Il fischio al naso

Ormai disperavo di poter conoscere dal vivo un vero malato di Covid, perché davvero sarebbe stato il colmo assistere alla distruzione di un intero mondo per un male di cui non si è avuta alcuna esperienza concreta, ma soltanto mediatica. E invece adesso posso dire di aver conosciuto addirittura un’intera famiglia Covid, padre, madre e due figli messa in quarantena e vittima delle quotidiane “minacce di morte” della tv e dei giornaloni di rincalzo. Solo il figlio maggiore è scampato al virus, gli altri, madre e il secondo figlio, sono risultati positivi e il padre “un po’ positivo” tanto per sottolineare la coerenza e la competenza del personale sanitario che abbiamo. Ma anche dell’artificialità di tutto questo  visto che a fronte di un dramma che viene ogni giorno gonfiato, che ci nega persino il Natale,  tutto ciò che è stato prescritto per il gravissimo morbo è stato un po’ di cortisone e il solito antibiotico che non si sa bene cosa potrebbe fare contro un virus. Ma non fatevi troppe domande, dopotutto devono essere venduti anche i farmaci che non sono in relazione col covid.  Come c’era da aspettarsi padre e figlio non hanno avuto nemmeno il più piccolo sintomo, mentre la madre ha avuto per una sera 37 e mezzo di febbre e un po’ di mal di testa, insomma nulla di più di ciò che provoca una semplice infreddatura. Anzi per quanto mi riguarda parecchio meno.

Eppure si è trattato di un’esperienza terribile, innanzitutto perché la paura di avere un malattia potenzialmente mortale o comunque rappresentata come grave e resa palpabilmente tale da una campagna ossessiva che va avanti ormai da quasi un anno, ha conficcato gli artigli dell’angoscia questo nucleo familiare: la traiettoria è stata esattamente inversa a quella del celebre racconto di Buzzati, Sette piani (poi trasposto al Cinema ne Il fischio al naso) in cui un personaggio con un lieve disturbo viene ricoverato per semplici accertamenti e  via via viene traferito nei reparti dei pazienti più gravi senza che però le sue condizioni siano effettivamente peggiorate se non dal punto di vista psicologico per cui alla fine il vero male mortale è la paura del male.  In questo caso si è cominciato dal temere il peggio per accorgersi poi che non era niente. E ci sarebbe stato da tirare un bel sospiro di sollievo se non fosse che i vicini di casa, temendo dalla rarefazione delle uscite che si trattasse di quarantena hanno cominciato ad evitare tutti i membri della famiglia, scostandosi o scappando quando li vedevano. E questo accade anche ora che non sono più positivi: finché dura la campagna terroristica saranno sempre degli appestati, saranno sempre visti come malati così che loro stessi si sentiranno segnati da un oscuro senso di colpa e in questo senso saranno effettivamente malati. A questo proposito sarebbe interessante capire se le persone messe in quarantena e negativizzate, quindi naturalmente vaccinate, dovranno egualmente essere clienti forzati della Pfizer o dei suoi concorrenti.

Ciò che conta non è solo la malattia in sé, ma la connotazione che si forma intorno ad essa, le paure o la noncuranza che crea. Un secolo fa per vicende personali mi trovai a frequentare moltissimi medici e così assieme ai più bizzarri aneddoti che mi vennero raccontati ci fu anche quello di un tizio che tentò di buttarsi sotto un treno perché gli era stata diagnosticata la sifilide, malattia che si trascina dietro una sinistra fama e infamia: nonostante lo avessero rassicurato  che con un ciclo di antibiotici avrebbe risolto il problema, il tabù che riguardava questo male era troppo forte per poterlo superare così facilmente: una broncopolmonite sarebbe stata molto più grave, ma chi è che tenterebbe il suicidio per questo?  L’importante è dunque costruire attorno al Covid un’aura sinistra ancorché esso sia sostanzialmente una sindrome influenzale che diventa preoccupante solo quando vi siano importanti comorbilità e si sia parecchio avanti con gli anni: di fatto la mortalità da Covid coincide – e questo non è contestabile – con quella della vita media e dunque si potrebbe dire a rigore non uccide nessuno o meglio uccide chi ha una forte probabilità di  essere ucciso da infezioni simili.  Ma poiché  la gestione della malattia è politica e niente affatto sanitaria come si vede benissimo dal fatto che alla drammatizzazione mediatica si accompagna poi una noncuranza medica,  essa deve essere vista con tanto terrore che chi si rifiuta  di vaccinarsi merita il Tso, come ha detto Conte, facendo ancora una volta mostra della sua raffinata  intelligenza, così raffinata che non c’è modo di scorgerla nemmeno a pagarla oro in qualsiasi sua manifestazione. Ma è il premier ideale per gli italiani a cui piace essere trattati da coglioni.

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