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Mala tempora currunt

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il maltempo si è abbattuto sull’Italia: precipitazioni  nevose sui settori alpini, colpiti il Veneto e il Friuli investiti da  raffiche di bora e mareggiate,  in Toscana voragine nel grossetano, nubifragio a Roma, a Ostia il vento ha devastato lo stabilimento della Vecchia Pineta dove si recavano i gerarchi e le loro signore e finora rimasto intatto, fenomeni a carattere temporalesco al Centro-Sud  dove notevoli accumuli di pioggia che hanno ingrossato i fiumi, portando esondazioni e frane in Campania, Basilicata e Calabria, venti forti  sulle regioni meridionali e sulle isole maggiori. In Sardegna è esondato esonda lo stagno di S’Ena Arrubia nell’Oristanese, tanto da richiedere la chiusura della strada provinciale. E a Venezia “San Marco non regge più” dice il Procuratore della Basilica.

 Nel  calendario lunare  cinese, ogni anno è legato a un animale. Fosse così in Italia, questo per le autorità sarebbe l’anno del cigno nero, tanto è loro cara l’applicazione  della  metafora che descrive così un evento non previsto, che prende di sorpresa con ricadute rilevanti e drammatiche. Così una crisi sociale che dura da anni e che si è concretizzata in emergenza sanitaria viene razionalizzata come un accadimento fulminante e fatale e non come l’esito certo di una catena di fattori di propagazione e incremento dei danno di una malattia, dall’inquinamento alla inadeguatezza del sistema sanitario a prevenire, curare assistere.

E benché ad ogni autunno un paese malandato, trascurato, trasandato, oggetto di sfruttamento delle risorse e del territorio, di consumo di suolo, speculazione e abusivismo, celebri un rito di rovina e di morte, la reazione è quella della sorpresa inaspettata, cui seguono gli atti ogni volta ripetuti e sempre uguali, richiesta del riconoscimento della stato di emergenza che produce misure speciali, commissariamenti di territorio, poteri eccezionali e risorse buttate senza risparmio per la riparazione che – lo sanno anche gli amministratori di condominio, costa di più dell’ordinaria manutenzione, e che viene affidata con agguiramenti di regole e controlli.

Quest’anno non viene riservato nemmeno il doveroso pensiero ad eventuali vittime, non catalogabili in assenza di opportuno tampone, così anche i titoli e  le passerella delle tv del dolore fanno scivolare il maltempo tra le brevi in cronaca.

Non desta sorpresa che ormai il maltempo sia, alla pari della criminalità, un elemento unificante del Paese troppo lungo: al nord operoso come nel mezzogiorno renitente crollano strade, franano montagne, si aprono voragini, straripano fiumi e torrenti, nella Calabria diventata allegoria del malgoverno come nell’operosa Lombardia dove il piano per il risanamento e la messa a regime di Lambro, Seveso e Olona giace nei cassetti ministeriali e regionali da ben più di trent’anni,  nella Sicilia i cui dirigenti politici sono concentrati sul ponte dei miracoli che dovrebbe collegarli a un sogno di sviluppo fatto di cemento, soldi sporchi, pastette e rischi, come nel Veneto diventato un posto dove si stoccano in discariche abusive rifiuti tossici, dove il brand del prosecco largamente infiltrato dalla mafia contribuisce  al dissesto di un territorio un tempo felice e pingue.

E per caso vi ricordate quando lo storico inglese Donald Sassoon sostenne che il buongoverno in Italia veniva percepito come una specificità̀ tipicamente emiliana, grazie a un modello di governo locale   capace di promuovere il benessere attraverso la stabilità politica e un’efficace azione amministrativa?

Qualcuno attraverso i dati di centri studi sostiene che la vittoria alle elezioni regionali di Bonaccini sulla candidata di Salvini sia dipesa da un “tesoretto” di fiducia che ancora resiste  nei confronti delle istituzioni locali e delle associazioni di rappresentanza con livelli di credibilità di Comuni e la Regione superiori al dato nazionale.

