Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il sindaco Sala ha detto una solenne sciocchezza e chiosarla o interpretarla servirebbe solo a dare sostegno alla tesi invereconda che a parità di crimini umanitari e ambientali, Anna Frank e Greta Thunberg  siano due vittime, o a parità di comportamenti e impronta nella storia, siano due  esempi di coraggio.

La povera Anna ha scritto un diario spesso disconosciuto dai soli meritevoli della definizione di negazionisti, senza immaginare né pretendere che diventasse un documento storico ed è stata condotta alla morte in un lager senza lontanamente concepire di proporsi come simbolo di uno degli eventi più neri ed efferati della vicenda umana.

Anche della giovane Thunberg potremmo dire “povera Greta”, perché la sua trasformazione in figura allegorica è frutto di una operazione di sfruttamento della sua immagine, programmato probabilmente tra le pareti domestiche, se le sue gesta sono state riprese e trasmesse urbi et orbi fin dalle origini, quando la figlia di una cantante e di un attore è diventata un prodotto commerciale dello star system, i cui sit in del venerdì sono stati esibiti e propagandati grazie a una muscolare strategia comunicativa e pubblicitaria, che ha avuto il suo acme con le sue visite pastorali presso i Grandi della Terra.

Il tutto grazie a un impiego formidabile di risorse retoriche e con una pervasività altissima finalizzati a persuadere la gente della potenza dell’innocenza violata dal profitto e incarnata da una bambina o quasi  che fa tremare i potenti e cui è doveroso credere e affidare un messaggio. In realtà tutto quello che attraverso di lei veniva pronunciato era funzionale alle esigenze di una parte avanzata del sistema capitalistico mondiale, alla sua epica di un’utopia green redentiva, e alla preparazione delle coscienze delle masse a qualche nuovo sacrificio individuale e collettivo.

Non stupisce che anche ora che il mito ha perso smalto, ora che la narrazione si è spostata su altre apocalissi intese a far crescere il senso di colpa collettivo non perché si realizzi un vero cambiamento del modello di sviluppo, che nessuno sembra volere,  ma perché invece  venga esaltata la capacità del potere di generare conformismo, di convincere, influenzare, sottomettere,  mescolando scienza, paura, retorica della catastrofe, insieme a  visioni redentive di sviluppo generatore di benessere, le gerarchie dominanti più basse rispolverino l’immaginetta pop con le treccine, ormai diciottenne, a miserabili copertura di misfatti ambientali e non solo.

Il sindaco Sala non è nuovo a questa pantomima, è quello che riceve in gran pompa il sindaco Lucano  glorificandolo quale figurazione plastica dell’antirazzismo pochi giorni dopo non avere obiettato ai pogrom delle forze dell’ordine contro i clandestini e i barboni in Stazione Centrale. E d’altra parte come insegna Cassius Clay che smise di essere negro quando divenne campione del mondo, un contro è pregare da straccione in una cantina del Giambellino e un altro conto è disporre di una finanziaria reale che si compra a basso prezzo intere porzioni della città per spericolate invasioni costruttive e immobiliari comprensive di pie moschee e gallerie di grandi forme, minareti e grattacieli che nei paesi di origine non svettano più, in segno di riscatto da una architettura arcaica e provinciale come tutta l’obsoleta paccottiglia ideologica occidentale.

E difatti rispolvera l’ambiente nella regione che vanta il record di consumo di suolo, uno dei territori più inquinati del mondo i cui livelli di nocività hanno contribuito all’incremento accertato di decessi, nella città che ha un altro record, quello della gentrificazione, dell’espulsione cioè degli abitanti spinti verso un hinterland sempre più vasto e remoto, per far posto al terziario, alla speculazione delle multinazionali immobiliari e del lusso, agli uffici delle holding finanziarie, che specchiano la loro feroce avidità nelle pareti di cristallo, secondo un incubo bulimico sorpassato dalla attuale contingenza.  

Il gretino di rito ambrosiano l’abbiamo visto esultare ( ne ho scritto anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/02/16/milano-da-mangiare/)  per la nomination al più insensato dei Grandi Eventi che qualsiasi città civile ormai rifiuta come la più cruenta forma di suicidio economico e sociale, che un superstite del Grande Flop dell’Expo dovrebbe evitare come un altissimo rischio, poi l’abbiamo visto col cappello in mano andare a chiedere l’obolo per non dismettere ragionevolmente quella malsana idea anche in tempi di pandemia, nella convinzione che la sua ricandidatura e il suo secondo successo possa essere positivamente condizionata da un ulteriore dissipato sperpero, da un altro intervento incompatibile con ogni presupposto di tutela e salvaguardia, da opere e azioni che in passato hanno dimostrato di essere esposte per la loro eccezionalità a infiltrazioni malavitose e malaffaristiche.

Pensate alla faccia di tolla di chi ha concorso a istituire nel quadro normativo per l’organizzazione dei Giochi il  Forum per la sostenibilità dell’eredità olimpica, con il compito di tutelarne l’eredità, promuovendo iniziative per l’utilizzo a lungo terminedelle infrastrutture realizzate per i Giochi, nonché per consentire il perdurare dei benefici sociali, economici e ambientali sui territori, derivanti dagli stessi, quando ancora non si sa cosa ci sia sotto i terreni dell’Expo, 50 mila metri quadrati acquistati dall’Ospedale Ortopedico Galeazzi oggetto di una diatriba in merito a bonifiche non realizzate, come non si conosce lo stato  dei siti  utilizzati  per i cantieri dell’alta velocità, viabilità dell’Anas, parcheggi della fiera, tenendo conto delle interazioni con le attività industriali di Rho,  quando alcuni dei padiglioni e delle strutture giacciono fuori Milano abbandonati sotto forma di archeologia degli eventi.

E quando dal 2017 è solo sulla carta  il progetto del   Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione, comprensivo dello Human Technopole gestito dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e del Campus delle Facoltà Scientifiche dell’Università Statale di Milano, che doveva prevedere interventi di rigenerazione urbana dell’intera area ex-Expo di 1 milione di mq  con un diritto di superficie per 99 anni per costruzioni comprese tra i 250.000 e i 480.000 mq di slp, mentre non veniva definita la quota minima di verde non è definita, confermano l’intento speculativo e i dubbi sulla pressione ecologica prodotta dalla cementificazione dell’area  denunciati dalle analisi di impatto ambientale e Vas.

Quelli che voteranno Sala non potranno dire di non aver saputo che dopo i sindaci della Milano da bere, lui è il primo cittadino della Milano mangiata.