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Laici in tonaca

imm.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Molti anni fa, dovevo essere in terza elementare, venni condotta una mattina  con l’inganno di una gita scolastica a Piazza San Marco, in patriarcato dove un alto prelato benedisse tutta la scolaresca. Vissi quella imposizione come un tradimento involontario allo spirito antiautoritario che animava la mia famiglia e che si esprimeva anche con una intransigente laicità, tanto da starne male. Mia nonna, donna pratica accorsa al mio capezzale, sorridendo mi fece una carezza e: sta tranquilla, un poca de acqua fresca non fa mal a nessun! E ammiccando mi fece intendere che così mi ero conquistata forse la considerazione della maestra che dalla prima mi aveva collocata in un banco da sola in qualità di bambina “che non voleva bene alla madonna”.

Molti anni dopo alla morte di mia mamma feci una lunga trafila al servizio del plateatico comunale per ottenere in permesso di dare un saluto alla defunta insieme ai familiari e agli amici nel bel campo antistante l’antico ospedale. Ma quando andai a saldare la fattura all’impresa di pompe funebri, gli addetti (cassamortari a Roma) mi chiesero di autorizzarli a rivendersi l’iniziativa creativa offrendola con un modico supplemento imputato alle procedure burocratiche, alla clientela a-confessionale che da sempre ha il diritto spesso negato al cordoglio laico.

Sorridendo e con le dovute differenze i due episodi tra tanti possono essere interpretati come concessioni a una laicità di mercato che propone aggiustamenti e elargizioni volti ad addomesticare la prepotenza del potere ecclesiastico ormai introiettata nella società tutta, sfoderata con sistemi, metodi, obblighi che vanno ben oltre l’ostensione del crocifisso in luoghi pubblici e in siti istituzionali, ma anche in palestre, alberghi, case vacanze e B&B, club nautici e perfino garage comunali. Così in questi anni le ingenue motivazioni e richieste di mia nonna o dei manager della necroforia si sono sviluppati sempre sotto forma di donazioni, permessi speciali e licenze necessarie a consolidare l’ideologia dominante.

Dobbiamo a questo la momentanea copertura di simboli religiosi, l’autorizzazione a ospitare moschee in cantine periferiche, mentre quella dell’archistar  assurge a monumento visitabile nei percorsi turistici più esclusivi, l’autocensura a canti e inni natalizi negli asili alla pari di Bella Ciao, la comprensione sia pure lievemente infastidita per liturgie altre” a cominciare dal ramadan, mentre sono guardate con rispetto e partecipazioni quelle caratterizzate da una connotazione commerciale: capodanni cinesi, Halloween, doverosi omaggi alla globalizzazione né più né meno delle hreosterie che propongono maialino e kebab, presepi con l’imam realizzato a San Gregorio Armeno, grazie a una festosa commistione che viene elegantemente chiamata melting pot: e infatti così si mescola tutto, odori, sapori e valori in una mefitica apparente pacificazione che dovrebbe nascondere la puzza, la xenofobia, lo sfruttamento e la mercificazione.

E infatti i promoter di questa indulgenza verso convinzioni, fedi, inclinazioni pongono tutta una serie di ragionevoli limiti: non vanno mai a incidere sull’imposizione del crocifisso negli uffici pubblici, promosso a simbologia comunitaria rappresentativa delle radici comuni e condivise che potrebbe spiegare l’europeismo come atto di fede che verrà officiato prossimamente e motiva l’ostilità alle Costituzioni nazionali per via di un eccesso di socialismo. Non si sognano di contrastare – e potrebbero – l’oltraggio a una legge dello Stato perpetrato mediante una esuberante e sospetta obiezione di coscienza. Conferma l’opinione che la procreazione assistita sia un capriccio malsano alla pari dell’utero in affitto e della compravendita di organi. Condannano come reato la possibilità di morire con dignità.

