Trump – Biden, la guerra continua

Che ci siano stati brogli e brogli giganteschi alle elezioni americane  ormai anche gli elettori democratici lo ammettono, perché al di là delle prove è la stessa scienza statistica a non lasciare scampo: non è semplicemente possibile che dopo la mezzanotte della giornata elettorale si siano fermate le operazioni di scrutinio per ricominciare poi con valanghe di voti  al 99,99 per cento per Biden. Ma nonostante tutte le corti interpellate si siano in sostanza rifiutate di affrontare la questione anche quando sottoposta dal Texas e da decine di Stati che si sono sentiti minacciati dalla massiccia manipolazione elettorale, la vicenda  non si è affatto conclusa: come sappiamo i grandi elettori degli stati contesi hanno dato il voto sia a Biden che a Trump così che adesso entrambi i candidati hanno il numero di voti elettorali sufficiente ad essere eletti visto che in un certo senso ci sono 81 grandi elettori di troppo.  Purtroppo mi sono accorto che la nostra informazione mainstream ha dato Biden per vincitore certo, dimenticando di fornire questa informazione e facendo anche in questo caso la figura cacina ( sarebbe di merda) che ormai hanno assunto come loro segno di distinzione, visto che  l’attitudine a mentire e/ o a nascondere è ormai consustanziale all’informazione verticale.

Si è creata dunque una situazione totalmente inedita per la quale probabilmente per cui la parola dovrebbe passare al Congresso nel senso che dovrebbero essere i parlamentari ad eleggere il nuovo presidente e in questo caso Trump sarebbe il favorito visto che il voto non avviene nominalmente, ma  i rappresentanti di uno stesso Stato dispongono collettivamente, di un solo voto. E gli stati a maggioranza repubblicana sono di più. Però c’è un’ipotesi ancora più estrema: si dice infatti che le elezioni sono state truccate attraverso il software Dominion e che esso sia stato controllato da potenze straniere. Si tratta quasi certamente di fuffa, ma questo potrebbe dare a Trump il destro per invocare la sicurezza nazionale, invalidare le elezioni e indirne di nuove questa volta sotto la sorveglianza dell’esercito. Il problema è però che questo avrebbe conseguenze devastanti, come del resto le avrebbe la proclamazione definitiva di Biden alla luce dei brogli massicci ormai provati. Tutto sarebbe possibile, dalla secessione di alcuni stati, a una vera e propria guerra civile, ma comunque vada a finire appare chiaro come il modello di democrazia che fa impropriamente da stampo a tutte le altre, visto che si tratta in definitiva di un sistema elitario ( vedi nota)  è in crisi profonda semplicemente perché il potere reale cioè quello delle grandi corporation e dei grandi ricchi che controllano tutta l’informazione e la comunicazione ( come si vede persino quella sanitaria) è divenuto troppo preponderante per permettere una reale rappresentanza dei cittadini e una corretta agibilità politica anche perché tutti i candidati sono ormai espressione di un’unica linea neo liberista. Certo Trump non ama il globalismo, ma non è davvero il personaggio che potrebbe portare ad una svolta di 180 gradi, ritornando a una redistribuzione del reddito tra lavoro e capitale, al controllo della finanza speculativa che vive appunto sulla diseguaglianza, a una nuova centralità e dignità del lavoro: dunque stiamo assistendo alla crisi finale, spinta persino dalla narrazione pandemica di un modello di democrazia diventato ormai puramente formale e che invece di provocare grottesche tifoserie dovrebbe invece spingere verso un totale rinnovamento della politica, quantomeno volto a creare le condizioni di una dialettica e di una rifondazione del contratto sociale in senso egualitario e non feudale come sta avvenendo.

Nota Il sistema di elezione dei presidenti degli Stati Uniti che non avviene in maniera diretta da parte del corpo elettorale, ma attraverso i grandi elettori fu deciso ne 1787 proprio pensando che le persone non fossero in grado di prendere delle decisioni informate. La cosa poteva essere plausibile in un Paese poco abitato e sterminato con ancora poche vie di comunicazione e pochi giornali, ma rifletteva comunque posizioni chiaramente elitarie tanto che Alexander Hamilton nel Federalist Paper Number 68, ( per i curiosi ecco l’intero testo ) scrisse che il ruolo dei grandi elettori, era quello di essere dotati di maggior giudizio rispetto agli elettori comuni, tutte cose che sono state riprese due secoli dopo nella costruzione europea il cui scopo finale è proprio quello di “interrompere” la democrazia.  Paradossalmente la cosa non è affatto cambiata con l’ipertrofia della comunicazione contemporanea: essa è talmente orientata che la difficoltà di prendere decisioni è forse aumentata invece che diminuita.

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