Anna Lombroso per il Simplicissimus

Liguria, maltempo: torrenti esondati e un ponte crollato. Allerta rossa anche in Piemonte. Criticità anche nel Verbano Cusio Ossola e nell’Alessandrino. Famiglie evacuate, strade interrotte come anche la circolazione ferroviaria. Smottamenti, frane, inondazioni.

Da giorni le previsioni annunciavano un peggioramento del tempo, con bombe d’acqua e probabili fenomeni alluvionali. Da anni in quelle zone si ripetono emergenze ormai prevedibili aggravate dalla mancanza di manutenzione ordinaria, dalle condizioni del sistema idrogeologico  trascurate malgrado il susseguirsi di catastrofi. Da anni verso ottobre non sorprendentemente giunge l’autunno che sferza il nostro territorio con correnti impetuose cariche di pioggia.

Eppure da anni le regioni sono impreparate, i comuni vengono sorpresi dalla furia delle tempeste, le istituzioni rispolverano i messaggi di costernazione che non hanno il tempo di impolverarsi.

Mancava questo a dare la sensazione dell’apocalisse permanente che graverebbe su di noi, raccontata dal coro greco delle autorità che sa come tenerci in ostaggio con paura e ricatti e con minacce che tutto l’impero occidentale coltiva come un tesoro perché è la condizione che conferma un dominio fondato sull’intimidazione e su pericoli annunciati con le trombe bibliche. Le stesse che da anni presagivano il diffondersi di pestilenze pandemiche per le quali l’avveduta industria farmaceutica era intenta a predisporre prodotti acconci in forma di vaccini e le autorità sanitarie pubbliche suggerivano ai governi misure necessariamente e doverosamente ispirate dall’eccezionalità, quindi fatalmente sospensive di diritti, prerogative e garanzie.

Poi però quando si traduce in realtà la profezia, ecco che  esecutivi, comunità scientifica, decisori, tecnici sono sgomenti, cascano dal pero per via di quel cigno nero che li ha colti di sorpresa, con piani di emergenza vecchi di dieci anni, malgrado fosse stato tante volte  comunicato, pronosticabile, immaginabile, talmente potente da non permettere il suo contrasto e la sua gestione, come succede coi terremoti, con eventi naturali nefasti, ineluttabili e irresistibili.

Inutile allora opporre la ragione che insegna che un sisma è disastroso laddove non vengono  adottati criteri antisismici nelle costruzioni, nei trasporti, nelle reti elettriche, nei sistemi viari così come insegna che una epidemia perfino di influenza determina vittime e decessi quando l’assistenza è inadeguata, l’inquinamento o processi di impoverimento hanno reso segmenti di popolazione più esposti e fragili, quando la scienza e la ricerca sono diventate il terreno per scorrerie industriali speculative che intendono la malattia come un business da sfruttare con la medicalizzazione globale.

Ormai l’ineluttabilità, l’inevitabilità e la irreparabilità di certi eventi è un “valore”, un caposaldo della comunicazione politica, che nel narrare l’impotenza pubblica a contenere i danni che ha provocato, imputa le responsabilità e investe dell’onere di mobilitarsi collettivamente alla popolazione.

Lo dimostra l’allarme a orologeria sul cambiamento climatico consegnato in mani infantili che raccomandano comportamenti personali virtuosi, azioni di ecologia domestica, consumi equi e l’acquisto di veicoli elettrici, fino a un virtuoso recupero del nucleare, lasciando intendere che orami è tardi malgrado la benevola partecipazione dei grandi della terra che ascoltano paternamente un’adulta travestita da bambina, per far dimenticare che sono loro che hanno preso a calci il pianeta come il dittatore di Chaplin.

E che impiegano il racconto millenaristico per spaventare e criminalizzare i sudditi, pretendere delega e cambiali non esigibili,  a fronte dell’ostinata e tenace conservazione del loro potere che non può permettersi di mettere in discussione il modo di produzione.

E così non può che piovere sul bagnato, se non cominciamo a spazzare via le nubi e a fermare la danza macabra dei maghi della pioggia.