Verrebbe da chiederlo agli abitanti di Nonantola a quanto ammonta il gruzzolo di autorevolezza su cui conta il ceto dirigente locale, dopo lo straripamento del Panaro, la falla di 70 metri degli argini del  fiume che ha richiesto 4 squadre di operai, 150 mezzi pesanti per il trasporto di 4500 tonnellate di materiali   e chissà quanti quattrini in previsione dei fondi statali richiesti immediatamente dal presidente, partner con i colleghi di Lombardia e Veneto della sempre più singolare pretesa di autonomia dal governo centrale.

Anche Nonantola alluvionata deve essere stata una tremenda e inattesa rivelazione, malgrado nel 2017 il modenese fosse stato investito da fenomeni altrettanto estremi, malgrado la Padania, espressione cara a a pari merito ai leghisti con l’elmo con le corna in testa mentre suggono l’acqua benedetta del sacro fiume, come ai progressisti/riformisti reduci del sogno rosso, abbia dimostrato di essere una zona a rischio di eventi climatici e pure sanitari, che, si sa, le due cose non sono estranee l’una all’altra.

Le persone, le famiglie e le attività colpite sappiano che la Regione è al loro fianco, da subito- ha dichiarato Bonaccini nello spirito della rinascita tempestiva, un po’ come quella di Conte che ha annunciato urbi et orbi all’Avvenire che dalla primavera “decollerà la ricostruzione nel cratere del sisma del Centro Italia!”.   La cosa più importante, ha detto, è fare tutto ciò che è necessario per tornare in pochi giorni alla maggiore normalità possibile, facendo rientrare nelle proprie case chi le ha dovute lasciare e far ripartire pubblici esercizi e piccole attività, cominciando da chi era già stato penalizzato dalle misure restrittive anti-Covid”. 

E difatti ha stanziato nel ruolo di elemosiniere due milioni di euro per i ristori economici dei pubblici esercizi colpiti: commercio, piccoli negozi, bar e ristoranti, combinando le mancette della carità pandemica con quelle altrettanto arbitrarie della beneficienza climatica. Non è stato altrettanto sollecito nel fornire dati e preventivi su misure di tutela e salvaguardia del territorio, malgrado abbia a capo della sua compagine in qualità di vice presidente la grande speranza del progressismo “coraggioso”, quella copertina dell’Espresso della Gedi che rivendica di avere al primo posto tra i suoi “valori” l’ambiente.

E come non dare ragione a Chico Mendes quando diceva che  “l’ ambientalismo senza la lotta di classe è giardinaggio”, infatti par di vederla la Elly Schlein con cappelluccio in testa come una eroina di Barbara Pym che zappetta audacemente tra i rosai mentre il suo capo esige che venga rivisto il regime di autorizzazioni per le trivelle davanti ai litorali della regione, mentre mobilitava più di 70 unità mobili specializzate per girare in tutta la regione, provincia per provincia, per andare a cercare chi si sottraeva agli obblighi di isolamento, i positivi renitenti alla quarantena.

O mentre perfino in piena pandemia reclamava a fini turistici una nuova stazione della linea di Alta Velocità in corrispondenza della Fiera di Parma che faccia da pendant con quella di Reggio Emilia, o mentre autorizza la realizzazione di un polo logistico ad Altedo, una distopia costruttiva da  400.000 mq di superficie utile pari a 80 campi da calcio, al centro di una zona priva di collegamenti ferroviari, o mentre si espone personalmente, lui si che è un ardito, per rivedere la legge del 2017 sul consumo di suolo in modo da  renderla ancora più consona alla spirito della semplificazione, quindi più permissiva.

È che l’ambientalismo che piace alla gente che piace è quello della gran balla della green economy che pretende di sanare i guasti del mercato con il mercato, facendo raccogliere lattine, promuovendo il commercio delle licenze di inquinale e eliminando il famigerato olio di palma, è quello che denuncia lo scioglimento dei ghiacci nelle zone artiche, mentre si scioglie di gratitudine per costruttori e immobiliaristi, è quello che si commuove per le foche ma ha girato lo sguardo dallo spettacolo degli allevatori colpiti da terremoto del 2012 che hanno dovuto indebitarsi per rimettere in piedi stalle e attività.

Eh si hanno davvero un bel coraggio, la regione Emilia Romagna diversamente leghista e gli altri gaglioffi di Veneto e Lombardia,  a esigere, dopo le prestazioni in campo sanitario a ambientali come fosse meritata la secessione dei ricchi per liberarsi dalla zavorra meridionale e proprio in materia appunto di salute, istruzione, università, ricerca scientifica e tecnologica, lavoro, giustizia di pace, beni culturali, tutela dell’ambiente, rifiuti, bonifiche, caccia, difesa del suolo, governo del territorio, infrastrutture stradali e ferroviarie, rischio sismico, servizio idrico, commercio con l’estero, agricoltura e prodotti biologici, pesca e acquacoltura, politiche per la montagna, sistema camerale, coordinamento della finanza pubblica regionale, enti locali.

È che il coraggio dobbiamo averlo noi invece, di stanarli e poi confinarli perché non nuocciano gravemente alla salute e all’onore.


Raggi-ri

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri abbiamo appreso che il Ministro della Salute ha scelto in qualità di presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”, S.E.R., cioè Sua Eccellenza Reverendissima Vincenzo Paglia, Arcivescovo, Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita, uno cioè dei più influenti esponenti del governo papalino.

Così possiamo star certi che i vecchi sopravvissuti alla combinazione feroce di malasanità e Covid, sono destinati, potendolo, a usufruire della compassionevole cura delle monache degli istituti privati, ospizi compresi, ai conforti della fede che li aiuteranno a espiare anche la colpa di voler morire con dignità.

E sempre ieri Giani, come primo atto della sua presidenza alla giunta regionale Toscana si è recato in devoto pellegrinaggio al santuario di Montenero per recare un cero alla Madonna.

Che dire? Non possiamo che suggerire analoghe pratiche di devozione e omaggio a tutti i santi protettori in cielo e in terra a Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi, al Pd di Zingaretti o Bonaccini, alla Lega di Salvini o Zaia, a Forza Italia o Fratelli d’Italia, in segno di gratitudine e come rito apotropaico per il futuro.

Eh si, la Provvidenza e i suoi officianti aiutano gli ossequienti praticanti in vari modi, anche producendosi negli effetti speciali della bomba d’acqua – una volta si chiamava temporale – caduta ieri sera su Roma, che potrebbe rappresentare la più formidabile propaganda offerta su un ombrello d’argento a tutti gli ipotetici candidati al seggio di primo cittadino.

Nella gran confusione che regna sotto il cielo pare che i poteri forti che i 5 Stelle avrebbero dovuto contrastare nella città che forse non è più Eterna come prometteva, non si sono accontentati degli innumerevoli segni di cedimento, e poi delle innumerevoli concessioni accordate, e poi dell’accondiscendenza entusiasta dimostrata.

Così anche lassù si potrebbe ipotizzare che abbiano tolto fiducia alla Raggi, che pure, proprio come Giani, aveva dato il via al suo mandato con una pia missione oltre Tevere. E dire che le aveva fatte tutte per piacere a chi conta, ai re di Roma, Totti compreso, e perfino alle sardine interpretando una tardiva conversione all’antifascismo di facciata togliendo la sede a Casa Pound né più né meno come ha sfrattato i senza tetto occupanti di stamberghe periferiche, in veste di trasgressori punibili dalla legge, si, ma del più forte, e ai quali non è stata proposta dignitosa e certa alternativa.

Si può cominciare dalla madre di tutte le battaglie, quello stadio promesso e avviato da Marino, che aveva fornito l’unico terreno di scontro con Giachetti che ne aveva fatta la bandiera. Da due anni malgrado i principali sponsor dentro al comune fossero stati investiti dai venti giudiziari, la sindaca briga per realizzarlo in qualità di opera di interesse collettivo anche per i laziali, legittimati a esigere il loro colosseo.

Le motivazioni di questa scelta restano oscure salvo quella solita, compiacere costruttori e immobiliaristi vendendo ai cittadini l’altrettanto abituale bufala delle compensazioni, consistenti in interventi inutili se non dannosi per territorio e ambiente, comunque irrilevanti rispetto a priorità che da tempo rivestono carattere di urgenza.

In tanti (qualcuno li aveva anche votati) hanno compreso che l’ambizione dei rappresentanti dei 5stelle era quella di comandare senza l’impegno a governare, arduo e pesante anche per via proprio dello stesso motore inarrestabile e potente che li aveva condotti a Palazzo Chigi, al Campidoglio, a Palazzo Civico, quella eredità di mezzo secolo o quasi di malaffare, malgestione e mal comune, nel doppio senso delle inefficienze della macchina amministrativa e dell’oltraggio perpetrato nei confronti del patrimonio pubblico, dei servizi, e dei bisogni della collettività.

E’ vero, la Raggi, eletta comodamente per mancanza di competitor, aveva trovato una città in vendita sul banco del supermercato, vittima della speculazione, dei Grandi Eventi in agguato, delle valanghe di cemento pronte a rovesciarsi malgrado vanti il record con l’altra capitale, quella morale, dei vani vuoti e insieme dei senzatetto, delle bolle immobiliari e finanziarie, dell’illegalità, quella marrana di Mafia Capitale e quella più marrana ancora della criminalità a norma di legge, infiltra il sistema degli appalti, guida le acrobazie di una urbanistica retrocessa a negoziato tra privati e comune nel quale vincono sempre i primi.

E certo non era facile rompere quella continuità, spesso in aperto contrasto col governo centrale che licenziava misure e imponeva rinunce che aggravavano indebitamento e obbligavano attraverso tagli e frugalità all’impotenza.

Ma la giovane avvocata cresciuta nello studio Previti ce l’ha messa tutta per deludere chi ci aveva creduto, con l’avvicendarsi di consigliori e assessori inadeguati, quando gli unici autorevoli venivano espulsi per eresia.

E se il governo Conte 1 e Conte 2 ha dimostrato una sovrana indifferenza per i temi ambientali e del cambiamento climatico con la radicalizzazione evidente degli eventi estremi, in barba al vaffanculismo green di Grillo e del suo merchandising rinnovabile, la sindaca ci ha fatto sapere che non si presta a sterili polemiche da quattro soldi sulle inadempienze della manutenzione ordinaria, sicché i tombini tappati sono retrocessi a oggetto di vergognosa propaganda ostile, e i rifiuti abbandonati diventano manifestazione di inciviltà popolare, anche quando, come ieri sera, torrenti di pioggia si riversano trascinando tonnellate di immondizia in giro per la città. Ma le inadempienze, l’inadeguatezza, l’incapacità possono ricoverarsi sotto il tendone da circo del fiscal compact, del pareggio di bilancio, per un po’, per un po’ possono trovare giustificazione nell’impotenza a rompere vincoli e a portare avanti un contenzioso con il governo centrale.

Dopo 5 anni però la perseveranza a non fare – che avremmo comunque preferito al poco malfatto – andrebbe punita con severità, se qualsiasi crisi diventa emergenza di ordine pubblico, dai senzatetto ai rom, perlopiù nativi romani, agli immigrati, tutti target che esigono l’intervento della polizia e dell’esercito, oltre che della municipale promossa dai decreti sicurezza degli esecutivi Berlusconi, poi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2, a mantenere il decoro di città idonee solo a funzioni turistiche.

O se dall’agenda politica dell’amministrazione è stata espunta la parola lavoro, a meno che non si tratti dei posti elargiti alle clientele delle aziende consegnate ai miti progressivi delle privatizzazioni: meno servizi più cari, se viene incentivata la pratica di conferire incarichi e concedere appalti opachi con l’unico accorgimento di provvedere a distribuzioni bipartisan, proprio come fa l’esecutivo, imprese o cooperative riciclate dopo la brevissima bufera che ha scompigliato i capelli del vertice del Mondo di Mezzo oggi in libertà e pronto a tornare in azione.

