Forse l’espressione “banalità del male” coniata da Hannah Arendt nella sua opera “Eichmann in Jerusalem”, è ormai talmente abusata da aver perso il suo significato che non è semplicemente la facilità a fare il male, ma la capacità di adeguarvisi senza fatica  e senza nemmeno accorgersi di stare tradendo la propria umanità, anzi pensando di svilupparla Eichmann, uno degli organizzatori dell’Olocausto, ha accettato il sistema dominante in cui si muoveva come verità incontrovertibile: se esso considerava gli ebrei come parassiti, avrebbe dovuto rimuoverli per il bene delle persone a cui sentiva di appartenere. Qui diventa visibile il lato oscuro dell’empatia, che riguarda sempre e solo il proprio gruppo, portando all’esclusione, alla soppressione e persino all’annientamento di tutti coloro che ne sono fuori.  Sulla base della narrazione, il “movimento”, come lo chiama Arendt, identifica la trasgressione e  impone l’obbedienza verso misure che sembrano spesso arbitrarie, ma che in realtà realizzano il loro scopo finale che è la sotto missione. E’ questo in definitiva lo stato totalitario che governa di diritto nella vita privata delle persone, incorporando ogni aspetto della vita umana e sottomettendola completamente al suo dominio. Non c’è più area che non sia coperta da essa, nessun aspetto che non controlli e che non imponga.  

Anzi l’arbitrarietà è un elemento essenziale proprio perché più ci si allontana dalla logica più cresce il valore dell’obbedienza e oggi  forse siamo al culmine storico del totalitarismo perché l’obiettivo per il quale il buon cittadino deve combattere è del tutto irraggiungibile proprio secondo quella scienza che viene invocata feticisticamente, senza nemmeno più conoscerne i caratteri: sconfiggere un virus che muta costantemente e migra costantemente attraverso la popolazione come parte dell’ondata annuale di influenza è un obiettivo irraggiungibile. La favola di un tipo di virus completamente nuovo ha lo scopo di nascondere questo fatto, ma le infezioni respiratorie fanno parte della vita umana e non possono essere debellate, nuovi virus o meno. In questo modo si può rievocare regolarmente e puntualmente ad ogni epidemia di influenza, un pericolo che è del tutto quotidiano e naturale e che è del tutto esagerato. Ciò fa apparire necessario uno stato totalitario, che decreta apparentemente misure coercitive dittatoriale per proteggere la gente  in generale.

Una pandemia è quindi una narrazione perfetta per uno stato totalitario, in quanto può potenzialmente estenderlo all’infinito. Le “prove” marginali utilizzate dall’ideologia prevalente devono quindi servire come giustificazione per la coercizione dispotica e giustificare apparentemente nuove misure. Dentro questo universo concentrazionario chi ha il coraggio e l’intelligenza minima di verificare i dati e le incongruenze, operazione sospetta che dimostra la scarsa fede nella narrazione, va emarginato come portatore di virus e negatore del corpo eucaristico della vaccinazione  Non ha nessuna importanza che questo sia vero o meno, che i vaccinati non siano per nulla protetti e che possano diffondere il virus o che magari siano anche più cagionevoli nei confronti di patogeni a cui prima avevano sempre resistito egregiamente, perché questo costituisce di per sé una disobbedienza. Le persone che rifiutano di essere vaccinate  devono perciò emarginate e discriminate come persone di seconda classe, le cui rivendicazioni salariali possono essere ignorate o che possono essere licenziate e escluse dalla vita pubblica, semplicemente perché si rifiutano di sottoporsi a un intervento medico invasivo e sperimentale ordinato da qualche ricco Mengele. Ma non si fermerà qui, no, alla fine saranno criminalizzati, cosa che sta già accadendo in alcune parti. Del resto costoro fanno un illecito uso della libertà di pensiero molto pericolosa perché contesta in radice il radioso scopo finale del potere e mette in luce che tutto questo avviene non per il bene di tutti, ma di pochissimi.  Però che importanza aveva al tempo del nazismo che gli ebrei fossero considerati dei  parassiti o non invece un gruppo che aveva costituito la parte più avanzata in quasi tutti i campi della società  tedesca? Forse si poteva discutere di questo?

La cosa che però che meglio testimonia della volontà totalitaria e della sua penetrazione è che esiste una persino una particolare categoria di banali fino all’idiozia che considerano la discussione e la richiesta di dati non manipolati, di prove scientifiche e non di ricorsi ad autorità piuttosto opache che in genere sono gli stessi fabbricanti di vaccini e la loro area di lobbismo, come una forma di fascismo. E’ del tutto evidente che in questo caso la parola fascismo ha acquisito un uso puramente feticistico e apotropaico che serve a designare chi non riesce a riconoscere i fascismi contemporanei. E’ qualcosa che sta a cavallo tra vaghe cognizioni storiche acquisite in tv , luoghi comuni e suggestioni di una mappa politica ormai senza più senso, una sorta di concettoide di comodo che permette di appoggiare il fascismo contemporaneo fingendo di combattere quello del secolo scorso e che trova unica consistenza in minime minoranze che soffrono della stessa aleatorietà concettuale girata di 180 gradi. Il “vi vacciniamo tutti “, delirio del tutto fascista dei proclamati antifascisti dei piccolo Eichmann che come lui credono di essere nel giusto e che non sopportano il dialogo per il terrore di doversi guardare allo specchio.  E di scoprirsi ottusi e codardi