli effetti della globalizzazione, insieme alla diffusione equilibrata delle disuguaglianze, o alla riproposizione di quella antica forma di lavoro che passava sotto il nome di schiavitù, consista nel rafforzamento di una criminalità trasversale e internazionale, al servizio e a sua volta dominatrice di poteri legali, di fasce estese della pubblica amministrazione, competente e innovativa, in grado di padroneggiare tecnologie, di contare formidabili risorse, di infiltrarsi in settori sani ma sofferenti delle economie, aggiungendo nuovi business ai brand tradizionali: usura, riciclaggio, droga, prostituzione, contrabbando soprattutto ormai di profughi e migranti .  Una realtà ampiamente anticipata in un rapporto che i servizi americani trasmisero a Clinton nel 2000 e che diceva più o meno che nel 2010 alcune nazioni sarebbero passate sotto il controllo di governi privati, veri e propri anti-stati che avrebbero sottratto la sovranità a popoli e paesi.

E d’altra parte governi spregiudicati, padronati senza scrupoli, sistemi bancari dediti all’usura e alla speculazione, agenzie taglieggiatrici, stati biscazzieri hanno talmente mutuato usi e costumi delle mafie da far sospettare quotidiane intrinsichezze, frequentazioni proficue e alleanze esplicite.

Lo scioglimento del Comune di Sedriano è solo il sigillo, il visto si stampi che perfino la classe politica e uno dei governi platealmente più indifferenti alla sicurezza e al contrasto all’illegalità ha dovuto apporre. Nella sentenza del Tribunale di Milano a conclusione del Processo Infinito all’organizzazione della ndrangheta che si era autodefinita “massoneria dei poveri”, si legge: negli ultimi 15 anni la ‘ndrangheta lombarda si è evoluta dal punto di vista criminale… estendendo il campo d’azione ad ambiziosi progetti di controllo di attività imprenditoriali e economiche, ampliando i propri rapporti con pubblici funzionari e appartenenti alle forze dell’ordine, divenendo interlocutori appetibili per garantirsi voti in occasione di competizioni elettorali”. E d’latra parte basterebbe effettuare un monitoraggio sullo spostamento di decine di migranti interni, che seguono i trasferimenti di padrini eccellenti o poco prima di elezioni amministrative, per immaginare i successivi traslochi di preferenze. 15 anni, si legge nella sentenza, ma dalla consultazione di altri atti processuali si comprende come sia precedente il fenomeno della penetrazione di imprese a capitale mafioso nel mercato, che ne alteravano le regole, si integravano in quelle legali, controllandole o distruggendole. Si capisce che da molti anni il crimine organizzato è diventato il soggetto economico più forte, quello più dotato di risorse, quello più dinamico, in grado di intervenire nel libero mercato imponendo la sua concorrenza, determinando scelte, condizionando opere e interventi.

Sempre l’inchiesta Infinito, una delle più citate nella saggistica sulle mafie al Nord, segnala che la conquista della società Perego – una delle più grosse imprese edili della Lombardia –  da parte della criminalità, parte da lontano, che è vero che comincia a venire alla luce con la costituzione della Perego General Contractor e l’ingresso di inquietanti fiduciarie. Ma a detta del più giovane della dinastia la ‘ndrangheta aveva cominciato a dettare le sue leggi anche ai tempi di suo padre, “penetrando nel settore dei trasporti, e poi via via, grazie a quello, nella gestione dei rifiuti, nei cementifici e poi nelle società finanziarie che concedono i leasing”.

Sono le mafie a dettare i prezzi, i criteri per gli appalti e i requisiti di opere e materiali, così che i moderni quartieri satelliti, le new towns care al condannato sono tirate su secondo l’architettura criminale e le strade percorrono le mappe dell’urbanistica malavitosa.

E c’è da giurare che lo saranno anche i padiglioni dell’Expo, il mega evento che si candida ad essere la vetrina del riscatto economico dell’Italia, caldeggiato dal susseguirsi di governi, coccolato come una sua creatura dal premier, che va a proporlo nei suoi umilianti viaggi di promoter della svendita di quel made in Italy destinato al marchio di made in mafia.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: