Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma povero Letta, chissà che delusione la valanga di critiche piovute addosso a lui da ambo i fronti, paperoni e straccioni, lui che si sentiva come Robin Hood che toglie ai ricchi per dare ai poveri dalla Foresta di Nottingham neoliberista.

Però che stupidino, se proprio voleva raccogliere consenso intorno alla sua proposta di equipaggiare i giovani di una dote, certamente meno doviziosa di quella  alla quale avevano provveduto per lui i conti zio e zia, babbo, mamma, nonni, padri putativi, bastava che buttasse là l’ipotesi encomiabile di stabilire una dotazione di 10.000 euro per la Generazione Covid, una fetta dei 18enni italiani, assegnata in base all’ISEE familiare, per giovani tra i 13 e d17 anni  da impiegare per formazione e istruzione, lavoro e piccolo imprenditoria oppure ancora per casa ed alloggio e era fatta, bastava che non la condizionasse, per malinteso amor di logica, a essere finanziata con l’altra “dote”, quella trasmessa in via dinastica, intervenendo fiscalmente “su eredità e donazioni superiori a 5 milioni di euro”.

Apriti cielo, doveva immaginarselo che in grazia di Sorgi & Draghi, gli si sarebbero tutti rivolti contro. Doveva immaginarselo che se non avesse paventato l’iniquo sopruso da commettere  a danno dei “fondamenti sani della società”, se avesse proposto l’aiutino come nei quiz televisivi e magari altrettanto arbitrario, magari ottimisticamente condizionato alla futura ripresa dell’economia, lo avrebbero accusato soltanto  di fare propaganda elettorale senza elezioni e senza un partito. Su un’alternativa praticabile alla sua ipotesi che puzza populismo lontano un miglio si è cimentato con maggior credito Ichino Junior, che ha eclissato in iniquità il fratello meno furbo, proponendo il prestito universitario, quell’efficiente sistema di ricatto, intimidazione e usura ampiamente praticato dal racket Usa del Welfare aziendale e finanziario,  che ha preso al cappio  e incravatta generazioni di studenti e li soffoca fino alla pensione.

Ma difatti, perché mai dovrebbero contribuire alla dote altrui chi già si preoccupa di accumularla a beneficio dei propri figli e nipoti, quando invece ci può pensare lo Stato, babbo benefico che la anticipa sulla restituzione con interessi delle elemosine europee, che alla formazione del capitale umano del futuro ci pensa Draghi come è ampiamente previsto nel Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, una miniera che tutti dovrebbero leggersi con una finalità ben determinata, occupare il palazzo d’Inverno, metterlo a ferro e fuoco e issare l’inossidabile e interscambiabile ceto politico che ci si è accampato dentro, sulla carretta diretta a Place de la Concorde.

E difatti  già nella premessa proprio lui ricorda che “ad essere particolarmente colpiti dalla pandemia sono stati donne e giovani”, evidenziando che, secondo i dati ISTAT di febbraio 2021, il tasso di occupazione tra i 15-25enni è diminuito di 14,7 punti percentuali in un anno, tre volte il valore medio nazionale. E che nella  fascia di età 25-34 anni il calo è stato del 6,4 per cento. Secondo il rapporto Eurostat nella fascia di età 20-34 anni l’Italia è il Paese con il più alto numero di NEET (Not in Education, Employment or Training) dell’UE, il 27,8 per cento contro una media europea del 16,4 per cento.