E in cambio concedono il minimo sindacale di licenze   autorizzando il riconoscimento di prerogative alle coppie di fatto, purché omosessuali, autorizzano la somministrazione di oppiacei negli ospedali, purché non venga intesa come eutanasia, permettono l’epidurale somministrata con oculata parsimonia, purché non venga meno il principio che la donna deve partorire con dolore e meglio ancora con cesareo il 13 agosto e il 30 dicembre onde favorire le vacanze meritate dei primari. Strizzano l’occhio al configurarsi “libertario” a loro dire di famiglie “anomale”, legittimate nella loro “diversità” e approvate in quanto aspirano a una omologazione piccolo borghese, mentre, alla pari con quelli del Family Day e dei congressi veronesi,  minano alla base i vincoli di affetto, di solidarietà, di reciproca assistenza, cancellano pari opportunità di genere, ripristinano le antiche disuguaglianze tra uomo e donna, grazie alla inevitabile soppressione di diritti e conquiste fondamentali in nome del bisogno, della necessità e anche come punizione per un passato di dissipato consumismo e di lassismo egoistico.

Marx avrebbe detto che così contribuiscono alla creazione di una falsa coscienza, ma ci arriverebbe a dirlo perfino Fusaro e perfino quelli della lista per Tsipras se non fossero anche loro posseduti da dall’aberrante trasformazione dello spirito critico in militanze di facciata, ispirate da un umanitarismo generico che non si permette mai di condannare il sistema neoliberista e i suoi feticci, in veste di avventizi dell’antifascismo, come se fosse un incidente nella storia sospeso e interrotto e che solo oggi si ripresenta, di femministe intente a una azione per la conquista dei posti di potere, dove sono e come sono, di ambientalisti che credono fideisticamente che i cittadini possano salvare il pianeta con comportamenti virtuosi e che il mercato voglia riparare i danni che ha prodotto. Di antirazzisti che ritengono che si fronteggi il “fenomeno” migratorio con una integrazione di chi arriva nelle miserie dei cittadini ospiti, e non andando alle origini:  guerre, furto di risorse, patti stretti di tiranni sanguinari e loro successiva criminalizzazione, effetti climatici determinati da uno sviluppo insostenibile e  diseguale. E che invece dei corridoi umanitari propongono un neocolonialismo con esportazione di rafforzamento istituzionale e civiltà, temi sui quali saremmo maestri. Di sostenitori di una crescita nella quale il bieco capitalismo si addolcisce per essere più efficace, regalando un po’ di tolleranza privata e repressione pubblica, concedendo quel tanto di permissivismo indispensabile a smussare gli angoli e anestetizzare i pazienti in modo che si prestino alla mutilazione di diritti, esibendo i fasti di un lavoro senza fatica a condizione che si sappia rinunciare a sicurezze e garanzie.

Ecco, essere laici (e dovrebbero esserlo anche i credenti in quanto cittadini) non significa solo rivendicare la propria libertà di culto e espressione, non basta esigere che la chiesa paghi l’Imu per i suoi edifici, contribuisca alla tutela del suo patrimonio artistico, che i suoi preti in tutte le gerarchie si sottopongano al giudizio dei tribunali degli Stati e non solo a quello di Dio, che non si verifichino offensive ingerenze nella società civile, quelle che hanno condizionato usi e scelte, se rappresentanti del popolo appena eletti corrono Oltretevere, omaggiano pubblicamente e da soggetti delle istituzioni Padre Pio o San Gennaro, se un feroce cialtrone che offende e oltraggia la dignità e le persone di connazionali e stranieri con preferenza per i poveracci in quanto “diversi”, se lo concede in nome della salvaguardia di una tradizione e una fede che dovrebbe invece parlare in nome della fratellanza e della pietas.

Per non essere come lui, sia pure sotto altra non più degna bandiera, non ci vorrebbe poi molto, basterebbe far propri principi costituzionali alla base della democrazia, non prestarsi alla coltivazione di pregiudizi, nemmeno quelli favorevoli che comunque condizionano indipendenza e autonomia di pensiero e azione, basterebbe non togliere beni e diritti e aspettative. Ma invece aggiungere alla critica ai servitori del sistema quella al sistema, e non voler spaccare il mondo in due: credenti e non credenti, perché invece si dovrebbe mettere fine alla frattura tra il potere dei padroni e gli sfruttati, perché è sempre quella la lotta in corso, che affrontiamo disuniti, sottomessi, soli e senza speranza come succede a chi non sa di avere le catene perché non si muove e accetta la servitù al Signore e ai signori come condizione naturale.