Non c’è da stare allegri, manco la gogna e nemmeno le pasquinate puniranno l’incresciosa sindaca che con tutta probabilità verrà rieletta per mancanza di avversari, come nella prima tornata, come a Venezia, come ovunque il Pd e pure la diversamente opposizione preferisce godersi i successi del mugugno che come è dimostrato, premia elettoralmente, piuttosto di cimentarsi a governare. che su di loro i benefici arrivano comunque, basta aver sottoscritto il patto di sangue con la cleptocrazia, che grazie alla manina della provvidenza cui non sono graditi gli straccioni, fa cadere un po’ di polverina d’oro su chi si affilia, sta in ginocchio, obbedisce e porta i ceri nelle processioni del potere.


Criminali Frugali

frugAnna Lombroso per il Simplicissimus

Pare vada così,  grazie alla semantica dell’eufemismo quelli che sarebbe sacrosanto chiamare stati canaglia sono definiti  frugali, termine che suscita l’entusiasmo di Monti che aveva fatto della grigia sobrietà rigorista la sua bandiera. E se la resa viene presentata come ardua arte della mediazione, l’ipocrisia e l’uso politico della menzogna sono elogiati come doverosa sottomissione alla realpolitik.

Succede almeno da quando si chiamò Unione un’associazione non temporanea di imprese costituite dalle cupole dell’èlite tecnico finanziaria, da azionariati che avevano sostituito il sistema produttivo, rappresentate da governi assoggettati pronti a rinunciare per la loro sopravvivenza alla sovranità non solo economica.

Ormai abituati a usare,   come alibi della loro impotenza, inadeguatezza e incapacità, la necessaria obbedienza a un soggetto super-patria che non ha il carattere di unità, che tiene insieme i partner in forma non paritaria grazie a una moneta (uno dei suoi autori, Attali, ebbe a dire: “per imporla abbiamo scritto regole che impediranno a chiunque di uscirne”).  E  che non ha alle spalle un governo, né tantomeno un Parlamento –  quello che c’è è dotato solo di un ruolo di rappresentanza simbolica “culturale”  che gli permette di equiparare nazi-fascismo e chi lo ha combattuto, e alla pressione esercitata dal tallone di ferro di una Banca Centrale che assunto via via il ruolo di governo effettivo, grazie a una surroga egemonica della quale gli Stati nazionali vengono informati con intimazioni  via lettera in grado di imporre cambi di esecutivo svincolati da qualsiasi espressione di volontà popolare strappando il velo sul carattere pleonastico del voto… e della democrazia.

C’è da pensare che quello stravolgimento semantico abbia interessato anche fautori entusiasti del liberismo che sia pure in forma sempre più ridimensionata a cauta si definiscono appartenenti all’area di “sinistra’ e che più che abbracciare la fede l’hanno imposta con crociate il cui primo effetto è stato quello di dimezzare il valore reale dei salari e di promuovere una ristrutturazione del sistema elettorale che permette di vincere le elezioni, pur perdendole, di nominare parlamenti esautorati di poteri decisionali, di condannare il popolo colpevole di populismo consegnandolo nelle mani della destra esplicita già definita costola della sinistra da illustri pensatori.

E deve essere della stessa marca la trasformazione dal gaio giardinaggio in ambientalismo anche grazie all’impiego degli strumenti del mercato per riparare il danni del mercato, tramite la commercializzazione dei diritti a inquinare, le campagne di propaganda delle imprese senza olio di palma, la raccolta di lattine ricicla-coscienza.

Prima del test-generosità solidale dei frugali verso i Pigs, rimasti tali a conferma della loro proverbiale indolenza fanciullesca che richiede che vengano guidati e indirizzati per il loro stesso bene, avevamo appreso che Madame Lagarde, che prede proprio la pazienza coi vecchi che proprio non vogliono sacrificarsi per l’interesse generale,  ha collocato tra i primi punti dell’agenda politica della Bce l’acquisto di obbligazioni “green” come atto di buona volontà  nel contrasto al cambiamento climatico, in concorrenza costruttiva con Ursula von der Leyen che ha lanciato il suo  Green Deal europeo   per condurre l’Europa verso “un impatto climatico zero” entro il 2050 e mentre l’World Economic Forum comunicava il Great Reset, un programma  globale per la gestione dei  beni e delle risorse comuni.

