Fino a qualche giorno fa pensavo che la crisi del gas in Europa fosse stata provocata dalla stupidità della governance europea che dopo aver lanciato una sorta di programma ecologico tutto basato sul mercato della Co2 e dunque aver fatto aumentare il prezzo delle quote, aveva preferito il mercato ai contratti a lungo termine con le società energetiche russe, un po’ per asineria ideologica e un po’ per dare corpo alla russofobia che è il nuovo bon ton dei più stupidi imperialisti. Ma mi sto convincendo che non è così perché tutto appare sempre più assurdo e folle: si chiede alla Russia di pompare più gas senza però aprire i gasdotti attraverso i quali questo gas potrebbe fluire, mentre durante l’estate non ci si è preoccupati di ripristinare le scorte ridotte al lumicino per il freddo invernale più intenso del previsto e la caduta di vento che ha ridotto a zero l’apporto dell’ eolico. Questo fa pensare che anche questa crisi sia stata preparata e voluta, così come quella che negli Usa sta portando alle stelle i prezzi della benzina, dell’olio combustibile e sta desertificando gli scaffali di prodotti alimentari: questi sono in parte gli effetti della pandemia scientemente architettata e in parte gli effetti delle condizioni disastrose a cui il liberismo senza più freni stava portando l’economia mondiale, ancor prima del Covid che ha avuto il compito di nascondere tutto questo.

Ci troveremmo insomma di fronte a una serie di scatole cinesi nelle quali una crisi serve a nascondere la precedente e a erodere ancora di più la democrazia, aumentare i controlli e  reprimere le libertà. In effetti il raffreddamento dell’economia mondale tramite Covid ( vedi qui ) e la stagione di carenze di ogni tipo che ci attende ( vedi qui ), resa ancor più acuta dalla mancanza massiccia di lavoratori colpiti da reazioni avverse da vaccino che tuttavia non si possono rivelare, si presenta come un passaggio ottimale per uscire dalla narrazione pandemica, nascondendo in gran parte le tracce della mistificazione e nel contempo sfruttando in modo più completo i nuovi meccanismi di controllo creati con il pretesto di tenere a bada il virus. Questa, ancora 15 anni fa avrebbe potuto essere la scaletta di un racconto di fantascienza, ma quando si vanno a vedere i numeri del covid e si scopre che essi sono stati messi assieme grazie a un test che le stesse autorità sanitarie ritengono totalmente inattendibile, senza che ciò ponga alcun problema nella testa dei più, frastornata dai media, allora si comprende come qualsiasi mistificazione sia possibile. Se una marea di imbecilli ora accetta la nuova idea che il covid sia come l’influenza senza sentirsi presa per il culo o per il braccio, allora qualsiasi esito è possibile. E dunque anche quello di entrare in un periodo dove un possibile aumento delle temperature medie, completamente compatibili con quelle esistenti nel Medioevo o durante l’impero romano, viene presentato come una catastrofe capace di portare alla distruzione dell’umanità. Questo ovviamente non ha nulla di scientifico, anche se finge di fondarsi su ipotesi scientifiche che vengono portate all’estremo, è semplicemente catastrofismo che viene diffuso come fosse una religione.

In realtà ciò è meno sorprendente di quanto non sembri  perché un certo carattere catastrofista é tipico del capitalismo che elabora spesso  scenari apocalittici come risposta alle crisi innescate dalla sua stessa logica e volti a conservare in sostanza determinati rapporti di produzione e di proprietà. Pur di salvaguardare questi ultimi che, con il passare del tempo, divengono sempre più irrazionali e ingiustificati, diviene necessario predire degli scenari che renderebbero inevitabili gli esiti catastrofici e distopici. Questo modo di affrontare la realtà, presente dalla letteratura ( pensiamo solo alla fantascienza di stampo americano o alla filmografia hollywoodiana), così come anche in ipotesi scientifiche che diventano pensiero comune intanto che si rivelano errate o ampiamente esagerate (pensiamo al meteorite che estinse i dinosauri), costituisce una sorta di canone inverso: è evidente che di fronte all’esplodere delle contraddizioni non si può fare un’apologia del capitalismo e soprattutto delle forme estreme che conosciamo. Così è molto più semplice prefigurare catastrofi naturali e inevitabili dai quali solo l’attuale potere può salvarci, presentandosi dunque come il minore dei mali una volta fallito il tenativo di essere il migliore dei mondi possibili. Se poi non basta evocare la catastrofe e le sue atmosfere la si crea direttamente con un salto di qualità che deve ancora essere percepito in tutta la sua gravità perché dopotutto si preferisce  semplicemente non vedere la realtà e accontentarsi di riproporre il solito schema di disuguaglianza capitalistico che permette di non elaborare nuove idee, prendendo per buona una narrazione pandemica senza capo né coda. Cosa che costituisce di per sé una catastrofe cognitiva.