 

 

 

 

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Moretti, la tua croce

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Un brand  potrebbe ridare lustro alla reputazione di imprenditorialità creativa del nostro Paese: siparietti autoportanti, tele e tendaggi apri e chiudi, sistemi di oscuramento motorizzato con drappi di tessuto sintetico, a coprire quello che è diventato doveroso celare all’occorrenza per non turbare sensibilità “altre”, come si fece con nerborute e impudiche colonne antropomorfe, con zampe di poltrone allusive e membri turgidi ostentati da statue e bassorilievi ai tempi di Vittoria imperatrice.

Il mercato c’è eccome, perché velari e schermi, secondo un’audace proposta di uno spericolato sindaco Pd del paese di Pieve di Cento provincia di Bologna, andrebbero a mascherare i crocifissi simbolo della fede e delle comuni radici cristiane dell’Europa che adornano tombe, sacrari, mausolei e sacelli nei cimiteri.  E auspicabilmente un domani,  a piacimento e in vista delle visite scolastiche di classi fusion, di frequentatori di pullman con annessa vendita di pentole officiata da un rabbino, un imam o un bonzo, potrebbe estendersi a musei e gallerie, opportunamente e castamente velando il Cristo di Cimabue sfuggito alla furia dell’acqua ma non dei cretini, il Crocifisso della Maddalena di Signorelli agli Uffizi, quello di Masaccio a Napoli, quello attribuito a Michelangelo in Santo Spirito. E chissà se una Europa propensa a celebrare il rispetto purchè in via solo simbolica e estetica, non vorrà estenderne l’adozione per via di direttiva anche in altri siti, al Louvre o al Prado, dove alloggiano immortali opere di artisti italiani, sotto forma di cortina di tela per far dimenticare quella di ferro e altri muri e reticolati.

L’insensata ipotesi difesa ad oltranza nel luogo dove è sorprendentemente scaturita, in quanto farebbe parte di un grande progetto di sistemazione del camposanto secondo regole urbanistiche e morali intese alla considerazione attenta che è doveroso riservare a altrui confessioni e convinzioni, è stata subito fatta propria da Alessandra Moretti, in lizza per la circoscrizione del NordEst alle europee, che in un colpo solo ha gettato alle ortiche la sua appartenenza al Veneto bianco, a una tradizione e una retorica bigotte e oscurantiste, lanciandosi, nel corso di una intervista, a una  difesa della trovata comprensiva di un’avventata illustrazione della tecnologia che si dovrà applicare alla temeraria iniziativa, ampiamente riportata anche dalla stampa “amica”.

La notabile del Pd è d’altra parte nota per certe sue esternazioni: oltre che per essere una perenne candidata a tutte le possibili elezioni salvo quella di Miss Universo cui sarebbe a suo dire autorizzata a partecipare per via della sua inossidabile leggiadria, oltre che per non concludere perciò nemmeno un mandato, se non quello di testimonial delle più ardite scemenze, per aver fatto della sua bellezza una qualità politica rivendicata come primaria e non come semplice e gradevole valore aggiunto: Sono un avvocato, laureata con 110, sono una professionista… tutto questo è inserito in un bel corpo e in una testa che ha un bel viso. Lo ha sempre ribadito con fermezza sottolineando quanto costi la manutenzione del suo giacimento in parrucchiere, estetiste e cerette e quanto la sua militanza venga osteggiata da irsute bruttone tra le quali annovera un’autorevole sindacalista donna in ritiro per raggiunti limiti d’età che avrebbe invitato all’astensione piuttosto che darle al preferenza alle prossime elezioni europee.

Secondo quella che si è autodefinita Ladylike, bella, brava, intelligente, e dei promotori di Pieve di Cento ai quali, c’è da giurarci si aggiungeranno altri fan di Voltaire secondi quanto appreso su Wikiquote, l’iniziativa risponderebbe  all’esigenza doverosa di non offendere con l’esibizione dei simboli della cristianità cittadini laici e appartenenti a altre religioni.

Siamo proprio mal ridotti se l’opposizione si esercita così, opponendo (lo dice la parola stessa) intolleranza idiota a intolleranza idiota, oscurando il crocifisso per guadagnare punti contro chi lo vorrebbe collocato anche nei supermercati, esibendo una accondiscendenza superiore in contrasto con il rifiuto violento di chi si vuole altrettanto superiore.

