Le anime morte

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando si legge un titolo come questo (il Sole 24 Ore): “Spread in discesa, Borsa e banche volano. I mercati festeggiano Draghi”, si capisce che tutto è perduto, che si rinnova l’atto di fede nei confronti della divinità, le cui regole sono ormai assimilate e leggi naturali, che si celebrano i suoi riti (lo spread)  e si onorano le sue caste sacerdotali (le agenzie di rating).

Se poi al clima di esultanza generale si aggiunge una dichiarazione di questo genere “”La mossa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata una mossa di grande intelligenza e responsabilità che ha spiazzato le forze politiche“, per bocca del segretario generale della Cgil, si capisce che, come avevamo sospettato, il nemico era in casa, si era accomodato alla nostra tavola, aveva svuotato il nostro frigorifero, sceglieva i programmi televisivi e usava il nostro bancomat, dopo che era andato in piazza con Confindustria il Primo Maggio, aveva favorito la conversione del sindacato in agente di vendita delle consulenze del  Welfare aziendale, aveva digerito sia pure lentamente la cancellazione dell’articolo 18, mentre era stata più veloce la assimilazione della riforma Fornero  e del Jobs Act.  

Se poi alle parole ispirate dell’incaricato, edificanti come la sua predica urbi et orbi dal pulpito di Comunione e Liberazione: “Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese sono le sfide che ci confrontano. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie della Ue, l’opportunità di fare molto per il Paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale“, aggiungete la definizione che ne dà  la direttrice del Manifesto: “illustre economista”, c’è da preoccuparsi per la confusione non casuale che regna in certe testoline, che arruolano Draghi tra gli illustri “scienziati” di una disciplina inesatta, insieme a Ricardo, Keynes, al povero Caffè che si pente da chissà dove di non averlo bocciato, a Napoleoni, a Sraffa che se ne stava in buen retiro a Cambridge per non mescolarsi con specialisti di computisteria, promoter di algoritmi, ragionieri frugali,  pallottolieri a due gambe  in forza alla Bocconi e alla Luiss e con bancari promossi a banchieri e che hanno fatto per meriti speciali una carriera più prestigiosa di babbo Boschi.

Ma cosa possiamo aspettarci dal vertice del giornale “comunista” che ha promosso la originale iniziativa di lanciare una campagna di adesioni in difesa del governo, che in questi mesi ha dato una sponda in più alla micidiale balla della generosità di un’Europa “riformabile” cui credono solo Tsipras, Castellina, la Spinelli jr, e la Bonino, che però preferisce lasciarla com’è, che ha continuato a dare fiducia – lo ripete anche nell’editoriale di oggi – a un governo di “centro- sinistra”, accreditando l’idea peregrina, smentita dagli stessi protagonisti fin dal Lingotto della fondazione, che appartengano a quello schieramento Pd, Italia Viva, Leu, che ha giustificato per un anno il ricorso a misure eccezionali, che hanno stabilito il primato del diritto alla  “salute” con la rinuncia a quelli alla scuola, al lavoro, alla socialità.

In mesi di sfruttamento del brand sanitario tramite dispositivi medici, vaccini, padiglioni, siringhe,  e poi del business dei banchi a rotelle, degli incarichi a Invitalia e Cassa Depositi e prestiti, unici depositari  della ricostruzione in regime di monopolio, dei conflitti di interesse sdoganati come quando c’era lui, il possibile candidato al Quirinale, di intimidazioni e censure rivolte a chiunque osasse esporre una critica all’operato della autorità subito minacciato di Tso come Agamben, mentre veniva promossa a libro dei sogni post bellici l’infame cambiale in bianco necessaria a accedere alla cassetta delle elemosine coi nostri soldi in forma id Piano per il recovery Fund Italia, l’unico soffio di vita pervenuto dal manifesto è stata la denuncia di una possibile truffa  delle mascherine della Fca, nè più né meno di una Pivetti qualunque.  

Perché invece l’editoriale di oggi proviene proprio dal mondo delle anime e dei cervelli morti, dove la produzione di un pensiero alternativo è proibita in favore della realpolitik, dove è ragionevole allinearsi  a un ceto di governo inaffidabile, improvvido, dilettantistico nella tutela dell’interesse generale,  ma navigato nel prodigarsi e piegarsi alla volontà europea confindustriale, pur di non ricorrere all’ultimo brandello di partecipazione democratica, ormai ridotto a brandelli, ormai retrocesso a rito notarile, quelle elezioni, che avrebbero ostacolato l’opportunità di “centrare l’obiettivo del Recovery Fund”.

Bastava quello per volerle, bastavano le obiezioni profilattiche rimosse in occasione del ridicolo referendum voluto da un Parlamento inadempiente che grazie al plebiscito in favore del Governo avrebbe immediatamente messo in atto una riforma epocale, bastava il fatto che nessuno ai piani alti le volesse per avere la conferma che era quello che dovevamo volere noi, anche se era impossibile che dalle urne sortisse qualcosa di “positivo”, termine caduto in disuso, a immaginare la composizione di liste bloccate.

È che così si sarebbero scoperti i giochi, quelli dell’Europa soprattutto che da sempre esige la dismissione di qualsiasi strumento e manifestazione di democrazia, che condiziona le sue mance a una profonda ristrutturazione costituzionale, che incarica del commissariamento il suo agente, costringendolo a esporsi sulla scena in anticipo sui suoi disegni proprio per impedire che, come in Grecia col referendum, l’odiato popolo si esprimesse, nel bene e nel male del ricordo del riscatto della libertà.

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