Peccato che poi si sia dovuto fare i conti con le inopportune esigenze avanzate da stati sofferenti quanto irriguardosi dei meriti di altri più consapevoli dei diritti e dei doveri di appartenenza espressi tra l’altro in qualità di benevoli ospiti degli investimenti fantasma del mondo, sicché  il bilancio comune ha subito tagli severi proprio nei settori della tutela ambientale, ormai largamente delegata alla beneficenza e alla carità, come nel caso di illustri premiate giovinette che mettono a disposizione di lauti assegni erogati da cattive coscienze a Ong attive, perlopiù remote e sconosciute.

Si deve quindi soprassedere  all’ambizioso progetto della Commissione che si era proposta di elevare del 5% i finanziamenti previsti nel Quadro finanziario pluriennale (QFP) o Multi-Financial Framework, per l’integrazione dell’ambiente in tutti i programmi UE, convogliando un 25% della spesa comunitaria a favore degli obiettivi climatici.

Pare sia giusto così, aumentare gli sconti dei partner, sobri quanto si dice lo fosse  Juncker: nei prossimi sette anni i Paesi Bassi otterranno 1921 miliardi di rimborsi (+25% rispetto al precedente budget), la Svezia, 1.069 miliardi (+62%), l’Austria 565 milioni (+120%) e la Danimarca 377 milioni di euro (+280%), in cambio dell’impoverimento del bilancio pluriennale dell’Unione del 2021-2027, annacquando i riferimenti alla lotta al cambiamento climatico e al rispetto dello stato di diritto, riducendo portata e obiettivi dei  programmi comuni (Life, Horizon, Just Transition Fund) legati alla ricerca, alla sanità, all’innovazione, alla transizione “sostenibile” e digitale.

Nella Grande Partita di Giro, rilancio, ricostruzione, salvaguardia dell’ambiente, sanità, ricerca, vengono improvvisamente restituiti agli stati, buoni o cattivi, con differenti elargizioni degli stessi finanziamenti cui provvedono, provvisoriamente affidati alla loro amministrazione con l’impegno a renderli più avanti, ma sempre sotto l’alta osservazione e vigilanza dell’autorità suprema che esige di allineare le prestazioni e i risultati ai desiderata della Germania e dei suoi assidui valvassori.

Inutile dire che vien buona per condannare a priori gli inadempienti, per punirli con la sfiducia alle loro democrazie che si materializza con la possibilità riconosciuta a una scrematura di quelli serie A  di abbattere i governi in carica per commissariare paesi e popoli, esigendo pagamenti in tagli dei diritti, in svendite dei gioielli di famiglia, in deleghe sempre più ampie concesse a tecnici cui adesso si può aggiungere una comunità scientifica opportunamente selezionata,  delle ipoteche concesse.

È proprio arrivato il momento di dire che il commissariamento progressivo sempre più violento  e oppressivo non è solo “l’Europa che ce lo chiede”, se il nemico è in casa, ha chiuso da democrazia fuori dai cancelli delle fabbriche, delle scuole, degli ospedali, dichiara come unico diritto la conversione del dovere di obbedire per garantirsi salute, sicurezza, un pasto caldo, un tetto in pericolo di alienazione,  in cambio dell’appartenenza a un’espressione geografica che si proclama civiltà “superiore”.


L’ambientalismo dei devastatori

GettyImages-453935815-1Questo mese di agosto che finisce con il flebile neo governicchio  ha dovuto fare anche i conti con gli incendi in Amazzonia, in Siberia e in Africa, variamente causata da interessi specifici e locali  del capitale globale e in parte dalle condizioni climatiche provocate dalla sua azione sistemica. Ma negli ultimi giorni abbiamo potuto assistere anche in ambito domestico alle lacrime di coccodrillo dell’ambientalismo alla Greta da parte dei piddin rifatti e persino dei Cinque Stelle che mentre si arrendevano al sistema, cercavano, almeno su Rousseau, di ritagliarsi un ruolo ambientalista, anche per frenare le reazioni della base adirata per il pasticciaccio col Pd. Evidentemente rimane ancora oscuro il legame fra devastazione ambientale e sistema neo liberista di cui l’Europa è espressione , che non è solo occasionale e pragmatico, cioè dovuto all’iper produzione di cose inutili e tuttavia  assolutamente desiderabili dai miliardi di persone trasformate in nient’altro che consumatori compulsivi, ma è proprio nella struttura teorica del neoliberismo, nel quale la natura non è più un bene comune e condiviso, ma una merce legata a valori di mercato e di business. Se il mercato dice che rende di più distruggere la foresta per produrre biocarburanti, allora si appicca l’incendio che poi a causa delle condizioni climatiche rischia di divampare su aree più grandi di quel che si prevedeva.