L’eterna trombata (e non mi si annoveri per questa semplice constatazione tra i suoi sgangherati detrattori sessisti) impugna la bandiera della tolleranza e della laicità obbligatorie ( quello che Marcuse definiva la tolleranza repressiva ovvero il momento nel quale la libertà va a coincidere col permissivismo e il lassismo che stravolgono regole  leggi per far eseguire solo quelle del mercato) .per dimostrare la sua diffèrence neanche tanto petite con i fanatici del rifiuto, del settarismo violento, pensando che ci crediamo, che davvero può convincerci che sfruttati dal Jobs Act, ignoranti grazie alla Buona Scuola, derubati dalle banche venete criminali ogni volta salvate, immigrati scacciati perfino dalle panchine e dai bus, poveracci criminalizzati da ordinanze comunali e leggi che interpretano il decoro come la cancellazione forzata agli occhi della brava gente di miseria e dolore, si riscattino con la rimozione di un simbolo che per molti è significa invece amore e accoglienza.

Per molti non è così, per molti non ha nessun significato, ma anche e soprattutto per loro la laicità, la libertà di credo o di non credere, la professioni di altri culti non può e non deve essere garantita da censure, proibizioni o ipocrisie che si addicono non all’emancipazione e al godimenti di diritti, ma solo al diritto all’ipocrisia e alla cattiva coscienza, che si addicono alle persone  brutte anche quando davanti c’è il velo autoportante della leggiadra forosetta. Aggiungo per concludere che illustro questo post con il “manifesto” immediatamente confezionato dalla Lega, a conferma di quello che accade naturalmente quando materie delicate e sensibili cadono nelle mani sbagliate-

 

 


Macron, il venditore di oppio

83136_emmanuel-macron-aureoleAnche le droghe hanno le loro tendenze, le loro mode, vengono sostituite da altre e poi ritornano in circolazione per fare sinergia: alcol, erba, eroina, lsd, cocaina, ecstasy, amfetamine e poi farmaci antidepressivi hanno dapprima segnato diverse epoche della fuga per poi coesistere dentro l’alchimia contemporanea, onnivora di oblii. Ma queste non sono certo le droghe più potenti anche se creano fenomeni economico – criminali capaci di inquinare intere società. Ci sono altre droghe che non finiscono nelle brevi di cronaca o nelle mega inchieste o ancora nella fabbricazione di falsi soloni a pagamento, non sono propriamente chimiche, ma mentali anche queste caratterizzate da periodi diversi dall’anticonformismo come forma accettabile del conformismo, al consumismo ossessivo come surrogato dell’ego che diventa anodino, alla partecipazione indifferente che è tipica delle rete. Tutti questi stupefacenti sociali sono volti al controllo in modo molto più integrato rispetto alle droghe chimiche che ne sono soltanto un riflesso.

Tuttavia il tentativo di far regredire la società umana è così arduo e complicato da richiedere che vengano rimesse in campo anche droghe sociali più tradizionali in un primo tempo marginalizzate dall’egemonia culturale in quanto potenzialmente pericolose con la loro pretesa di essere fondative di etiche dettate da Dio,  come ad esempio le religioni o in generale gli atteggiamenti fideistici e di culto che stanno sostituendo la ragione anche in territori così “bassi” da denunciare la caduta di cultura che ha prodotto un quarto di secolo vissuto secondo un solo progetto possibile . In Francia per esempio dove lo scontro sociale è fortissimo e la laicità è stato un valore fondante dello stato dalla rivoluzione in poi, il presidente banchiere Macron, praticamente un nulla desiderante se si va oltre lo scheletro di slogan neoliberisti che lo sorregge,  fin da subito ha cominciato ad introdurre dosi di sedativi religiosi per deviare e contenere la rabbia sociale che cresce, trasformarla in rassegnazione: dopo due mesi dal suo insediamento ha riunito all’Eliseo i rappresentanti delle sei confessioni principali, dai cattolici ai mussulmani, dagli ortodossi ai buddisti davanti ai quali ha deplorato ” la radicalizzazione del laicismo”. Ma nell’aprile di quest’anno dopo una serie di civettamenti con l’Islam culminato con il taglio totale dei fondi per l’integrazione, ma l’affidamento al mondo mussulmano della gestione delle periferie, è andato alla Conferenza dei Vescovi di Francia per alludere alla possibilità di riparare il “legame danneggiato” dalla legge del 1905 che sanciva la separazione dello Stato dalla Chiesa. Insomma la sconfessione delle radici storiche della Repubblica che così immeritatamente presiede. E mentre ha eluso totalmente le richieste delle gerarchie di fare qualcosa per arginare la crescente area di povertà, ha sostenuto che ” il Paese ha bisogno della Chiesa”, chiarendo in maniera esemplare il piano di ipocrisie sul quale appoggia i piedi,

