Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non ci fu certo da gioire quando Gedi decise la chiusura di Micromega. Non c’è mai da rallegrarsi quando  chiude un giornale, anche se si trattò di un taglio lineare alla moda di Cottarelli più che di un atto censorio per zittire una voce scomoda e incompatibile con la linea editoriale della proprietà.

Qualcuno però si illuse che, una volta liberato da quel tallone di ferro, il periodico che tante gioie ci aveva dato in forma di petizioni e appelli che qualche nostalgico riconduceva alla cerchia radical chic, si sarebbe liberato dei panni impolverati del circolo dei nobili e  avrebbe intrapreso  un cammino  più laico rispetto ai tanti atti di fede ripetuti negli ultimi tempi, gli omaggi esuberanti ai due Papi, all’Europa, a un antifascismo di superficie che ha introiettato il caposaldo confermato dall’europarlamento condannando alla pari comunismo e fascismo e perdonando il totalitarismo di oggi, economico e finanziario.

Pare però che il problema non fosse la proprietà, ma l’indole dei fondatori, che si era rivelata fin dalla lontana scelta del nome MicroMega, ispirato al racconto di un sapiente venuto da Sirio che si propone di fare della maieutica aiutando i terrestri a sviluppare pensiero, speculazione filosofica e conoscenza.

Posseduti dallo stesso  smisurato ego collettivo che li ha persuasi della missione di convertire i connazionali a valori morali, spirituali e civili hanno ripreso le pubblicazioni, ed è un merito, nel segno della continuità.

 Difatti oggi mi arriva in posta elettronica la Rassegna di MicroMega che apre con una intervista di Cinzia Sciuto, autrice di un saggio intitolato Non c’è fede che tenga, a Dacia Maraini.

All’anima della laicità verrebbe da dire, a leggere il confronto tra le due dame saltate fuori dalla tappezzeria délabrée di un salottino dei Lumi, dopo che il Terrore ha tentato di scuotere le loro indefettibili convinzioni, ma invano. È che ormai tutto va alla rovescia a cominciare dalla lotta di classe mossa dai ricchi contro gli sfruttati, cosi a sferruzzare in Place de la Concorde non sono incollerite popolane, ma le aristocratiche che per criminalizzare i riottosi che minacciano l’ordine pubblico con scomposte manifestazioni infiltrate da fascistoidi, richiamano al primato dell’ottimismo progressista e della Ragione, come non fosse ormai noto che si tratta di optional in regime di esclusiva per chi arriva a fine mese e oltre.

E difatti la Maraini, autrice di  uno dei contributi del volume a più voci  dal titolo La scuola ci salverà, “un libro, cito dall’intervista,  che è una dichiarazione d’amore verso la scuola, considerata la chiave di volta del futuro di una società, verso gli insegnanti, che la sorreggono nonostante le mille difficoltà, e verso gli studenti, che la riempiono con le loro speranze, i loro sogni, la loro vitalità”, si è accorta come la Sciuto che a causa del Covid, l’istruzione attraversa una fase di terribile difficoltà, perché, “siamo tutti dentro un avvenimento inatteso e amarissimo che ci impone tanti nuovi comportamenti, spesso sentiti come ingiusti”. Ma “non serve lamentarsi, osserva la scrittrice che ormai parla come una di quelle vedove che diventano terziarie francescane e si dedicano alle operette di bene, bisogna insistere su un uso positivo dei mali di cui soffriamo…. trarne insegnamento: prendere la pandemia come uno shock che ci sta insegnando qualcosa di importante”.

Non c’è come chi vive di rendita, non c’è come chi gode di privilegi ereditati o conquistati con l’arruolamento volontario nell’establishment che voglia persuadere della bontà della sofferenza e della possibilità di edificante redenzione offerta dalla penitenza. E non stupisce che, se proprio bisogna prendersela con un totalitarismo, essendo quello in vigore intoccabile, la Maraini vesta i panni dell’eretica condannando la  “Chiesa, che ha sempre avversato l’istruzione come fonte di autonomia dello spirito, pericolosa anticamera all’ateismo”.

E spericolatamente aggiunge: “l’istruzione è stata vista come uno strumento del demonio che allontanava gli uomini dalla purezza…. Perfino oggi,  in certi Paesi in cui lo Stato si identifica con la Chiesa, si diffida dell’istruzione, a meno che non sia quella ecclesiastica, basata su una unica verità assoluta, buona per tutti”.

Ora, c’è da scommettere che si riferisca alla Turchia, ormai assurta a emblema del dispotismo confessionale e patriarcale, della repressione oscurantista e maschilista, perché nel suo ritiro spirituale  dal quale esce in occasione di interviste pedagogiche..

Si vede proprio che non deve esserle giunta la notizia che l’istruzione pubblica in Italia è stata demolita ben prima della gestione avventurista del Covid, da una riforma paradossalmente chiamata la Buona Scuola, che ha l’intento esplicito di imporre “una unica verità assoluta, buona per tutti”, quella della missione degli uomini al servizio del profitto e del mercato, e che a questo scopo, ha impoverito di valori, principi e risorse la scuola pubblica per incrementare la concorrenza sleale di quella privata, sostenuta finanziariamente e favorita socialmente e moralmente, persuadendo le famiglia della necessità di “investire” per assicurare ai giovani un posto al sole.

Peccato che il sole promesso, salvo si appartenga a cerchie sempre più esclusive e a dinastie sempre più impenetrabili, sia quello che picchia sulla testa dei rider, che non vedono i magazzinieri di Amazon e le cassiere del supermercato che ancora non hanno compreso la fortuna che è toccata loro di vivere in prima persona e in trincea il benefico choc pandemico.