E’  del tutto chiaro che  non esiste alcuna possibilità di conciliare la crescita così come essa è intesa oggi, cioè mero aumento di  produzione di merci e servizi a fine di profitto privato e la protezione dell’ambiente. Sono due cose antitetiche che vanamente vengono spacciate, specie dall’Europa dell’oligarchia, come entrambe possibili: le campagne ambientali lanciate dall’altro con regie mediatiche sono funzionali solo a sostituzioni tecnologiche ormai necessarie a tenere vivo un mercato ormai saturo. I risultati vantati negli ultimi due decenni da questi ambientalisti istituzionali e globali sono esclusivamente dovuti al fatto che una grande parte di produzione è stata delocalizzata in Asia, trasferendo altrove le emissioni. Ma questo altrove è disgraziatamente sullo stesso pianeta e dunque coinvolge tutti. In Italia poi si vive una situane dove l’ipocrisia , la corruzione e l’opacità sono al massimo perché la politica delle grandi opere non è nemmeno orientata sulle necessità infrastrutturali e produttive reali, ma è orientata al semplice profitto di quelle imprese private che hanno sostituito i grandi gruppi pubblici come donatori della politica: così ci si permette di buttare miliardi per rafforzare linee commerciali sempre meno utilizzate per la semplice geopolitica dei commerci, oppure come nel caso di Venezia, si scelgono non le soluzioni più razionali, ma quelle più costose e che garantiscono di poter creare veri e propri feudi di opacità e a volte di vero e proprio malaffare: il Mose di Venezia è l’esempio più fulgido e completo di grande opera rivelatasi inutile e realizzata per giunta in maniera così superficiale e così lontana dalle specifiche da cadere a pezzi ancor prima di essere finita.

Gli unici a trarne vantaggio sono coloro che le costruiscono o gestiscono i grandi appuntamenti come l’expò e come le prossime olimpiadi invernali: nonostante tutte le statistiche internazionali condannino queste esibizioni ad essere una perdita per il soldi pubblici oltre che a lasciare i loro cimiteri di cemento a eterno monito, si cerca disperatamente di elemosinarle ( ma con spese non differenti) quando poi si sa benissimo che a beneficiarne saranno i cementieri e un piccolo strato di operatori economici locali che tra l’altro non faranno rientrare all’erario che una piccola parte degli affari reali. E badate è comunque sempre lo stato che paga o che garantisce anche quando viene messa in piedi la piccola farsa neoliberista del project financing: ben che vada i privati prendono i soldi dalla Cassa depositi e prestiti che è pur sempre una società dello stato e il cui debito finisce nel calcolo di quello pubblico.

Al di la si ogni altra considerazione tutto questo finisce col compromette l’ambiente e per immettere gigantesche quantità di Co2 e molti altri gas serra e sostanze che inquinano le acque. diversi studi per esempio ci dicono che la Tav con il suo enorme e inutile tunnel produrrà molta più Co2 di quanta ne farà risparmiare secondo i calcoli più ottimistici che sono poi anche calcoli fasulli. Ma come per killer seriali la recidività è altissima: pensiamo solo alla sforzo dell’Appendino  per far tenere le invernali di nuovo a Torino, nonostante il fatto che proprio questa manifestazione abbia fatto della città della Mole la più indebitata d’Italia e probabilmente di Europa. Oddio la cosa avrebbe avuto comunque un senso perché avrebbe permesso di riutilizzare strutture ormai abbandonate, senza doverle costruire ex novo: ma non è questo che si aspettano gli ambientalisti a parole di casa nostra come di tutto il mondo. Loro vogliono crescita per sé e disastri per tutti gli altri.


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