La lettera misteriosa e l’enigma virale

Straordinariamente non mi è arrivata una mail, ma una vera lettera fatta di carta e avvolta in una busta che oscilla tra il verde e il giallino a seconda della luce: non so come il mittente abbia saputo il mio indirizzo né per quale motivo abbia ritenuto di inviarmi la  missiva che tra l’altro è scritta in un italiano un po’ zoppicante che mi sono permesso di correggere in qualche passaggio, ma giunge dalla prefettura di Niigata in Giappone e a firma di tale Tanaka Kobayashi che a quanto mi dicono è formato da due cognomi, dunque è da ritenere di fantasia visto che tra l’altro in Sol Levante non esistono doppi cognomi e anzi più è alto è il rango e più si tende ad usare solo il nome. Ad ogni modo la cosa è così strana e singolare che mi sono risolto a pubblicarla, nonostante la straordinaria effervescenza di cretini non in grado di comprenderne il contenuto e il messaggio sottinteso, ma soprattutto non grado di reggerne politicamente le implicazioni, ma mi limito a riportarla così com’è, con solo qualche correzione di lingua, senza prendermene alcuna responsabilità.

Caro amico,

spero almeno di potermi permettere questa confidenza anche se non ci conosciamo in nessun modo, ma ho inviato circa 7000 lettere identiche, scritte in sei lingue diverse (molti amici mi hanno aiutato in questo) a persone sparse un po’ per il mondo che mi hanno segnalato come critici rispetto all’attuale situazione, ma non sono specialisti della materia, perché immagino che i miei colleghi genetisti bioinformatici conoscano perfettamente la situazione e il loro atteggiamento vada solamente riferito alla loro etica. E’ un po’ come un messaggio nella bottiglia abbandonata al mare perché in fondo mi ritengo un naufrago o dovrei dire un prigioniero isolato dentro un lembo di terra minacciato da un’impetuosa corrente. Bene, tengo corsi in diverse università e principalmente in una che è completamente circondata dall’Oceano pacifico, circostanza da cui ho tratto la precedente immagine robinsoniana, insegnando le varie tecniche di editing genetico chiamata Crispr  (credo, ma non ne sono sicuro, che si legga Crisper ndr). Come immagino lei saprà si tratta di una tecnica che consente di intervenire con estrema precisione sulle sequenze genetiche di qualsiasi essere vivente in maniera che si possono produrre mutazioni puntiformi indistinguibili da quelle naturali. Così è possibile silenziare un gene dannoso o solo una parte di esso, oppure operare correzioni più estese, insomma è uno strumento che può essere usato in moltissimi campi a cominciare dall’agricoltura per finire alla biomedicina. Naturalmente occorre sapere bene dove e come tagliare, inserire e ricucire il codice genetico e per questo prima ancora di mettere mano alle tecniche specifiche mi accerto che gli allievi abbiano dimestichezza con i codici genetici, tanto che li invito, sulla base dei cataloghi informatici di genomi noti, a “costruire” al computer virus con spezzoni di Rna o Dna nei casi più complessi per accertarmi che essi non compiano errori grossolani nei possibili collegamenti. Dal momento che tutte le sequenziazioni vengono fatte dai computer è essenziale che siano in grado di orientarsi con sicurezza in questo ambito. E dal momento che i virus hanno il codice genetico meno complesso è quasi naturale cominciare da quelli.

Perciò chiedo ad essi di comporre un organismo puramente teorico, per esempio prendendo i codici di virus a Rna a singolo filamento, come ad esempio Picornaviridae  e Orthomyxoviridae tra cui alcuni coronavirus, compresi quelli del raffreddore, delle sindromi influenzali e della Sars1 e costruendo qualcosa che possa sembrare credibile, vale a dire senza lasciare vistose “cicatrici” o errori tra le giunture. Si tratta ovviamente di lavori semplici: una volta accertata la preparazione di base e spiegate alcune regole che oggi riteniamo corrette, passo a insegnare la tecnologia Crisp e i virus puramente ipotetici messi assieme per esercitazione vengono debitamente cestinati. Ma, contrariamente a quanto ho visto scrivere in questi mesi, una costruzione di questo tipo  potrebbe essere così ben fatta che per riconoscerla come artificiale occorre che gli autori lascino una traccia, una firma come per esempio avvenne con il virus chimerico “fabbricato” da Ralph Baric e da Zheng-li Shi dell’Istituto di Virologia di Wuhan quale parte di un progetto di ricerca finanziato anche dall’NIH americano per studiare i virus dei pipistrelli: le squadre dei due ricercatori  riuscirono ad inserire nel virus della SARS la proteina Spike, quella che consente al virus di entrare nelle cellule umane creando un potenziale patogeno. Oppure nella diffusione di un sequenziamento chimerico basta omettere qualche punto critico ben sapendo che la cosa, ovvero l’artificialità della costruzione virale, potrebbe sfuggire per anni e in effetti disponiamo di milioni di sequenze virali ognuna delle quali andrebbe accuratamente controllata e farlo è pressoché impossibile.    