Infatti due mesi dopo è saltata fuori una legge che elimina la necessità per qualsiasi organizzazione religiosa di dichiararsi “gruppo di pressione” un escamotage voluto a suo tempo per impedire interferenze nascoste e sottobanco con il potere civile. Ma per giunta autorizza tutte le organizzazioni religiose ad agire come attori privati ​​nel mercato immobiliare in modo che nessun potere pubblico possa comprare terreni ed edifici venduti da una chiesa o da una moschea o da qualsiasi altro centro religioso: le chiese assumono così una nuova veste di stato nello stato, allo stesso modo delle grandi aziende e delle multinazionali. E’ fin troppo chiaro che questa strategia è volta a isolare il laicismo e a costituirlo come nuovo avversario nella speranza di far tornare in circolo un po’ di oppio dei popoli, anche a costo di dividere la Francia tra mondo mussulmano che governa le banlieues e mondo cattolico alla riconquista di città e campagne, che dopotutto per Macron è sempre meglio di una Francia non più governata dai banchieri.

Fino agli anni ’80 si pensava che le nuove generazioni si sarebbero allontanate dal mondo religioso, compreso quello mussulmano, ma in seguito con l’affermazione progressiva del pensiero unico, le fedi e e le religioni organizzate sono state viste come  riparo da un mondo fondato sul solo egoismo desiderante ed è questa la ragione per cui i radicalismi sono paradossalmente cresciuti più in Europa che nelle terre di origine. Ora quello stesso pensiero unico messo di fronte alle sue contraddizioni cerca di sfruttare proprio la droga di cui pensava di poter fare a meno. Insomma si ricostituisce il secondo stato perché il primo possa essere più al riparo.


La Compagnia della Cattiva Morte

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

In un tempo nel quale ci è stato tolto ogni potere decisionale sulle nostre esistenze, succede che si vada all’estero per vivere e pure per morire.

La frase “morire con dignità” proprio come “vivere con dignità” ha assunto la forma di un auspicio utopistico o di un mantra apotropaico da ripetere come una speranza che si rinnova e diventa reale se la pronunciamo. Mentre dovremmo cominciare a praticarla, ribellandoci all’esproprio praticato sulle nostre scelte, la libertà, i diritti a cominciare da quello primario all’autodeterminazione.

Inutile prendersela con la Chiesa e con una morale confessionale imposta come etica pubblica. La Chiesa fa il suo mestiere, da sempre impegnata com’è a tutelare e fare proselitismo di un credo “ideale”, ma anche della cultura patriarcale che lo sorregge, intenta al sostegno a politiche sociali e culturali orientate a mantenere lo status quo, incaricata della conservazione di equilibri fittizi che attribuiscono le leve di comando a poteri precostituiti su base proprietaria, motivata alla manutenzione di un assetto e di una organizzazione sociale “tradizionale”, conservatrice e autoritaria.

Poteri in via di avvelenata dissoluzione conservano viva la loro alleanza che ha il fine esplicito di esercitare un imperio sulle vite degli altri, per circoscrivere autonomia di pensiero e di decisione, per limitare le libertà individuali e collettive, per incutere paura del presente e del futuro compreso quello che ci aspetta in attesa delle trombe dell’Apocalisse, in modo da assoggettare con il timore, il ricatto, l’intimidazione in contesti confinati  che promettono sicurezza in cambio di emancipazione, difesa in cambio di indipendenza, miseria certa ma nota in cambio di opportunità sconosciute.