Quei “750 miliardi”, dice Draghi,  “rilanciano la crescita, gli investimenti e le riforme, al fine di  salvaguardare le future generazioni in Europa”.  A questo serviranno da noi, le politiche attive del mercato del lavoro e della formazione professionale, il rafforzamento dei centri per l’impiego e l’acquisizione di nuove competenze da parte delle nuove generazioni con un investimento di quasi 7 miliardi di euro da finalizzare anche alla digitalizzazione, alle infrastrutture per  istruzione e ricerca. “Sistema duale (nel Piano nazionale nuove competenze) e apprendistato” sono potenziati per promuovere l’acquisizione di nuove competenze tecniche, che favoriscano l’incontro tra istruzione e mercato del lavoro e anche il servizio civile universale è incrementato, “per consentire a un maggior numero di giovani di accedere a un percorso di apprendimento non formale in aree specifiche, tra le quali protezione civile, patrimonio ambientale, storico, artistico e culturale, agricoltura sociale, tutela dei diritti umani”.

Una bella impresa quella di preparare alla sfida del futuro le nuove generazioni stordite dalla temperie  di stimolazione che confondono le percezioni e impediscono il giudizio e la scelta tra giusto e ingiusto, utile e inutile. Deve proprio essere colpa delle rete, della tv, dei cattivi maestri della comunicazione e dell’informazione, dei genitori permissivi, dell’ostracismo esercitato nei confronti dei valori della meritocrazia se assistiamo a una tale regressione che denuncia un ritardo sull’obiettivo primario dell’ideologia dominate, quello sancito alla fine del secolo breve dalla Carta di Bologna, l’atto che ha confermato la volontà dei partner europei di correggere i percorsi scolastici in funzione dell’inserimento nel mercato economico, di produzione e di occupazione, stabilendo definitivamente che l’apprendimento scolastico e universitario che deve prevalere deve consistere nell’offerta di conoscenze e strumenti pratici applicabili in campi disciplinari redditizi, ovvero l’economia e le cosiddette Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

A raddrizzare la condotta di genitori troppo tolleranti, di ragazzini choosy, di insegnanti inadeguati, a convincere della bontà pedagogica del sacrificio e della rinuncia a diritti e garanzie come dimostra l’impiego fertile dell’algoritmo che  addestra giovani rider a portarci il sushi a casa, ci penserà la formazione secondo i sacerdoti del Grande Reset, gli apostoli del capitalismo delle piattaforme, in modo da riportarli alla realtà, quella di un mondo ugualitario verso il basso, dove a tutti sono negate le opportunità in regime di esclusiva di quelli che spiccano il volo verso il successo già “dotati”.

Abbiamo sempre nuove conferme che l’odio di classe è sopravvissuto alla demolizione delle utopie socialiste realizzate e condannate alla stregua del nazifascismo.

E infatti si capisce che gli oligarchi ci odiano e odiano i nostri figli, lavorano apertamente per condannarli a essere schiavi, e potenzialmente malati da vaccinare e curare semmai solo per effetti avversi attribuibili alla tirannia immunitaria, a stare a disposizione h24 dei padroni grazie alle sorti progressive delle tecnologie digitali, in attesa di essere sostituiti da robot più sani e più efficienti, anche se non c’è garanzia sulla loro totale soggezione, perché pur sempre un umano li avrà pensati e realizzati forse più liberi di noi.

Il successo travolgente dell’odio alla rovescia, chi sta in alto contro chi sta in basso, si è verificato nel momento nel quale sono stati neutralizzati   ogni interferenza e ogni condizionamento esterno, a partire dalla dimensione politica, che non si uniformasse e contrastasse l’egemonia e i bisogni del mercato,  mettendo il cittadino lavoratore in eterna competizione con gli altri in un contesto di permanente scarsità e necessità, che annienta reazioni di libertà e solidarietà.

Per quello nell’Europa dei Recovery Plan, nella Weltanschauung dei commissari liquidatori, la formazione riveste un ruolo centrale: valorizzare sé stessi, a spese delle famiglie e proprie, aggiornare  le competenze specialistiche è il mantra che giovani,  donne, precari e migranti devono biascicare ogni giorno per corrispondere ai criteri e agli imperativi  che permettono di essere inclusi in una cittadinanza sempre obbligata a apprendistati permanenti in modo da conquistarsi l’unico diritto rimasto, quello di essere sfruttati.