Ora la domanda è: possono virus chimerici che esistono solo nei computer sotto forma di progetto infettare esseri viventi reali? La risposta è sì. Se io creassi degli strumenti diagnostici, ad esempio tamponi, che rivelassero parte delle sequenze genetiche utilizzate per comporre questi virus chimera, ecco che questi mi darebbero un riscontro positivo se, per esempio, parti di tali sequenze siano anche presenti in virus patogeni ampiamente circolanti tra le popolazioni umane. Dunque potrebbe esserci un‘epidemia anch’essa chimerica.  Credo che il pubblico, nonostante la quantità massiccia di divulgazione la maggior parte della quale poco attendibile o superficiale o palesemente orientata in un ambito che è peraltro poco familiare agli stessi operatori della sanità che sono abituati a pensare in termini di batteri, non si renda ben conto di questi problemi e cioè che, almeno nel caso dei virus, la diagnostica è in qualche modo il virus stesso essendo entrambe le cose frutto della medesima ipotesi riguardante il genoma virale. Lascio a lei immaginare tutte le potenziali conseguenze di tale stato di cose, ma credo che non possa sfuggire il fatto che la tecnologia di cui disponiamo è per certi versi superiore alla conoscenza che abbiamo e che il rischio di diventare apprendisti stregoni sia molto alto, tanto più che in alcuni circoli questo non è visto come un pericolo, ma come una circostanza favorevole sotto molti punti di vista e spinge, come nel vaso dei vaccini a mRna ad operazioni che potrebbero dare adito a numerose conseguenze, una delle quali selezionare popolazioni di virus con maggiore patogenicità.

Tutto ciò avviene praticamente senza alcun controllo e in definitiva non è regolato da fattori etici o da decisioni pubbliche e condivise o da protocolli internazionali, ma dalla semplice opportunità di avere fondi per la ricerca o meno. Non possiamo semplicemente osservare gli straordinari progressi fatti negli ultimi due decenni e dire che tutto ciò è buono e giusto, perché arrivati a una certa soglia ciò che è buono può diventare negativo e pericoloso, soprattutto se non ci sono limiti, regole e direi anticorpi contro questo modo di procedere in vista di profitti. La vicenda dalla pandemia da Sars2, nella quale buona parte delle conoscenze scientifiche è stata azzerata in nome di una scienza politicamente gestita ci dovrebbe spingere a creare strumenti di controllo e di governo della salute pubblica che siano orientati tale precipuo scopo e non ad altri. L’organizzazione mondiale della sanità dovrebbe quanto meno essere profondamente riformata e vivere di fondi che giungono direttamente dal bilancio delle Nazioni unite e non come oggi da fondazioni e da aziende farmaceutiche proprio per evitare cortocircuiti di cui abbiamo già numerosi esempi.  Credo di aver detto abbastanza per dare un’idea del caos che stiamo attraversando e auguro a lei e a tutte le altre persone che riceveranno questa lettera”.

Ganbatte kudasai

 

Tanaka Kobayashi

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4 responses to “La lettera misteriosa e l’enigma virale

  • eden

    Si potrebbero fare leggi etiche a riguardo; istituire commissioni di controllo; scegliere membri al di sopra delle parti, costituiti anche da intelligenze artificiali del tutto imparziali. Ma quanto può durare se si infiltra un hacker, o se si interviene su qualche particolare che può sfuggire, perchè la vita è in continuo mutamento.
    Vietare categoricamente questo tipo di esperimenti che danno l’illusione di sentirsi dei padreterni, no eh?
    E come farsi le pippe mentali, quando invece potresti goderti l’emozione del tempo della vita, solo osservando la natura, e senza inquinare.

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  • Antonello Boassa

    non è certo la prima volta nella storia che uno scienziato o un collettivo di scienziati si pone il problema etico della ricerca scientifica relativo alle conseguenze sulla naturalità presunta del nostro essere. e della relazione che ogni essere mantiene con tutto il genere umano.
    Per fare un esempio letterario si pensi al Galileo di Brecht, alla sua consapevolezza che la scienza deve camminare assieme al popolo e non in sua assenza. Certo è un Galileo brechtiano, come a dire “comunista”
    Tuttavia credo che uno scienziato che osservi con attenzione i progressi della ricerca scientifica, se ha ancora una dimensione etica non può non porsi il problema.
    E’ avvenuto con le scoperte dirompenti negli studi relativi all’atomo. Sono note le perplessità e i timori di molti scienziati, autori a volte anche di voluti rallentamenti (si pensi a Robert Oppeheimer ad esempio).

    Per farla breve, la ricerca scientifica non può esse affidata al business e ad apprendisti stregoni…ma ad una repubblica democratica che crea adeguati strumenti di controllo e di vigilanza, Allo stato attuale, le ipotesi di Foucault sono all’ordine del giorno in termini di biosicurezza e di biopotere.
    Senza una adeguata risposta di massa che occupi le piazze del Paese, vedo molto probabile una catastrofe biologica. Non l’oltreuomo che prospettava Nietzsche ma un qualcosa che geneticamente sarà un’altra cosa rispetto all’umanità precedente…

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  • GATTO

    Caro ilsimplicissimus, ho smesso di leggere all’inizio dell’articolo (lo farò dopo questo commento) perché c’è una cosa che mi ha inquietato: si ricorda il film “I soliti sospetti” con Kevin Spacey, nel quale si deduce che il protagonista non fosse che Satana in persona? Bene: il misterioso avvocato (del Diavolo, sarebbe acconcio precisare e non in senso metaforico ) suo complice, interpretato da Pete Postlethwaite, si chiamava proprio Kobayashi!! Mi rendo conto che è una situazione alla Napalm51, però ho voluto segnalargliela lo stesso: certe cose non succedono mai a caso!

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  • Mauro Vaiani

    Mi pare un testo emblematico e utile. Che sia vero non importa. Di certo è tempo di mettere in discussione la concentrazione di potere, ovunque essa si trovi. Le conseguenze politiche di quanto stiamo vivendo sono chiare: basta OMS, basta brevetti, basta Big Pharma. Auguri.

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