Nella difesa ridicola di uno dei governi più infami e criminali e della sua fotocopia vigente abbiamo sentito rivendicare sfrontatamente il successo di riforme ispirate al riconoscimento di diritti, rappresentate allegoricamente dalla modesta elargizione di un istituto somigliante al matrimonio per quanto riguarda i doveri e lontanissimo per quanto attiene alle prerogative, fatto su misura per incrementare ulteriori disuguaglianze tra omosessuali privilegiati e retroguardie gay che non possono coronare la loro affettività grazie all’accesso a diritti a pagamento compreso l’import export dell’istinto sia pure legittimo alla paternità.

Come se non assistessimo all’attacco quotidiano a leggi dello stato a cominciare da quella che ha legalizzato l’aborto per sottrarlo alla più iniqua delle speculazioni, alla vergogna di escludere dalla cittadinanza i bambini nati qui, all’ignominia di criminalizzare le donne che non procreano per regalare nuovi soldati agli eserciti delle nuove schiavitù, all’onta di costringere all’umiliazione di una prolungata agonia con sofferenza e senza dignità.

Non ‘è motivazione morale o confessionale in tutto questo. Se non possiamo pretendere una chiesa laica, dobbiamo pretendere uno stato laico e istituzioni e leggi che non si appiattiscano nell’osservanza interessata e ingenerosa a  una retorica dell’amore recitata come un copione secondo le esigenze del mercato. Perché è in nome della sua teocrazia che scrupolosi obiettori decidono negli ospedali censurando il senso di responsabilità amaro e doloroso di una donna, all’ombra della impunità di cliniche “riconosciute” dove il diritto e la legalità si pagano a caro prezzo, che abbia avuto ed abbia grande successo commerciale il turismo oltre confine della procreazione, che si finga deplorazione per quello del suicidio assistito, agendo per paralizzare la possibilità di dotarsi di civili leggi sul fine vita e perfino sul testamento biologico.

Ed è in nome degli stessi comandamenti che è andata di pari passo la cancellazione dell’aspirazione alla buona salute e alla buona morte: paradossalmente si è ridotta l’assistenza, si sono ridotte cure e prevenzione, la qualità degli ospedali, il numero e la professionalità dei medici, le terapie per chi ha contratto e è affetto da malattie invalidanti e pure il desiderio difficile e crudele a preferire concludere volontariamente una sopravvivenza avvilente, travagliata e penosa per sé e chi si ama.

Il quadro che abbiamo davanti agli occhi e dentro le nostre case è quello che ritrae una tremenda e desolata solitudine, di chi soffre, di chi viene imputato di volersi liberare di fardelli d’amore e cura diventati insostenibili per sofferenza, impotenza e povertà, di chi si sente abbandonato da istituzioni e  poteri, irrispettosi dei bisogni e delle istanze in tutto il ciclo della vita, nell’infanzia, nella scuola, nel lavoro, nella malattia, nella morte che non è più una livella se il rispetto di sé è anche quello prerogativa di pochi.

Non è un caso che la famiglia, i vincoli d’amore e affetto siano ridiventati l’ultima spiaggia, dove si consuma la difesa solitaria della persona, la tutela delle aspettative e delle vocazioni in una microeconomia assistenziale sempre più esigua,  l’assistenza di bambini, malati, invalidi, vecchi, teatro di conflitti generazionali e di genere costretti a esaurirsi dentro quelle mura che diventano prigioni o scenari di delitti sanguinosi e non, se diventa impossibile emanciparsi e uscirne, luoghi di preservazione arroccata e sospettosa di vite costrette a rinunciare a desideri, sogni, speranze ormai incompatibili con nuove servitù e più cruente miserie.

Le vogliono così i paladini di famiglie di convenienza, perché convengono infatti a sistemi padronali che cacciano dal lavoro le donne in modo che sostituiscano il welfare, che istituiscono le giornate dei nonni in modo che si appaghino sostituendosi agli asili, che benevolmente elargiscono la legge 104, salvo renderne impossibile l’attuazione per insegnanti grazie alla buona scuola, a lavoratori grazia al Jobs Act.

Le vogliono così perché a loro non si addice l’amore che persuade della bellezza della libertà, della speranza, della felicità, convinti come sono che la loro forza si nutre di odio, inimicizia, sopraffazione.

 

 


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