Anna Lombroso per il Simplicissimus

Stavolta proprio dobbiamo riconoscere che il governo è stato trasparente: il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio è senza mezzi termini il testo della dichiarazione di guerra, esterna e interna con il  prolungamento dello stato di emergenza, “in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina”, che hanno richiesto lo stanziamento   tre milioni di euro, “a carico del Fondo per le emergenze nazionali”, che comprendono, al netto di quanto sarà rimborsato dall’Unione europea, gli oneri che verranno sostenuti per “il trasporto, il dispiegamento e il reintegro dei materiali”.

Vi sento già dire che sono la solita complottista, a denigrare come bellicoso l’impegno umanitario profuso per garantire “il concorso dello Stato italiano nell’adozione di tutte le iniziative di protezione civile anche attraverso la realizzazione di interventi straordinari ed urgenti a supporto delle operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione interessata”.

Ma basta andare alla voce “disposizioni urgenti” per capirne qualcosa di più.

In considerazione degli sviluppi militari della crisi ucraina e le conseguenti decisioni che l’Italia, assieme ai Paesi alleati, ha assunto nel contesto della NATO”, si legge, si sarebbe resa necessaria  l’attivazione di una serie di misure relative al rafforzamento della “postura militare” (sic),  al fine di “rassicurare” gli alleati più esposti sul fianco est dell’Alleanza, e di svolgere un’azione di deterrenza nei confronti della Russia, come caldamente raccomandato del Consiglio Atlantico che sollecita il “potenziamento del dispositivo di forze dispiegato dalle nazioni nel contesto delle operazioni NATO già attive, e la disponibilità di un contingente di forze in elevata prontezza che gli alleati mettono a disposizione per affrontare le situazioni di crisi, quale quella attuale”.

Adesso gentilmente tutti i lettori dei risvolti di copertina dei sacri testi di filosofi, politologi e costituzionalisti che hanno ridicolizzato i pochi tra loro che avevano letto Carl Schmitt cogliendo inquietanti affinità tra la definizione di “stato di eccezione” e la situazione creatasi negli ultimi due anni nella nostra Weimar nostrana a ravvedersi e giudicare come si conviene la panoplia di atti incompatibili con l’assetto democratico e con il dettato costituzionale legittimati in via straordinaria fino a fine anno – o meglio fino al termine della crisi internazionale e, indirettamente, della pandemia.

Si tratta dell’autorizzazione a derogare dalle leggi vigenti per l’erogazione di aiuti e assistenza in favore non solo delle popolazioni, ma anche delle “autorità” ucraine, comprensive di una nomenclatura golpista e neonazista, per la prosecuzione della partecipazione del nostro personale militare già autorizzata dal Parlamento per l’anno 2021 alle operazioni volte a garantire la “presenza avanzata e rafforzata in Lettonia (enhanced Forward Presence)”,  attraverso l’impiego del numero massimo di 250 unità di personale e 139 mezzi terrestre, a assicurare il regolare funzionamento del “dispositivo per la sorveglianza aerea con l’impiego di 130 unità di personale e di 12 mezzi aerei, attualmente dislocati in Romania, di “pattugliamento aereo”  attraverso 2 mezzi aerei (un rifornitore e un mezzo per raccolta dati), di sorveglianza “navale”  con 235 unità di personale, due mezzi navali e di uno ulteriore, secondo necessità, e di un mezzo aereo, oltre alla mobilitazione di “ulteriori forze ad alta prontezza, denominate Very High Readiness Joint Task Force-VJTF” che richiedono l’impiego di 1350 unità, 77 mezzi terrestri, 2 mezzi navali (a partire dal secondo semestre 2022) e 5 mezzi aerei.

La promessa di lacrime e sangue  da anni entra e esce dalla comunicazione istituzionale, e infatti per garantire questo formidabile sforzo umanitario secondo le regole dell’impero di Occidente sono chiamati a raccolta tutti i cittadini che in questi giorni si sono riconosciuti in piazze che hanno ritrovato le bandiere e gli slogan dell’antifascismo militante dedicandoli ai martiri dell’indipendenza ucraina paragonati a Allende, e del disarmo e del pacifismo vintage dimenticati nell’archivio del Novecento.

La parola d’ordine dunque è “sacrifici” cui dobbiamo prestarci per elevate motivazioni di carattere etico, per quello stato di diritto che da noi è stato retrocesso a molesta pretesa di una minoranza asociale ed egoista, per garantire quell’autodeterminazione che in patria è stata limitata fino alla proibizione e criminalizzazione di chi la invoca.

Ma c’è qualcosa di più, la legge morale imposta in contrasto con l’ordinamento sospeso come la democrazia, che obbliga alla rinuncia penitenziale vale ancora per gli stessi principi che hanno a suo tempo promosso il regime dell’autorità, come ritorsione educativa nei confronti di un popolo infantile e indolente che aveva voluto e avuto troppo, oggi si  arricchisce di quei valori di “responsabilità” divisiva che hanno fatto furore in questi due anni,  con l’obbligo per alcuni di esporsi al rischio per via della loro insostituibilità “produttiva” e l’imposizione,  per altri di sottoporsi a un isolamento trasformando la loro vulnerabilità in una colpa da scontare con la fine di relazioni umane e affettive, con l’adesione di massa alla campagna vaccinale che oggi ormai ha rivelato la sua natura di tatuaggio a certificazione dell’obbedienza, inutile e spesso dannoso a scopi sanitari, con l’istituzione e il mantenimento di un documento di identità a conferma della soggezione a regole vergognose intese a creare disuguaglianze e discriminazioni.

D’altra parte è la lezione dei cattivi maestri far pagare ad altri, noi,  il conto delle loro malefatte, sempre più caro da quando il padrone che ha creduto che la fine dell’impero antagonista assicurasse durata infinita alla sua dominazione incontrastata e che  di fronte a nuovi equilibri e all’irruzione di competitor forti, ha inizialmente puntato su strategie protezioniste in economia e con cedimenti “ragionevoli”  nello scacchiere geopolitico e militare. Ma che ora sentendosi sempre più minacciato ha reagito con un espansionismo aggressivo che può contare solo sull’accondiscendenza, ottusa fino al suicidio, delle sue province remote dissennate e irrazionali al punto di prestarsi per spirito di servizio fino al sacrificio dei loro popoli che condannano a nuove miserie, nuove incertezze, nuove perdite di dignità, libertà, diritti.

Come sempre la causa sta nella cancellazione della Ragione in funzione della ragion di stato che coincide con la tutela di interessi di ceti dominanti che oggi sono rappresentati da potentati multipolari collocati a diverse latitudini ma che hanno lo stesso vizio, non saper gestire la complessità che hanno contribuito a generare.

A rimetterci saremo noi,  cittadini retrocessi da consumatori e clienti a “dati” da gestire in forma monopolistica per favorire profitto e sorveglianza, sfruttamento e controllo. Ma non è impresa difficile se ormai abbiamo delegato al loro dominio desideri, opinioni, aspettative, pensieri dei quali pare proprio non ci sia più bisogno né richiesta. (segue)